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Fulvio Moirano

Il Direttore generale del Santa Croce denuncia l'inefficienza e dà vita a una società pubblico-privata. 41 per cento della società al Santa Croce, 25 alle Asl (Alba-Bra inclusa), 34 ai privati.

Moirano: "La sanità non ce la fa"


La donna delle pulizie che Fulvio Moirano interpella di fronte alla giornalista di Gazzetta spera di migliorare la sua sorte con la costituzione di Amos. La società che potrebbe assumerla avrà un’anima pubblica. Per lei, socia di una cooperativa, sarebbe un salto di qualità. È uno dei risvolti della medaglia che il Direttore generale dell’azienda ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo tiene a mettere in luce, di fronte all’allarme creato dalla notizia della sperimentazione gestionale autorizzata dalla Regione.

  • Che cosa succede?

"Prendiamo atto della situazione di difficoltà in cui si muove oggi la sanità pubblica, dovuta a una serie di concause – riduzione dei finanziamenti, blocco delle assunzioni, farraginosità delle procedure di gara per l’acquisto di attrezzature o la realizzazione di opere – e cerchiamo di reagire".

  • E una società mista pubblico-privata potrebbe aiutare?

"Sì. L’idea è partita dal Santa Croce di Cuneo. Poi, le pressioni regionali hanno spinto per coinvolgere l’intero quadrante, al cui interno tutti – dai sindaci alla Provincia, dai Direttori generali delle Asl alle rappresentanze sindacali – hanno dato la loro convinta adesione".

  • Come intende cambiare la sanità del cuneese?

"Per cominciare la società Amos, che nascerà a fine anno, potrà assumere personale, mentre le Asl hanno le mani legate. Avremo, dunque, uno strumento agile. Amos guarderà a cinque settori sanitari (laboratori di analisi, radiologia, dialisi, riabilitazione, anestesiologia e attività libero-professionale) e a tutti i servizi non sanitari (cucine, pulizie, portinerie, camere mortuarie, amministrazione, stipendi, operai, teleriscaldamento, assicurazione, logistica dei farmaci, ecc.)".

  • Maggiore efficienza?

"Se è assodato che la tutela della salute dev’essere pubblica, non mi è chiaro perché i lavoratori che operano nella sanità debbano godere di un rapporto privilegiato rispetto a quanti lavorano nel privato. Amos si propone di fare qualità, efficienza e poco dissenso. Per questo si partirà con i servizi già appaltati all’esterno. Poi toccherà alle altre funzioni. Vi saremo costretti, perché non possiamo assumere e non vogliamo che scada il servizio. Si tratta della controffensiva dello Stato contro l’iperliberismo e l’iperbolscevismo. E mi aspetto che mi si spari contro".

  • Esistono esperienze simili in Italia?

"Con questa concezione, no. In genere è il privato a gestire una parte di ospedale. Da noi la gestione resta pubblica".

  • I privati sono davvero indispensabili alla sanità...

"Serve lo strumento privato. Il pubblico, in realtà, ha risorse per competere, purché giochi con le medesime regole".

  • Non è, piuttosto, un modo per affidare a un manager capace la gestione sanitaria?

"La realtà non va confusa con le aspirazioni personali. Forse la Regione può vedere nella sperimentazione uno strumento per migliorare la sanità, perché il quadrante, da noi, non è ancora strategico".

  • C’è da temere per il nuovo ospedale di Alba-Bra?

"Assolutamente, no. In questo quadro cambia niente".

  • E la struttura che dovrebbe nascere a Marene? I terreni sono già stati acquisiti?

"Il Comune si è fatto avanti. Noi abbiamo dimostrato interesse. Ora è stato variato il Piano regolatore. Quella di Marene-Massimini è una zona baricentrica. Se l’operazione sarà conveniente, acquisiremo il terreno, probabilmente in permuta. La struttura potrebbe ospitare dei magazzini e la lavanderia".

  • Le cliniche private che forniscono servizi in convenzione devono temere Amos?

"Penso di sì. Con una gestione più aggressiva potremo creare un concorrente temibile".

  • E i pazienti?

"Capisco le remore, ma hanno tutto da guadagnare. Questo è il mio obiettivo. Amo fare assistenza ai cittadini, piuttosto che ai dipendenti".

(di g.s. da Gazzetta d'Alba del 21 ottobre 2003)



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