Scheda bibliografica:

Argomenti filosofici sul
METODO

Quello che segue un elenco parziale di libri e testi che ritengo di segnalare alla lettura e che mi propongo di integrare via via con altri titoli, evidenziando per ciascuno i concetti secondo me piu' rilevanti. Altri riferimenti sono presenti nelle schede bibliografiche in questo stesso sito.


1.
L'analisi rawlsiana (Una Teoria della Giustizia) costituisce un esempio di teoria prescrittiva, almeno nella sua capacita' di delineare in modo adeguato un "ideale sociale" (pag.24) e nel far derivare da esso in modo coerente le istituzioni della "societa' giusta". Nell'elaborare la sua teoria della giustizia, John Rawls riprende in effetti i temi classici delle filosofie contrattualiste del Settecento, in particolare quella kantiana (i principi di giustizia sono imperativi categorici, pag.217), e si pone in alternativa all'utilitarismo ed al perfezionismo (pagg.31 e 36).
Nelle teorie teleologiche, osserva l'Autore, il giusto e' cio' che massimizza il bene, bene che viene definito indipendentemente (eccellenza: perfezionismo; piacere: edonismo; felicita': eudaimonismo; pag.38 e pag.455); nelle teorie deontologiche il bene non viene definito indipendentemente dal giusto (teoria contrattualista della giustizia come equita'): e' bene cio' che e' giusto, il giusto non massimizza il bene (pag.42); buono, nella teoria di Rawls, e' cio' che e' razionale che un individuo voglia secondo il suo piano di vita (pag.368), ed e' un concetto piu' esteso del "moralmente buono" (pag.330 e seg.; la distinzione fra uomo ingiusto e uomo malvagio e' a pag.361).
L'utilitarismo nega la priorita' della giustizia ed estende a tutta la societa' il principio di scelta individuale (in taluni casi giustificando violazioni alla liberta' in cambio di altri benefici, pag.140); per il contrattualismo, al contrario, i principi di scelta sociale sono oggetto di accordo come gli altri principi (di giustizia, ecc., pag.41), mentre inclinazioni e desideri umani non costituiscono un dato da soddisfare: gli interessi che violano i principi di giustizia sono privi di valore (pag.43). Il principio di giustizia affronta problemi di distribuzione (eguaglianza), il principio di utilita' problemi di aggregazione (benessere totale, allocazione, pag.88): l'intuizionismo come metodo nega la priorita' di un principio sull'altro e ritiene possibili soluzioni di compromesso, di equilibrio fra i due principi (pag.47, pag.469 e seguenti).
L'approccio contrattualista e' noto anche come artificialismo (cfr. Veca, La Societa' Giusta, pag.9), perche' considera le societa' umane come artefatti, cioe' costruzioni artificiali che l'uomo puo' modificare con la propria volonta'; esso si contrappone, in primo luogo, a quelle teorie che considerano le societa' umane come fenomeni naturali, che esistono al di la' e al di sopra della volonta' umana, e che percio' non sono modificabili con atti di volonta'; esponenti illustri di questo secondo approccio sono Aristotele, Hegel e Marx.
La differenza fondamentale che esiste fra gli artificialisti (tra cui Rawls) ed i naturalisti puo' essere meglio compresa osservando, con Salvatore Veca, che per i primi la societa' e' un problema, mentre per i secondi e' un dato. Dire che la societa' e' un problema, significa infatti sostenere che essa puo' essere modificata (risolta) nediante interventi razionali compiuti dall'uomo, mediante progetti, e che quindi tutto cio' che riguarda l'assetto sociale, economia, istituzioni, diritto, rapporti sociali, ecc., puo' essere migliorato, talvolta radicalmente (rivoluzionato), in virtu' dei soli sforzi umani. Dire che la societa' e' un dato, al contrario, significa sostenere che la sola azione umana non e' sufficiente per cambiare l'ordine delle cose, poiche' l'assetto sociale e' indipendente dalla volonta' degli uomini, e' qualcosa che risponde a leggi proprie. Si vedano anche, in questo stesso sito, gli argomenti filosofici sulla storia.

