Storia Castelnuovo

25-09-12

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IL MATTINO
DEL 25 MAGGIO
2006
CAMPIONATO DI SECONDA CATEGORIA
MARGHERITA SIANI

Castelnuovo record: nemmeno una sconfitta
CENTO gol segnati
in una stagione, appena ventitre subiti, settantaquattro punti ottenuti su ventiquattro vittorie e quattro pareggi. E, soprattutto, mai una sconfitta. La squadra dei record per eccellenza e senza dubbio la A.S. Castelnuovo di Conza, formata per intero da ragazzi residenti nel proprio paese. Si è aggiudicata il campionato di seconda categoria (girone S) sbaragliando tutti, senza difficoltà. In questo piccolo Comune, dove la partecipazione è attivissima, l’abnegazione alla propria squadra è totale. Più della  metà del paese ha seguito le partite, con in testa il sindaco, Nino Terralavoro, non nelle sue funzioni istituzionali, bensì di primo tifoso e presidente. Una squadra che vede la partecipazione per la gestione, anche finanziaria, di tutti i cittadini. E tra i consiglieri della società c’è persino il parroco, don Angelo Adesso. Ma qual’è il segreto di questo successo? “Il coinvolgimento totale del paese e l’avere tutti giocatori di Castelnuovo – dice il sindaco – presidente – una scelta che ha pagato e che dà una grande forza interiore, tale da alimentare energia e voglia di primeggiare. Finora siamo gli unici tra tutte le squadre salernitane di II° categoria ad essere imbattute”.
Un record, ma soprattutto un’immensa soddisfazione ha Castelnuovo per
questa squadra. “Siamo seicento abitanti effettivi – continua Terralavoro – in trasferta siamo stati seguiti sempre da un centinaio di tifosi, nelle partite casalinghe, di media, c’erano 350 tifosi di Castelnuovo sugli spalti del nostro centro sportivo”. L’amore per il calcio questo paese lo ha nel dna, quindi, anche per questo hanno in dotazione un campo invidiabile, denominato “La Rinascita”, costruito dopo il terremoto e tante volte utilizzato da squadre professioniste
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QUESTA POESIA E' STATA SCRITTA DA UNA RAGAZZINA MALATA DI CANCRO

LEGGILA

(clicca)

S I S M A

Trentennale terremoto 1980

MONUMENTO ALLE VITTIME

Martedi 23 novembre 2010 - 30° Anniversario del terremoto Programma della commemorazione in Piazza Umberto I° - Lu  Chianieddh"    Ore 17,30 Proiezione di immagini del teremoto del 23.11.1980        Ore 18,00    inaugurazione del monumento alle vittime del terremoto del 1980                Ore 18,30      Celebrazione della Santa Messa     Ore 19,30      Processione con fiaccolata         La cerimonia sarà accompagnata dal duo:     Violino - Prof. Leslaw Pnkowsk Orchestra del Teatro San carlo di Napoli       Flauto traverso Prof.ssa Caterina D'Amore      Orchestra Sinfonica del Teatro C. Gesualdo di Avellino        Interverranno   Francesco CUSTODE Sindaco di Castelnuovo di Conza          Pietro LISTA     Artista autore del monumento

   FOTO

 

Pietro=LISTA
   
 Con grande onore ho ricevuto l'incarico dall'Amministrazione di Castelnuovo di Conza per la realizzazione del Monumento alle Vittime del Terremoto del 23 novembre 1980. L'Opera sarà collocata nella Piazza Umberto I° "Lu Chianiedd", del Centro Storico ricostruito. La Piazza che è parte stessa del monumento è il luogo dove quasi tutti i corpi furono portati per essere riconosciuti e pianti. Conoscendo questo paese prima del terremoto e poi averlo visto dopo i crolli mi ha creato una forte emozione. Ricordo il fascino delle sue stradine e l'immenso spazio di orizzonti che circondavano l'intero paese, le figure silenziose dei suoi abitanti, i volti incisi nel tempo ... Tutto era avvolto da un silenzio irreale. Provai allora un senso di pace infinita. Rivisitai il paese nei giorni successivi al terremoto, camminando con l'animo straziato per le stradine devastate. Macerie ovunque. Le mie emozioni del dramma di quel terribile terremoto sono racchiuse nella mia opera così come appresso descritta.  Anastasi (resurrezione) " Io sono la porta: chi entrerà attraverso me sarà salvo" così dice Gesù di se stesso nel vangelo di Giovanni (10,9). nella simbologia cristiana indica il potere salvifico di cristo: spezzando le catene dell'antinferno (Lo She'ol), egli redime i meritevoli e riconduce a se.  Era giusto, quindi, esprimere il ricordo delle vittime nela figura della "Porta", dove si compie il "Passaggio" dalla condizione terrena a quella celeste; era giusto, inoltre che la porta fosse semiaperta, indicandosi in ciò lo spiraglio della fede quale luce di un orizzonte eterno. A quella luce la "porta" espone il racconto delle virtù e dei vizi degli uomini, ed è un racconto nascosto nei nomi delle vittime: nomi che incidono l'immobile sostanza simbolica, che ritagliano la consistenza metallica e rugginosa. Sono nomi di vittime e come tali non seguono una gerarchia, un ordine. nel loro disporsi, al di qua e al di la della porta, c'è solo la condizione innocente della loro sorpresa, della loro impotenza, colta in un gesto estremo respiro. E per questo motivo che lo spiraglio della fede è attraversato da un sottile tracciato di verde, colore che da sempre appartiene all'attesa dell'ANASTASI. Dopo un'attenta ricerca di dove si trovavano le vittime quella sera, I NOMI SARANNO INCISI SULLE LASTRE IN GRUPPI COME STAVANO NEL TERRIBILE MOMENTO DEL TERREMOTO. Le due lastre saranno collocate in acciaio corten di dimensione cm 100 x cm 300, opportunamente ancorate a suolo.

Novembre 2010

Castelnuovo           Foto del pagliar' in Contrada S.Ilarione - tratta da Il Giornalino - clicca su Pagliar' per vedere la foto

Pagliar' anni 50

 

Comunicato          
pubblicato sulla rivista "I diritti della Scuola"
Rubrica << Roma scolastica >>
"IN MEMORIA DI FEDERICO DI DONATO"
Un comitato di cittadini di Castelnuovo di Conza  SA, formato dai Sig. Cav. Francesco e Vincenzo Di Donato, Giuseppe ed Erminio Di Ruggiero, Pietro Mstrodomenico, volendo onorare la memoria del loro benemerito conterraneo Prof. Comm. Federico Di Donato, offrirono al Governatore di Roma un suo busto in bronzo, perchè fosse collocato nella Scuola dedicata al suo nome. Il busto, opera egregia di un nostro collega scultore: Luigi Lo Giudice, venne con l'approvazione del Direttore dei servizi artistici prof. Munzoz, collocato nel cortile della scuola di Via Bixio che appunto a federico Di Donato si intitola. La cerimonia dell'inaugurazione si svolse con semplicità fascista domenica 30 novembre, alla presenza dei familiari dell'indimenticabile Estinto, di ammiratori, di maestri e alunni della scuola. Parlarono brevemente, ma con caldo sentimento, l'insegnante prof. Francesco Sibilia, il Regio Ispettore scolastico cav. Pizzari, il regente la Direzione della scuola cav. Ciccarelli, il Senatore Massimo Di Donato, nipote del Commemorato.

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ARTICOLO LA CITTA' TRENTENNALE TERREMOTO 23 NOVEMBRE 80

Articolo

PROF. URCIOLO

DOCENTE UNIVERSITA' DI WASHINGTON ORIGINARIO DI CASTELNUOVO DI CONZA

LE FOTO

FOTO 1

FOTO 2

BIOGRAFIA

(IN ATTESA DELLA TRADUZIONE ED INVIO DA PARTE DELLA FIGLIA - 14.04.2011, COSì COME COMUNICATO DALLA STESSA)

Dagli appunti del Professore copie di pagine della CRONISTA CONZANA

Si riportano copie di alcune pagine riguardanti Castelnuovo di Conza

Cronista 1

Cronista 2

Cronista 3

Cronista 4

Cronista 5

Cronista 6

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ARTICOLO TRATTO DAL GIORNALE “IL MATTINO” DEL 24 NOVEMBRE 2010

Castelnuovo di Conza

Una porta con i nomi delle vittime

Ottantacinque nomi impressi su una porta socchiusa. Ottantacinque uomini, donne, bambini morti sotto le macerie trent’anni fa. E’ il monumento, tutto in acciaio, che la piccola comunità di Castelnuovo di Conza ha voluto fortemente per ricordare chi non c’è più, ma anche per ricordare a quanti oggi vivono in case nuove, tutte qui ricostruite, il sacrificio ed il dramma. Una porta, simbolo cristiano di salvezza, realizzata dall’artista salernitano Pietro Lista, inaugurata ieri sera nella Piazza principale, che tutti chiamano “Lu Chianiedd”, dove quei morti furono portati per essere riconosciuti ed anche pianti. In una rappresentazione di tre metri. << La memoria di ciò che è stato è ciò che bisogna lasciare ai nostri ragazzi>>, dice il sindaco, Francesco Custode.

ARTICOLO
    TRATTO DA       "IL MATTINO"
Margherita
SIANO

ANNO 2010
31
DICEMBRE
"IL
COMPOSTAGGIO
A
PIANO VOGLINO"

PROGRAMMA
SULL'IMPIANTO
SEQUESTRATO

Clicca copia articolo

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LA GROTTICELLA

Grotta in località "Redeta" del Comune di Castelnuovo di Conza - Foglio 8, Particella 58 - Accesso quasi chiuso per accumulo di terreno.

Rifuglio per Briganti e per le famiglie durante i bombrdamenti delle due guerre.

Secondo leggenda aveva un secondo ingresso o uscita dalla parte del vallone Mia Campagna

Le foto della posizione e dell'ingresso

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Foto tratte dal libro CASTELNUOVO, paese di emigranti della prof.ssa Tina TERRALAVORO

Tiepos de Olimpia

Di Domenico sbarco in Colombia

I Di Domenico nella loro FIAT

Moglie e figli di Francesco DI DOMENICO

Manifesto teatro Olympia

 

 


 

                      

 

 

                      

 

 

                      

 

 

 

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Comune di Castelnuovo di Conza

<1861><2011>     150° Anniversario Unità d'Italia
La Storia siamo (anche) noi - Il contributo di Castelnuovo di Conza al Risorgimento e all'unità d'Italia - Francesco Turi e Vito Pezzuto morti il 4 marzo 1861 - giovedì 17 marzo 2011, alle ore 18,00, nell'aula consiliare: Proiezione del filmato di Giovanni Minoli (RAI) sull'affondamento del Piroscafo "Ercole"

Interventi di: prof. Francesco DI GERONIMO, arch. Francesco CUSTODE - Sindaco

La cittadinanza è invitata a partecipare

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LE FOTO

SEDUTA CONSILIARE DEL 22.03.2011, PUNTO 7, INTERVENTO DEL PROF. FRANCESCO DI GERONIMO E DEL SINDACO A RIGUARDO LA MORTE DI DUE CASTELNOVESI AFFONDATI CON IL PIROSCAFO "ERCOLE"

LE FOTO

 

 

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LA PROVINCIA DI SALERNO

ORGOGLIOSI DI ESSERE ITALIANI

In questi giorni l’Italia unita compie 150 anni. Una ricorrenza che segna l’ingresso della nostra nazione nell’epoca moderna e merita di essere celebrata con solennità e, partecipazione. L’Unità d’Italia è stato un processo lungo e complesso, figlio della volontà eroica dei nostri avi che, con passione e ardimento, lottarono per l’indipendenza della Patria, anche fino al sacrificio della propria vita. E’ con animo grato, quindi, che dobbiamo ricordare l’epopea degli italiani del Risorgimento. Ai giovani di oggi rivolgo un fervido appello: siate orgogliosi di essere italiani, sentitevi parte di una comunità, siate testimoni delle tradizioni, della cultura, della storia della nostra Italia, perché solo affermando un forte sentimento di identità nazionale possiamo, uniti e consapevoli, affrontare le sfide che ci attendono.

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CASTELNUOVO DI CONZA

FOTO DELLA GROTTA SANTA MARIA DELLA PETRARA

VISTA AEREA

Vista aerea
del Comune di Castelnuovo di Conza, anno 2008, quota da 400 metri a 450 metri, foto realizzate da Gaetano Vutera

LE FOTO

Beni sul patrimonio architettonico, monumentale, ambientale e archeologico del Comune di Castelnuovo di Conza - Salerno

Ricerche:

Dott.ssa Annunziata Terralavoro

 Arch. Onidia Ciriello

 Arch. Francesco Custode

I TITOLI

Geomorfologia

Relazione Storica

Beni architettonici

Beni monumentali

Beni ambientali

Cimitero Storico

Portali

Beni archeologici

Tratti dal sito del Comune
 di Castelnuovo di Conza

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NOTIZIE

Trentennale sisma 1980 - Intervista
a Mario Porreca dalla TV Telecore

IL VIDEO

Trentennale sisma 1980 - Intervista al Sindaco dalla TV Telecore

IL VIDEO

MEOLA ANTONIO

DELIBERAZIONE CONSIGLIO COMUNALE N° 28 DEL 12.04.2011 OGGETTO:
Acquisizione al patrimonio della Croce di ferro battuto, dono del Sig. MEOLA Antonio al Comune di Castelnuovo di Conza LA GIUNTA COMUNALE Su proposta e relazione del Sindaco Arch. Francesco Custode; Premesso che:

in data 5.04.2011, il Sig. Antonio MEOLA, ha comunicato con nota prot. 1399 di voler donare alla popolazione di Castelnuovo di Conza una Croce in ferro battuto da collocare in località Quercia Madonnina su suolo comunale e precisamente sul lato sinistro della Cappella della madonnina.

Questa Amministrazione ONORATA di ricevere il dono e ringraziare il Signor Antonio MEOLA per la sua generosità; L'opera artistica il dono di un castelnovese che pur vivendo dall'età di 12 anni in America porta in CUORE forte il ricordo del suo paese e della sua terra.

Sono questi piccoli gesti che dimostrano l'amore di Antonio MEOLA per la sua gente di Castelnuovo, dicendo "grazie zio Antonio".

Considerato, pertanto, necessario acquisire questo dono al patrimonio comunale, affinché rimanga imperitura memoria di tale attaccamento alla propria terra di origine;

DELIBERA

La premessa costituisce parte integrante e sostanziale della presente; di accettare ed acquisire il dono fatto dal Sig. Antonio MEOLA, residente nello Stato della Florida, U.S.A, al patrimonio del Comune di Castelnuovo di Conza; di incaricare il responsabile del servizio patrimonio di inviare copia della presente deliberazione al Sig. Antonio MEOLA

 LE FOTO DEL MOMENTO DELL'INSTALLAZIONE

GRAZIE! ZIO ANTONIO ANCHE PER I PENNONI E LE BANDIERE

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Aurora COSSIO
attrice dalle orgini castelnovesi

LE FOTO

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Portale della Chiesa Santa Maria della Petrara (DISTRUTTA sisma 23.11.80) ingresso lato sinistro

"Non dir di me se di te non sai" ... "Pensa di te e poi di me dirai"

1584

FOTO

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Reperti archeologici di Castelnuovo di Conza esposte nella vetrina del museo di Conza della Campania AV

FOTO

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Vecchie foto di Castelnuovo di Conza e Castelnovesi

FOTO

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Foto aeree del Comune di Castelnuovo di Conza, dopo il sisma del 23.11.80

FOTO

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Documenti
Antichi

FOTO

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Costumi Antichi di Castelnovesi

FOTO

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Foto prima del sisma

FOTO

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Figurina distribuita in Chiesa - Gesù morto e preghiera -
Anno 1955

FOTO

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CONCERTO
IN CHIESA
Santa Maria della Petrara,
Nel Nome di Maria, Rassegna di Musica e teatro nei luoghi Mariani del Sele - Tanagro, NOTE AL FEMINILE, Chamber Orchestra femminile di Kiev
Foto scattate dall'Arch. Onidia Ciriello

FOTO

Il video
Arch. Onidia Ciriello

VIDEO

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8 maggio 2011
"LA BICI MOBILITA L'UOMO"
II° Giornata Nazionale della Bicicletta:
la partecipazione di Castelnuovo di Conza con i ragazzi.
L'itinerario: Chiesa, Piazza U. I°, Perillo, Cupone e Sella di Conza.

FOTO SCATTATE DA EMIO LILOIA E ONIDIA CIRIELLO
Clicca per vederle

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13 maggio 2001

Processione Madonna di FATIMA e Santa Messa in località Quercia Madonnina e contestuale benedizione della CROCE donata dal Sig. MEOLA Antonio, castelnovese residente in Florida, album fotografico

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FRANCO ARMINIO

E' Lucania anhe questa; Castelnuovo di Conza, Santomenna, Laviano.

Articolo

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Il mio paese è
aria e sole

è vento di
 novembre che scuote fronde giovani
già stanche;
è sole di aprile
che accarezza
colli verdi, docili
e colli brulli, offesi.
Il mio paese
è colore di case
e calore
di piazze piene;
è grigio di baracche
e freddo
di piazze vuote.
E' padre
di partenze e
figlio di ritorni;
è ninne nanne
di pecorelle e
stornelli di addii.
E' terra brulla
e vita feconda,
è orto infertile
e ulivo grasso.
E' cuore e anima
è radice e fusto
è fronda spoglia
e foglia ingiallita.
Il mio paese è
riso raro di bimbo
e sguardo carico
di anziano.
E' paziente
è attesa di ritorno.
Tace di un silenzio
che a qualcuno pare morte;
a me pare nenia
dolce che sussurra
di culla,
di casa, di amore.

2 giugno 2011
Luigi e Tina

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FRANCO ARMINIO

DI MESTIERE FACCIO IL PAESOLOGO

"Quando tutti i giorni vado in giro per i paesi
vado a vedere che aria tira
A che punto è la loro salute e la loro malattia
vado per vedere un paese
ma alla fine è il paese che mi vede mi dice qualcosa di me che nessuno sa dirmi."

"Un paese è bello quando ti da molto respiro ti fa capire come ciò che conta è sempre fuori di noi che la nostra anima è sempre un luogo un pò fosco e in fondo anche un pò banale.
La meraviglia del mondo è negli alberi nelle nuvole nella terra su cui poggiamo i piedi

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Don Giuseppe
ZARRA

SEI VECCHIO......

