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Nel libro di Angela Pellicciari ritroviamo i documenti per poter scrivere un’altra Storia

L’altro Risorgimento – una guerra di religione dimenticata

Di Marina Carrese

 

"Le nazioni riconoscevano nell’Italia il diritto di esistere in quanto le affidavano l’altissimo ufficio di liberarle dal giogo di Roma cattolica. Non si tratta di forme di governo, di maggior larghezza di libertà; si tratta appunto del fine che la Massoneria si propone; al quale da secoli lavora". Questa affermazione, sconvolgente nella sua spudorata chiarezza, fu pubblicata nel 1865 sul Bollettino del Grande Oriente Italiano. Non è la sola: frasi dello stesso tono si trovano in tutti i documenti, pubblici e segreti, libri, diari, epistolari e persino interventi parlamentari dei maggiori esponenti del Risorgimento italiano, come Cavour, d’Azeglio, Gioberti, Mazzini e Garibaldi.

Ma, il Risorgimento non era stato un’epopea di eroi che s’immolarono per la libertà e l’unione del popolo? A leggere i loro stessi scritti si direbbe piuttosto che l’unificazione d’Italia fu il tassello di una trama ideata dalle Logge massoniche internazionali e attuata dalle società segrete, loro derivazioni.

A quale scopo? "L'annichilimento completo del cattolicesimo e perfino dell'idea cristiana" si legge in un altro documento.

Con quali appoggi? Lo dice Cavour in una lettera del 1856: "Se i nostri alleati ci abbandonano […] tempo dieci anni e vedremo il regime dei gesuiti e degli inquisitori stabilito dalle Alpi alla Calabria. L’Inghilterra non può desiderare un simile risultato, non solo per spirito di giustizia ma nell’interesse della sua influenza e dei principi politici e religiosi che professa".

Tanto emerge dalla documentatissima ricerca svolta da Angela Pellicciari, pubblicata col titolo L’altro Risorgimento – una guerra di religione dimenticata (Piemme, lire 30.000).

I principi rivoluzionari francesi, l’influenza delle sette protestanti e la comune appartenenza massonica, dunque, furono le radici dell’albero risorgimentale. Altro che eroici ideali!.

Poco "eroici" anche i metodi adoperati, comuni alle rivoluzioni di tutti i tempi. Primo, la demonizzazione dell’avversario, accreditata dalla compiacente stampa inglese: ancora si sente l’eco delle lettere di Palmerston e dei pamphlet di D’Azeglio, parimenti menzogneri.

Poi, la mistificazione e l’uso sistematico della doppia verità, una per il volgo e una per gli "iniziati";

l’introduzione di elementi di scontro all’interno dello schieramento avversario, come nel caso delle leggi piemontesi contro le sovvenzioni al clero: ai sacerdoti sì, ai monaci no;

il graduale ma progressivo avanzamento del fronte, come nel caso della soppressione degli ordini religiosi: prima solo i gesuiti (corruttori della gioventù!), poi i contemplativi (inutili e dannosi!), infine tutti gli ordini regolari.

Ma l’arma meglio utilizzata nel Risorgimento, che fu prima di tutto e soprattutto rivoluzione ideologica e culturale, è l’uso degli slogan. Chi non ricorda che Vittorio Emanuele era "il re galantuomo" e, viceversa, Ferdinando II il "Re Bomba"; come dimenticare "il grido di dolore" giunto a Torino dal Meridione, la "libera Chiesa in libero Stato" e la necessità di "fare gli Italiani"?

I documenti che da qualche anno stanno emergendo dall’oblio, sul Risorgimento e la nascita dell’Italia unita, compongono un quadro tanto profondamente diverso da quello che la storiografia ci ha tramandato finora che forse è tempo di lanciare un nuovo slogan. Che ve ne sembra di "SCRIVIAMO FINALMENTE LA STORIA VERA "?

 

 

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