2.
Rawls (Una Teoria della Giustizia, op.cit.) individua due principi fondamentali di giustizia per istituzioni (pag.66, pag.215 ed in particolare pag.255), principi che ordina in modo seriale o lessicale (pag.52); Rawls evidenzia l'elemento di innovazione rappresentato dall'ordinamento seriale che riconosce la priorita' di certi principi rispetto ad altri (pag.68): "le teorie morali tradizionali sono in buona parte intuizioniste o basate su di un solo principio" (pag.54). L'Autore distingue la giustizia formale (rispetto delle regole, pag.65) dalla giustizia sostanziale; la giustizia procedurale (pura/corretta, pag.86 e 175; perfetta/imperfetta, pag.85: negli affari politici la giustizia procedurale e' sempre imperfetta, pag.295); il legislatore rappresentativo "non conosce i dettagli che lo riguardano" (pag.174, conflitto di interesse pag.22), maggiori vantaggi socio-economici non giustificano una minore liberta' (pag.67). L'ordinamento lessicale dei principi di giustizia rappresenta "l'equilibrio di lungo periodo di un sistema giusto" (pag.213).
I principi di giustizia si applicano alle istituzioni, che sono sistemi pubblici di regole (pratiche sociali, pag.61) e costituiscono la struttura fondamentale della societa' (che viene definita da Rawls "come un'impresa cooperativa per il reciproco vantaggio", pag.84; si veda anche il concetto di socievolezza umana a pag.426). La singola regola o istituzione puo' essere ingiusta senza che lo sia tutto il sistema sociale (pag.63); inoltre una situazione puo' essere in equilibrio ma non giusta (equilibrio stabile di ostilita' e odio, pag.112). Leggi ingiuste, osserva Rawls, sono vincolanti in una societa' giusta: e' la teoria dell'osservanza parziale che comprende anche l'obiezione di coscienza (pagg.306-307), la disobbedienza civile (pag.304), la guerra giusta (pag.293 e 316).
Gli interessi delle generazioni future si sovrappongono a quelli delle generazioni attuali, che se ne devono comunque interessare (pag.119 e 242-243; cooperazione fra generazioni, pag.428). Il principio di giusto risparmio come convenzione fra generazioni e' discusso a pag.245, le iniquita' cronologiche a pagg.246-247 e a pag.252; una preferenza temporale pura e' irrazionale per l'individuo e ingiusta per la societa' (pag.250).
L'Autore individua varie concezioni di giustizia (pag.115-116): equita', teleologiche (utilita', utilita' media, perfezione), intuizioniste, egoistiche (l'egoismo e' in realta' una sfida a tutte le concezioni di giustizia, pag.125); una concezione di giustizia deve potersi sostenere da se' (pag.126), deve essere evidente per chiunque (pag.129; per un osservatore razionale e imparziale, pag.162 e 164). Nella posizione originaria "ciascuno e' costretto a scegliere per tutti" (pag.128; la regola di maggioranza e' discussa a pagg.296-297); gli individui non sono mezzi ma fini in se' (pag.158), l'utilitarismo invece considera le persone sia come fini che come mezzi (pag.161) ed inoltre necessita della determinatezza dei piani razionali di vita, la giustizia come equita' no (pag.369).
I doveri naturali piu' importanti nella teoria della giustizia di Rawls sono:
- sostenere e promuovere istituzioni giuste (pag.279);
- rispetto reciproco (pag.282);
- aiuto reciproco (pag.283).
I problemi di priorita' non sono risolvibili, l'Autore esamina le ipotesi "a parita' di condizioni" (doveri prima facie) e "tutto considerato" (pag.284 e seg.). Individua alcuni principi di scelta razionale per risolvere problemi di breve periodo: mezzi efficaci, inclusivita', maggiore probabilita' (pag.340).
L'accettazione dei principi di giustizia riguarda invece piani di vita di lungo periodo (pag.343); qui i principi di scelta sono la razionalita' deliberativa (pagg.344-345) e la continuita' (influenza fra le attivita' iniziali e quelle successive, pag.347): il bene e' cio' che viene determinato dal piano razionale di vita (pag.349; principio di Aristotele come principio di motivazione umana, pag.351 e seguenti). Il principio di fedelta', osserva ancora l'Autore, e' un principio morale mentre la norma del promettere non lo e' (pag.289).