Se allo spuntare dell'aurora dubiti di vdere il tramonto. SEI VECCHIO se ti infastdiscono gli schiamazzi dei ragazzi e il cinguettio delle fanciulle.
SEI VECCHIO
quando le gambe traballano e ripensi alle serati danzanti di un tempo.
SEI VECCHIO
quando non ti rallegra il chiarore della luna e il canto dell'usignolo.
SEI VECCHIO
quando non apprezzi più il colore e il profumo dei fiori.
SEI VECCHIO
quando pensi che siano finite le gioie della vita e non ami più ciò che ti circonda.
SEI VECCHIO
quando pensi che per te sia svanita  la stagione della speranza e dell'amore.
SE VECCHIO
se pensi soltanto al tramonto della vita e non ti impegni a conquistare il cielo.
Se tu ami, speri e credi il Buon Dio ti darà UN'ETERNA GIOVINEZZA

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1 luglio 2011

Visita pastorale a Castelnuovo
di Conza  SA di Mons. luigi MORETTI, Arcivescovo di Salerno, Campagna e Acerno

LE FOTO
IN CHIESA
(
Francesco DI GERONIMO)


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FOTO
del "Casone" in località Sant'Ilarione nei pressi dell'insediamento sannitico III - IV secolo a.c.


DISEGNO eseguito da d'Elia Pasquale del "CASONE"
FOTO

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MOSTRA FOTOGRAFICA
Archivio di immagini da raccolte private Piazza del Centro Storico "Lu Chianiedd" 23 e 24 luglio 2011
IV EDIZIONE

LE FOTO
DELLA MOSTRA

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Roberto Gaudiosi

Parliamo di una storia di (stra)ordinaria emigrazione Roberto Gaudiosi, un atletico ragazzone di 26 anni, alto 1 metro e 86 centimetri  per 78 kg di peso. Nato a Basilea da genitori emigrati in Svizzera, ora rientrati in Italia e qui residenti:  Antonio, castelnuovese puro, attuale consigliere comunale di minoranza, e Clotilde Giudice, originaria di Calvello (PZ).È Convivente con Sarrah Vieira, anch’ella figlia di emigrati in Svizzera: Manuele, portoghese, e Nicolina, castelnuovese.Vive a Echallens (VD),comune nel cuore della campagna  del cantone di Vaud, a due passi da Losanna, nella Svizzera francese, comune dove, tra l’altro,  risiede anche una ricca e rappresentativa   comunità  di  castelnuovesi. Qualche anno fa, nel 2007, quasi per gioco, prese parte ad alcune gare di maratona a scopo di beneficenza, organizzate dall’Association destiny  una no-profit specializzata nella raccolta di fondi per la lotta al cancro, la ricerca e l’aiuto dei bambini malati. Le sue capacità sportive non passarono inosservate, tant’è che uno degli organizzatori, un emigrato siciliano, Antonio Scuderi, gli propose di correre per lo Sport Attitude, un negozio di articoli sportivi nel comune di Ecublens (VD) di cui lo stesso Scuderi è socio. È iniziata così la carriera di maratoneta di Roberto. Ricordiamo che la maratona è una gara di corsa sulla distanza di 42,195 km. Altre gare correlate sono la mezza maratona (21,097 km) oppure l'ultramaratona, con distanze superiori ai 42,195 km. Molte sono le competizioni a cui Roberto ha preso parte, tra cui le più importanti sono:

maratona Losanna  2008 3h 23’

maratona Losanna 2009 3h 03’

maratona Parigi   2009 2h 54’

maratona  New York 2010 2h 47’

mezza maratona  Roma 2011 1h 14m

Non v’è dubbio che, tra quelle disputate,  la maratona delle maratone è stata quella di New York. Sentiamo dalle sue stesse parole che ricorda di quella entusiasmante esperienza.
“Correva  insieme a me l’anno 2010, quando per la prima volta assaggiai l’intenso e unico sapore dall’effetto sconvolgente e inebriante della Grande Mela!
A New York assaporare si traduce ‘taste’, ma nessuna parola può dare l’idea per spiegare cosa si prova a correre per le strade di Manhattan.
Appena il carrello dell’aereo tocca il suolo del Newark International Airport volgi tutto al superlativo, tutto diventa “grandissimo” e ammiri estasiato il fascino di ordini di grandezza sconosciuti, soprattutto  per chi viene, come me, da un piccolo centro come Echallens.
La voglia, la tenacia, la determinazione e la concentrazione … sono doti naturali che ognuno ha dentro e che New York sa tirare fuori come nessuna altra maratona al mondo.
Pochi “lunghi”,  il freddo esagerato patito nelle 3 ore interminabili di attesa della partenza trascorse nel campo ‘Blu’ ad ascoltare centinaia di volte lo stesso messaggio proposto in 6 lingue.  Prologo per poi accedere al “Wave 1” e attendere in assetto di gara l’inno americano versione gospel che ha aggiunto brividi di emozione a quelli del freddo.  E quando Frank ha attaccato a cantare sulle note di New York New York il ponte di Verrazzano ha ospitato oltre me altri 40.000 cuori che all’unisono hanno dichiarato il loro “I Love New York”!
Non è forse la maratona migliore per un atleta, non è certo la corsa da recordman, ma lo scenario è unico e spettacolare! Ti volti a sinistra e Manhattan ti regala una vista da sogno e sei solo al primo miglio, già miglio, qua un chilometro non basta per misurare il ponte!
Alla fine del ponte la folla è un amico inseparabile che non ti lascia mai solo, ti incoraggia, ti da forza: cartelli o anche semplici parole sono motivazioni fantastiche che ti spingono a correre nonostante il freddo che imballa le gambe, nonostante i dolori e la fatica che incombe … Nel Queen’s bridge vivi un momento di solitudine, là c’è solo il vento ostile ... ma poi le mani della gente tornano a batterti il “cinque” a renderti protagonista di uno show del cui finale dipende tutto dalla “tua” forza di volontà.
Band musicali fanno da colonna sonora con rock, jazz, hip hop … ho visto anche “stomp” che con i loro tamburi hanno ritmato il passaggio dal Bronx a Central Park.
Già Central Park, il venticinquesimo miglio … l’apoteosi! Il sogno del record svanito mi ha trasformato in uno “show man”, la canotta nera dello sponsor mi ha ricordato che non c’è solo agonismo ma anche divertimento, che sono parte di un gruppo e ora più che mai sentivo questo senso di “appartenenza”.
Chiamavo il pubblico con ampi gesti, li ho fatti urlare, saltare, condividere la mia enorme gioia di avercela fatta!!! Correvo verso la meta con il petto gonfio di orgoglio per aver compiuto la mia piccola impresa con me stesso, e soprattutto di aver dato un altro profondo e gustoso morso alla Grande Mela!”
Per la cronaca Roberto, dopo 2h 47’, taglia il traguardo 258°, piazzandosi al 14° posto sui 4000 italiani presenti in gara.
Il prossimo 25 settembre parteciperà alla maratona di Berlino, ma nella mente di Roberto è rimasta New York, dove ritornerà nel 2014, nel pieno della maturità agonistica, proponendosi di scendere sotto le 2h 35’,  per rientrare così tra i top 100 del mondo.
In bocca al lupo Roberto, figlio di Castelnuovo, sei l’orgoglio di tutti noi!

(Michele IANNUZZELLI)

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Partecipazione degli atleti del Comune di Castelnuovo di Conza alle OFANTIADI DI PRSCOPAGANO   ESTATE 2011 - - con  il  risultato  di N. 6 medaglie d'oro

LE FOTO
di Vittorio Bagarozza

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SPORT

Campionato di calcio  II° categoria anno 2011-2012
 "LA RINASCITA"
La partecipazione dei giovani sportivi di Castelnuovo di Conza

Benedizione delle squadre in occasione della prima partita Castelnuovo
Santomenna
29/10/2012

 

 IL SITO
DELLA SQUADRA
"LA RINASCITA"
Clicca sopra

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SAN NICOLA

Protettore di Castelnuovo di Conza

INVOCAZIONE
Dio onnipotente ed eterno, che hai voluto donarci come protettore il glorioso San Nicola, da quella dese di luce in cui egli gode la tua divina presenza, rivolgi a noi i tuoi occhi misericordiosi. Concedici gli aiuti e le grazie opportune alle presenti nostre necessità sia spirituali che temporali. Ricordati della tua Chiesa, nel suo popolo e nei suoi Pastori, perché sia illuminata dalla tua verità e infiammata dalla tua carità. Converti, per intercessione del nostro santo Patrono, a fermi propositi di bene coloro che vivono avvolti nelle tenebre dell'ignoranza e dell'errore. Consola gli afflitti, provvedi ai bisognosi, conforta i pusillanimi, difendi gli oppressi, assisti gli infermi, e fà che tutti possiamo sperimentare gli effetti del valevole patrocinio di San nicola presso di Te, supremo datore di ogni bene. Amen

Pàtara, Asia Minore (attuale Turchia), ca. 250 - Mira, Asia Minore, ca. 326
Proveniva da una famiglia nobile. Fu eletto vescovo per le sue doti di pietà e di carità molto esplicite fin da bambino. Fu considerato santo anche da vivo. Durante la persecuzione di Diocleziano, pare sia stato imprigionato fino all'epoca dell'Editto di Costantino. Fu nominato patrono di Bari, e la basilica che porta il suo nome é tuttora meta di parecch
i pellegrinaggi. San Nicola é il leggendario Santa Claus dei paesi anglosassoni, e il NiKolaus della Germania che a Natale porta i doni a bambini.
 

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I 26 CASTELNUOVO O CASTELNOVO D'ITALIA

sito

Castelnuovo del Garda  

1.      Verona

 Castelnuovo Bariano  

2.      Rovigo

Castelnuovo Belbo  

3.      Asti

Castelnuovo Bocca d’Adda

4.      Siena

Castelnuovo Bormida 

5.      Lodi

Castelnuovo Bormida

6.      Alessandria

Castelnuovo Bozzente

7.         Como

Castelnovo Nè Monti

8.      Reggio Emilia

Castelnuovo Nigra 

9.      Torino

 Castelnuovo Parano

10.    Frosinone

Castelnuovo Rangone

11.    Modena

Castelnuovo Scrivia

12.    Alessandria

Castelnuovo

13.    Trento

Castelnuovo Val
di Cecina

14.      Pisa

Castelnuovo di Farla

15.      Rieti

Castelnuovo di Garfagnana

16.      Lucca

Castelnuovo di Porto

17.      Roma

Castelnuovo Calcea

18.      Asti

Castelnuovo Cilento

19.      Salerno

Castelnuovo del Friuli

20.      Pordenone

Castelnuovo della Daunia

21.      Foggia

Castelnuovo di Ceva

22.      Cuneo

Castelnuovo di Conza

23.      Salerno

Castelnuovo Magra

24.      La Spezia

Castelnovo di Sotto  

25.     Reggio Emilia

Castelnuovo Don Bosco

26.    Asti

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POESIA

Scritta dalla moglie di Filodemo Iannuzzelli
30 ottobre 2011

NEL SILENZIO DI CASTELNUOVO

Un sussurro di vento leggero riempie il silenzio assordante di queste dolci montagne, pennellate di verde scuro contro il cielo terso, bianche file di case lontane sorridono a mezzacosta.
Come in un giorno antico sull'Oreb
(*)
Anch'io, mentalmente velo il mio capo e cado in ginocchio perché Tu sei qui.
Un canto senza parola
sgorga da un cuore adorante e si unisce alla liturgia di lode del tappeto rosa di centinaia di ciclamini inconsapevoli cantori della tua bellezza.
Un soffio lieve di vento mi accarezza i capelli,
tenero segno del tuo amore,
Dio - Madre

Enza Maria Ferraro Iannuzzelli

(*) Il profeta Elia, in una caverna sul monte Oreb riconobbe la presenza di DIO in un sussurro di vento leggero

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Leonora Velásquez  Di Domenico,
nata nella città di Medellín, Colom-bia; dal 1984 fino agli inizi del 1986 frequenta lezioni di pittura artisti-ca con la Maestra María Cristina González. Studia a Madrid col maestro Laureano Sastre pittura barocca, approfondisce conoscenze in tecniche di rappresentazione grafica e prospettiva in design d’interni, e studia aerografia artistica e illustrazione, facendo la sua prima esposizione individuale nel Centro di Progetto e Comunicazione a Madrid. Al suo ritorno dalla Spagna, frequenta l’Accademia di Belle arti e il laboratorio di pittura della Maestra Libe de Zulategi, con cui studia per 10 anni e riceve il sostegno per lanciarsi come artista, partecipando ad esposizioni collettive ed individuali nel suo paese. Dopo il successo di queste esposizioni, decide di viaggiare in Italia per trovare le tracce dei suoi antenati, imparare la lingua e mostrare le sue pitture piene di colore, luce, sentimenti e riflesso di profonde riflessioni filosofiche.Dal suo arrivo in Italia, a Castelnuovo di Conza, paese dei suoi antenati, ha avuto l'opportunità di fare mostre in diverse Province Italiane e Spagnole, come in Slovenia.
Per Leonora Velasquez, la forma reale, nella maggior parte delle ope-re, rimane solo il punto di partenza per la composizione. Il colore, spesso, da solo, riesce a far capire ciò che l’artista vuole esprimere, il messaggio che vuole comunicare ai visitatori. E’ la stessa forza della gradazione del colore e dell’intensità della pennellata che, da sola, crea effetti suggestivi e significativi. Possiamo parlare quindi di un simbolismo coloristico che prevale su quello formale e assume, molto spesso il ruolo di protagonista della tela.

Catello Nastro
(Critico d’arte)

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Terra Castri Novi
Valli Comptiae
Sindaci
Castelnuovo di Conza
1716
REGNO DI NAPOLI
Arciduca Carlo VI° diAustria Viceré conte di Daun Principato Citra Intendenza di Salerno Sottointendenza di Campagna Comune di Castellonovo Dei Valli di Conza
Sindaco Mag. Domenico Maffeo
1722

REGNO DI NAPOLI E SICILIA

Viceré Cardinale Von Althan

Sindaco Mag. Domenico Masuffo

1732
REGNO DI NAPOLI E SICILIA
Carlo di Borbone

Sindaco
Giuseppe Di Domenico

29.8.1769

REGNO DI NAPOLI E SICILIA
Ferdinando IV di Borbone

Sindaco Erberto Conte

6.8.1806

REGNO DI NAPOLI

Giuseppe Bonaparte
Provincia di Salerno
Distretto di Campagna
Circondario di Laviano
Comune di
Castelnuovo di Conza
Sindaco Vincenzo Cozzarelli
20.12.1810

REGNO DI NAPOLI

Gioacchino Morat
Sindaco Vincenzo Cozzarelli
5.8.1811
Sindaco Vincenzo Di Donato
1.9.1816

REGNO DELLE DUE SICILIE

Ferdinando I° Di Borbone
Sindaco Vincenzo Cozzarelli
7.11.1817

Sindaco Vincenzo Cozzarelli

22.6.1818

Sindaco Domenico Di Donato

1827
REGNO DELLE DUE SICILIE
Francesco I° Di Borbone

Sindaco Donato Del Vecchio

18.12.1831
Ferdinando II° di Borbone
Sindaco Francesco Mastrodomenico
22.1.1833
Sindaco Francesco Di Donato
4.11.1838
Sindaco Francesco Ricciulli
5.4.40
Sindaco Francesco Ricciulli
6.12.47
Sindaco Donato Di Donato
10.12.49
 
Sindaco Giovanni Annicchiarico 3.1.1850
Sindaco Giovanni Vincenzo Annicchiarico

20.2.1860

REGNO DELLE DUE SICILIE

Francesco II° di Borbone

Sindaco Vito Cozzarelli
13.0.1860

Sindaco Francesco Di Donato
16.4.1865

REGNO D’ITALIA
Vittorio Emanuele II° di Savoia
Prefettura di Salerno Circondario di campagna Mandamento di Laviano Comune di Castelnuovo di Conza Sindaco Francesco Di Domenico
13.3.1868

Sindaco Donato Di Donato
14.5.1874

Sindaco Michele Di Domenico
12.2.1881

REGNO D’ITALIA
Umberto I° di Savoia

Sindaco Girolamo Di Geronimo
13.1.1884

Sindaco Girolamo Di Geronimo
30.1.1888

Sindaco Francesco Sibilia
30.11.1889

Sindaco Girolamo Di Geronimo
11.10.1891

Sindaco Cav. Girolamo Di Geronimo
27.12.1898

Sindaco Cav. Girolamo Di Geronimo
22.10.1900

REGNO D’ITALIA
Vittorio Emanuele III° di Savoia

Sindaco Giuseppe Mansiano
3.2.1912

Sindaco Vitonicola De Santis
5.3.1913

Sindaco Giuseppe Mansiano
28.12.1914
Sindaco Giuseppe Mansiano
29.3.1928
Podestà Avv. Alberico Fiore
20.3.1933
Podestà Antonio Ventuolo

24.2.1933
Podestà De Santis Giuseppe
13.3.1938
Podestà Cav. Del lavoro Di Domenico Francesco
15.8.1939
Comm. Pref. Rag. Bergamasco Giovanni
3.6.1942
 Comm. Pref. Conte Tito
20.1.1944
Sindaco Dott. Ricciardone Antonio
28.10.1944
Comm. Pref. Dott. Ricciardone Antonio
13.08.1945
Custode Francesco
REPUBBLICA ITALIANA
24.3.1946
Sindaco Venutolo Pietro
15.12.1948
Sindaco Del vecchio Francescantonio
3.6.1952
Sindaco Venutolo Pietro
24.11.1953
Assessore anziano Schiavone Lorenzo
6.6.1956
Sindaco Sessa Attilio
18.11.1960
Sindaco Comm. Santoro Amato
4.8.1975
Sindaco Rag. Greco Francesco
15.7.1980
Sindaco dott. Venutolo Alberto
8.6.1985
Sindaco dott. Venutolo Alberto
31.5.1990
Sindaco dott. Venutolo Alberto
28.3.1991
Sindaco Greco Pasquale
9.5.1991
Sindaco Rag. Venutolo Giuseppe
31.5.1994
Sindaco Rag. Venutolo Giuseppe
31.5.1999
Sindaco Terralavoro Carmine
31.5.2004
Sindaco Terralavoro Carmine
7.6.2009
Sindaco Arch. Custode Francesco

