torna alla pagina precedentevai alla pagina successivaLa Città dei Filosofi - Quaderno 12/4 - 2001

Proposta n. Che effetto fa essere un pipistrello?

Testo lungo; tempo 8 ore (per la suddivisone vedi Tempi)

 

Tema

La posizione sostenuta da Thomas Nagel nell’ambito del dibattito sulla relazione mente-corpo prende il nome di epifenomenismo e cerca di conciliare l’autonomia delle realtà materiali e la loro oggettiva descrivibilità scientifica con l’irriducibilità dei fenomeni mentali a semplici fenomeni materiali: c’è un aspetto soggettivo nel fatto mentale che non può essere ridotto a nulla di fisicamente oggettivo. L’elemento soggettivo si manifesta nel punto di vista da cui l’esperienza è sperimentata. Si tratta di un testo esplicitamente filosofico da inserire nel modulo, che esprime in forma brillante questa posizione antiriduzionista.

 

Note per l’insegnante

Si tratta del testo più complesso e tecnico di quelli proposti nel modulo e l’insegnante, nel sottoporlo agli alunni, dovrà guardarsi dalla tentazione di affrontare la questione mente-corpo in se stessa, ma dovrà utilizzarlo come esempio di un esperimento mentale di assunzione di un punto di vista radicalmente diverso.
La lettura del testo e l’effettuazione della verifica dovranno essere precedute da una brevissima lezione dell’insegnante di Scienze sui pipistrelli e sugli insetti, su cui gli studenti non saranno chiamati in nessun modo a riferire.

 

Indicazioni per gli studenti

Thomas Nagel, serbo, è nato nel 1937 e insegna filosofia e diritto all’Università di New York. Proponiamo un passaggio del celebre saggio Che effetto fa essere un pipistrello? del 1974, poi raccolto nel volume Questioni mortali.

 

Testo

Suppongo che tutti crediamo che i pipistrelli abbiano un'esperienza. Dopo tutto sono mammiferi, e non vi è più dubbio sul fatto che essi abbiano esperienze che sul fatto che le abbiano topi, piccioni o balene. Ho scelto i pipistrelli invece delle vespe o dei passeri perché se ci si allontana troppo dall'albero filogenetico, gli individui abbandonano gradualmente la fiducia sul fatto che vi è in qualche modo esperienza. I pipistrelli, anche se più vicini a noi che quelle altre specie, presentano tuttavia una gamma di attività, e un apparato sensorio, così differenti dai nostri che il problema che desidero porre è eccezionalmente nitido (sebbene possa certamente essere sollevato a proposito di altre specie). Anche senza il beneficio della riflessione filosofica, chi ha passato un po' di tempo in uno spazio chiuso con un pipistrello agitato sa che cosa vuol dire incontrarsi con una forma di vita fondamentalmente estranea.

Ho detto che la sostanza della credenza secondo cui i pipistrelli hanno una esperienza e che fa un certo effetto essere un pipistrello. Ora sappiamo che molti pipistrelli (i microchiropteri, per essere precisi) percepiscono il mondo esterno principalmente con un ecogoniometro, o ecolocalizzatore, che scorge i riflessi che provengono dagli oggetti all'interno del loro raggio d'azione, attraverso le loro strida brevi, sottilmente modulate, a alta frequenza. 1 loro cervelli sono destinati a connettere gli impulsi esterni alle eco successive, e l'informazione così acquisita permette ai pipistrelli di farsi giudizi precisi della distanza, della forma, del movimento e della struttura, comparabili ai giudizi che noi ci facciamo attraverso la vista. Ma l'ecogoniometro di un pipistrello, anche se è chiaramente una forma di percezione, non è simile, nel suo modo di funzionare, a uno qualsiasi dei nostri sensi, e non c'è ragione di supporre che sia soggettivamente simile a qualsiasi cosa di cui noi possiamo fare esperienza, o a qualsiasi cosa possiamo immaginare. Questo sembra creare difficoltà per la nozione dell'effetto che fa essere un pipistrello. Dobbiamo considerare se qualche metodo ci permette di estrapolare a partire dal nostro caso particolare la vita interiore del pipistrello, e, se non è cosi, quali metodi alternativi possono esservi per comprendere la nozione.

