Costantino Africano

La conoscenza della medicina antica ebbe un nuovo vigore a partire dalla seconda metà dell'XI secolo con la traduzione in latino dei testi arabi d'argomento medico, ad opera di Costantino Africano, personaggio sulla cui biografia esistono notevoli incertezze. Così ce lo descrive Paolo Diacono, di poco a lui posteriore:
Costantino l'Africano, monaco dello stesso monastero [di Montecassino], fu dottissimo negli studi filosofici, maestro dell'Oriente e dell'Occidente, un nuovo luminoso Ippocrate. Partito da Cartagine di cui era originario, si recò a Babilonia e qui fu istruito compiutamente in grammatica, dialettica, scienza della natura (physica), geometria, aritmetica, scienza magica (mathematica), astronomia, negromanzia, musica e scienza della natura (physica) dei Caldei, dei Persiani, dei Saraceni. Partito di qui raggiunse l'India, e ivi si gettò ad apprendere il loro sapere. Padroneggiate completamente le arti degli Indi, si diresse in Etiopia, dove ancora si imbevve delle discipline etiopiche; una volta ricolmo completamente di queste scienze, raggiunse l'Egitto e si impadronì a fondo delle arti degli Egizi. Dopo aver dedicato dunque trentanove anni all'apprendimento di queste conoscenze, tornò in Africa: quando lo videro così ricolmo del sapere di tutte le genti, meditarono di ucciderlo. Costantino se ne accorse, balzò su una nave e arrivò a Salerno dove per un po' si tenne nascosto, fingendosi povero. Fu poi riconosciuto dal fratello del re di Babilonia, anch'egli giunto lì, e fu tenuto in grande onore presso il duca Roberto. Di qui però Costantino se ne andò, raggiunse il monastero di Cassino e, accolto assai di buon grado dall'abate Desiderio, si fece monaco. Sistematosi nel monastero, tradusse moltissimi testi da diverse lingue. Tra questi, rilevanti sono: Pantegni (diviso da lui in dodici libri) in cui espose ciò che il medico deve sapere; Practica (in dodici libri), dove scrisse come il medico conserva la salute e cura la malattia ; il Librum duodecim graduum; Diaeta ciborum; Librum febrium (tradotto dall'arabo); De urina, De interioribus membris; De coitu; Viaticum [...], Tegni; Megategni; Microtegni; Antidotarium; Disputationes Platonis et Hippocratis in sententiis; De simplici medicamine; De Gynaecia [...]; De pulsibus; Prognostica; De experimentis; Glossae herbarum et specierum; Chirurgia; De medicamine oculorum. 

Probabilmente Costantino nacque nel Nordafrica e probabilmente fece parte di una delle comunità cristiane ancora presenti nel Maghreb. Nella seconda metà dell' XI secolo si recò a Montecassino, dove divenne monaco e dove tradusse dall'arabo molti testi medici, morendovi nel 1087 circa. Costantino appare un autore estremamente abile: grazie al suo lavoro di adattamento ed interpretazione riuscì a far accettare senza traumi agli intellettuali occidentali il pensiero classico filtrato attraverso il pensiero islamico, nonché le opere elaborate direttamente in Nordafrica ed in particolar modo a Kairouan nel X secolo: innanzitutto i trattati sulla dietetica, sulle febbri e sulle urine del medico e filosofo Ishaq al-Isra'ili; un trattato di Isaq ibn 'Imran sulla melanconia, un trattato sui gradi dei farmaci e l'opera di patologia Il viatico del viaggiatore di Ibn al-Gazzar. Ma le traduzioni costantiniane che maggiormente incisero sulla medicina europea furono senz'altro le opere d'insegnamento medico tardo-alessandrino tradotte in arabo, di cui l'occidente aveva ricevuto solo una pallida eco attraverso versioni greco-latine: innanzitutto la Ysagoge Johannitii, prima traduzione attribuibile a Costantino, testo che servì ad iniziare gli studenti in medicina fino alla fine del Medioevo, versione abbreviata delle Questioni sulla medicina di Hunayn ibn Ishaq (Giovannizio), traduttore dal greco in arabo nel IX secolo, ripresa delle introduzioni al galenismo proposte dai maestri alessandrini del V e VI secolo. La traduzione costantiniana del Libro regale, composto alla fine del X secolo dal medico di origine persiana 'Ali ibn al'Abbas al-Magusi (noto nell'Occidente latino come Haly Abbas), nota con il nome di Pantegni (ovvero "tutta l'arte") sarebbe diventato un punto di riferimento fondamentale che solamente l'introduzione del Canone di Avicenna nella seconda metà del XIII secolo riuscì ad eclissare. Il Pantegni funse da manuale da cui attingere conoscenze fondamentali in tutti i campi, specialmente nell'anatomia, scienza piuttosto trascurata nell'alto medioevo, ed insieme all' Ysagoge entrò a far parte di quel corpus di testi noto come Articella che fu, a partire dal secolo XII, il fondamento della formazione e dell'insegnamento in molte delle università medievali. Si è ritenuto nel passato che l'opera di Costantino Africano avrebbe trascinato la Scuola medica Salernitana nel suo periodo aureo e che ne avrebbe addirittura condizionato gli sviluppi. Certamente le traduzioni di Costantino provocarono un'importante evoluzione del pensiero medico dell'Occidente, anche se sfuggono i dettagli iniziali della diffusione delle sue opere dato che, alla luce delle conoscenze attuali, un rapporto formale fra Costantino e la Scuola Medica Salernitana è difficilmente sostenibile. Probabilmente il ruolo di Salerno (dove ancora non si era formata una vera Scuola ad impostazione teorico-scientifica) fu quello della diffusione dei testi costantiniani: la città infatti era all'epoca un importantissimo porto commerciale ed in città funzionava, con ogni probabilità, uno scriptorium dove i testi venivano copiati per la vendita.