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Bimestrale castelnovese maggio-giugno 2011 Anno VIII n.1 "LU CHIANIEDDH"

A BASILIO DESIDERIO
Quando un mio amico muore, mi ruba porzioni di vita. Porta via con sé scene e trame, fotogrammi e piani sequenza di storie vissute insieme. Tuttavia lascia flashback ed in quelli io mi tuffo. E vivo la vita all'incontrario per ritrovarne appieno i sapori, anche quelli amari. Parto da me bambino che ammira te, già grande, giocare a pallone da Dio. Poi rivedo me e te, adulti quasi allo stesso modo (la differenza di peso a te toglie gli anni, a me li regale) rievocare vecchie storie infarcite quasi di pallone e politica. Quindi rivedo una grande casa di mattoni rossi e tutto intorno un giardino dai colori incerti pieno di gatti e cani, anche loro come il giardino, bisognosi di cure. E poi un mare azzurro nel quale io e te ci avventuriamo fin quando i piedi restano saldi sul fondale. veniamo, tutti e due, più o meno ogni quarto d'ora puntuale come i tocchi dell'orologio della Torricella, te esclamare "Mauro dov'è?" e me ridere, con gli altri, perchè Mauro è, come sempre, lì al tuo fianco. Quelle risate (ricordi?) duravano un mese e quasi mai lasciavano spazio alla noia. Eravamo in perfetta sintonia, non solo io e te, ma anche le nostre mogli ed i nostri figli. Poi, come in un corto circuito impazzito, è intervenuto qualcosa c he ci ha messo l'uno contro l'altro. Ancora oggi, credimi, non  ne capisco le ragioni. So solo dirti che l'ho presa male ed ho reagito ancora peggio. E' successo proprio perchè ti ritenevo troppo amico per vederti percorrere strade diverse dalla mia, per di più con compagni di viaggio ai quali nulla ti univa, né risate né porzioni di vita vissute insieme.Ti ho già chiesto scusa per quelle reazioni esagerate. Ed ho avuto modo, quando l'ho fatto, di cogliere nei tuoi occhi lampi di gioia perchè capivi che avevamo cancellato, io e te pacatamente ragionando senza cercare il colpevole, un tratto di vita sbagliato. Sono certo che tutti e due, tu da lì ed io che mentre scrivo non riesco a contenere rimpianto, abbiamo voglia di riavvolgere il nastro e di riprendere la storia cominciando da Marina di Camerota. E quando ci rivredemo, monteremo la parte del film che comprende le porzioni di vita vissute insieme, cancelleremo ancora una volta i momenti che hanno "butterato" la storia e faremo finta di non averli mai vissuti. In fondo abbiamo cominciato a farlo le ultime volte che ci siamo incontrati.
Nino Terralavoro

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FOTO DEL MARMO - EPIGRAFE - SITO IN VIA FONTANA DEL COMUNE DI CASTELNUOVO DI CONZA E PRECISAMENTE SUL FABBRICATO DONATO ALLE SUORE NEL 1949

L A  F O T O

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Ritagli di
Paolo Rossi

A B C

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Foto di alcuni pezzi del portale dell'abitazione della Sig.ra D'Antona Gerardina- Via sotto la Croce

FOTO 1

FOTO 2

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Foto di un giovane lupo morto per assideramento nel territorio di Castelnuovo - Contrada Seta -   "LI MARZI"

FOTO

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Le epigrafi sono documenti storici che vanno salvaguardati; sono le fonti scritte del nostro passato. Hanno  valore di fonte storica, ogni persona o amministratore dovrebbe conservare e custodire gelosamente ogni epigrafe, ormai tralasciate e dimenticate da tutti.

Emio

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 Video della grande nevicata di febbraio 2012 realizzato da Francesco DEL VECCHIO

V I D E O
(clicca)

 

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IL RITORNO DEL PASSERO SOLITARIO Poesia
di Pier Donato Iannuzzelli

Clicca
per leggere il testo

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Nota di Francesco Custode e la moglie Onidia Ciriello

clicca per leggere il testo su face book

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Gioco delle bocce a Castelnuovo di Conza - Piazza S. Maria della Petrara -maggio 2012

LE FOTO

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6 ottobre 2012

Grati al sig. dispensatore di ogni dono e ministero, che continua a chiamare operai nella sua messe, insieme ai familiari, alle comunità parrocchiali e alla chiesa diocesana tutta, vi annunciamo che SABATO 6 OTTOBRE 2012, ORE 18,30, nella Chiesa Cattedrale Primaziale di Salerno per l'invocazione dello Spirito Santo e l'imposizione delle mani di Sua Ecc. Mons. Luigi Moretti - Arcivescovo di Salerno - Campagna - Acerno - saremo ordinati
 D I A C O N I: Giuseppe Bagarozza - Parrocchia Santa Maria della Petrara in Castelnuovo di Conza SA; Virgilio D'Angelo - Parrocchia Santi Vito e Stefano in Piazza di Pandola - Misciano di Montoro SA; Gianluca Iacovazzo - Parrocchia Santa Maria delle Grazie in Capriglia di Pellezzano SA. Lieti della vostra presenza a questo momento di comunione e di festa ecclesiale, confidiamo nella vostra preghiera.

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FOTO della festa di Settembre 2o12 più foto in Chiesa Santa Maria della Petrara fatte in occasione della consegna del quadro regalato dalla famiglia barbirotti. Riproduzione del maestoso quadro che stava nella volta della distrutta Chiesa Santa Maria della Petrara.

ALBUM FOTO PUBBLICATO SU FACEBOOK

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    Benvenuti nel mio sito Web!

 LILOIA EMIO - VIALE XXIII NOVEMBRE 1980 - 84020 CASTELNUOVO DI CONZA - SALERNO - ITALIA

 E-MAIL: LILOIA.EMIDIO@LIBERO.IT                     

    C E N N I      S T O R I C I  

                            I L  C O M U N E       D I       C A S T E L N U O V O      D I      C O N Z A

Dati territoriali

Superficie: 14,00 Kmq
Latitudine: 40° 48' 55''
Longitudine: 15° 19' 12''
Altitudine m/l.m.: 650
Rischi territoriali: idrogeologico, incendio, nevicate e vento

NOTIZIE DI CARATTERE GENERALE:
OROGRAFIA, GEO-PEDOLOGIA, IDIGRAFIA, VINCOLI.
Il territorio di Castelnuovo di Conza, in provincia di Salerno, confina (da Nord ad Ovest) con quelli di Conza della Campania AV, Pescopagano PZ, Santomenna SA e laviano SA.
Dell'intera superficie territoriale, rappresentata da ettari 547, sono di proprietà comunale ettari 275, di cui ettari 120 circa sono coperti da soprassuoli boscati che occupano un'area ubicata a Sud-Ovest dell'abitato di Castelnuovo di Conza.
Tale superficie boscata interessa una pendice che si sviluppa tra le quote altimetriche comprese tra i 300 e 600 m. s.l.m., con pendenza comprese tra il 15% e il 60%.
L'intero territorio occupa un'area compresa tra la quota minima di 290 m. (loc. Temete) e quella massima di 1050 m. s.l.m. (loc. Monte petrella), con morfologia tipicamente collinare. Sono presenti tutte le esposizioni con prevalenza di quella Sud-Ovest.
Tutto il territorio è stato classificato montano con la legge n. 991 del 25.07.1952.
Nell'ambito del territorio le rocce presenti vanno inquadrate secondo la seguente tipologia:
a) Detriti calcarei: si tratta di elementi calcarei a spigoli vivi dispersi in una matrice argillo.sabbiosa arrossate, incoerente, che costituiscono delle lenti di spessore limitato. Interessano il lato Nord-est dell'ambito dell'abitato, a Sud-Est e nord-est lungo il versante destro del fosso che fiancheggia il paese;
b) Argille varicolori: costituiscono l'elemento litologico tra i più diffusi, occupano l'area posta a nord del cimitero ed a Nord-Ovest dell'abitato. Si tratta di una massa fondamentalmente argillosa, di colore variabile, fortemente brecciata ed attraversata da numerosi piani di taglio, che olistoliti, anche di grandi dimensioni, di rocce carbonatiche;
c)Flysch arenaceo.calcareo: costituisce il rilievo di quota 661 posto a nord-Ovest dell'abitato e la zona di fondovalle posta a Sud-Ovest. I due affioramenti sono limitati. Si tratta di alternanze irregolari di strati calcarei ed arenacei con interstrati argillosi di esiguo spessore;
d) Rocce carbonatiche: si tratta degli stessi materiali che affiorano a laviano e costituiscono le parti sommitali del rilievo sia di Castelnuovo sia di quello circostanti il cimitero.
Si riconoscono due tipi litologici: rocce carbonatiche massive, compatte con stratificazione (H2) costituenti la parte inferiore dell'Unità di Monte marzano ed alternanaza di calcareniti e marme calcaree (B2) anch'esse molte compatte che costituiscono la parte superiore dell'Unità di "Monte Marzano".

Dal punto di vista idrografico il territorio è caratterizzato da modesti valloni e torrenti a regime stagionale, tributari del fiume Sele, vanno ricordati il torrente Temete, i valloni Canalone, Cupone, Difesa e aulecina.
L'intero territorio ricade nel bacino idrografico del fiume sele ed è soggetto a vincolo idrogeologico ai sensi della Legge n. 3267 del 23.11.1923, inoltre, tutti i terreni gravati da uso civico, categoria A, sono sottoposti a vincolo paesaggistico ai sensi della legge n. 1497 del 29.06.1939, per effetto della legge n.431 dell'8.08.1985.

LA STORIA

Il territorio di Castelnuovo di Conza è stato abitato, visto i ritrovamenti archeologici di siti già scoperti, di cui alcuni sottoposti a saggi di scavo e non ancora portati completamente alla luce, tra il V e III Sec. a.C. . In contrada Cupone sono stati ritrovati manufatti litici senza contesto, assegnabili ad un periodo che va, grosso modo, dal paleolitico superiore al neolitico fino all’età del bronzo.
Per la sua posizione, il territorio di Castelnuovo di Conza ha rappresentato un importante nodo viario, come dimostrano i tratturi antichi che erano le vie di comunicazione con le regioni dell’Italia Centrale e Meridionale; come confermato da molti studiosi, consentiva il passaggio di comunicazione dall’alta Valle del Sele alla Valle dell’Ofanto e quindi il Tirreno con l’Adriatico.
Nelle località di S’Ilarione e Cupone affiorano resti di insediamenti sannitici del IV sec. a.c., che sono stato oggetto di saggi da parte del Prof. Werner Johannowshi della Soprintendenza di Salerno, i ritrovamenti hanno rilevato in varie località di Castelnuovo di Conza la presenza di fattorie Sannitiche consentendo il recupero di notevoli resti ceramici.
Dalle fonti esaminate, il primo documento in cui si fa menzione di Castelnuovo di Conza è il “Catalogo dei Baroni normanni” (1140), e qui lo si ritrova tra i suffeudi di Conza, altro documento importante è un elenco di tutti i paesi che appartengono alla Diocesi di Conza, inviato nel 1200 dal Papa Innocenzo III al Vescovo conzano Pantaleon, vi appaiono Castelnuovo, Malinventre, Torricella e Santomenna.
Castelnuovo era anticamente sotto il dominio di F.D.on Francesco Gesualdo, che poi vendette a Fabio Bavosa della Terra di Pescopagano suo vassallo, in detta terra vi era un comodo Castello posto in luogo ameno per uso del Barone di detta terra ed era munito di forte torre “Cronista Conzana” 1689-1691.
In data 17 Agosto 1254, Innocenzo III affidava in possesso di Filippo di Acerno, il Castello di Castelnuovo, che era stato restaurato nel 1230-1231 insieme ad altri nella zona, per volere di Federico II di Svevia.
Altre notizie ci sono riportate dall’Acocella, che parla di un “terremoto del 14 Gennaio 1466, che colpì Buccino , Pescopagano, Conza ed altre terre” e, per la vicinanza, sicuramente Castelnuovo di Conza.
Come si legge nelle carte d’archivio del XVII e XVIII sec., in Castelnuovo sorgeva una chiesa madre di S. Maria della Petrara che si affiancava nelle funzioni parrocchiali, o si sostituì, alla chiesa di S. Nicola incastellata nell’antico borgo presumibilmente intorno al X secolo. Il nome di S. Maria della Petrara trae origine dalla località Petrara , estremità dell’antico borgo arroccato su un promontorio caratterizzato da caverne e grotte.
Si narra che ad un Castelnovese apparve in questo luogo una Madonna che gli chiese un pezzo di pane negatole, si dice, da un abitante di S. Menna , paese distante da Castelnuovo circa due chilometri. Il buon uomo ( forse una donna) si recò nella sua abitazione e preso dallo “impastapane” un pezzo di pasta lievitata l’offrì alla Madonna. Questa espresse il desiderio di essere collocata in chiesa edificata sul posto e murata con le spalle a S. Menna. La statua, raffigurante la Madonna, aveva nella mano un pezzo di pane genuino prodotto della terra.
Come affermava l’Avv. Enzo Di Ruggiero, non saremo lontani da vero se interpretassimo l’apparizione della Madonna come di un monolito che costituiva l’entrata di una “Laura”. Una “Madonna delle colture “ alla quale si contrapponeva l’eremo di S. Menna.
Come le chiese paleocristiane sorsero sulle rovine di templi pagani così sulle antiche “laure basiliane” furono edificate edicole e chiese campestri. E’ verosimile che così sorse la chiesa di S. Maria della Petrara.
Intorno a questa si andarono addensando abitazioni come era avvenuto nei pressi del monastero benedettino di S. Menna dopo l’ XI secolo.
Un’altra tradizione tramandataci e tuttora viva nella memoria collettiva, ritiene, attribuendo ad un episodio di storia recente ciò che s’era verificato in tempi remoti, e cioè che Castelnuovo di Conza fosse sorto per l’abbandono di un antico insediamento posto nel bosco e causa della presenza dei serpenti.
In verità nella seconda metà del XV sec. gli abitanti di “Torricella” una terra sita nel bosco, si trasferirono in borghi vicini. Una parte di questi si insediò a Castelnuovo di Conza, che forse per l’incremento demografico e per mancanza di spazio, o per il cessato pericolo di aggressioni così frequenti dei secoli precedenti, edificò fuori della porta di “chiecole” dove già doveva esistere una realtà urbana consolidata intorno alla chiesa della Petrara. Nell’angolo sinistro appena dopo l’entrata principale della chiesa, era collocata distesa la statua di S’Ilarione (monaco orientale, protettore dei terremoti, che evangelizzò le popolazioni dell’Egitto e del vicino Oriente d.C.). Forse, gli abitanti della “Torricella” trasferitisi a Castelnuovo di Conza portarono i propri ricordi e i propri culti.
Nella “Cronaca Conzana” scritta tra il 1673 ed 1688, nella quale mons. G. Chiusano, di S. Angelo dei Lombardi, così si esprime sulla Torricella (ai suoi tempi già diruta): “ era una terra (...) posta nella difesola di Bon Inventre, che andava compresa con il feudo di Caposele, che vulgarmente si chiama La Torra nella quale vi si conoscono in atto i vestigi delle case, fontane et altro, che dicono che l’habitanti di detta terra quando abbandonarono detto luogo, parte rimasero nella terra di S. Menna, e parte nelle terre di Caposele e Teora”.
Facendo un po’ un salto nei secoli oggi Castelnuovo di Conza con il suo centro abitato posto in posizione arroccata, si presenta urbanisticamente con un tessuto edilizio formato da abitazioni disposte in serie parallele, ed allineata secondo la direzione di penetrazione all’interno.
Dopo i terremoti storici del 1466 e del 1694 è stato oggetto di una distruzione quasi totale dovuta al sisma del 23 novembre del 1980 di cui ne è stato l’epicentro.
Oggi si appresta dopo una lunga fase di ricostruzione a ritornare alla sua “normalità”, restituendo pian piano la luce, gli odori, e i colori del suo centro storico, di tutto il nuovo costruito.

Il sisma del 1980 ha purtroppo cancellato quasi del tutto il pittoresco borgo medioevale arroccato sul promontorio e il nuovo abitato è stato ricostruito in una zona distante. Del primitivo abitato restano le rovine e una cinquecentesca Croce in pietra.

La visita a Castelnuovo di Conza è in ogni caso una felice occasione per trascorrere un soggiorno in una delle più suggestive zone dell’Appennino Campano, dove la natura si presenta ancora del tutto incontaminata.

            L’economia del territorio, montuoso, è interamente basato sull’allevamento e l’agricoltura. Vi si produce un ottimo olio di oliva, vino, insaccati e formaggi.

E’ un  paese con  numerosi emigranti sparsi nel mondo.