3.
Secondo Joseph A. Schumpeter (Storia dell'analisi economica, cit.), non esiste progresso in politica ne' in politica economica, perche' non vi sono criteri di confronto possibili per valutazioni che sono puramente soggettive (pagg.48-49); la scienza economica riguarda cio' che e', la politica come "arte" riguarda cio' che deve essere (pag.183). Tuttavia, raccomandazioni di politica economica sono state spesso presentate come risultati di analisi scientifiche piuttosto che derivanti da giudizi di valore (pag.184).
L'eventuale progresso dell'analisi scientifica procede a zig-zag e non secondo logica; lo sfondo storico e' condizionante (pag.5): scienza, secondo Schumpeter, e' ogni forma di conoscenza perfezionata, approfondita (senso comune affinato), condotta da ricercatori che utilizzano strumenti speciali e tecniche specializzate di analisi (pagg.8-9). I fatti scientifici sono verificabili (osservabili o sperimentabili, pag.11), la "visione" conoscitiva iniziale e' accompagnata da sforzi analitici (pag.50); l'analisi economica e' scienza in tal senso e si caratterizza per l'utilizzo di tecniche di storia (relazione tra fatti economici e non economici, relativita' storica, pag.16), statistica, teoria (modelli scientifici, postulati, teoremi, pag.18 e 51), oltre che di sociologie e psicologie primitive (pag.33; la teoria dell'utilita', osserva, e' una logica e non una psicologia dei valori, pag.595).
La conoscenza scientifica appartiene non all'intera societa' ma a professionisti che costituiscono scuole scientifiche e gruppi sociologici (pagg.57-59); le ideologie secondo l'Autore sono sovrastrutture che, come le razionalizzazioni individuali, riflettono la realta' in modo alterato, anche se non necessariamente errato (pag.43); l'analisi economica puo' essere viziata da pregiudizi ideologici, ma anche da giudizi di valore e da difese partigiane (pag.45). Le ideologie sono visioni preanalitiche: una teoria e' ideologicamente neutra quando e' compatibile con qualsiasi ideologia (pag.54).
Il metodo di spiegare un fenomeno attraverso il significato della parola e', secondo Schumpeter, ridicolo; come pure l'analogia fra leggi economiche e leggi fisiche (pag.178). Le norme metodologiche sono inutili, se il loro abbandono non comporta l'abbandono dei risultati di un'analisi che viene associata ad esse (pag.179, nota).
Il procedimento analitico individua variabili (quantita'), relazioni fra variabili (equazioni), modelli teorici (pag.486). Schumpeter distingue l'analisi statica dallo stato stazionario, che e' un processo economico che riproduce se stesso: la teoria statica e' un metodo utilizzabile sia per analizzare processi dinamici che stati economici stazionari, i quali possono essere analizzati anche da una teoria dinamica (analisi periodale, pag.215 e 216 nota; analisi statica/dinamica - stati stazionari/evolutivi, pagg.477-478). La teoria dinamica, precisa Schumpeter, non e' ancora analisi storica (pag.479 nota); ancora, una situazione di equilibrio (statica o dinamica), puo' essere stabile, indifferente, instabile (pag.485).
Le teorie della crisi sono modelli economici che descrivono le tendenze immanenti ai sistemi economici di sviluppare "intoppi" (pagg.217-218); i modelli che descrivono processi stazionari, osserva Schumpeter, non prevedono intoppi.
La sociologia economica studia sia i comportamenti economici che le istituzioni economiche della societa': gli economisti classici, fino a Marx, consideravano date le istituzioni del loro tempo, la concorrenza, il laissez-faire era la regola generale e l'impresa privata era la "cellula" dell'economia (pagg.188-194).
Schumpeter distingue l'individualismo politico (liberismo economico) dall'individualismo sociologico (autogoverno dell'individuo) dall'individualismo metodologico, che e' invece l'analisi dei fattori del comportamento individuale attraverso la divisione del lavoro fra diverse discipline, pagg.384-385).

