È nato a Trieste nel 1955, dove vive in viale Terza Armata n° 11.

È vicepresidente del Circolo Fotografico Fincantieri-Wärtsilä. È stato per dodici anni delegato provinciale della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche. Gestisce la Sala Mostre Fenice spazio espositivo interamente dedicato alla fotografia ed è il direttore responsabile del Trieste Photo News, notiziario delle attività fotografiche organizzate dal circolo.

Ha ottenuto numerosi successi in concorsi nazionali ed internazionali, contribuendo nel 1993 alla conquista della "FIAP WORLD CUP" la coppa del mondo fra federazioni fotografiche alla 22^ monochrome Biennal FIAP. Sue fotografie sono presenti al Museo Nazionale della fotografia di Brescia e all'Accademia Carrara di Bergamo. Nel 1999 la FIAP lo ha insignito dell'onorificenza AFIAP, mentre nel 2003 gli viene riconosciuta dalla FIAF quella di BFI.

 

MOSTRE

MOSTRE PERSONALI

 

MOSTRE COLLETTIVE

1988 Ronchi dei Legionari (GO) - San Vito di Leguzzano (VI)   1986 Trieste - Pescara - Vittoria - Bologna - Acquafredda
1989 Ravenna - Salsomaggiore (PR) - Alpignano (TO)   1986 Colleferro - Belvedere M.mo - Lanusei - Fagano C.lo
1990 Salsomaggiore (PR)   1988 Trieste - Battipaglia
1991 Muggia (TS)   1989 Milano - Vienna
1992 Brasschaat (Belgio) - Ronchi dei Legionari (GO) - Trieste   1990 Trieste - Lignano - Vienna - Spittal - Roma - Gorizia
1993 Trieste   1991 Milano - Rovigno (YU) - Gradinano (F)
1995 Gorizia - Grado (GO) - Spilimbergo (UD)   1992 Torino - Milano
1996 Roma - Verona   1993 Bergamo
1997 Graz (Austria) - Trieste - Gorizia   1994 Ulanbator (Mongolia)
1999 Trieste - Torricella Peligna   1995 Roma
2000 Chioggia - Terni - Querceta (LU) - Boville Ernica (FR)   1996 Graz (A)
2000 Ferrania (SA) -Reggio Calabria - Cividale del Friuli   1998 Valverde (CT)
2001 Fasano (BR) - Taranto - Lecco (fiera di Osnago) - Asti   2000 Cividale del Friuli (UD)
2002 Thiene (VI) - Montegrotto (VI) - Marostica (VI)   2001 Cividale del Friuli (UD) - Rovigno (CRO)
2002 Trieste - Cividale del Friuli (UD) - Ravenna - Malgrate (LC)   2002 Trieste - Cervignano del Friuli (UD)

2002 Caresanablot (VC) - Lecco - Cividale del Friuli (UD)

  2003 Prato - Kyoto (Giappone)

2003 Novi di Modena (MO) - Pescara

 
2004 Cividale del Friuli (UD)    

COLLABORAZIONI EDITORIALI

1988        Trieste e il suo ambiente
1990        Trieste-Vienna, affinità del passato
1990        Gorizia da scoprire, Gorizia da salvare
1990        Palazzo Gopcevic
2002        Contaminazioni di Luce
2002        Trieste le sue anime
2002        Il Libro della Bora

HANNO SCRITTO

"...Fabio Rinaldi ha soprattutto il merito di riuscire a rapirci fuori dal tempo e dalla storia per portarci in un contesto che forse più di ogni altro assomiglia all'immagine del giardino dell'Eden, la sua "...Fabio Rinaldi ha soprattutto il merito di riuscire a rapirci fuori dal tempo e dalla storia per portarci sequenza narrativa, pur vincolata nella scelta dei legami tematici, riesce ad enfatizzare questo ultimo baluardo di un mondo primigenio ormai quasi scomparso." Fulvio MERLAK

"...A Fabio Rinaldi interessa assai poco la restituzione fedele della veduta di paesaggio, il suo interesse è preminentemente di carattere emozionale. Queste fotografie ci trasmettono emozioni: le stesse che il loro autore ha provato di fronte a certe visioni di natura, a certi momenti, a certi eventi...Ciò che ritengo irrinunciabile, invece, è il sottolineare come l'uso del linguaggio fotografico sia, qui, assolutamente conseguente: come, cioè, lo strumento sia del tutto adeguato ad esprimere le intenzioni. Segno che il fotografo (colui che scrive, si esprime con la "luce") c'è tutto, con la sua capacità di flettere il mezzo espressivo secondo le esigenze della materia affrontata." Lanfranco COLOMBO