 

RISORSE AMBIENTALI

·          I boschi e i territori rimboschiti in località Temete, Cesina e località Fontaniello;

·          Bosco didattico in località “Aia delle Chianghe” realizzato con ingegneria naturalistica;

·          Parco eolico Castelnuovo di Conza, sita in località costa Cesina, azienda che si occupa di produzione di energia alternativa. Sito Web: www.parcoeolicocastelnuovo.it;

SITI ARCHEOLOGICI

·          Località Cupone, sito non custodito ad accesso gratuito;

·          Località Torretta IV secolo a.c., sito non custodito ad accesso gratuito;

·          Località S. Ilarione, sito non custodito ad accesso gratuito;




TERMINI DI CASTELNUOVO DI CONZA


lu quartar’ = recipiente in legno (specificare il tipo di legno e la tecnica) che serviva a portare il pranzo in campagna ai contadini, veniva portato sul capo dalle donne;
lu canistr’ = cesta in vimini utilizzata tra l’altro per portare il pranzo in occasione di lutto ai parenti del defunto, tradizione che da questa prende il nome: lu canistr’; per avvenimenti più gioiosi era utilizzato per trasportare il corredo della futura sposa dalla casa paterna alla propria;
la spara = sorta di cuscinetto ottenuto avvolgendo un panno vecchio e che serviva ad ammortizzare i pesi che si portavano sul capo;
lu mezzett’ = unità di misura e strumento per la pesa del grano corrispondente a circa 22 kg;
la spasa = grosso piatto dal quale si mangiava in più di una persona contemporaneamente
lu cicen’ = contenitore in terracotta utilizzato esclusivamente per l’acqua;
la stateia = una sorta di bilancia in ferro che serviva a pesare il grano sull’aia dopo la trebbiatura;
lu mazz’catur’ = attrezzo costituito da due pezzi di legno tenute insieme da un laccio di cuoio, utilizzato per battere le spighe di grano;
li cannidd’ = sorta di guanto ricavato con delle canne verdi, che serviva per proteggere la mano sinistra con la quale si teneva lu ierm’te;
le manuedd’ = fascia di cuoio per proteggere l’avambraccio;
lu ierm’te = piccolo fascio di spighe corrispondente alla quantità massima che il braccio del mietitore poteva contenere;
la gregna = fascio di grano corrispondente a circa 10 ierm’te, che veniva trasportato fino all’aia e ammucchiato per formare lu pignon’;
lu pignon’ = struttura composta da tante gregne con la tipica forma a tetto per esigenza di stabilità e per far scorrere l’acqua di eventuali piogge;
la faucia = falce per mietere.
lu postatur’ = sorta di mortaio in legno.
lu c’rnicchie = attrezzo in legno e ferro utilizzato per cernere il grano.
la seta = attrezzo in legno e ferro utilizzato per cernere la farina.
lu callarul’ = pentola in rame che appesa ad una catena sul fuoco, serviva per cucinare.
lu varril’ = recipiente in legno che serviva ad attingere e trasportare acqua alla fontana.
la navit’zka = culla in legno di dimensione e forma adatta ad essere portata sul capo dalle donne anche quando andavano a lavorare nei campi.
la fusina = recipiente in argilla per la conservazione di prodotti sott’aceto, sott’olio, sotto sugna.
la pignata = contenitore in argilla adatto alla cottura vicino al fuoco.
lu pignatieddh’ = pentolino in argilla o di metallo.
lu macinieddh’ = macinino da caffè o da pepe.
lu tien’ vacil = supporto in metallo per il bacile e la brocca.
lu vacil = bacile.
lu porte lum = porta lume ad olio.
lu fierr’ da stir’ = ferro da stiro a carbone.
la guandiera = vassoio.
scann’tieddh’ = sgabello.
(Architetto Francesco CUSTODE e Onidia CIRIELLO)

FRANCO ARMINIO

Ai tempi del terremoto li citavano sempre insieme: Laviano, Santomenna, Castelnuovo di Conza. Furono i paesi della provincia di Salerno più colpiti. Li ho visti in forma di macerie e adesso li rivedo completamente ricostruiti. Non sono qui per denunciare scandali, per catturare storie. Sono qui per stare all’aria aperta, perché al mio paese posso solo scrivere, perché nelle città non mi piace andare, perché quando c’è il sole è meglio andare in un paese che leggere un libro. E poi mi piace vedere tre paesi uno dopo l’altro, vedi le differenze: li infili come le perle di un rosario, scruti le mutazioni cromatiche e di postura, osservi la filigrana che è diversa per ognuno sotto la stessa carta stropicciata dell’epoca. Oggi mi sento come una massaia che raccoglie le erbe, un piccolo erbario di gesti: uno che getta un fazzoletto di carta dalla macchina, un uomo che mette il telefonino in mano a sua figlia che non avrà nemmeno due anni, uno che guarda le montagne e si mette le mani nei capelli. Questi sono paesi di collina con la montagna addosso e la valle ai piedi, qui c’è tanto paesaggio: boscoso, brullo, spigoloso, rotondo, dimesso, luminoso, oscuro, un paesaggio sprecato come deve sempre essere il paesaggio. Qui non è stato ancora messo in produzione, non ci sono cartelli turistici, non ci sono aziende agrituristiche. Dico subito la cosa che mi ha colpito di più: il canto degli uccelli, era da tanto che non sentivo tanti uccelli stando in un paese. E un’altra cosa che ho sentito sono stati i galli, tutto il tempo che sono stato a Laviano ho sentito tanti galli. Tre piccoli luoghi fatti di case nuove, con la gente che abita alla periferia. Immaginate una tovaglia, è come se tutto fosse apparecchiato nei lembi, il centro è vuoto. Forse è stato proprio questo vuoto del centro che mi ha avviato alle prime considerazioni paesologiche, ma qui a Castelnuovo è veramente clamoroso. Sto in piazza Umberto I, una piazza senza insegne e senza abitanti. Sarebbe bello stare in questa piazza con una donna, prendere insieme questo silenzio e questo sole. Io trovo questi posti estremamente romantici, credo che non ci siano luoghi migliori per amarsi. Salgo un po’ più su. Qualcuno ha sfondato le porte delle case vuote. Non riesco a crederci che in un posto così bello non ci siano abitanti. Ho visto situazioni simili tante volte, ma qui è davvero stupefacente. Penso che gli amministratori della Regione debbano una volta per sempre porre mano al problema dello squilibrio abitativo tra queste zone e quelle costiere. Non è possibile andare avanti così, con il forno della desolazione contrapposto a quello della calca. Nessun politico campano può illudersi di apparire illuminato se non pone rimedio a questo criminale uso del territorio. Vedo case ricostruite pure con un certo gusto, i colori degli infissi e degli intonaci ben curati, un lavoro ben fatto, ma il risultato è che la gente si è messa dove il paese è meno ripido e hanno fatto uno stadio in cui ci può stare il doppio della popolazione e stanno costruendo una chiesa che sembra una torta nuziale. Tutti vogliono la casa lontano dai vicoli, dove passa la strada, dove non ci sono vie anginose, dove non ci sono scale, dove il paese è slogato, sciolto e non ci sono altre case vicine. Il tetto come teca cranica, questo è il neuro abitare, dove ogni casa è un mondo. Due curve tra cespugli, peri selvatici, ulivi, e sono a Santomenna. Qui la ricostruzione sembra sia stata realizzata da un’altra mano, il tessuto urbano è più compatto, ma il vuoto regna sovrano. Veloce osservazione del paese da sotto, dal filo della strada dove faccio in tempo a notare che uno che sta qui, ma ha vissuto molti anni in Argentina, è più tonico di un paio di giovanotti che contemplano la loro noia. Vado a Laviano. Qui vari stili architettonici: Austria, condominio turco, Guatemala. Ma oggi il sole mi aiuta a non disperarmi, è la prima volta che guardo questo paese con il sole e questo mi fa ammirare la bellezza del paesaggio, la bellezza del paesaggio assorbe la bruttezza del paese, la riduce. C’è tanta montagna. Alle spalle c’è la Lucania e forse sarebbe stato meglio se questi paesi fossero in Lucania, la Campania non è una Regione e non a caso nel quarantasei ne volevano fare due. Nessuno quando va al Nord dice che è campano. Fino a un certo punto si dice che si è di Napoli, poi non si sa bene che dire. Ognuno fa quello che deve fare. Quelli che passano in macchina hanno regolarmente una sigaretta in bocca. Più che di residenti io parlerei di rimanenti. Paesi di emigrazione. Si parla di tutto quando si parla della recente storia italiana, ma si parla assai poco di emigrazione. In certi paesi è l’unica cosa che è avvenuta, andare via era l’unico modo di mettersi in regola con la storia. Se ne andavano trecento persone all’anno, un vero e proprio esodo a cui non ha mai fatto seguito un controesodo. Adesso arriva d’estate un po’ di gente, si viene a consumare il rito del ritorno, si viene per l’aria buona, il buon mangiare, ma sembra che nessuno creda in questi luoghi, come se essere in pochi fosse una cosa di cui vergognarsi, una certificazione di fallimento. Io mi ostino a fare questi giri, mi ostino a cercare qualche linfa per una vita nuova in chi passa il tempo andando ai funerali degli altri in attesa del proprio. Riflessioni sparse. Un paese con una forma anche se è svuotato ti dà sempre un qualche ristoro. Questi tre sono vuoti e non hanno nulla di antico, in fondo sono stati costruiti negli ultimi vent’anni, si sente che le pietre, gli intonaci, gli infissi non sono stati tanto tempo sotto il sole o le intemperie, insomma un paese assai più giovane dei suoi abitanti è una cosa strana. Un paese giovane e vuoto è diverso da un paese antico e vuoto. Davanti al bar un gruppo di giovani parlano della Ferrari. Non ci penso neppure di chiedere loro qualcosa. Chiedo informazione ai vecchi. Se parli con i vecchi sembra che stai facendo un favore. Se parli coi giovani sembra che sono loro a farti un favore. Un anziano di una settantina d’anni mi dice che qui molti fanno i braccianti, si mettono nei pullman alle tre del mattino e vanno a lavorare nella piana del Sele. Nella mappa della flessibilità ci sono anche queste persone non ci sono solo i ragazzi dei telefoni e degli altri mestieri senza corpo. Non ho visto un cane, una pecora, una vacca. Continuo a sentire solo uccelli e canti di galli in lontananza, non sono a Laviano, sono nel sabato del villaggio leopardiano, ma è un sabato senza donzellette. Tre paesi neppure una donna. Ma preferisco la tristezza di essere qui alla tristezza di essere altrove. Stamattina possono bastare il sole e il fragile tesoro degli uccelli e dei galli che cantano. Il resto è silenzio e non mi va di romperlo neppure con una domanda. Oggi sento che la parola è infetta, poso sul paese solo qualche sguardo e vado via dopo aver provveduto al rifornimento come se fossi un ciclista solitario che pedala e pedala senza alcun traguardo. Con due euro panino e grande bottiglia d’acqua minerale, due euro da consumare al sole, costa poco stare in piedi, con due euro qui puoi stare in piedi un’intera giornata. Torno a Santomenna. Vedo un uomo sulla cinquantina che dorme nella sua macchina. Nascono da questa visione i versi che butto giù appena torno a casa.

ELIO VENUTOLO


In questa sede voglio trattare di un argomento che sta molto a cuore al popolo castelnovese, e specialmente ai più anziani. Ciò che seguirà non sarà un comune testo informativo, ma una vera e propria dissertazione che partirà da dei dati e ci porterà a delle deduzioni di fatti e spiegazioni, per fare un pò di luce, se sarà possibile, una volta per tutte sulla figura della Madonna della Petrara.

La leggenda

E' d'uopo scrivere l'articolo dando prima spazio alla tradizione narrando in versione integrale la leggenda della Madonna della Petrara, senza omettere nessun dettaglio. In tempi remotissimi, che né la memoria né la storia possono ricordare, una donna vagava in compagnia di un bimbo, suo figlio, ed incontrò una contadina che sopraggiungeva con un asino. Essa era di Santomenna e la viandante le chiese: "M'vuoij ' da nu poc' d'farina p' fa nu p'zziddh' a 'sta bardascella?", ma la contadina le rifiutò quanto richiesto, perché se le avesse dato della farina del suo sacco sua suocera l'avrebbe severamente rimproverata, e così proseguì lungo il suo cammino. Di lì a poco sopraggiunse un'altra contadina che però era di Castelnuovo e la viandante col bambino le fece la stessa richiesta fatta poco prima alla contadina sanmennese, ma stavolta la farina non le fu rifiutata. Dopo molto tempo la contadina sanmennese incontrando quella castelnovese le chiese come mai non andasse più al mulino a macinare e la compagna rispose: '"Na cr'stiana cu nu criatur' m'avia c'rcat' nupuin' d'farina p' 'mbastà nu 'p'zziddh' a lu criatur' ca t'nia fam', da tann' a mò la farina inda lu sacc' nun è maij ' 'cchiù f'nuta". Ma appena rivelato il segreto la farina nel sacco ricominciò a terminare ed allora si comprese che la viandante incontrata tempo prima era la Madonna con il Bambino. Una notte alcune persone sognarono una bella donna la quale disse che dovevano recarsi presso la grotta della Petrara ed una volta lì avrebbero trovato qualcosa da portare in Chiesa. Al mattino alcune persone si recarono presso la grotta e lì trovarono in una nicchia una statua di pietra di una Madonna con braccio un bambino. Osservando la statua la identificarono con la viandante, ma al momento di trasportare la statua in Chiesa le persone presenti che erano alcune di Castelnuovo ed altre di Santomenna cominciarono a litigare su chi dovesse impadronirsi della statua. Alla fine si decise che la statua dovesse essere posta in una chiesa a Castelnuovo perché la grotta era nel nostro territorio però doveva avere il volto rivolto a Santomenna. Messisi d'accordo e trasportata in Chiesa la statua, così fecero però accadde un fatto strano:quando i popolani andarono in Chiesa il giorno successivo non ritrovarono più la statua e la cercarono in lungo ed in largo per poi ritrovarla nella grotta, allora la riportarono in Chiesa e la posizionarono allo stesso modo con le spalle rivolte a Castelnuovo. Una notte, però, la Madonna apparve in sogno ad un popolano e gli disse che voleva essere posta con le spalle a Santomenna ed il volto rivolto a Castelnuovo. Da allora rimase in quella posizione (intorno alla quale i castelnovesi costruirono una nicchia) fino al 23/11/1980.

Deduzioni e simbologia:

Dai fatti narrati ora dobbiamo trarre le nostre conclusioni.

La Madonna come abbiamo letto e come tutti sappiamo era immortalata in una statua. Questa statua era caratterizzata dalla figura principale della Madonna, seduta su di un trono costruito dalla comunità castelnovese dopo il ritrovamento, ed una figura secondaria che era "la bardascella". La statua era di pietra, di piccole dimensioni rispetto ad altre rappresentazioni di statue ad essa simili. Originariamente doveva essere la statua di una dea, una Era eilitìa per la precisione, ovvero una statua in pietra di una dea Greca molto importante, signora dell'Olimpo e protettrice del matrimonio. Infatti, non è un primato della religione cristiana realizzare una eìdolon (dal greco che significa effige,immagine) con le fattezze della divinità anche se in verità la rappresentazione iconografica delle divinità in età paleocristiana non era diffusa perché Dio era considerato puro spirito e non poteva essere rappresentato con delle immagini che erano legate alla materia che a sua volta era connessa all'uomo e più in generale al peccato. Già gli egiziani 4000 anni fa rappresentarono una figura simile alla Madonna della Petrara: la dea Hathor, "la grande vacca", che allatta Horus tenendolo in braccio. Poi si osserva la mano protesa in avanti nel cui palmo è posto "lu cr'scend'", parola traducibile in italiano con il gerundio "crescendo", cioè "che cresce" che indica una azione in svolgimento. Questo elemento è stato identificato con il lievito, oppure potrebbe essere inteso più correttamente come la pasta per fare il pane. La mano della statua era protesa in avanti nell'atto di donare quell'oggetto al fedele e simbolicamente possiamo assumere questo gesto come il dono della grazia e proprio la figura del lievito, ingrediente fondamentale per far crescere la pasta può essere visto come segno di crescita spirituale, nel senso che la grazia ricevuta fa crescere la fede nell'uomo. Ma a qual fine è stata concessa questa graziai Considerando che si tratta di una "Madonna delle colture", assimilabile ad una Cerere latina od una Demetra greca, entrambe dee dell'agricoltura e della fertilità della terra, si invocava la Madonna evidentemente per la buona riuscita dei raccolti, l'abbondanza, per evitare la moria del bestiame ecc., tutte richieste quindi connesse alle necessità del mondo contadino. Probabilmente essa venne portata in questo territorio da dei monaci brasiliani, ordine monastico fondato da San Basilio in oriente nelle terre possedute dall'impero bizantino.Questi monaci brasiliani costruivano le proprie strutture templari sui templi pagani,oppure installavano delle "laure" presso grotte e luoghi immersi nella natura impervia, od ancora essi costruivano delle chiesette campestri sperdute nella campagna e per le montagne. Questi monaci si diffusero anche in Sicilia ed in Italia meridionale evangelizzando queste terre.
Prove della loro presenza ci sono anche a Castelnuovo: Sant’Ilarione, evangelizzatore dell'Egitto e protettore dai terremoti (...ma guarda nu poc' che coincidenza...), ha dato nome ad una località di Castelnuovo ed era guardacaso un monaco basiliano. Quindi dei monaci brasiliani arrivarono anche a Castelnuovo portando con se la statua trovata chissà dove (in Grecia od Armenia?) e vennero qui in questi antichissimi luoghi quando forse Castelnuovo non esisteva ancora (si pensa infatti che il paese si sia costituito dopo l'anno mille,ma io non sono d'accordo ndr.) e trovando adatta la grotta che allora non doveva avere nessun nome costruirono una laura dove collocarono la statua lì dimenticata,e poi ritrovata da qualche pastore che perdendo una capra od un agnello nella grotta ritrovò così la statua. Le leggende, è bene dirlo, non corrispondono sempre alla realtà ed è in sé un espediente per spiegare fatti a cui la mente umana non potrebbe trovare risposta. E quindi essendo la statua simile ad una Madonna si gridò al miracolo (a quei tempi era più semplice ottenere un miracolo che ottenere un buon raccolto o del cibo con cui sfamarsi). Il volto della Madonna non era quello che siamo abituati a vedere oggi: non era assolutamente una Madonna da un bel volto, con le gote rosee e la pelle bianca, anzi direi il contrario. Una Madonna che aveva delle fattezze contadine: zigomi alti, guance sfilate, un volto così semplice da non ricordare affatto una Madonna ma più una contadina, non riccamente decorata come altre Madonne contadine come quella di Viggiano, non regale come la Madonna del Carmine od altre statue, ma semplice di dura e fredda pietra, povera come narrano i Vangeli, contadina come una donna del popolo.