La nostra esperienza particolare fornisce il materiale fondamentale per la nostra immaginazione, e il campo di essa è quindi limitato. Non servirà a niente cercare di immaginare che abbiamo membrane palmate sui nostri arti che ci permettono di volare qua e là al crepuscolo e all'alba acchiappando insetti con la bocca, che abbiamo una vista molto debole e percepiamo il mondo circostante con un sistema di segnali sonori riflessi a alta frequenza: e che passiamo la giornata appesi a testa in giù in una soffitta. Per quanto io possa immaginarmi tutto questo (che non è molto), ciò mi dice soltanto che effetto farebbe a me comportarmi come si comporta un pipistrello. Ma la questione non è questa. lo desidero sapere che effetto fa essere un pipistrello a un pipistrello. Eppure, se cerco di immaginarlo, sono limitato alle risorse della mia mente, e quelle risorse sono inadeguate per il compito. Non posso svolgerlo immaginando aggiunte alla mia esistenza presente o immaginando che siano gradualmente sottratti da essa dei segmenti o immaginando qualche combinazione di aggiunte, sottrazioni, e modificazioni.

Nella misura in cui io potrei avere l'aspetto e il comportamento di una vespa o di un pipistrello senza cambiare la mia struttura fondamentale, le mie esperienze non assomiglierebbero in nulla alle esperienze di quegli animali. D'altra parte, è dubbio che possa essere attribuito un significato qualsiasi alla supposizione che io potrei possedere la costituzione neurofisiologica interna di un pipistrello. Anche se io potessi essere trasformato in pipistrello attraverso mutamenti graduali, nulla, nella mia costituzione presente, mi permette di immaginare come sarebbero le esperienze di quel futuro stadio di me stesso cosi metamorfosizzato. La prova migliore verrebbe dalle esperienze di pipistrelli, se solo noi sapessimo come sono.

Così, se l'estrapolazione che facciamo a partire dal nostro caso particolare è implicata nell'idea di che effetto fa essere un pipistrello, l'estrapolazione deve essere incompleta. Non possiamo farci più che un'idea schematica dell'effetto che quello fa. Per esempio, possiamo attribuire tipi generali di esperienza sulla base dell'anatomia dell'animale e dei suo comportamento. Così descriviamo l'ecogoniometro del pipistrello come una forma di percezione tridimensionale avanzata; crediamo che i pipistrelli provino in qualche versione pena, paura, fame e desiderio e abbiano altri, più familiari tipi di percezione, oltre all'ecogoniometro. Ma crediamo che queste esperienze abbiano anche, in ogni caso, un carattere soggettivo specifico, che va al di là della nostra capacità di comprendere. E se altrove vi è vita cosciente nell'universo, è probabile che una parte di essa non sarà descrivibile neanche nei termini più generali relativi all'esperienza di cui disponiamo. (Il problema, tuttavia, non è limitato ai casi esotici perché esiste tra una persona e l'altra. Il carattere soggettivo dell'esperienza di una persona sorda e cieca dalla nascita non mi è per esempio accessibile, né, presumibilmente, il carattere soggettivo della mia esperienza lo è per lei. Questo non impedisce a ciascuno di noi di credere che l'esperienza dell'altro abbia un tale carattere soggettivo.)