"...C'è un' atmosfera veramente crepuscolare nel linguaggio fotografico con cui Fabio Rinaldi ha annotato le sue vedute sia nel tono sommesso, venato da una indefinita malinconia, che traspare dai segni del tempo sulle cose e sui volti delle persone, sia nel tipo di luce catturata assieme alle immagini, sia sull' equilibrata riflessione sui concetti espressi." Maria Cristina VILARDO

"Il fascino del nudo sta qui: nel suo rapporto con le basi della fotografia. Così è sempre stato, e ormai il nudo è un sistema, con i suoi maestri, le sue regole, mai scritte e sempre mutanti, i riferimenti ai quali essere vicini e gli esempi da negare. Un sistema significa che il fotografo interagisce non solo con la pellicola, la carta, ma anche con una serie di riferimenti culturali nei quali è immerso, e all' interno dei quali va a collocarsi. Un sistema significa che ci si colloca all' interno di una cultura fotografica, per quanto poco questa possa essere diffusa in ambito sociale.FABIO AMODEO

"...Adesso, con una combinazione forse dapprima inconscia, poi voluta e studiata , Fabio Rinaldi si sta specializzando sul "nudo nel Paesaggio". Un modo di fotografare difficile ed esclusivo, che consente all' autore di mettere in luce le sue capacità di giocare su due ampie variabili: l'ambientazione e le pose della modella." AUGUSTO BARACCHINI CAPUTI

"...Rinaldi usa la fotografia per intrappolare l'attimo fuggente di una emozione. Non si tratta mai di una mera riproduzione della realtà oggettiva, come purtroppo spesso oggi, abituati all'immagine gridata, possiamo incontrare. Nè questo è il caso di un ozioso soggettivismo tutto introspettivo. Il visitatore diviene partecipe di quelle conturbanti emozioni che l'universo femminile può infondere." L.D'A.

Accostare la Fotografia all'arte figurativa classica è indubbiamente un'impresa ambiziosa e oltremodo stimolante dal punto di vista creativo. L'idea di produrre dei "capricci" fotografici, che risentono della lontana eco delle omonime creazioni pittoriche settecentesche, appare tutt'altro che semplice, ma a mio avviso i risultati di questa originale esperienza di Fabio Rinaldi sono a dir poco notevoli, estremamente interessanti non solo per il fascino delle immagini rappresentate ed elaborate, ma anche per la particolarità dei temi scelti e per la risonanza emotiva oltre che estetica che essi evocano." LAURA MULLICH

"... Desiderare di far rivivere ancora uno sfarzo ed una grandezza che oggi riesce ancora a confondere è un profondo desiderio per tutti coloro che, curiosi, esplorano il tempo attraverso anche le opere dell'uomo. Fabio Rinaldi restituisce questo umile rispetto per il passato attraverso una serie di immagini attente e tese a ridare vita a ciò che è ricordo attraverso la vita, il corpo. Il suo nudo discreto appare in simbiosi con il paesaggio e con quelle antiche pietre che sembrano, esse stesse, evocarne l'emozionante presenza." TULLIO FRAGIACOMO

"... La fotografia di Fabio Rinaldi si inserisce nella visione classicista del nudo femminile La prima e immediata sensazione è quella di un'attenta vigilanza sulle doti di voluttà e di seduzione, da presentare in modo pudico e discreto; lo studio diligente della posa, la compostezza delle mani, sapientemente disposte a coprire, con il velo, parte del corpo, rimanda alla classicità del peplo greco, richiamo che contribuisce a convertire le innegabili qualità fisiche in virtù diciamo "platoniche". Lo sguardo, dolce e penetrante ci fissa e ci dissuade dal concentrarci troppo sulle parti del corpo tradizionalmente e segnatamente erotiche, per instaurare un rapporto di occhiate che rovescia la situazione consueta: siamo noi a difenderci dalla modella, non lei dal nostro. Una composizione rigorosamente ancorata agli stilemi classici; la chiamerei "scolastica", sia per la sapienza della modella, che esprime quanto di meglio della sua formazione professionale, sia per la condizione imposta dalla sala di posa, che consente al fotografo di esprimersi esclusivamente attraverso stereotipi." GIORGIO RIGON

"… Attraverso le foto di Rinaldi si attraversano in quasi religioso silenzio dei frammenti di una Spagna diversa, incastonata in una propria dimensione storica che pur essendo aliena ai ritmi stereotipati dell'immaginario comune, lascia trasparire atmosfere cariche di emozioni, quasi rimpianti per una realtà che sembra esserci sfuggita." PAOLA LATINI