Poi notiamo ancora "la bardascella", il bimbo in piedi sulle cosce della Madonna rivestito da una tunichetta che poi è stato identificato come il Cristo Bambino. Sul simbolo che esso rappresenta non posso pronunciarmi più di tanto: nonostante siano 5 anni che lavori segretamente a questo articolo non mi è mai riuscito di identificare il bambino in una sfera semantica particolare se non quello di identificarlo con un dio pagano. Se consideriamo per esempio che la statua possa essere la dea Era, allora egli è Ares dio della guerra ed unico figlio che Zeus, il padre degli dei, ha avuto con questa dea. Se invece consideriamo la statua una Cerere o Demetra (sono i nomi della stessa divinità) allora il bimbo diventa una bimba cioè Persefone dea della primavera e connessa anch'ella al culto della madre terra e della prosperità dei raccolti. Comunque queste sono solo supposizioni senza prove che si sarebbero potute dimostrare se solo i parroci di Castelnuovo avessero permesso, a chi era interessato di vederla da vicino e studiarla. 3)La Madonna della Petrara oggi: Ora avendo esposto in maniera alquanto succinta, per motivi di spazio, la storia e la simbologia rappresentata dalla figura Madonna della Petrara in una nuova versione, sulla base delle narrazioni fatte da parenti e compaesani vediamo oggi essa cosa rappresenta, nonostante la sua assenza. Essa nell'immaginario collettivo di coloro i quali la venerarono e la venerano resta ancora nel cuore e nella memoria. "Chissà" -ci si chiede-"che fine avrà fatto?". Sarà finita tra le macerie a chian' Vuglin' ? Sarà stata rubata? Non possiamo rispondere a queste domande con sicurezza in quanto non abbiamo fatti da cui trarre delle risposte. La sua figura fu grandemente venerata, anche se credo sia stata venerata molto di più anticamente, che in tempi recenti in quanto fino ad un secolo fa l'unica fonte di sostentamento erano i frutti della terra ed il bestiame. Oggi a distanza di 30 anni molte persone, che le erano fedeli e che a distanza di tanto tempo continuarono a cercare il suo volto, sono morte. Desiderio di mio padre era quello di far riprodurre le fattezze di una statua di cui io feci una foto dietro l'altare della grotta di San Michele Arcangelo sul Gargano che le somiglia molto e si potrebbe cercare di modificarla facendole assumere le sembianze della Madonna della Petrara. Chiedo a tutti coloro i quali l'hanno vista prima del terremoto di osservare bene la foto che allego qui di seguito e di vedere bene se sia simile o meno. Questo non perché io voglia realizzare uno delle centinaia di desideri di mio padre e voglia rendere grande il mio ed il suo nome, ma perché da lui, tra i tanti difetti, ho ereditato un gene: quello dell'amore per Castelnuovo.

SANT´ILARIONE (TORRICELLA)
Intorno al sec. V e VI a.c. le migrazioni sannitiche sciamarono verso il sud raggiungendo, insediandosi e superando il Varco del Temete. Con le cennate migrazioni sannitiche il territorio di Castelnuovo di Conza fece parte del sannio irpino con accentuati influssi lucani di origine Sannitica.
Tra le località ubicate nel territorio comunale di Castelnuovo, vi è la torre o torricella: il villaggio scampò alla scorreria saracena dell´843 come si apprende dal catalogo dei baroni, che ne parla come feudo del conte di Balvano, tenuto in suffeudo da Filippo Torricella. Ancora nel 1200 è annoverato tra le terre su cui aveva giurisdizione il vescovo di Conza.
Le notizie si perdono fino al XVII secolo, epoca in cui diviene feudo rustico per il progressivo abbandono da parte della gente.
Una leggenda dice che il luogo fu abbandonato per una sproporzionata presenza di serpenti e i suoi abitanti avrebbero poi fondato Castelnuovo e Santomenna.
Lo scavo archeologico di Sant´Ilarione ha messo in luce un muro con andamento curvilineo ricoperto da tegole frantumate. L´affioramento può essere considerato quasi con assoluta certezza espressione della cultura sannitica.

CENA ESTATE 2003 - 2004 - 2005

 

L'AMICIZIA

M. ALVAREZ

Beati coloro che hanno degli amici senza avere chiesto di averli, perché gli amici non si comprano, non si vendono, non si permutano. Amici ci ci sente!

Beati coloro che soffrono per i propri amici, Coloro che riescono a comunicarsi in uno sguardo. Perché l’amico tace, non questione, non si arrende. L’amico ti capisce!

Beati coloro che conservano le amicizie, Coloro che offrono la spalla per piangere. Perché l’amico soffre e piange. E per loro non esiste un’ora esatta per consolare!

Beati gli amici che credono nella tua verità E che ti fa vedere la tua realtà. Perché l’amico è la direzione, è la base quando viene a mancare l’appoggio. Che siano beati tutti gli amici, perché gli amici sono eredi della reale saggezza.

Avere amici è la migliore complicità!

Bisogna essere felici di nulla, di una goccia d’acqua oppure di un filo di vento. Di una coccinella che si posa sul tuo braccio o del profumo che viene dal giardino.

Bisogna camminare su questa terra con le braccia tese verso qualcosa che verrà e avere occhi sereni per tutte le incertezze del destino.

            Bisogna saper contare le stelle, mare tutti i palpiti del cielo e ricordarsi sempre di chi ti vuole bene. Solo così il tempo passerà senza rimpianti e un giorno potremo raccontare di avere avuto tanto dalla vita.

 

DORIS LESSING

Pensa in modo sbagliato, se vuoi, ma in ogni caso pensa con la tua testa.

 

KIERKEGAARD

La grandezza non consiste nell’essere questo e quello, ma nell’essere se stessi; e questo ciascuno lo può, se lo vuole.

 

Letture consigliate

   

                     FOTO RICORDO

Coppia di Castelnovesi (Mr. & Mrs. MEOLA)

emigrati in U.S.A., nel periodo del dopoguerra, e tuttora  residenti nello stato della Florida, in visita a Castelnuovo di Conza.

  Luglio 2005.

 

SQUADRA DI CALCIO E CAMPO SPORTIVO

 

INAUGURAZIONE MONUMENTO DEDICATO A “ SAN PADRE PIO”

(Viale XXIII Novembre)

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 Cinquecentesca Croce in Pietra reperto scavi Chiesa Santa Maria della Petrara

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 CROC´ P´TREDDHA  (senza foto)
Si tratta di una croce (di nessuna rilevanza artistica) posta su uno sperone roccioso, probabilmente figlia di una tradizione cristiana che tentava di inglobare i culti pagani delle rocce. Il luogo è suggestivo, posto al confine con la provincia di Avellino e Potenza, è anche meta di culto per i santandreani.

 BOSCO DIDATTICO “AIA DELLE CHIANGHE”

  • Bosco didattico; facilmente raggiungibile dalla fontana, di prossima ultimazione, il sito è praticamente a ridosso del paese. Questo progetto di ingegneria naturalistica, oltre ad aver riqualificato un´area abbandonata, ha come obiettivi quello di realizzare attività didattiche per le scolaresche, col fine di sensibilizzare sulla tematica ambientale e quello di incentivare il turismo ecologico.

 

SCAVI NEL CENTRO STORICO,  NEI PRESSI DEL SITO DEL CASTELLO


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   RITROVAMENTO MATERIALE NEGLI INSEDIAMENTI SANNITICI, LOCALITA’ CUPONE E SANT’ILARIONE.

    

 

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 TORRICELLA DI SAN NICOLA

Il nome “TORRICELLA” vive nella memoria dei castelnovesi meno giovani che lo ricordano visualizzato in una emitorre cilindrica svettante accanto alla Chiesa San Nicola e sovrastante la Fontana del “Chianiello”. Essa faceva parte della cinta muraria dell’antico borgo della “Terra Castrinovi Valli Comptiae”, baluardo della Civitas Compsana.

CHIESA E CAMPANILE SAN NICOLA - PIAZZA UMBERTO I° - PRIMA DEL SISMA

 

  

   

 

  

 

 

IL CAMPANILE DELLA NUOVA CHIESA “SANTA MARIA DELLA PETRARA”

ALLE SPALLE IL GRUPPO APPENINICO CON LA VETTA DEL “CERVIALTO”

 

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MONUMENTO AI CADUTI IN GUERRA (Località Giardino)

                                                                                        (Com’è)                                     (Com’era)

 

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MONUMENTO DEDICATO AGLI EMIGRANTI (PIAZZA DELL’EMIGRANTE)

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MOMUMENTO INGRESSO CIMITERO “AIA DELLE CHIANGHE”

Realizzato da Gelsomina CASULA – scultore –

Gelsomino Casula, nato a Uta, in Provincia di Cagliari, vive ad Altavilla Silentina e presta la sua opera in tutta la Regione. Le sue opere sono esposte in musei, gallerie e collezioni private in Italia e all’estero. Non è solo la pietra il materiale preferito, ma anche il legno, con cui realizza altre importanti sculture.

Tel. Cell. 3381974072 ;  e-mail: casula.scultore@virgilio.it;

 

IL PARCO EOLICO CRESTA CESINA

 

LE FONTANE  (Foto: Fontana dell’asilo – Fontana Acqua Fetida – Fontana Serrone)

  • La fontana San Rocco; ricostruita solo di recente sui resti di una più antica un tempo usata per la raccolta di acqua potabile, è posta in un luogo piacevole ai piedi di una pineta nei pressi di un rio.
  • FUNTANA NOVA
    Intorno agli anni 30 un "mastro" avrebbe costruito una vaschetta in pietra per raccogliere l´acqua che veniva fuori dalla roccia. La popolazione si serviva della fonte naturale per raccogliere acqua potabile

 

 

  I MULINI AD ACCOV´TA

Resti di manufatti risalenti all´800, che, costruiti lungo il corso di un torrente, sfruttavano le pendenze del suolo per consentire il recupero dell´acqua per svariati usi. Molto interessanti sotto l´aspetto storico-antropologico. 

RESTI MANUFATTI RISALENTI ALL'800 CHE COSTRUITI LUNGO IL CORSO DEL TORRENTE PISCILO, LO SPACCONE, SFRUTTAVANO LE PENDENZE DEL SUOLO PER CONSENTIRE IL RECUPERO DELL'ACQUA PER SVARIATI USI.

PRINCIPALMENTE LA PRODUZIONE DELLA FARINA ED ALTRO MOLTO INTERESSANTI SOTTO L'ASPETTO STORICO - ANTROPOLOGICO.

 I MULINI

Il mulino ad energia idraulica era azionato, come tutte le altre macchine idrauliche, da un corso d’acqua situato sempre a monte del mulino stesso, in posizione relativamente alta per consentire all’acqua d’imprimere la forza sufficiente a far ruotare la macina. Le acque del canale di alimentazione non cadono direttamente sulle massicce pale di legno collegate trasversalmente all’asse della pesante ruota di pietra mediante una coppia di ingranaggi rudimentali in legno duro, ma si versano prima in un deposito, detto anche camera, torre o torretta. La macchina del Mulino è composta da due grosse ruote di pietra, dette palmenti, le quali sono montate l’una sull’altra. La ruota di sotto è fissa, mentre l’altra è mobile e riceve il movimento delle pale che, secondo il loro orientamento, fanno spostare la mola (palmento) in senso destroso o sinistroso intorno al proprio asse.
Il funzionamento di un mulino ad energia idraulica era il seguente: dapprima si sollevava la macina superiore, cioè quella mobile, e si metteva “a folle”, quindi si versava il frumento nella tramoggia, che con una leva era tenuta chiusa in basso per non far uscire il contenuto; poi si apriva il portellone dell’acqua con un comando a distanza e la ruota a pale, messa in movimento, azionava la pesante macina. Quando quest’ultima raggiungeva la velocità atta alla macinazione, con una leva veniva leggermente aperta la tramoggia del frumento e contemporaneamente, mediante l’azionamento di un’altra leva, veniva abbassata gradatamente la macina ed ancora gradatamente veniva aumentata la fuoruscita del frumento.

CAPPELLA “ LA MADONNINA” – BIVIO QUERCIA - STATUA GESU' SCORZO

  

 LA GROTTICELLA – LOCALITA’ CESINA

Come da racconti dei nonni era un covo di briganti ed aveva un’altra uscita nella località “Vallone mia Campagna”.

 PERICOLI: del territorio

·        Nei boschi tra i funghi (abbondanti) commestibili si trovano anche quelli tossici e velenosi (mortali).

LA RICERCA DEI FUNGHI
Conoscerli per saperli apprezzare e soprattutto seguire alcune semplici ma importantissime norme
Non fare escursioni quando è prossimo il tramonto del sole;
Rispettare tutte le forme di vita animale e vegetale che si incontrano;
Ricordare di fissare dei punti di riferimento soprattutto se si ha la fortuna di
percorrere zone selvagge ed incontaminate come i boschi di Castelnuovo di Conza;
Consultarsi con persone veramente esperte per essere sicuri di quello
che poi si andrà mangiare.

  • Pericolo su tutta la rete stradale del territorio comunale specialmente in inverno a causa delle abbondanti nevicate e frane.

  • Attenzione quando si va in giro per i boschi e la montagna, si può incontrare l'unico serpente velenoso: LA VIPERA.

  • I corsi d'acqua totalmente in secca nel periodo estivo, tanto da assomigliare a viottoli di campagna, in inverno diventano improvvisamente pericolosi e tumultuosi torrenti in piena che trascinano detriti ed altro, spesso provocando anche delle frane.

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GROTTA SANTA MARIA DELLA PETRARA
(All'interno si intravede una colonna che raffigura il viso della Madonna)

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   VINCENZO ROSANIA

Vincenzo ROSANIA, nato a Castelnuovo di Conza SA il 10 dicembre 1878, figlio di Vitale e Annicchiarico Rosaria e coniugato con CONTE Ermelinda; donò un fabbricato destinato, su iniziativa di un altro egregio castelnovese, Mons. Parroco Don gerardo Chirichella, destinato ad ASILO INFANTILE, che inziò a funzionare regolarmente il 30 settembre 1936;
L'IPAB " ASILO INFANTILE VINCENZO ROSANIA" perseguiva la seguente finalità:
" L'asilo ha per scopo di accogliere e custodire gratuitamente, nei giorni feriali, i bambini di ambo i sessi, dall'età di tre anni e sei e di provvedere alla loro educazione fisica, morale ed intellettuale, nei limiti consentiti dalla loro età.

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BORRELLI ALFONSO GIOVANNI

Borrelli Alfonso Giovanni, medico e matematico Italiano (Castelnuovo di conza 28 Gennaio 1608 - Roma 1697). Allievo, insieme a Torricelli, di B. Castelli. Insegnò matematica a Messina e a Pisa. Fece parte dell’ Accademia del Cimento.
La sua opera più importante è il "De motu animalium" (postumo 1680 - 81), in cui gettò le basi dell’applicazione della meccanica a i movimenti muscolari. Fu praticamente il fondatore della scuola "iatomeccanica". Molto importanti furono le sue osservazioni e le sue ipotesi astronomiche, riconobbe infatti l’orbita parabolica delle comete e descrisse il moto dei satelliti di Giove per mezzo dell’ attrazione del pianeta...

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 (A FEDERICO DI DONATO che educatore dei figli del popolo nella capitale d’Italia con perseverante energia di bene della sua gente natia signorilmente profuse in offerte durature di carità per l’infanzia bisognosa) SETTEMBRE MCMXXVI

FEDERICO DI DONATO

E' stata, questa, una giornata di passione e di fede per questo popolo ardito e generoso. Tutti i cittadini sono accorsi in piazza Umberto I, commossi e superbi ad un tempo, per vedere sul marmo il nome del loro grande Conterraneo: Federico Di Donato. E' stato uno spettacolo sublime di tutto un popolo che s' inginocchia ed adora.

Federico Di Donato nacque a Castelnuovo di Conza il 10 febbraio 1855 dall'avvocato Donato e da Maddalena Foselli di Laviano, ottavo di undici figli. " Finiti gli studi primari e secondari nella città nativa ed a Salerno, a 17 anni il Di Donato aveva già conseguita la patente di maestro elementare e con la fiducia nelle sue forze e nell’avvenire si apprestava ad affrontare da sé il problema dalla vita, conquistando, col posto d'insegnante rurale nel Cilento il primo gradino di quella carriera scolastica, che egli era destinato a percorrere tappa per tappa, con dignità ed onore, senza salti né inaspettate fortune, per esclusivo suo merito e con lavoro assiduo e tenace, ascendendo se ascensione può dirsi il mutamento di funzione in una missione che non ammette effettive gerarchie — dall' ufficio di maestro — tenuto per quindici anni (tre nelle campagne del Cilento, tre nelle Scuole reggimentali superiori e nove a Roma) a quello di direttore -- occupalo per quindici anni, trascorsi per la massima parte nella Scuola Culminale di via Montebello, alla quale era stato imposto un nome che di per sé solo rappresenta lutto un programma di rigenerazione educativa: Enrico Pestalozzi — per chiudere ufficialmente i suoi rapporti col Comune di Roma come ispettore delle scuole Municipali : posto al quale era stato assunto nel 1002 e che con vivo rincrescimento della classe alla quale apparteneva e del personale Capitolino dove dopo tre anni abbandonare in un periodo travagliato dell'amministrazione scolastica comunale di Roma. Ma nei diversi uffici ai quali era stato preposto e che aveva dominato col prestigio della sua autorità e del suo lavoro — maestro, direttore, ispettore, insegnante di ginnasio privato a Mercato Cilento nell'anno scolastico 1874-75 e per sedici anni di Scuola Tecnica serale nell' Orfanotrofio di Piazza Termini— pur aumentando i suoi titoli di studio e i suoi diplomi di abilitazione—all’insegnamento della ginnastica nelle Scuole secondarie, all'ufficio di ispettore scolastico e all’ insegnamento della pedagogia e della morale nelle Scuole Normali — dispiegando le sue energie in campi, diversi della attività sociale, Federico Di Donato rimase fedele al programma primo-genio della sua esistenza e fu e volle restare, nel più ristretto senso della parola, maestro elementare, come aveva sentito, con la nobile missione, le difficoltà grandi, e i dolori quotidiani, nel faticoso cammino da questo benemerito ceto di cittadini attraversato, per affermare se stesso come unità integrante della -collettività nazionale nella Patria unificata per aspirare a forme più alte di civiltà e di cultura.

" Nell'ottobre del 1884, nasceva in Milano, diretto dal Marcati, il Risveglio Educativo, che doveva iniziare un periodo glorioso per la stampa magistrale. Tre anni dopo, Federico Di Donato, che già aveva collaborato in giornali politici, come la. Libertà dell'Arbib, ne diventava il corrispondente romano : e da allora, attraverso il Risveglio prima, i diritti della scuola poi, egli fu per i maestri italiani il cronista e l’interprete fedele di tutta la vita della scuola elementare e popolare, che si svolgeva a Roma nei suoi organi centrali.

Chi non ricorda le " Lettere romane „ di Quinta, in cui egli settimanalmente, coglieva gli avvenimenti più importanti della Minerva, facendone una esposizione critica piena di acume e di garbo?
" Della sua attività e dell' influenza che godeva sulla classe magistrale italiana, si valsero uomini insigni e lo stesso Ministero per affidargli importanti incarichi di fiducia. Ruggero Bonghi, che lo ebbe carissimo, trovò in lui un collaboratore prezioso, quando volle fondare il collegio di Anagni per le orfane dei maestri : non poco della fortuna di quella iniziativa, e dell'altra per il collegio degli orfani dei maestri in Assisi, è dovuto all'instancabile propaganda di Federico Di Donato.
" Nel 1907, il Di Donato era presidente della Magistrale romana, e aveva condotto alla vittoria una strenua campagna in favore del pareggiamento dello stipendio tra maestri e maestre. „.

