L'evoluzione
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La separazione
Continuare insieme

Evoluzione

Sia che si scelga la strada del silenzio e dell'indifferenza che quella dello scontro aperto, comunque il clima familiare è caratterizzato da tensione, "elettricità", difficoltà a gestire i normali rapporti.

Si va dalle liti quotidiane su come si apparecchia la tavola o come si ripongono alimenti e vestiti, sul livello di ordine o di organizzazione del bagno o della camera, fino ad arrivare alle indicazioni, più o meno educative, date ai figli.

E quando la lotta si fa dura sono necessari degli alleati con cui condividere lo sforzo bellico, delle spie per raccogliere informazioni sul nemico, dei messaggeri per far circolare solo alcune informazioni (magari false), dei “consolatori” per sopportare il peso delle sconfitte. Naturalmente, chi meglio dei propri figli (dipendenti dai genitori e per questo può facilmente influenzabili e ricattabili) può ricoprire questo ruolo ? 

Ed anche quando si cerca di evitare un loro coinvolgimento, in realtà i figli (anche i più piccoli) sanno cosa sta succedendo, lo capiscono dagli sguardi, dall’insofferenza, dalle mezze frasi, dal tono delle risposte, dal continuo evitarsi che i genitori mettono in atto. A loro non serve capire esattamente “ a parole” ciò che sta succedendo: loro lo sentono “a pelle”, percepiscono le emozioni, i sentimenti di amore-odio in gioco, la rabbia, la tensione. 

Per paradossale che sia proprio una evoluzione così pesantemente negativa ha comunque un significato positivo: 

  • evidenzia che le azioni di una persona hanno conseguenze su tutto il nucleo famigliare e quindi rivela quanto i comportamenti tra adulti siano interdipendenti a maggior ragione se sono genitori;  

  • sottolinea come, proprio per tale interdipendenza, è chiaro che la lotta non si può concludere con un vinto ed un vincitore (il vinto cova vendetta ed è pronto all'aggressione quindi il vincitore deve continuamente vigilare pronto a controbattere agli attacchi, ma soprattutto i figli hanno bisogno di entrambi i genitori e non di uno solo che ha eliminato l'altro)

  • impone la necessità di imparare a convivere anche con le aspettative e le esigenze dell'altro e non solo con le proprie.

Proprio quest’ultima considerazione consente di vedere il conflitto coniugale in modo diverso: non solo lotta accanita fine a se stessa, ma una crisi anche profonda che stimoli e spinga i partecipanti a ricercare nuove soluzioni, nuove modalità di rapporto che a lungo andare si dimostrano più efficaci garantendo in questo modo crescita personale e relazionale. Questa trasformazione può comportare un cambiamento nelle relazioni che, a seconda delle situazioni, può evolvere in una separazione o in una continuazione del rapporto, ma comunque deve necessariamente partire da un momento di confronto e chiarezza.

 In questa prospettiva  come risorse a disposizione della coppia in difficoltà ci possono essere:

  • la mediazione familiare, cioè un aiuto alle coppie che hanno deciso o stanno pensando ad una separazione, per definire un nuovo modo di rapportarsi tra genitori e figli;

  • la consulenza, cioè uno spazio di riflessione in cui fare chiarezza sulla situazione attuale e sulle possibilità di soluzione.