colorbut.gif
   sezione  "MEDITANDO"
arr014.gif
arr015.gif
pagine stessa sezione

LAURA


Sono nel mio buco nero. Sono scesa da poco ed ho chiuso la porta, sono sola.
Sopra di me un fiume di auto si incrocerà, formando file irritanti, strombazzerà inutilmente.
Io non udirò  rumori, né suoni, nemmeno voci. Ora nulla mi infastidirà. Eppure molti parleranno, dal droghiere, dal parrucchiere, negli uffici, nelle scuole, nella piazza e nelle case.  Torrenti in piena, straripanti. Tracimeranno i vomiti umani. Ma io sono al riparo, sono qui, dove il mondo si ferma,  posso chiudere gli occhi e non avere colpe per quanto accadrà. Posso star ferma, seduta sul dondolo, così al buio. Cullerò anche i pensieri, dondoleranno con me i silenzi e i vuoti, si perderanno i tentativi di chi busserà alla porta.
Più tardi risalirò, mi immergerò di nuovo, di necessità e mai per scelta, nel respiro del traffico, tra gli odori di mille piedi circolanti sui marciapiedi. Camminerò fra sorrisi smorzati e cravatte seminuove.  Non ho fretta, ho ancora tempo.

Vorrei immaginare un'età anziana, una casa con grandi ulivi e querce secolari, olmi e ciliegi.  Vorrei un viottolo con ciuffi d'erba che arrivi al portone. E vorrei due bei tigli pieni di rami ombrosi ed una panca messa a giusta posa. Che bell'età sarebbe, Alberto! Sederei su quel legno, con la schiena appoggiata ad uno dei due alberi. Quante formiche camminerebbero davanti ai miei piedi? Starei a guardare i riverberi di luce e le ombre passeggere. Sentirei l'aria e con un libro appoggiato sulle gambe stanche mi addormenterei.
E' inevitabile ora immaginare un'età della morte, con la gente che mi guarderà, aspettando. Mi chiederò (lo farò?) che senso avrà avuto aver vissuto, che traccia avrò lasciato, quali saranno i ricordi. Cosa avrà dato merito all'esistenza? Ma forse non mi accorgerò di nulla, le cellule inizieranno ad andar via, mentre i pensieri si acquieteranno. Chiuderanno le tende, come in un giorno di troppo sole, o di pioggia, nella vanità dell'illusione di tenerla lontana.
Cosa posso dirti Alberto, cosa chiedere o volere?

Sono finiti  tutti i tempi e i giorni, sono finiti anche i miei capelli. Ricordi? Erano lucidi e lisci, erano belli, seppure trascurati.
Eppure talvolta. chiudendo gli occhi, vedo le mie gambe correre. Quante volte lo abbiamo fatto? C’erano dei prati estesi, subito dietro il nostro quartiere. Se chiudo gli occhi so che tu sei ancora lì. Sei in un orologio di venti anni fa, avevi una capigliatura che giocava col vento ed io lanciavo rametti al cielo. Correvamo incontro alla loro ricaduta. Finivamo per terra. Erano belli quegl’abbracci spontanei, un po’ infantili, un po’ cretini. Noi eravamo belli.
Noi eravamo belli.
Se chiudo gli occhi, certe volte che sono sola, quelle volte che trovano scuse alla pietà, ritrovo angoli di memoria, scampoli di piacere, ritrovo le ragioni. Ritrovo le certezze.
Se proprio non c’è nessuno, capita che mi sfugge un sorriso. E talvolta rido. Rido ricordando le pazzie. Neanche tu sai quali e quante.

Allora mi sembra di capire che nulla è stato vano.
Quante persone avrò incontrato in questo scorcio di storia? Con quanti avrò parlato, discusso, amato, lavorato? Momenti brevi o lunghi periodi. Quante intersezioni, condizionamenti e riflessioni avranno causato le mie parole, le mie azioni? Neanche a volerlo si può passare inosservati. Neanche a volerlo si può essere inutili del tutto.
Si, Alberto, mi sembra proprio di capire che nulla è stato vano.
Anche in questo periodo, quando viene a trovarmi una nipotina, Enrica, capisco che esiste la possibilità di essere più del vuoto.
Enrica ha occhi grandi e pieni. Si siede vicino al mio letto, o al dondolo, e mi racconta la giornata. I giochi dell’asilo, i piccoli compiti, le sue ingenue amicizie, gli amorini. Poi mi guarda e aspetta. Aspetta che le dica qualcosa. Aspetta i consigli. Quando le racconto le mie storielle, ascolta con l’attenzione di chi ha grandi aspettative e totale fiducia. E’ felice ed io con le
i.
Provo una gioia, in quei momenti, che forse in salute non avrei saputo valutare.
Non ti sembri eccessivo, amico mio, ma sono quelli i momenti in cui riesco a dire: grazie.


Giampietro De Angelis

donna.jpg