Se qualcuno è incline a negare che possiamo credere nell'esistenza di fatti come questo, la cui esatta natura non possiamo in alcun modo concepire, dovrebbe riflettere che quando consideriamo i pipistrelli siamo in una posizione molto simile a quella che occuperebbero pipistrelli intelligenti o marziani se cercassero di farsi un'idea di che effetto fa essere noi. La struttura delle loro menti potrebbe rendere loro impossibile di riuscirci, ma sappiamo che avrebbero torto a concludere che non c'è nulla di preciso nell'effetto che fa essere noi: che soltanto certi tipi generali di stati mentali potrebbero esserci attribuiti (forse percezione e appetito sarebbero concetti comuni a noi e a loro; forse no). Sappiamo che avrebbero torto a tirare una conclusione scettica del genere perché sappiamo che effetto fa essere noi. E sappiamo che, sebbene questo stato includa una enorme quantità di variazione e complessità. e sebbene non possediamo il vocabolario per descriverlo adeguatamente, il suo carattere soggettivo e altamente specifico, è sotto certi aspetti descrivibile in termini che possono essere compresi solo da creature come noi. Il fatto che non possiamo in alcun modo sperare di poter accogliere nel nostro linguaggio una dettagliata descrizione della fenomenologia marziana o pipistrellesca non dovrebbe portarci a rifiutare come insensata la pretesa che pipistrelli e marziani abbiano esperienze del tutto comparabili alle nostre per ricchezza di particolari. L: ideale sarebbe che qualcuno sviluppasse concetti e una teoria che ci permettesse di riflettere su queste cose; ma una comprensione del genere può esserci permanentemente negata dai limiti della nostra natura. E negare la realtà o il significato logico di quello che non possiamo in alcun modo descrivere o comprendere è la forma più cruda di dissonanza cognitiva.

Questo ci porta alle soglie di un argomento che richiede una discussione molto più approfondita di quella che affronto qui; vale a dire, la relazione tra fatti, da una parte, e schemi o sistemi concettuali dall'altra. Il mio realismo a proposito del dominio soggettivo in tutte le sue forme implica una credenza nell'esistenza di fatti che eccedono i concetti umani. E' certamente possibile per un essere umano credere che vi sono fatti a proposito dei quali gli umani non possiederanno mai i concetti necessari per rappresentarli o comprenderli. A dire il vero sarebbe insensato dubitarne, data la finitezza delle aspettative umane. Dopo tutto, i numeri transfiniti sarebbero esistiti anche se tutti fossero stati annientati dalla morte nera prima che Cantor li scoprisse. Ma si potrebbe anche credere che vi sono fatti che non potrebbero mai essere rappresentati o compresi dagli esseri umani, anche se la specie durasse per sempre - semplicemente perché la nostra struttura non ci permette di operare con concetti del tipo necessario. Questa impossibilità potrebbe anche essere osservata da parte di altri esseri, ma non è chiaro se l'esistenza di tali esseri, o la possibilità della loro esistenza, sia una precondizione del significato dell'ipotesi secondo cui vi sono fatti inaccessibili agli umani. (Dopo tutto, la natura di esseri che abbiano accesso a fatti inaccessibili agli umani e presumibilmente, in se stesso, un fatto inaccessibile agli umani.) Una riflessione su che effetto fa essere un pipistrello ci porta quindi alla conclusione che vi sono fatti che non consistono nella verità di proposizioni esprimibili in un linguaggio umano. Possiamo essere costretti a riconoscere l'esistenza di fatti del genere senza essere in grado di spiegarli o comprenderli.