4.
Bertrand Russell (Storia della Filosofia Occidentale, cit.) evidenzia che in etica non vi puo' essere progresso della conoscenza in senso scientifico, pertanto ogni trattato filosofico di qualsiasi epoca va valutato per la sua coerenza: con se stesso, con l'autore, coi sentimenti etici di chi legge (pag.253); le teorie filosofiche di solito pero' sono vere ma incoerenti, oppure coerenti ma non vere: "nessuno e' ancora riuscito a trovare una filosofia che sia al tempo stesso credibile e coerente" (pag.802).
Il filosofo e' alla ricerca della "verita' " e cerca di confutare pregiudizi e irrazionalita' di altri filosofi (pagg.1041-1042). I problemi della filosofia possono essere di natura scientifica o logica, per i quali vi e' accordo generale sulla loro soluzione; altri problemi, pure appassionanti, non trovano soluzioni condivise (pag.1044).
Le spiegazioni teleologiche cercano le cause finali di un fatto o fenomeno, mentre le spiegazioni meccanicistiche individuano le circostanze precedenti e sono alla base della ricerca scientifica; nessuna delle due, pero', puo' spiegare tutta la realta' (il principio di tutte le spiegazioni causali deve essere arbitrario, pag.107). Aristotele individua quattro tipi di cause: materiale, formale, efficiente, finale; per noi moderni, "causa" e' la sola causa efficiente (pag.237).
Il concetto di ideale e' alla base di ogni etica impersonale, ma ha in se' un fondamento soggettivo (i miei desideri) che appare evidente ogni volta che vi e' una controversia, la quale si puo' risolvere solo in due modi: o trovando un accordo, o con la vittoria del piu' forte (pagg.170-171).
Il metodo dialettico (Zenone, Socrate, Platone) consiste nella discussione, nel "cercare la conoscenza per mezzo di domande e risposte"; (pag.139); la saggezza e' consapevolezza della propria ignoranza (pag.132). Il processo dialettico di Hegel, definito "cosmico", in realta' e' pero' molto circoscritto (al solo Mediterraneo del solo nostro pianeta, pag.978).
La dottrina del giusto mezzo di Aristotele individua negli estremi il vizio e nella via di mezzo la virtu' (pag.243); le virtu' sono mezzi per un fine che e' la felicita' (pag.249; contemplazione, pag.252). In Aristotele l'etica e' subordinata alla politica, il buon individuo viene dopo la buona comunita' (pag.248).
Gli argomenti filosofici a favore dell'esistenza di Dio sono trattati a pagg.593, 594, 595, 548, 600, mentre a pag.767 sono illustrate le prove di Leibniz; l'idea della creazione dal nulla (pagg.532-533) nasce col Vecchio Testamento, ed era ritenuta impossibile dai Greci (panteismo, pag.470). Russell distingue i santi per natura (amore spontaneo) dai santi per paura (obbedienti alle norme, pag.1020); a pag.471 discute la teoria relativistica del tempo di Sant'Agostino: il tempo e' soggettivo, necessita dell'esistenza di esseri che pensano passato e futuro come presente (memoria e attesa come fatti presenti, pag.471). "Spirito", secondo Russell, e' qualcosa che e' connesso alla memoria, qualcosa che "ricorda o e' ricordato" (pag.860), mentre "materia" e' ninet'altro che cio' che rispetta le leggi della fisica (pag.859): singoli fenomeni possono appartenere ad entrambe le categorie, ad una sola, a nessuna di esse; idee e vita pratica sono in interazione reciproca, ma non esiste un rapporto univoco di causa ed effetto fra loro (pag.781): secondo l'Autore, nei paesi piu' progrediti la pratica ispira la teoria, la quale ispira a sua volta la pratica nei paesi meno progrediti (pag.787). Russell contesta la tesi di Spinoza secondo cui i singoli avvenimenti sono solo eventi accidentali in un'armonia universale: un atto di crudelta' non e' meno crudele perche' entra far parte dell'universo (pag.759).
La filosofia risente comunque piu' delle condizioni generali di un'epoca e meno delle condizioni individuali (pag.365).

5.
Fra i problemi umani, osserva Norberto Bobbio (Il problema della guerra e le vie della pace), non esiste "il problema dei problemi", risolto il quale si risolvono gli altri (pag.129).
I termini di una opposizione possono essere definiti, l'uno o entrambi, positivamente o negativamente, cioe' indipendentemente ovvero in dipendenza l'uno dell'altro; qualora uno sia definito in negativo rispetto all'altro, questo si dice termine debole, l'altro termine forte (piu' rilevante, pag.122): pace e' definita negativamente come assenza di guerra, piacere come assenza di dolore, disordine come mancanza di ordine.
Di due termini in opposizione si puo' poi fare un uso classificatorio o un uso assiologico (valori positivi e negativi, pag.130). La definizione lessicale di pace e' specifica, tecnico-giuridica (diritto internazionale), descrittiva ed avalutativa (cio' che la pace e'); la definizione persuasiva dello stesso concetto e' generica, teologico-filosofica, emotiva e valutativa (cio' che la pace dovrebbe essere, pag.127); la pace interna e' quella della coscienza (questione morale), la pace esterna e' assenza di conflitto (questione giuridica).
Si veda l'analisi metodologica di Bobbio sulla topologia politica nel suo libro Destra e sinistra.
La spiegazione, osserva ancora Bobbio, ci dice come sono andate le cose, la giustificazione come dovevano andare. La guerra viene giustificata talvolta come male apparente (nasconde un bene: modello provvidenzialistico), talvolta come male necessario (da cui deriva un bene: modello finalistico, pag.67); la necessita' qui non e' causale (oggetto di spiegazione: male come effetto di una causa) ma ideologica (oggetto di giustificazione: male come mezzo per un fine desiderabile).
Bobbio, nello stesso volume, sottolinea la genericita' di ogni discorso sui fini ultimi, al quale va sempre posto il problema delle tecniche, dei mezzi (pagg.148-149, nota). La scelta razionale fra mezzi diversi per raggiungere uno stesso fine, osserva Bobbio, deve considerare due requisiti (pag.90):
- l'attuabilita' (possibilita' in rapporto alla complessita');
- l'efficacia (potere del mezzo in rapporto alla profondita').
Bobbio analizza il caso del pacifismo attivo, dove il rapporto fra complessita' ed attuabilita' e' inverso rispetto a quello fra profondita' ed efficacia: il disarmo e' piu' attuabile ma meno efficace del pacifismo finalistico, mentre il pacifismo istituzionale si trova in mezzo (pagg.91-92; si vedano anche le considerazioni piu' generali dell'Autore negli argomenti filosofici sulla pace in questo sito); il pacifismo giuridico e' piu' attuabile, il pacifismo sociale piu' efficace (pag.94).