Conclude così una memoria edito a cura dei / diritti della scuola :

" Se questa non è grandezza, noi non sappiamo che cosa possa meritare un tal nome. Uomini come Federico Di Donato si possono considerare gli antesignani di una umanità migliore.
Esse ci aprono la via a prezzo della loro felicità e della loro vita.

E quando cadono, le loro tombe .diventano pietre miliari su cui il pellegrino sosta.

 L'attesa.
Tutti i cittadini di Castelnuovo di Conza gremivano la via intitolata, oggi, a Federico Di Donato, sin dalle ore 9,00, in attesa dell'arrivo delle autorità e dei parenti del Grande Scomparso. In testa, sono i militi all'ordine del decurione Adriano Ceriello ; poi i Balilla e gli Avanguardisti, freschi e belli, al comando del maestro Amedeo Turi; il Fascio Femminile con le graziose Piccole Italiane guidate dalla gentile ed intelligente Segretaria Politica, signorina Nelly Aurigemma; seguivano i fanciulli delle scuole elementari ; e poi tutto il popolo, tutto. Il concerto musicale di Gesualdo era al completo.

L'arrivo delle autorità e dei parenti.

Alle 10,30, giunse, proveniente da Sicignano, l'automobile dalla quale scesero i nipoti di Federico Di Donato: il Comm. Or. Uff. Avv. Massimo Di Donato, Consigliere di Stato e il Cav. Mario, direttore della " Gazzetta degli Alburni; il Segretario Politico del Fascio di Sicignano, il valoroso mutilato di guerra ten. avv. Vincenzo De Sio.

Subito dopo, giunse il vescovo S. E. Monsignor Cesarano, accompagnato dal Capitano dei CC. RR. Cav. D'Agostino, dal Rag. Albanella, commissario pref. di Campagna, in rappresentanza del Sotto Prefetto.

La Cerimonia

L'arrivo di S. E. Cesarano e del comm. Italo Foschi produce un entusiasmo indescrivibile nella folla. Si percorrono, • in lunghissimo corteo, le vie del paese, mentre la musica intona la Marcia Reale e Giovinezza ed i fanciulli palpitano nei loro canti di passione. Prima dello scoprimento della lapide, si benedice la Chiesa, ora splendida per virtù e sacrificio di popolo. Quindi si ritorna in Piazza Umberto 1. ch'è riccamente imbandierata. I balconi sono affollatissimi, tutti. E' uno spettacolo grandioso!

Monsignor Cesarano benedice la lapide, di cui ecco l'epigrafe, dettata dal prof. Giacomo Tauro della R. Università di Cagliari :
Federico Di Donato

Che Educatore dei figli del Popolo
Nella Capitale d'Italia
Con perseverante animo d'Apostolo
Le profonde energie di Bene
Della sua Gente natia
. Signorilmente profuse
In opere durature di carità
Per l'Infanzia Bisognosa
II Comune di Castelnuovo di Conza

A perenne ricordo


XXIII - IX-MCMXXVI - il Commissario Prefettizio cav. Buonocore ringrazia, a nome del Comune, tutte le Autorità e le Associazioni che hanno voluto rendere più solenne la bella cerimonia e presenta, con belle parole, l'oratore ufficiale, prof. Amedeo Turi.

Il vescovo Cesarano, interpretando il desiderio dei suoi devoti, improvvisò un breve ma efficace discorso, entusiasticamente applaudito.

 L'avv. comm. Ricci Presidente del Patronato Scolastico del Governatorato di Roma pronunziò un bellissimo di scorso, con cui rilevò l'opera faticosa e bella compiuta, a tregua, dal prof. Federico Di Donato nelle varie istituzioni integrative della scuola.

 

 A  R  T  I  S  T  A

Leonora Velásquez di Doménico, residente nel Comune di Castelnuovo di Conza, alla località “Perillo”.

 

Name: Leonora
Last Name: Velásquez di Doménico
Email: 
lvdidomenico@yahoo.es

Nata a Medellín – Colombia.  Nazionalità Italo-colombiana

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Leonora Velasquez

Cronache del mezzogiorno – venerdì 27 agosto 2010

La suggestione dell’opera d’arte: Mostra personale per la Velasquez

Nei giorni scorsi, presso lo Studio d'arte e cultura del professore Catello Nastro, poeta, scrittore e critico d'arte, e stata inaugurata la mostra personale dell'artista italo-colombiana Leonora Velasquez Di Domenico. Nel suggestivo scenario del centro storico della città capoluogo del Cilento.
Erano presenti all’inaugurazione dell'interessante personale, oltre al professore Catello Nastro, anche l’avvocato Franco Alfieri, consigliere provinciale e sindaco di Agropoli, l’assessore alla Solidarietà Sociale dottor Angelo Coccaro, sempre disponibile alla internazionalizzazione dell'arte e della cultura nel territorio, e la senatrice Olimpia Vano, che hanno avuto parole di elogio verso l'artista che presentava al pubblico agropolese e cilentano in genere ed alla folta rappresentanza dei turisti del nostro paese, una selezione di sue opere, tra paesaggi e figure mirabilmente eseguite con varie tecniche pittoriche.

La sensibilità dell'artista, giunta ad una figurazione quasi informale dopo un lungo periodo di studio figurative, rimane evidente nella maggior parte delle sue tele.

Di grande rilevanza il tratteggio che porta al movimento. Poche linee essenziali che riescono a comunicare al fruitore dell'opera d'arte un messaggio di grande contenuto e di alto valore artistico.
Sentiremo ancora parlare di questa valida artista che ha il coraggio di imporsi con la sua grande personalità al mondo dei fruitori dell' opera d'arte e degli appassionati in genere.


Lorenzo Barone.

 Grande evento d'arte ad Agropoli

Dal 31 luglio, serata di inaugurazione alle ore 20, e fino al 14 agosto 2010, presso lo Studio d’Arte e Cultura di Catello Nastro, in via Filippo Patella n. 46, AGROPOLI, proprio agli inizi degli scaloni che danno al centro storico della cittadina capoluogo del Cilento, con apertura serale ed ingresso libero, si terrà un interessante evento artistico degno di nota. La mostra personale della pittrice Leonora Velasquez Di Domenico.

Una trentina di opere pittoriche ad acrilico, olio e tecnica mista, proporranno ai visitatori il mondo artistico della pittrice colombiana. Classificare la medesima in una delle tante correnti artistiche contemporanee sarebbe un poco come limitare ed etichettare una espressione che si mantiene sempre libera, in ogni attimo della composizione, da ogni schema e da ogni corrente. La forma reale nella maggior parte delle opere, rimane solo il punto di partenza per la composizione. Il colore, spesso, da solo, riesce a far capire ciò che l’artista vuole esprimere, il messaggio che vuole comunicare ai visitatori. E’ la stessa forza della gradazione del colore e dell’intensità della pennellata che, da sola, crea effetti suggestivi e significativi. L’opera intitolata “Tsunami”, ad esempio, con un semplice ma incisivo getto di colore propone una tragedia quasi cosmica. Nell’opera “Onda” la forza della natura assume un aspetto diverso, pur nella sua dinamicità per così dire, ritmica e controllata, mentre l’altra opera intitolata “Big Bang”, sempre attraverso un dosaggio calibrato di forme e colori, riesce a comunicare l’immensa potenza della natura capace anche di opera distruttiva. Nelle due opere intitolate “Navigare” e “Navigazione” si ritorna all’ordine. Le vele, che fanno bella mostra al centro della tela, sembrano sintetizzare l’opera dell’uomo, con un messaggio ecologico che risulta di grande effetto proprio in questi giorni di inquinamento e quindi grossa sofferenza per il mare ed i suoi abitatori. La mano e la grazia femminile in queste opere diventa evidente. I colori sono tenui, incutono serenità ed anche l’accostamento tra le varie tonalità delle tinte, quasi in un progetto monocromatico, si pongono agli occhi ed allo spirito del visitatore come rappresentazione armonica del soggetto. Se si osserva attentamente il quadro “I pensieri” si nota l’estrema sintetizzazione dei concetti riportati sulla tela. Le sfere con linee curve diverse e colorazioni diverse assumono personalità ben distinte e separate. Nel caso di Leonora Velasquez non possiamo parlare di astrattismo o informale, perché le opere sono leggibili anche all’inesperto d’arte, possiamo parlare invece di un simbolismo coloristico che prevale su quello formale ed assume, molto spesso il ruolo di protagonista della tela. “La spiaggia” sembra quasi una veduta aerea. In effetti si tratta di tre o quattro strisce di colore che però hanno il grande effetto di rappresentare, naturalmente dando ampio spazio all’immaginazione, un riassunto chiaro e leggibile, naturalmente in scala ridotta del cosmo. Quanto sopra asserito potrebbe anche valere per il dipinto intitolato “Passioni”. Foglie di tinte calde e tinte fredde sembra alimentarsi in un solo vaso, mantenere una vita autonoma ma simbiotica allo stesso tempo. Guardando questo quadro sembra quasi di scorgere giovani che danzano in una discoteca prima di appartarsi per un bacio o un abbraccio. Il colore – anche in questo caso – è il vero motivo conduttore di tutta l’opera. In un’altra opera che ha destato il mio interesse, che è immensamente cresciuto nel leggere il titolo “ La speranza” mi fa ritornare al simbolismo di Leonora Velasquez. Quale simbolo migliore poteva avere la speranza se non una goccia quasi umanizzata? Ed il cerchio, che rappresenta la vita, il punto di partenza di tutte le cose del creato, della terra, dei pianeti, degli astri, della riproduzione della specie, diventa anche in questa opera co-protagonista. Certamente se il critico d’arte può “introdurre” a suo singolare giudizio il “lettore” o fruitore dell’opera d’arte è proprio questo ultimo che deve attingere direttamente alla fonte. Visitando la mostra d’arte, parlando con l’artista, cercando di capire meglio il suo messaggio. D’altra parte il vero compito dell’arte, e quindi dell’artista è proprio questo: fare arte ma nello stesso tempo produrre cultura.
Catello Nastro

Museo materiali minimi d'arte contemporanea
presenta il libro di Francesco DI GERONIMO
"Oi Castelnuyov' mij, aria g'ntil'..."
Fotografie e parole del paese di una volta
Con il contributo di Onidia Criello, Francesco Custode, Rosamaria Guarino, Ausilia Mondino
Giovedì 9 settembre 2010 - ore 17,00
Piazza Umberto I° - Lu Chianieddh'

Prof. Francesco Di Geronimo

 Vice Sindaco ed Assessore ai Lavori Pubblici
Nato a Castelnuovo di Conza (SA) il 29 novembre 1945
Laureato all'Università di Salerno
Specializzazione conseguita presso l'Università di Torino
 Brevi note biografiche

  • Consigliere comunale di Fisciano dal 1968 al 1995;
  • Assessore comunale di Fisciano dal 2001;
  • Nel 1995 eletto Consigliere Provinciale nel collegio Baronissi, Fisciano e Pellezzano;
  • Presidente del Consiglio Provinciale di Salerno dal 1997 al 1999. In questa veste è stato componente della Commissione Nazionale “Presidenti dei Consigli Provinciali” dell’Unione delle Province d’Italia;
  • E’ stato anche Consigliere di amministrazione del Centro Studi Salernitani “Raffaele Guariglia”, membro dell’Assemblea Generale della Comunità Montana Valle dell’Irno, nonché dell’Assemblea Generale e del Comitato dei Garanti della USL 47;
  • Dal 1991 al 1997 membro del Consiglio Nazionale del Partito Democratico della Sinistra;
  • Dal 2004 al 2007 membro del Consiglio Nazionale dei Garanti dei Democratici di Sinistra;
E’ tra i fondatori del Partito Democratico.

LINK PER CONSULTARE E VEDERE I CAPITOLI DEL LIBRO

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TESTI E PAGINE TRATTE DA LA

" T O R R I C E L L A"

RICERCHE DI ENZO DI RUGGIERO

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ENZO DI RUGGIERO - Relazione prof. W. Johannowski

Nel gennaio 1984 il prof. W. Johannowskj, allora sopraintendente per BN. AV. SA,, su nostra espressa richiesta, una ricognizione sul territorio di Castelnuovo di Conza, contrada “S. Ilarione”.
Il risultato fù più che soddisfacente (si rinvennero reperti di superficie datati IV sec. A. C.) ed il prof. W. Johannowskj promise un saggio di scavi in loco. Passarono due anni, durante i quali i finanziamenti richiesti, su perizia del Soprintendente, con delibera del Comune di Castelnuovo di Conza, non furono erogati. Nei primi mesi del 1986, il Soprintendete, nonostante il mancato finanziamento mantenne la promessa fatta e praticò un saggio di scavo in Contrada “S. Ilarione”.
Vennero alla luce mura ciclopiche ed innumerevoli tegole frantumate raccolte su un piano stratigrafico che, in alcuni punti, presentava terreno bruciato. Altro scavo fu intrapreso, sempre sul territorio di Castelnuovo di Conza, in contrada "Cupone"; dove, da anni. il dott. Gennaro Venutolo Campiglio andava raccogliendo tracce ceramiche di superficie. Ancora una volta i finanziamenti richiesti, ad integrazione dei precedenti, (per un totale di circa L. 170.000.000) data I'imponanza e l'estensione dello scavo ad altro sito, rimasero inevasi. Attualmente, per interessamento personale dell'onorevole Ciriaco De Mita, prontamente intervenuto, su nostra sollecitazione, presso il Ministero competente. la sofferta vicenda culturale castelnovese sembra risolversi promettendo buoni risultati. Intanto la sede di Castelnuovo di Conza dell'Archeoclub di Italia, Civiltà Alto Temete, opportunamente sensibilizzata, non ha ritenuto di attendere ulteriormente gli eventi ed ha chiesto ed ottenuto un campo di ricerca per l'estate 1988. Dopo questo breve ma, riteniamo, utile preambolo, affrontiamo. nel merito, il tema che ci siamo proposto: "Un'ipotesi di ricostruzione storica". Le ricognizioni del prof. W. Johannowskj alla contrada S. Ilarione c'indusse ad includere in una nostra breve opera, un quadro storico, ab origine, di quel territorio che si estende a cavallo del "Vardo del Temete" e precisamente nell’alte valle del fiume dal quale lo stesso varco prende nome (Enzo di Ruggiero, Conza Romana ed il varco del Temete). Al Convegno, tenutosi a Castelnuovo di Conza jl 12.07.1986, ipotizzammo una ricostruzione storica dell’insediamento pre-romana di S. Ilarione. In questa sede, pur riportandoci a quanto illustrato negli scritti citati abbiamo ritenuto opportuno rielaborare un quadro storico che tenga conto dell’ intervento del prof. W. Johannowskj al Convegno sopra ricordato. Le strutture, emerse dagli scavi effettuati sul territorio di Castelnuovo di Conza (S. Ilarone e "Cupone"), probabilmente appartengono ad un insediamento paganico, il pagus era un'unità territoriale costituita da vici ossia da un insieme di fattore sparse sorto ai bordi di un antico tratturo che noi Identificheremo nella "Solofrana", antica via che correva da ovest ad est, tra le "Cesine" ed il paese di Castelnuovo di Conza. Non e da escludere che uno o più oppidi (centri fortificati) completassero la configurazione di quest’insediamento. Non abbiamo, a tutt'oggi, la datazione precisa della distruzione.