Non approfondirò questo argomento, comunque. La sua connessione con l'argomento di cui mi occupo (cioè, il problema corpo-mente) è che esso ci permette di fare un'osservazione generale a proposito del carattere soggettivo della esperienza. Quale che possa essere lo statuto di fatti a proposito di che effetto fa essere un essere umano, o un pipistrello, o un marziano, sembrano essere fatti che incorporano un particolare punto di vista.
Non mi riferisco qui al carattere per così dire privato dell'esperienza per chi la possiede. Il punto di vista in questione non è accessibile solo a un singolo individuo. Piuttosto è un tipo. Spesso è possibile cogliere un punto di vista diverso dal proprio, per cui la comprensione di tali fatti non è limitata al nostro caso. Vi è un senso in cui fatti fenomenologici sono perfettamente oggettivi: una persona può sapere o dire qual è la qualità dell'esperienza dell'altra. 1 fatti sono soggettivi, tuttavia, nel senso che anche questa attribuzione oggettiva di esperienza è possibile solo per qualcuno che sia sufficientemente simile all'oggetto dell'attribuzione da essere in grado di adottare il suo punto di vista - di comprendere l'attribuzione in prima persona così come in terza, per dir così. Più l'altro soggetto di esperienza è differente da noi, meno ci si può aspettare che l'impresa riesca. Nel nostro caso occupiamo noi il punto di vista rilevante, ma avremo altrettante difficoltà a comprendere appropriatamente la nostra propria esperienza se l'avviciniamo a partire da un altro punto di vista cercassimo di comprendere l'esperienza di un'altra specie senza adottare il suo punto di vista. (1)

 

Attività con gli studenti

Il docente guida la discussione che si incentra sulla effettiva possibilità di percepire e descrivere l’esperienza dell’altro. Possono essere introdotte tematiche relative alla lontananza storica o geografica, alla differenza di formazione culturale, alle differenze di genere, ecc.

 

Verifica formativa

Il folgorante inizio del racconto lungo La metamorfosi di Franz Kafka sarà anche l’inizio della verifica che chiude questa parte del modulo. Agli alunni sarà chiesto di completare, in forma narrativa e in non più di quattro colonne di foglio protocollo, il racconto delle vicende e dell’esperienza di Gregor Samsa, calandosi nel punto di vista del grosso insetto. Agli alunni saranno indicati alcune voci che dovranno essere trattate:

  1. La percezione che l’insetto ha di sé come mente e come corpo.

  2. La percezione che l’insetto ha dello spazio.

  3. La percezione che l’insetto ha del movimento.

  4. La percezione che l’insetto ha degli altri.

  5. La percezione che gli altri hanno dell’insetto

  6. Lo scarto tra l’esperienza da uomo e l’esperienza da insetto, come Samsa la percepisce…

“Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto. Sdraiato nel letto sulla schiena dura come una corazza, bastava che alzasse un po’ la testa per vedersi il ventre convesso, bruniccio, spartito da solchi arcuati; in coma al ventre la coperta, sul punto di scivolare per terra, si reggeva a malapena. Davanti agli occhi gli si agitavano le gambe, molto più numerose di prima, ma di una sottigliezza desolante. “Che cosa mi è capitato?” pensò”.

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NOTA

1. Può essere più facile che io supponga di oltrepassare barriere interspaziali con l'aiuto dell'immaginazione. Per esempio i ciechi sono capaci di scoprire oggetti loro vicini attraverso una forma di ecogoniometro usando suoni vocali o battendo con un bastone. Forse se sapessimo che effetto fa, si potrebbe per estensione immaginare approssimativamente che effetto fa possedere un ecogoniometro più raffinato di quello del pipistrello. Anche per altre persone la comprensione di che effetto fa a loro essere loro e solo parziale, e quando passiamo a specie molto differenti dalla nostra, possiamo disporre di una comprensione parziale ancora minore. L'immaginazione è considerevolmente flessibile. Il mio punto, tuttavia, non è che non possiamo sapere che effetto fa essere un pipistrello. Non sollevo questo problema epistemologico. Il mio punto è piuttosto che anche per farsi un'idea di che effetto fa essere un pipistrello (e a fortiori sapere che effetto fa essere un pipistrello) ci si deve mettere dal punto di vista del pipistrello. Se possiamo assumerlo approssimativamente o parzialmente, allora anche la nostra idea sarà approssimativa o parziale. O sembra tale allo stato attuale della nostra comprensione.

 

[INDICE DEL MODULO]