Proposta n. 5: Materiale iconografico Il pavimento può essere il soffitto? (tempo: 3 ore)
Tema
L’opera di Escher è rilevante sia da un punto di vista estetico-artistico che dal punto di vista della psicologia della percezione. Questo la rende spendibile anche nell’ottica del modulo perché propone agli studenti punti di vista inconsueti e spiazzanti: “I miei soggetti sono spesso giocosi. Non posso esimermi dallo scherzare con le nostre inconfutabili certezze. Per esempio, è assai piacevole mescolare sapientemente la bidimensionalità con la tridimensionalità, la superficie piana con lo spazio, e divertirsi con la gravità. Siete proprio sicuri che il pavimento non possa anche essere il soffitto? Siete del tutto convinti che salendo una scale vi troverete più in alto? È vero che la metà di un uovo è anche la metà di un guscio?” (Escher).
Fra l’altro riteniamo che la proposta di questo materiale iconografico sia particolarmente coerente con la proposta n. 2.
Suggerimenti operativi
Converrà escludere nell’utilizzo di questi materiali le considerazioni di tipo estetico ed avvalersi di quelle più tecniche solo nella misura in cui sono utili allo sviluppo della riflessione. Le immagini prescelte - tra le quali l’insegnante potrà fare un’ulteriore selezione - sono quelle della serie che Escher chiama della relatività e quelle della serie del conflitto tra tridimensionalità e bidimensionalità.
Il materiale viene somministrato senza commento agli studenti, divisi a gruppi di due. Viene poi chiesto loro di descrivere l’opera. Nel caso si tratti di scuole dove si pratica la grafica gli studenti potranno riprodurle o crearne di nuove.
Le descrizioni degli studenti verranno infine confrontate con quelle che propone lo stesso Escher, e che vengono qui riportate.
Testo: M.C. Escher, Esplorando l’infinito, Milano, Garzanti 1991)
Indicazioni per gli studenti
M.C. Escher (Olanda, 1898-1972), grafico. La sua opera è legata alle scienze più avanzate. Ha illustrato il proprio lavoro in Esplorando l’infinito (1964), da dove sono state estratte le pagine qui proposte.

La diapositiva a sinistra mostra due colonne doriche affiancate. La parte inferiore di quella a sinistra dà l'illusione di un blocco di pietra solido, pesante, a tre dimensioni. Ma si tratta di una stampa piatta, una proiezione bidimensionale. La colonna intera, fuori dal suo contesto, può quindi essere considerata come un foglio di carta che piegato e ripiegato si riduce a un frammento stropicciato. Lo so che è una assurdità, ma non posso evitare di disegnarla cosi. La stessa contraddizione accade con la colonna a destra: la parte superiore sembra tridimensionale, ma è in realtà piatta. Piegata e ripiegata, la sua base, sulla sinistra dei foglio, finisce coi subire apparentemente la pressione della colonna di sinistra.
Un problema simile viene trattato nella stampa a destra. In alto la plasticità della sfera viene indicata da una decisa illuminazione su un lato e una marcata ombreggiatura sull'altro. Ma non è una sfera. Si tratta soltanto di un'immagine circolare piatta che si può tagliare con le forbici. Al centro vediamo un disco di carta, ripiegato in modo che la metà inferiore stia in piedi verticalmente e la metà superiore giaccia in orizzontale; la sfera in alto poggia su questa sezione orizzontale. Ma il disco può anche essere disegnato come la superficie circolare di un tavolo alla base della stampa. Gli altri due dischi (o sfere, se si preferisce) vi poggiano sopra.
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A sinistra, un'altra ambiguità: un drago più o meno assurdo. Pretende di occupare lo
spazio, ma è piatto, ed è possibile farvi due incisioni e piegarlo per ottenere due fori. Ma poiché pretende anche di essere
tridimensionale, inserisce la testa in una delle aperture e la coda nell'altra.
