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Mariangela Roggero Domini

Il centro-sinistra albese dà l'altolà al progetto

Roggero Domini è perplessa...
Costa: "Perché Rossetto tace?"


"Scuola, sanità e previdenza devono essere pubbliche, gestite con la fiscalità generale. Si tratta di valori fondanti la Costituzione, da mettere al centro delle politiche nazionali". Lo dice con forza Mariangela Roggero Domini, consigliere albese della Margherita, che ha messo in luce, chiedendo di riflettere, la sperimentazione sanitaria autorizzata dalla Regione e ormai avviata. Se tutto andrà secondo la tabella di marcia prevista entro fine anno sarà costituita la società Amos. Il 66 per cento delle quote andrà al pubblico (il 41 al Santa Croce di Cuneo e il 25 alle altre Aziende sanitarie cuneesi, Asl di Alba-Bra compresa) e il 34 ai privati, per la cui individuazione è stato emesso un bando internazionale. "La sanità non ce la fa più", dice il direttore dell’Asl di Cuneo Fulvio Moirano (vedi articolo), che ha spinto per la scelta. "Bisogna trovare soluzioni". Ben venga il privato, dunque? "Niente affatto", ribatte Roggero Domini. "Si fa balenare la diminuzione delle tasse e si sgravano di poche migliaia di euro i cittadini per poi far loro pagare i servizi. Ho dubbi che possa funzionare l’esperimento. Non si tratta di poco. È in causa la gestione della sanità pubblica. E potrebbe trattarsi addirittura di un premio a qualche potentato politico. L’Ulivo albese è contrario". Sulla medesima linea si pone Piera Costa, capogruppo dei Democratici di sinistra in Consiglio comunale. "Si tratta di privatizzazione. I servizi più importanti vengono affidati a imprese private", spiega. "Ci chiediamo perché il sindaco Giuseppe Rossetto abbia coinvolto nessuno, pur avendo espresso adesione all’iniziativa. Manca la comunicazione ufficiale di un’iniziativa che deve essere discussa. Occorre chiedersi, ad esempio, se il pubblico abbia realmente un ruolo di controllo. Oggi pare una scelta che indirizza al privato, una mera e fin troppo semplice risposta alla mancanza di risorse".

(di Maria Grazia Olivero da Gazzetta d'Alba del 21 ottobre 2003)

Ospedali in bancarotta se si tolgono le attività redditizie

Emergenza: come sarà gestita?


Cosa resterà agli ospedali, così come li conosciamo oggi, se togliamo il lavoro di routine da laboratori di analisi, reparti di radiologia, dialisi, interventi chirurgici programmati? Come verrà gestita l'emergenza quando la nuova struttura sperimentale sarà avviata? Le diverse strutture dovranno mantenere attive e funzionanti, ventiquattro ore su ventiquattro, laboratori, macchinari e dovranno avere in servizio il personale per poterle fare funzionare, senza però avere una massa di lavoro tale da giustificarne l'apertura: ciò significa l'impossibilità di arrivare a coprire i costi con i ricavi dalle prestazioni effettuati, in un solo termine bancarotta della sanità pubblica, a meno di non concentrare tutto in una struttura pubblica unica a livello provinciale, che non sarà di certo a Ceva, Mondovì o Fossano e neppure ad Alba, Bra, Saluzzo o Savigliano.

(di g.s. da Gazzetta d'Alba del 21 ottobre 2003)



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