Possiamo però collocarla in un arco temporale che va dal 296 a.C. alla conquista di Conza nel 215 a.C. Nel 296 a.C,, durante la campagna in cui Q. Fabio Massimo e P. Decio Mure, conquistarono Morgantia, Romulea e Ferentino; furono occupati quarantacinque oppidi irpini, lasciando dappertutto i segni della più tremenda ferocia. (Livio, X.I 1,12.15,17,2,40). In occasione della guerra contro Pirro, durante la battaglia di Ausculum, secondo Dionigi di Alicarnasso, i Sanniti avrebbero costituito l’ala sinistra dell'esercito e fornito buona parte della cavalleria. Dopo la partenza di Pirro dall'ltalia, i Romani, con la stessa metodicità impiegata nelle fasi conclusive della terza guerra sannita, annientarono le tribù sannitiche. Il 215 a.C., con la riconquista di due piccoli. oscuri villaggi. Vescellium (Vercellium) e Sicilinum da parte del pretore peregrinus M. Valerio Levino e l’anno successivo, durante il consolato di Marcello e Fabio con la ripresa della irpina Compsa. dello sconosciuto oppidum Orbtanium e di una città di nome Fugifulae (le ultime due possono essere state lucane più che sannite), si chiude. a nostro modesto avviso, il periodo in cui le distruzioni operate dai Romani possono averci conservato le vestigia sannite sul nostro territorio.
L'alta datazione della ceramica rinvenuta (IV, III sec.C.) esclude I'ipotesi dell'evento catastrofico in relazione all 'occupazione di Conza da parte di Silla nel I sec. A.C. Chi erano gli abitanti che vissero in queste strutture? Potremmo identificarli nei Dirini, tribù stanziatasi nell'alta valle dell’'Ofanto (i Dhyrini) o nei Compsani. La radice Dhir è osca. Ciò comporta è una riflessione etnologica. Secondo gli studiosi moderni gli Opici, di origine transadriatica, occuparono il territorio stiamo prendendo in esame espandendosi a raggiera in direzione est-ovest. Essi si attestarono su uno strato siculo, (genti appenniniche della tarda età dei bronzo). Abbiamo, d’ altro canto, relitti linguistici, iscrizioni isolate risalenti al VI-V sec. a. C., a Rimini e a Novilara sul versante adriatico, a Vico Equense e a Nocera in Campania, che ci rivelano tradizioni scrittorie peculiari, di cui si vanno seguendo gli sviluppi.
Successivamente i Sabelli, nelle loro migrazioni dal nord verso il sud si affiancarono e sovrapposero gli Opici "oscizzandoli". Gli Osci s’ ibridarono, a loro volta, con i sopraggiunti Irpini (cfr G Devoto in Enciclopedia italiana Treccani. s. v. Oschi). Secondo la relazione tenuta dal prof. w. Johannowskj al Convegno di Castelnuovo di Conza del 12.7.1986, nel Vll-VI e V sec. a.C , abbiamo tracce archeologiche della facies culturale cosiddetta di Cairano-Oliveto Citra. A Conza, infatti, si sono scavate tombe del VII. VI, V sec. a.C. Nel VI sec, a.C.. si rivela una realtà, di quella che sarà la Lucania, diversa da quella sannita. una società molto più articolata; nel V - VI sec a C, inoltre, per l’Alta Valle del Sele si riscontra un accentuate influsso sannita mentre per la Lucani vi sono chiari segni di legami con i Campani. Si ha una continuità della facies Oliveto Citra - Cairano sino al 280 a C. Non abbiamo tracce sannitiche ed ignoriamo il confine tra i Sanniti ed i Lucani. Insediamenti Romani si avvicendano sul territorio degli Opici. Nella seconda metà del V sec. a.C. tribù Sannitiche penetrano in quella che poi sarà chiamata la Lucania. L'esposizione del prof. W. Johannowskj porta alle seguenti considerazioni. Ad una frequentazione opicia che perdurerà sino al 280 a.C., su una direttrice est - ovest, nella media ed Alta Valle dell’Ofanto, subentra una presenza romana non intermediata da insediamenti sanniti. La data "dies post quem non", ci riporta ai deleteri effetti dalla quarta guerra sannitica (guerra di Pirro) sulle popolazioni locali. Inoltre dobbiamo ritenere che, sino a questa data (280 a.C ) gli Opici coesistevano con i misteriosi abitanti degli insediamenti di “S. Ilarione” e “Cupone”. Nella seconda meta del V sec. a,C. le tribù sannitiche penetrarono in quella che poi sarà chiamata Lucania. Ma noi non conosciamo ancora i suoi confini settentrionali, quindi, e qui l’importanza degli scavi di Castelnuovo di Conza, dobbiamo ritenere che questi misteriosi abitanti non siano poi tanto misteriosi e si possano identificare con i Dirini della "Historia Naturalis" di Plinio. Su quali insediamenti o strato etnico precedente si immisero gli eli Irpini (Dirini)? Ipotizziamo, lo scavo potrebbe verificarlo, che questo strato sia quello appenninico. Dal’altro canto sulla stessa direttrice nord- sud. in località Montenuovo, vicino Castelgrande, sono in corso scavi della Soprintendenza di Potenza che riesumano queste culture protoitaliche. "Tratto dalla rivista LA TORRICELLA"

VITTIME DEL DISASTROSO SISMA DEL 23 NOVEMBRE 1980

NESSUNO MANCA NEI RICORDI

Annicchiarico Francesco                 14.04.1972         

Annicchiarico Michele                       04.10.1939

Carlucci Rosina                             20.04.1904

Chirichella Rosa                             18.06.1911

Colatrella Maria Nicola                       03.11.1960

Colatrella Nicola                            25.10.1978

Cordasco Vito                                28.05.1925

Custode Maria                              03.05.1901

Custode Pietro                             29.06.1906

D’Amato Maria                               10.08.1924

D’Ambrosia Maria Rosaria                     26.04.1957

D’AmbrosioVito                            03.10.1927

Del Buono Filomena                         19.12.1921

Del Vecchio Antonietta                       09.09.1920

Del Vecchio Giovanna                        16.06.1931

Del Vecchio Michele                              06.06.1921

Del Vecchio Pasqualina                       11.04.1921

Del Vecchio Rosa                           05.06.1902

Del Vecchio Vito                            19.09.1980

Del Vecchio Vito                            28.07.1901

Di Filippo Eva                              07.08.1925

Drappa Donato                             10.03.1977

Drappa Gerardina                           03.12.1978

Drappa Luciano                            08.02.1972

Esposito Carlo                              30.05.1970

Esposito Mauro                             17.01.1939

Esposito Vincenzo                          13.07.1971

Figurelli Angela Maria                        24.01.1901

Figurelli Maria                              12.03.1938

Gaudiosi Grazia                            15.11.1915

Guarino Antonio                            22.09.1924

Guarino Cinzia                             15.06.1980

Guarino Francesco                          31.07.1912

Guarino Pietro                             16.04.1900

Iannuzzelli Vincenzo                        24.01.1928

Imbrenda Garibaldi Gerardo                  11.09.1957

La Morte Giuseppina                         22.07.1954

Luongo Maria                              24.01.1924

Luongo Mario                              01.01.1957

Luongo Nicola                              15.09.1971

Luongo Rosa                               06.08.1952

Luongo Vito                               27.12.1975

Megaro Angelomaria                         07.10.1925

 

Megaro Angiolina                                    02.07.1953

Megaro Anna                                        01.10.1932

Megaro Giuseppina                                   10.08.1962

Megaro Maria Assunta                                 15.08.1965

Melillo Antonio                                      28.07.1930

Melillo Maria                                        11.10.1911

Melillo Teresa                                       17.05.1965

Pezzuto Giuseppe                                    09.04.1914

Piccolo Rosa                                         08.07.1904

Porreca Filomena                                    22.07.1976

Porreca Gerardo Vittorio                               19.09.1980

Porreca Giuseppe                                    28.02.1950

Porreca Giuseppina                                   01.10.1957

Porreca Guglielmina                                  05.05.1945

Porreca Maria Grazia                                  10.06.1978

Pugliese Maria Felicia                                 24.10.1889

Racioppi Antonia                                    17.11.1936

Rosamilia Carmela                                   21.10.1952

Rosamilia Salvatore                                  04.02.1898

Salandra Sinfarosa                                    19.01.1897

Salvatore Immacolata                                 29.02.1956

Salvatore Lina                                       13.11.1960

Sasso Antonio                                       09.03.1909

Sasso Giuseppe                                      20.09.1934

Savarese Amalia                                     16.01.1925

Sessa Rosaria                                       30.04.1911

Sibilia Angela Maria                                   01.12.1933

Sibilia Felice                                        08.02.1899

Sibilia Gerardina                                     20.09.1966

Sibilia Pasquale                                      05.10.1964

Sibilia Rosetta                                       11.09.1969

Sibilia Teresa                                       23.01.1929

Spatola Serafino                                     10.11.1888

Spatola Vincenzo                                    21.02.1923

Strolli Giovanna                                     24.06.1925

Strollo Mario                                       10.01.1969

Strollo Michele                                      18.12.1924

Strollo Orazio                                       07.02.1921

Torsiello  Gaetana                                    11.10.1923

Venutolo Angiola                                     28.07.1909
  
Venutolo Giusepp
e                                   12.06.1974

Zoppi Maria                                         01.02.1933


 

 

RACCOLTA FOTO CASTELNUOVO DI CONZA - SISMA DEL 23 NOVEMBRE 1980

PIER DONATO IANNUZZELLI

Via Risorgimento, a sinistra è la lunga scalinata che porta alla Torricella e più avanti la parete nord della chiesa di San Nicola che poggia su una vistosa roccia muscosa; a destra qualche negozio e qualche altra casa.
Poi, dopo un breve tratto in salita, i pochi scalini verso il forno.
Un forno di pietre mal messe ed annerite dal tempo e dal fumo, ma tanto profumo di pane fresco che da lontano mi sembra di sentire ancora.
Ora non c’è più

Sopra il forno, delle case, e fra queste quella di Rosina; una donna instancabile. Chissà quanti barili di acqua ha portato nelle case!E quante ore di attesa per riempirli sotto il misero getto, quasi gocciolante dell'unico rubinetto alla “Fontana”!
La rividi un anno fa; il suo viso rugoso e lo sguardo serio erano rimasti uguali; solo dalla lenta camminatura capii che i suoi anni non erano più gli stessi.
Ora non c’è più

Dalla piazza, dopo pochi scalini in giù, a due passi uno dall'altro, ed il passaggio sotto l'arco, è già via Roma.
Da un lato una strettoia verso la Torricella e case alte, dall'altro, un po più avanti, l'inizio di via Pennino e la casa di zia Rosa. Il portone, due battenti blu, non ne ricordo altri di quel colore, sempre aperti e sostituiti, nei periodi freddi, da due porticelle vetrate.
Rosinella, come tutti la chiamano, è viva per miracolo; lei stessa mi dice: “Ho cercato di mettere in salvo solo la mia anima affidandola al Signore, quando mi è sembrato che era la fine”.
Continuando si arriva alla farmacia, dove era una volta, poi si passa davanti ad altre case e portoni vari ed a l'arco di Tavarone, attraverso il quale si scorge, verso valle, il ponte del Pennino.
Più avanti la casa di Ruccia. Ruccia una donna inconfondibile, dalla riccia capigliatura, dallo sguardo sereno e dal viso sorridente.
...Ora non c'è più
Subito dopo è la nostra casa; qui, mi dicono, sono nato.
Tre camere e tre finestre che si aprono sugli orti con i mandorli, i primi a  fiorire con il  ritorno della primavera.
Più in giù, il vallone con i resti di un vecchio mulino,  la strada  per Santomenna che scompare dopo un'ampia curva e più lontano,  di fronte, la montagna di Laviano, la prima ad imbiancarsi con l'avvicinarsi dell'inverno. Ai suoi piedi, verso ponente, la vetta della torre con l'orologio ed i pochi tetti delle case più alte che affiorano dalle cime degli alberi e più in là un'ampia gola con il monte Cervialto. E' l'alta valle del Sele.
Che spettacolo da quelle finestre!  Quanti canti melodiosi di uccelli! Quanto sole!  Quanta aria buona!  Quante corse per quelle campagne!  E quanti ricordi di quella nostra casa!
Un'ampia cucina con il camino di pietre scolpite, dove i ceppi,  accostati uno a l'altro, ardevano, con noi intorno, fino a  notte nelle giornate rigide.  La sala, con il tavolo nel mezzo e la libreria stile “800”.

E poi, tante, tante indimenticabili altre cose di quella casa!
...Ora non c'è più
Quasi attaccata alla nostra, la casa dello zio “Cavaliere”. Pavimenti
piastrellati, scale di marmo, pareti decorate a bassorilievo ed una grande veranda, sono le cose che spesso ricordo.

...Ora non c'è più
Poi, via Roma , la strada principale che dalla piazza va fino alla chiesa Madre passando in  mezzo al paese, continua e comincia a scendere.
Le due lunghe file di case, da un lato e dall'altro, sono interrotte ogni tanto da gradinate che salgono o che scendono.
E' la strada più lunga, è la più percorsa, è la strada degli incontri e dei giuochi dei ragazzi, è la strada dove gli anziani, seduti sull'uscio, prendono i caldi raggi del sole nelle giornate fredde.

...Ora non c'è più

Dalla via Roma, verso  il castello, ancora strade e tante case, tutte unite tra esse; chi basse e chi alte, chi con balcone e chi senza; sono le case che in cartolina emergono e formano il profilo del paese.
Le ricordo quasi tutte e la gente in esse,  come pure quella nelle  case di via Roma.
Tanta gente semplice! Tanta gente buona! E  tanta, tanta...

...Ora non c'è più
 

Tratto da:  Ora non c'è più, pensieri scritti da Pier Donato Iannuzzelli dopo il terremoto del 23 novembre 1980.

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23.11.2010 ORE 19,30 SCOPERTO E BENEDETTO MONUMENTO ALLE VITTIME DEL TERREMOTO 80

Comune di Castelnuovo di Conza - Piazza Umberto I° - Monumento realizzato da Pietro LISTA - ANASTASI/RESURREZIONE - LE FOTO

Storia e tradizioni popolari, tratto da il Giornalino Lu Chianiedd’ – Settembre/ottobre 2010

Il santuario di Giove Vicilino

Antonio PUGLIESE di Sant’Andrea di Conza AV

Qualche tempo fa un giovane specializzando in Archeologia di sant'Andrea di Conza AV, Antonio Pugliese, ci ha contattati in cerca di materiale sulla storia del nostro territorio. Era infatti intenzionato a presentare come tesi di specializzazione un lavoro sul santuario di Giove Vicilino, che  molti ritengono sorgesse tra Sant'Ilarione e Piano Voglino. Oggi, terminata la ricerca, Antonio ce ne ha inviato un estratto. Ritenendo molto interessante il lavoro, abbiamo voluto dedicargli largo spazio in questo numero de Lu Chianiedd'. Ad Antonio va la nostra stima e un ringraziamento per aver profuso le proprie energie e competenze nello studio del nostro territorio.

Il presente lavoro ha come oggetto lo studio e l'indagine topografica del comprensorio tra le alte valli dei fiumi Sele ed Ofanto, al fine di ricostruire e fornire indicazioni utili circa l'esatta ubicazione del tempio di Giove Vicilino. L'esistenza di tale santuario è testimoniata dalle fonti storiche, in particolare da Tito Livio, il quale ci informa dell'esistenza nel territorio di Compsa di un tempio dedicato a lovis Vidimi in cui, fra i tanti prodigi accaduti durante la guerra annibalica, fu udito un notturno strepitio d'armi. L'episodio si colloca più precisamente nell'ambito della seconda guerra punica, in cui certamente il centro di Compsa dovette assumere un ruolo non secondario.