A destra, un foglio di carta è fissato sul fondo da quattro puntine da disegno. Una mano destra, che regge una matita, vi schizza un polsino di camicia. Si tratta di uno schizzo appena accennato, ma subito dopo, a destra, il disegno dettagliato di una
mano sinistra viene fuori dal polsino, si alza dal piano e prende vita. A sua volta questa mano sinistra sta schizzando il polsino dal quale esce la mano destra. Alcuni anni dopo aver fatto questa stampa, ho visto la stessa identica idea di due mani che si disegnano a vicenda in un libro del famoso cartoonist americano Saul Steimberge.
![]() Gravitazione Un altro mondo |
La stampa a sinistra raffigura un dodecaedro a stella. E' limitato dai piani di dodici stelle a cinque punte. Su ognuno di questi piani vive un mostro senza coda. con il corpo imprigionato in una piramide a cinque facce. e la testa e le zampe che sporgono dai fori che si aprono sulle mura di questa prigione. Per chiarire a chi appartenga ognuna delle parti in questo groviglio di zampe e teste, ho dato ad ogni creatura un colore diverso. Questa stampa, che è l'ultima della mia serie di poliedri regolari, può servirci come
collegamento a un altro argomento, che io chiamo la relatività della funzione di un piano. In realtà, esiste già in questa immagine una relazione tra piani orizzontali e piani verticali. Per esempio, guardando il piano che fa da pavimento all'animale verde, vediamo allo stesso tempo che una delle sue punte è una parete verticale della piramide che copre il corpo dell'animale giallo. Troviamo lo stesso rapporto sugli altri piani; tutti sono contemporaneamente muri e pavimenti.
La stampa a destra è la prima di una serie che tratta, come argomento principale, la relatività. Mostra
l'interno di una struttura cubica, con finestre ad arco che si aprono su tre paesaggi differenti. Dalle due superiori si vede, come dalla cima di un campanile, il mondo sottostante; le finestre centrali sono ad altezza d'occhio e mostrano l'orizzonte; dalle due inferiori osserviamo le stelle. Può sembrare assurdo che nadir, orizzonte e zenit si combinino in un'unica costruzione, eppure tutto questo forma un insieme logico. Qualsiasi funzione che si voglia ascrivere ai diversi piani di questo edificio è relativa. Lo sfondo al centro della stampa, per esempio, ha tre significati: è un muro rispetto all'orizzonte che gli sta dietro; è un pavimento in relazione con la
prospettiva superiore; è un soffitto rispetto alla visione del cielo stellato in basso.
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La medesima idea è stata ulteriormente sviluppata in questa stampa. La
stessa scena è ripetuta due volte: nella metà superiore del foglio guardiamo
in basso, da un' altezza di circa tre piani, e scorgiamo la piazza di una
città, con una palma al centro. La parte inferiore ci offre la stessa veduta,
con il medesimo ragazzino seduto sui gradini e la stessa ragazza che guarda
dalla finestra, ma non tutto viene visto dal pianterreno. Volgendo lo sguardo in
alto verso lo zenit, vediamo il pavimento a piastrelle su cui ci troviamo,
ripetuto al centro come soffitto. Nella scena superiore, queste stesse
piastrelle servono di nuovo da pavimento, e ancora sopra vengono per la terza
volta ripetute come soffitto.
La diapositiva a destra è un particolare ingrandito del centro della stampa,
che consente di notare l'incongruenza della casa sulla destra: salendo alcuni
gradini, si accede al pianterreno, ma guardando dalla finestra, ci si trova
all'improvviso al terzo piano.
Prima di procedere con i giochi di relatività, vi prego di dare un'occhiata
all'animale fantastico a sinistra. Mi ha sempre sorpreso il fatto che la ruota
sia un'invenzione dell'uomo. Quando Dio creo il mondo, Egli ha dimenticato di
dare vita a degli animali che sapessero deliberatamente adoperare il proprio
corpo come una ruota, o come un cerchione, per spostarsi. Alcuni animali sanno
arrotolarsi e assumere la forma. di una palla, per proteggersi dai loro nemici.