"…Per cogliere l'"attimo formatore", la vita di legna, foglie e chicchi umidi di rugiade, Rinaldi ha violato i segreti delle campagne del noto viticoltore e presidente del Consorzio dei vini Doc Carso, rubando con gli strumenti del mestiere l'esile parabola delle foglie e dei grappoli dall'incerta primavera al plumbeo autunno. Trionfando in bianco e nero tra ombre di pali e croste di licheni immortali sulla pietra sbrecciata dal crudo vento dell'est. Un percorso tortuoso e denso di incognite, mese dopo mese, acino dopo acino sino all'epilogo sacrificale. Un tino che ribolle, il "sangue" di tante piante che frange le rotondità fibrose delle botti di rovere transalpino, infine il trionfo nei calici. Le immagini di Rinaldi celebrano uno spazio, una terra, l'orizzonte e la forza della marna, l'umiltà e la potenza dell'avvicendarsi delle stagioni in una storta e legnosa parodia dell'esistenza. Guarda e pensa, scruta attento tra le pagine. Il prossimo sorso non sarà lo stesso." MAURIZIO LOZEI

"…Coerentemente con la concezione della Land Art, spesso legata ad uno spazio temporale effimero, Rinaldi documenta la memoria dell'evento, avvalendosi anche di tracce postromantiche nell'accentuato contrasto luministico dei cieli e scandendo il proprio intervento in due fasi: quello del vero e proprio reportage, che narra i vari momenti della realizzazione delle campiture del graffito, e quella della riflessione, che, con efficacia pone l'accento sull'interpretazione dell'opera d'arte nell'ambiente e in rapporto con gli edifici circostanti." MARIANNA ACCERBONI

In questo l'autore ha il merito di non cadere nel facile bozzettismo, nell'acritica raffigurazione del buon tempo antico e dei "gentili costumi" che lo avrebbero contrassegnato. Al contrario dal suo reportage emerge una visione disincantata, per nulla rassicurante di quell'epoca violenta e buia dove i contadini-servi venivano venduti assieme ai contadini sui quali erano costretti a lavorare. Certe immagini realizzate da Fabio Rinaldi a Cividale [durante le rievocazioni storiche] rimandano alla Raffinata estetica del Decameron e dei racconti di Canterbury del compianto Pierpaolo Pasolini. Oppure, se preferite, a certe scene di "Il nome della rosa". CLAUDIO ERNÈ

Decisamente la gente di Cividale dà il massimo in questa rievocazione e decisamente Fabio è riuscito a cogliere nei suoi scatti l'essenza di questo impegno che non è solo finzione ma reale immersione in ciò che c'era e ora non c'è più. Sguardi fieri di cavalieri egocentrici, sguardi pensierosi di armigeri preoccupati, sguardi vacui di popolani emarginati, occhi colmi di dolcezza di fanciulle in età da marito, occhi carichi di fiducia e aspettativa nei volti dei bambini…. E allora togliamoci di dosso il peso della nostra frenetica quotidianità e con gli occhi ben aperti, il ritmo del nostro cuore rallentato per non far troppo rumore, la mente sgravata da qualsiasi pensiero, avviciniamoci in punta di piedi a questo vecchio mondo e godiamone la spontaneità, tocchiamone l'essenza, lasciamoci abbracciare dalla sua atmosfera. PAOLA LATINI

Va subito detto che siamo di fronte al lavoro di un vero fotografo professionista, non tanto nel senso di chi vive di fotografia, ma piuttosto nel senso di chi conosce a fondo il mezzo che usa e lo mette al servizio della propria creatività per confezionare una comunicazione visiva non cervellotica e criptata, ma serena, godibile e generosa di emozioni. Rinaldi si vale di una fotografia dotata di un linguaggio netto e pulito nella più classica tradizione "bressoniana". Quella del " momento decisivo" che non può e non deve sfuggire al reporter perché un millesimo di secondo prima o dopo, quell'attimo magico non esiste più. Presuppone quindi grande velocità e colpo d'occhio e grande capacità di sintesi: organizzare forme e messaggi dentro un rettangolo in frazioni di tempo infinitamente piccole sembra impossibile, ma diventa "mestiere" con un grande allenamento che deve però sempre fondare le basi su un talento istintivo. Prima ancora dello scatto, però, il fotografo reporter deve essere "cacciatore" e voyeur : curioso, ficcanaso, un po' invadente senza arrivare ad essere inviso, mai pago del primo scatto, ostinato e motivato ma anche poeta e sognatore, innamorato del bello, del vedere, del saper vedere. Queste qualità-manie-difetti mi sembra che Fabio Rinaldi le possegga tutte, per nostra fortuna. GUIDO CECERE

 

COPERTINE

 

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