6.
Nel saggio "l' oggettivita' conoscitiva della scienza sociale e della politica sociale (1904, ne Il metodo delle scienze storico-sociali), Max Weber osserva che le discipline che si occupano di istituzioni e di processi culturali umani sono nate con scopi pratici, per produrre giudizi di valore su provvedimenti determinati di politica ed economia; unica eccezione, forse, e' la storia politica. I giudizi di valore, in quanto si basano su ideali, hanno un'origine soggettiva, ma possono essere valutati criticamente dall'argomentazione scientifica. I nostri ideali supremi, osserva l'Autore, si sono formati dalla lotta contro altri ideali, che nel tempo sembravano sacri come i nostri; non esiste una "linea di mezzo" che sia verita' scientifica piu' di quanto lo siano gli ideali di destra o di sinistra.
Categorie fondamentali per riflettere sull'agire umano sono quelle di scopo e di mezzo. L'Autore distingue fenomeni economici, economicamente rilevanti, condizionati economicamente; ma il punto di vista economico e' "unilaterale", la riduzione dei fenomeni culturali a cause economiche non e' esauriente neppure per i processi strettamente economici. Inoltre, la realta' della vita sociale e' sempre individuale, e pertanto non deducibile da leggi.
La realta' sociale e' "cultura" in quanto e' in relazione con idee di valore, che le danno significato. Leggi generali ed astratte servono poco a spiegare fenomeni culturali, che sono individuali e per i quali la conoscenza di leggi di causalita' puo' essere non lo scopo ma un mezzo dell'indagine conoscitiva. Noi siamo esseri culturali, in grado di prendere posizione e di attribuire un senso al mondo: conoscere una realta' culturale e' percio' conoscerne il particolare punto di vista. Lo stesso oggetto dell'indagine e' determin ato dalle idee di valore del ricercatore e della sua epoca.
Il concetto tipico-ideale orienta il giudizio di imputazione nel corso della ricerca; il tipo ideale rappresenta un quadro concettuale, non e' la realta' ma uno schema di cui la realta' puo' essere un esempio. Il processo storico-empirico e' condizionato psicologicamente nella tesat degli uomini, e non logicamente; le "idee" che governano gli uomini in un'epoca possono essere comprese solo nella forma di un tipo ideale, e tanto piu' ampie sono le connessioni, tanto piu' la rappresentazione e' sistematica e si avvicina al carattere del tipo ideale. I tipi ideali servono per comparare la realta', ma anche per giudicarla valutativamente ("idea" nel senso di ideale e di tipo ideale).
La formazione dei concetti nelle scienze sociali, osserva l'Autore, dipende dalla posizione dei problemi, la quale varia al variare della cultura stessa: ogni rappresentazione della realta' e' una "rappresentazione artistica", ognuno vede cio' che ha in cuore; le formule tipico-ideali permettono allora un'opera di confronto dei dati empirici col tipo ideale. La rappresentazione e' veramente artistica quando riesce a creare qualcosa di nuovo riferendo fatti noti a punti di vista anche questi noti.

7.
C.B. Machperson La vita e i tempi della democrazia liberale individua alcuni modelli di democrazia liberale, che sono sia esplicativi che giustificativi (propugnativi) e din succesisone storica, ciascuno dei quali e' in parte in sovrapposizione rispetto ai precedenti (modelli consecutivi rilevanti, pag.4 e seguenti); a pag.85 e seguenti ne esamina le caratteristiche in relazione alla adeguatezza descrittiva (realismo di ciascun modello), esplicativa (capacita' di dimostrare perche' il sistema funziona e perche' funziona bene), giustificativa (del modello come migliore rispetto ai precedenti).

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