Ma un riccio raggomitolato, per esempio, se ne sta fermo come un sasso, a meno
che non venga spinto o gli si dia una pedata.
E' per ciò che mi vanto di avere assolto a un'antica necessità disegnando questo "rotolone" (come lo chiama uno dei miei amici inglesi). L'ho ritratto in quattro diversi stadi di locomozione: mentre cammina lento e con cautela sulle sue tre paia di gambe, poi mentre gradualmente si arrotola sino a diventare un disco compatto, e infine mentre parte rotolando, e accelera spingendo più volte sul pavimento con piedi quasi umani. I suoi occhioni, posti come antenne ai lati della testa, rimangono al centro mentre rotola via.
La stampa a destra mostra un grande numero di questi animali che si
avventurano su e giù per delle rampe di scale. Entrano in processione, e sempre
in processione si arrotolano ed escono. Il loro movimento serve a dimostrare una
relatività di tipo simile a quello già mostrato nelle stampe precedenti, ma ho
aggiunto un nuovo elemento al gioco: un riflesso speculare del tipo che vi ho
mostrato ieri l'altro, con le tassellature simmetriche. Quasi tutta la parte
superiore della stampa è un'immagine speculare di quella inferiore. La rampa di
scale in alto, che scende da sinistra a destra, è stata rovesciata due volte:
la prima al centro e la seconda in basso.
Le nozioni di "sopra" e "sotto" appaiono intercambiabili. L'animale più in alto scende le scale sino al pianerottolo. Poi gira a destra, si arrampica di nuovo e scompare dietro una porta. Nel frattempo, da un orifizio nel muro ne spunta un altro, che scende. Gli animali camminano affiancati nella stessa direzione, eppure quello a sinistra sale e quello a destra scende.I1 muri e i pavimenti si confondono, scambiando i loro ruoli.
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In quest'immagine operano tre forze di gravità perpendicolari tra loro. Alcuni uomini s'incrociano sul piano e sulle scale. Alcuni di loro, pur appartenendo a mondi diversi, si avvicinano molto, ma ignorano le loro reciproche esistenze; per esempio, al centro un tale con un sacco di carbone sulla schiena sale dallo scantinato. Ma quello stesso pavimento sul quale poggia il piede destro serve da muro all'uomo seduto alla sua sinistra; inoltre c'è un altro uomo alla sua destra, che sta scendendo e che vive in un altro mondo ancora. Altro esempio: sulla scala più alta (di cui vi faccio vedere un ingrandimento a destra), due persone si muovono affiancate, ambedue da sinistra a destra. Eppure, una sale e l'altra scende. Su altre due rampe di scale vediamo gente che cammina da entrambi i lati.
![]() Belvedere Belvedere (particolare) |
Con le prossime tre stampe concluderò questa conversazione. Il tema è simile al precedente, ma invece di "relatività", potremmo dire che si tratta di "oggetti impossibili.
La prima stampa mostra un belvedere e tre piani, con sullo sfondo un paesaggio montuoso. Sul pavimento, in primo piano, giace un pezzo di carta (che vediamo a destra ingrandito), su cui è tracciata la figura di un cubo. Due cerchietti indicano i punti di intersezione dei lati. A seconda di come guardiamo il cubo, risulterà quale delle due linee è davanti all'altra. Il ragazzo seduto sulla panca tiene tra le mani un puzzle cubico che combina le due possibilità: il sopra e il sotto si contraddicono a vicenda. Il personaggio ci medita su e, a ragione, non può credere ai suoi occhi.
E' probabile che egli non si renda conto che anche l'edificio alle sue spalle presenta le stesse incongruenze. Per esempio, la scala a pioli al centro, pur essendo stata disegnata correttamente dal punto di vista prospettico e in maniera piuttosto credibile come oggetto, ha la base che poggia nella casa, mentre l'estremità superiore ne resta fuori. Per cui le due persone sulla scala non possono avere relazione fra loro.
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Scala |
L'immagine a sinistra presenta un edificio complesso, una specie di convento con un cortile rettangolare interno. Al posto del tetto c'è un percorso chiuso di gradini, una scalinata che consente agli abitanti di camminare intorno all'attico della loro abitazione. Forse si tratta di monaci, membri di qualche ignota setta. Può darsi che salire le scale in senso orario a tempi fissi faccia parte del loro rituale quotidiano; quando sono stanchi, possono mutare direzione e, per un po', scendere. Ma entrambi i concetti, sebbene non privi di qualche strano significato, sono ugualmente inutili. Due individui refrattari si rifiutano di prendere parte a quest'esercizio spirituale. Senza dubbio credono di saperla più lunga dei loro compagni, ma prima o poi ammetteranno di essersi sbagliati non adeguandosi.
Il tema della "scala continua" non è una mia invenzione, ma quella di un matematico inglese, il professor L. S. Penrose. La diapositiva a destra mostra una riproduzione del suo disegno. Ho indicato con una sottolineatura rossa il livello che dovrebbe essere orizzontale, e che spiega il trucco.
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La diapositiva a sinistra è l'ultima stampa che vi posso mostrare. L'acqua di una cascata, che mette in moto la ruota del mugnaio, scorre quieta a zigzag lungo un canale tra due torri sino a quando raggiunge il punto in cui cade di nuovo. Il mugnaio la può far scorrere indefinitamente aggiungendo ogni tanto un secchio di acqua per livellare quella persa per evaporazione. Le torri hanno la stessa altezza, eppure quella a sinistra è più alta dell'altra. 1 poliedri in cima non rivestono significati particolari. Li ho collocati li semplicemente perché mi piacciono molto: a sinistra ci sono tre cubi che si intersecano, a destra tre ottaedri. Sullo sfondo c'e un paesaggio a terrazze tipico dell'Italia meridionale, e in primo piano, in basso a sinistra, ci sono delle piante di muschio molto ingrandite. Gli imbuti sono, nella realtà, alti circa due millimetri e mezzo.
Il tema di questa cascata autosufficiente è basato sul triangolo che vi mostro nella diapositiva a destra. Mi risulta che sia un'invenzione di Roger Penrose, figlio dell'inventore della "scala continua" della stampa precedente. Forse è il caso di citare quanto dice in un articolo sul "The British Joumal of Psychology" del febbraio 1958: "Abbiamo qui un disegno prospettico, di cui ognuna delle parti intende rappresentare una struttura tridimensionale rettangolare. Le linee del disegno sono tuttavia collegate in modo tale da riprodurre un impossibile. Via via che l'occhio scorre da una linea all'altra della figura, si rendono necessari improvvisi cambi di interpretazione della distanza dell'oggetto dall'osservatore".
E con ciò, signore e signori, finisce questa conversazione. Spero di non aver messo a dura prova la vostra pazienza, e vi ringrazio molto per l'attenzione che avete voluto, con tanta gentilezza, dedicare a queste mie fantasie.
Verifica formativa
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L’insegnante propone un’immagine e chiede agli studenti di enumerare tutte le incongruenze (semplice enumerazione).·
L’insegnante propone un’opera grafica, per esempio Relatività, e dopo aver contrassegnato con un nome tutti gli attori della scena, chiede agli studenti di assumere il punto di vista di uno solo di essi e di descrivere la scena esclusivamente da quel punto di vista (max. 40 righe)·
Si propone agli studenti la versione in bianco e nero dell’opera grafica Gravitazione e la descrizione che ne dà Escher: “La stampa raffigura un dodecaedro a stella. E’ limitato dai piani di dodici stelle a cinque punte. Su ognuno di questi piani vive un mostro senza coda, con il corpo imprigionato in una piramide a cinque facce, e la testa e le zampe che sporgono dai fori che si aprono sulle mura di questa prigione.” L’insegnante chiede agli studenti di fare l’operazione che fece lo stesso Escher, cioè dare ad ogni creatura un colore diverso per chiarire a chi appartenga ognuna delle parti nel groviglio di zampe e teste.