Il culto di Giove rivestiva certamente una posizione primaria nell'ambito del pantheon italico. Come è noto, l'unico nome divino per cui la comparazione linguistica indoeuropea può dimostrare una diffusione che va dall'uno all'altro capo dell'area occupata dai diversi ceppi italici è appunto quella che ha dato come esito Giove in latino e nelle lingue italiche (rispettivamente Iup(p)iter, Diespiter, lupater); ciò vale quindi anche per Vethnos osco-sabello, che è quello che riguarda l'area di pertinenza dell'oggetto di questa trattazione. La valenza uranica del dio Giove eccelle certamente a Roma, e la sua qualità politica sarebbe espressa dai suoi attributi optimus maximus\ la dimensione urania della divinità, che lo rende più simile al corrispettivo delle religioni classiche, comprende però, in ambito italico, anche la sfera guerriera. A questo sistema principale comune a tutta l'area umbro-sannita, si affiancano alcune caratteristiche tipiche dell'area osco-campana. Molto legato al mondo della fertilità è, ad esempio, il Giove osco-sabellico, come risulta anche dalle tavole di Agnone. Altro dato da rilevare, inoltre, sulla base dell' analisi del maggior complesso di iscrizioni sacre in osco rappresentato dalle iuvilas capuane, è la presenza di Giove nella sfera delle attività infere.
Per quanto riguarda più precisamente la Campania interna, sempre Livio ci informa che la principale divinità del popolo abitante il Sannio in generale, era Giove, adorato fin da tempi remotissimi. La sua importanza in Campania sembra sia andata aumentando dopo l'arrivo dei Sabelli che, ugualmente ai Romani, consideravano le Idi il giorno dedicato in particolare a questa divinità, come mostrano le lovilae. La divinità, in base alle iscrizioni attestate, sembra essere caratterizzata da diversi epiteti, che si legano al nome del dio nella formula del nome doppio. Generalmente l'epiteto serve ad evocare l'orizzonte di attività di un dio di valenza più vasta, o si riferisce ad un'attività di rilevanza divina ma non effettivamente collegata alla personalità della divinità. Il Radke aggiunge una terza possibilità, quella per cui la funzione, espressa dal secondo nome, sia indicata da un nomen agentis: esemplificativi in tal senso sono gli epiteti Versar, Statar, Regator, Pistus, Flagius, che in alcuni casi contraddistinguono il dio Giove. Il secondo nome, inoltre, non indica sempre soltanto una generica funzione, o l'attuazione di questa nel presente, ma, talora, una sua attuazione determinata nel tempo, quindi il riferimento a una precisa
e particolare "prestazione" divina realizzatasi in un determinato momento, oppure il riferimento al desiderio di una "prestazione" da realizzare. In Campania abbiamo attestazioni riferibili al culto di Giove Plagio, testimoniato sia a Cuma che a Capua (iùveiflagiùì], trasformato poi successivamente in Flazzus in età romana; questo termine starebbe ad indicare una valenza più che urania, di divinità legata alla luce o a fenomeni naturali, assimilabile probabilmente al Tinta etrusco. Le altre attestazioni riguardano il culto di Giove optimus maximus, riscontrato ad Abella, Capua, Pozzuoli e Trebula, quello di Giove Liber sempre a Capua, o ancora quello di Giove Striganus a Misene. Recentemente si è proposto di inserire tra le caratteristiche di questo Giove italico, che a Capua sembra cogliersi meglio rispetto agli altri centri, un aspetto ctonio ma di matrice greca, rappresentato dal Giove Meilichio di Pompei.
Per quanto riguarda Giove Vicilino, il culto sembra essere attestato solamente a Compsa, e potrebbe essere messo in relazione con il luppiter Vesuvius o ancora con Giove Tifatinus; probabilmente l'analogia non è così stringente, anche se i culti di Giove in cui il nome del dio è accompagnato da un epiclesi che lo collega ad elementi naturali o insediativi del territorio potrebbero nascondere culti di notevole antichità legati a forme di religiosità "primitiva". L'epiteto Vicilinus rimanda chiaramente a vicus ed indicherebbe un aspetto della divinità esclusivamente locale; era direttamente il vicus, o anche più vici insieme, a prendersi cura di questo genere di santuari, che avevano evidentemente una connotazione territoriale corporativa.Il santuario di Giove Vicilino ha suscitato l'interesse degli studiosi già a partire dalla metà del 1800, quando Federico Cassitto identificò il sito di questo tempio dedicato a Giove nell'ex feudo di Sant'Ilarione, in territorio di Castelnuovo di Conza, una località che tuttora è denominata Temete, confinante con un pianoro detto Voghino, in cui lo stesso Cassitto ravvisò le rovine e i resti di un antico edificio. Molti storici e studiosi che scrissero prima o dopo il Cassitto ammettono la stessa ipotesi, altri invece, come il Laviano, tendono a confutarla.
Il Cassitto riconobbe i resti del tempio a valle di un complesso collinare fittamente arborato,
situato esattamente al centro della valle denominata Temete, da cui era possibile dominare sia l'accesso alla valle del Sele che quello al valico appenninico di Gonza, oltre alla stretta valle che da Laviano, aggirando il massiccio del monte Marzano, conduce a Muro Lucano. L'ubicazione del tempio a valle sembra essere confermata anche da altri studiosi. Il Grisi colloca gli avanzi del
tempio alla destra del torrente Temete, poco a ridosso della odierna strada nazionale, ad un centinaio di metri dal ponte che segna il bivio per Laviano e per Valva. Questo dato è confermato anche dal De Ruggiero il quale indica che lungo la S.S. 91 della valle del Sele, poco prima dell'incrocio Castelnuovo di Conza-Laviano, immediatamente a monte della stazione di servizio della Agip, sul tracciato di un'antica mulattiera che conduce al piano detto Voglino, si rinvengono tracce di antiche mura e di tegoloni di età romana, in tale quantità, da essere state utilizzate per una costruzione sorta nelle immediate vicinanze.
Sarebbe tuttavia preferibile, o almeno da prendere in considerazione, la possibilità di una sistemazione del tempio più a monte del colle, in prossimità della località Bosco Torretta, sul declivio collinare opposto, quello che degrada più dolcemente verso N, in cui forma un piccolo pianoro orientato in senso S-N: si tratta, per l'appunto, del pianoro detto Vuglino . In genere, infatti, i santuari risalenti ad età sannitica, sia di grandi che di piccole dimensioni, sorgono all'interno di aree sacre disposte su terrazze pianeggianti situate o ricavate lungo il pendio di un colle o di un monte generalmente non troppo impervio, nelle vicinanze di sorgenti e delle principali vie di comunicazione; le terrazze sono poi, nella maggior parte dei casi, costruite e/o protette da muraglioni per lo più in opera poligonale. Una collocazione a monte risponderebbe bene a queste caratteristiche, oltre a permettere una visuale ottimale sulla vallata sottostante. In questo modo il tempio si sarebbe andato a collocare in una posizione strategica fondamentale, nelle immediate vicinanze del valico della Sella di Gonza, punto stradale nevralgico di grande importanza perché unico a permettere un agevole passaggio dalle coste adriatiche a quelle tirreniche, e frequentato già a partire dall'Età del Ferro, come documentano gli scavi di Oliveto, Buccino e Cairano.
Come nella maggior parte dei santuari di età sannitica, è molto probabile che anche quello di Giove Vicilino abbia mantenuto per molto tempo il carattere di luogo di culto all'aperto, connesso alla presenza di acque sorgive, che certo non mancano in prossimità del monte su cui il tempio era probabilmente ubicato. La monumentalizzazione del santuario potrebbe essere avvenuta alla fine del III secolo a.C., all'indomani delle distruzioni apportate dalle guerre annibaliche; è in questa fase, soprattutto in Campania, che si registra una vera e propria fioritura dell'edilizia templare, volta soprattutto alla ristrutturazione e alla monumentalizzazione di luoghi ed edifici di culto preesistenti o alla costruzione di nuovi; essa si concretizza, tra la fine del III e gli inizi del I secolo a.C., nell’erezione di templi e complessi dall’impianto anche scenografico e dalle raffinate architetture di ispirazione ellenistica, realizzati da maestranze specializzate, probabilmente  organizzate in imprese itineranti. Abbiamo già considerato, precedentemente, come l’epiteto V i c i l i n u s, implicherebbe la cura e  la custodia del santuario da parte di uno o più vici. È evidente che un luogo di culto del genere abbia avuto, almeno inizialmente, una dimensione "paganico-vicana", fungendo cioè da polo di aggregazione per le popolazioni rurali del distretto territoriale o del singolo insediamento. Ma quali potrebbero essere i vici dislocati nelle vicinanze addetti alla manutenzione del santuario? Effettivamente, a poca distanza dal pianoro detto Voghino, in direzione N verso la Sella di Gonza, in località S. Ilarione, saggi di scavo compiuti dallo Johannowsky hanno messo in evidenza resti di un circuito murario con andamento curvilineo ricoperto di tegole frantumate. Detto muro, affiorato a circa 60 cm. di profondità dal piano di campagna si presentava in stato di crollo ed il terreno intorno ad esso, per un certo tratto, presentava chiari segni di combustione; reperti ceramici rinvenuti in superficie permettono di datare il sito al IV sec. a.C.. A tal proposito occorre ricordare come sempre il Cassitto identifica a S. Ilarione il vicus di Vercellio che, insieme a quelli di Sicilio e Vescellio, sono ricordati da Tito Livio come tre oppidi irpini riconquistati durante la seconda guerra punica da Marco Valerio Levino. L'individuazione di Vercellio in territorio di Compsa è confermata anche dal Passare, il quale fornisce indicazioni in merito all'esatta ubicazione degli oppida irpini riconquistati. Oltre all'insediamento di località S. Ilarione, sempre nell'ambito del territorio pertinente al comune di Castelnuovo di Gonza, le indagini hanno messo in evidenza anche altre strutture ed evidenze risalenti ad età sannitica. In località Cupone, ad esempio, in una zona situata a ridosso dello spartiacque tra le valli del Sele e dell'Ofanto, saggi di scavo hanno riportato alla luce, oltre a vari frammenti di ceramica acroma ed a vernice nera, anche una struttura costituita da ciottoli sovrapposti senza malta sicuramente pertinenti ad un circuito murario, tra cui figuravano anche frammenti     di     tegole; l'insediamento, anche in questo caso, è databile ad un periodo compreso tra la fine del V e il IV secolo a.C.. Ricognizioni di superficie hanno riguardato, invece, contrada Serroni, località situata a nord del paese di Castelnuovo   e   da   esso distante circa m. 700. Anche in questo caso il sito ha restituito    oltre    a   vari frammenti   di   ceramica acroma e a vernice nera, anche numerosi resti riconducibili a pithoi e a tegoloni; si tratta di materiali che certamente     denotano un'unità abitativa II sito di contrada Serroni presenta caratteristiche simili a quelle riscontrate nella vicina contrada Aulecina, in territorio di Santomenna, da cui è separata dal torrente Redèta, una sorgente perenne delle cui acque usufruirono certamente entrambi gli insediamenti, situati a poca distanza l'uno dall'altro. L'esame degli insediamenti permette certamente di fare qualche considerazione circa le modalità insediative nell'alta valle del Sele in questa porzione di territorio . Procedendo da ovest, cioè da S. Ilarione, verso nord-ovest, per il passo di Gonza e quindi per località Cupone fino ad arrivare ad est alle contrade Serroni e Aulecina, i siti sembrano essere disposti ad arco sul declivio collinare, rivolti verso il fondo della valle. Questa disposizione è strettamente dipendente dalla presenza nelle vicinanze di ciascun insediamento di sorgenti perenni di acqua e di torrenti e valloncelli con regime idrico a carattere torrentizio. La cresta spartiacque della Sella di Gonza, che dalla parte opposta è rivolta verso la valle dell'Ofanto, è come la parte più alta della cavea di un teatro antico, le cui gradinate sono rappresentate dai declivi della estrema alta valle del Sele che degradano a valle fino al Temete.
Risulta essere molto probabile che questi insediamenti, risalenti ad età sannitica, erano pertinenti
ad un pagus o costituivano vici disseminati nel territorio di Compsa. Il santuario di Giove Vicilino, sito a poca distanza, doveva rappresentare un centro di aggregazione di queste comunità, nonché la loro sede amministrativa, in cui si riuniva l'assemblea popolare e il consiglio. Questa funzione potrebbe essere stata mantenuta dal santuario anche dopo la scomparsa delle strutture amministrative autonome di pagi e vici', a questa vitalità potrebbero aver contribuito diversi fattori, come il permanere della funzione di sede di fiere e mercati in occasione di ricorrenze religiose, o la sua dislocazione lungo importanti arterie stradali. Se le ipotesi fin qui formulate colgono nel segno, la distanza del santuario dal centro di Compsa, circa 6 km., indurrebbe comunque a considerare come la cura e la manutenzione del tempio, oltre naturalmente alla sua frequentazione, non fosse esclusivamente riservata ai pagi e ai vici pertinenti al territorio del centro irpino. In seguito al processo di romanizzazione del comprensorio
dell'alta valle del Sele, concretizzatosi solo intorno alla fine del III secolo a.C., in concomitanza con la fine della seconda guerra punica, il territorio venne ripartito tra i municipia contigui di Compsa, Volcei e, in parte anche Eburum ; l'orientamento prevalente assegna il territorio ad O del primo corso del Sele all'ager eburinus, quello ad E in parte a Buccino in parte a Gonza. La linea di confine tra queste ultime viene individuata all'altezza del massiccio del monte Marzano; è significativo il rinvenimento di un'iscrizione, nei pressi di Colliano alle pendici del monte, che menziona un magistrato il quale ricoprì la carica di edile sia a Volcei che a Compsa; con il meno elevato monte di Valva, situato immediatamente a N, a ridosso dell'omonimo paese, si deve identificare il Mons Balabo della Tabula Peutingeriana.
In questa fase è verosimile che l'area sacra abbia assunto le caratteristiche di un santuario extraurbano di confine, la cui vitalità e frequentazione dovette essere garantita anche da un raccordo viario secondario, il cosiddetto collegamento Volcei-Compsa. Come rappresentato nella Tabula Peuntigeriana, si tratta di una bretella viaria che distaccandosi dalla Regio-Capuam (via Popilia) all'altezza di Acerronia, si collegava all'asse Beneventum-Potentiam passando nei pressi del già ricordato Mons Balabo; tale collegamento può essere considerato il più importante dell'alta valle del Sele. L'arteria stradale si snodava a valle del massiccio del monte Marzano, provenendo dalla zona dell'aver volceianus corrispondente all'attuale territorio di San Gregorio Magno, e prima ancora da Potentia. Da San Gregorio Magno la strada proseguiva in direzione N-O, attraversando il vallone Traiano, fino a giungere alla punta di S. Vittore, in territorio di Colliano. Continuando verso N la strada toccava le località San Vito, Pazzano, San Leonardo, Salitto, giungendo ai confini attuali con Valva, in località San Prisco. Di qui continuava per località Fabbrica e Serra Casigliana, giungendo all'altezza del Monte di Valva (Balabus); proseguiva quindi, varcato il Temete, verso il varco appenninico, in direzione di Gonza. Infine, un ramo molto importante della Volcei-Compsa, dalla valle del Temete passando per Laviano, compiva l'aggiramento del massiccio del monte Marzano, collegandosi a Muro Lucano (Pantica Numistró), attraverso due tracciati che già avevano costituito antichi tratturi utilizzati per la transumanza, dei quali uno, proveniente dalla valle dell'Ofanto, prende il nome di Solofrana; l'altro, che prosegue dalla valle del Temete verso Potenza, e denominato via della Seta. È importante ricordare, inoltre,
come la stessa Compsa dovette certamente essere interessata da un importante rete di collegamenti stradali; un diverticolo doveva mettere in comunicazione il centro irpino con la stessa via Appia, alla quale si ricongiungeva presso la statio di Subromula .
Grazie a questa concentrazione di arterie stradali il tempio di Giove Vicilino continuò, anche in età romana, ad essere un punto di riferimento importante per l'intero territorio, luogo di incontro e di scambio per una serie di momenti di carattere collettivo e sociale che nei centri urbani avevano ormai spazi e sedi specifiche.
In conclusione, è ovvio che le idee e le ipotesi presentate delineano un quadro che necessita, a proposito di alcuni punti, di un riscontro diretto sul terreno. Non potrà allora che essere il piccone, per citare e riprendere una frase del valente e compianto archeologo Werner Johannowsky, a determinare e a fornire le risposte alle domande che ci siamo posti.

Antonio Pugliese

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Copia atto di donazione beni ANTONIO MEOLA

Notaio MARIO GENTILE
C.so Garibaldi, 18
Salerno

Al Molto Rev.do
Parroco di Castelnuovo di Conza

C O P I A

ATTO DI DONAZIONE – Senza l’intervento del Donatario.- L’anno millenovecentosessantatre, addì ventidue del mese di ottobre, nella città di Newark, Contea di Esser, Stato di New Jersey, Stati Uniti d’America del Nord.- Avanti di me Donato Colavita, Notaio Pubblico nella città di Newark, New Jersey, e nel mio studio sito al n. 23,1/2 W.Market street, si è personalmente presentato il Signor ANTONIO MEOLA fu Vincenzo, nato a Castelnuovo di Conza, Provincia di Salerno, Italia il 27 novembre 1924, ed attualmente residente al n. 314 Indiana Street, in Union, New Jersey ed alla presenza dei due sottoscritti idonei testimoni, cognati dello stesso ed a me notaio, mi ha richiesto di far constatare per atto pubblico della donazione come segue: Antonio Meola fu Vincenzo dona la sua proprietà al BENEFICIO PARROCCHIALE di Castelnuovo di Conza, PER LA MANUTENZIONE DELLA CHIESA PARROCCHIALE, tutta in agro ed abitato di Castelnuovo di Conza e cioè: - A) Casa di due vani ed una rimessa, sita in Castelnuovo di Conza, in Via San Nicola, confinante con beni Michele Pugliese, strada pubblica e beni di Annina De Ruggiero. In catasto urbano alla partita 1034, foglio 13, rurale, Arco di Basso, era san Nicola, partita 1139 foglio 13, n.9, rurale. Casa di un solo vano sita in Via San Nicola, confinata con eredi Di Donato, con beni  di Giuseppe Di Geronimo e strada pubblica. Partita 906, foglio 13, n. 265/1, casa terrano 1, San Nicola. Cantina sita in Via San Angelo, strada carrozzabile, confinante con beni di Giuseppe Sasso, Iannuzzelli Alfonso, e strada carrozzabile, omessa in catasto. Casa diruta o della pittatamin Via san Angelo inabitabile, strada carrozzabile, confinante beni di Maria Berardinelli, e strada carrozzabile. Attualmente esistono solo le mura in parte, ridotta pertanto al suolo. Alla Partita terreni n. 827, intestata a Meola Vincenzo per 7/32, foglio 13, n. 326/5, fabbricato rurale. Orto in Castelnuovo di Conza confinante con beni di Cristoforo Annicchiarico, con Vitalo Del vecchio, e strada carrozzabile. Terreno in tenimento di Castelnuovo di Conza, in Contrada Marzi, confinato con beni di Vito Antonio Meola, con Antonio Rosania e Antonio Conte. Terreno in Contrada Fontanella, parte seminativo, parte ad Oliveto e parte a ginestre, confinato con strada carrozzabile, da altri due lati con corte di ginestre di proprietà del Comune di Castelnuovo di Conza. In catasto alla partita 1307, Meola Vincenzo fu Vito, livellario al Comune di Castelnuovo  di Conza, foglio, n. 72, seminativo are 40,00, L.16,80, n.75, seminativo, 30.40, L.12.77, n.73, seminativo alberato, are 26.80, L.33.50, n. 74, seminativo alberato, L.13.78 – Partita 827, Meola Vincenzo per 17/32, e Nicola, Giuseppe e Mariantonia per 15/32, Vito, foglio 3, n. 142, seminativo, are 69,41, L.69,41 n. 141, seminativo, are 33.85, L.14.22, seminativo, are 01,93, L.3,66. La presente donazione è fatta ai seguenti patti e condizioni. Il Signor Antonio Meola fu Vincenzo vuole che i detti beni immobili donati non vengano mai venduti, né coltivati, né affittati al Sig. Francesco Rotondo di Angelo, né ai suoi discendenti. A regolare la tassa di registro si dichiara che i beni immobili donati è del valore di L.2.000.000 (duemilioni) interamente pagata. Le spese del presente atto e relative si dichiarano ad esclusivo carico del donatario. Per l’esecuzione di quest’atto il donante elegge domicilio in Castelnuovo di Conza presso il Reverendo Don Franco di Stasio. Io notaio ho redatto questo atto di donazione che dietro lettura e conferma, nella presenza dei testimoni, viene sottoscritto dal costituito, dai testimoni, e da me Notaio.- (Mario Gentile)

  GIUNTA COMUNALE N.   28   DEL  12 Aprile 2011

OGGETTO: Acquisizione al patrimonio della Croce di ferro battuto, dono del Sig. Antonio Meola al Comune di Castelnuovo di Conza.

LA GIUNTA COMUNALE

Su proposta e relazione del Sindaco Arch. Francesco Custode;
Premesso che:

·         in data 05.04.2011, il Sig. Antonio Meola, ha comunicato con nota prot. 1399 di voler donare alla popolazione di  Castelnuovo di Conza una croce  in  ferro battuto da collocare  in  località Quercia  Madonnina  su  suolo  comunale  e  precisamente  sul  lato  sinistro  della  cappella  della Madonnina.

·         questa Amministrazione onorata di ricevere  il dono e ringraziare  il Signor Antonio Meola per la sua generosità;

·         L’opera artistica il dono di un castelnovese che pur vivendo dall’et. di 12 anni in America porta in cuore forte il ricordo del suo Paese e della sua terra.

·         Sono questi piccoli gesti che dimostrano l’amore di Antonio Meola per la sua gente.

·         L’Amministrazione    certa  di  poter  interpretare  la  riconoscenza  della  gente  di  castelnuovo dicendo grazie zio Antonio”.Considerato,  pertanto,  necessario  acquisire  questo  dono  al  patrimonio  comunale,  affinché  rimanga imperitura memoria di tale attaccamento alla propria terra di origine;

DELIBERA

la premessa costituisce parte integrante e sostanziale della presente;
di  accettare  ed  acquisire  il  dono  fatto  dal  Sig.  Antonio  Meola,  residente nello  Stato  della  Florida U.S.A., al patrimonio del Comune di Castelnuovo di Conza;
di  incaricare  il  responsabile  del  servizio  patrimonio  di  inviare  copia  della  presente  deliberazione 
al Sig. Antonio MEOLA.

LE FOTO AL MOMENTO DELL'INSTALLAZIONE DELLA CROCE, GRAZIE! ZIO ANTONIo

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L   A      L   U  N  A        19  MARZO 2011

La Luna è sempre stata fonte di ispirazione: mostra solo un lato, per questo è considerata misteriosa.
Stasera sarà visibile come non accadeva da 18 anni, proprio perché interessata da un perigeo lunare. Si troverà alla minima distanza possibile dalla terra, e così cadrà sulle nostre teste. Con il cielo terso, trasmetterà ia maggior quantità di riflesso possibile, accendendo la notte. O
ggi 19 marzo 2011: stanotte la nostra volta stellata sarà interessata dal perigeo lunare. La luna si troverà alla minima distanza possibile dalla terra dando vita a quella che è già stata ribattezzata la “super luna.”
Il satellite sembrerà molto più grande del solito e, trattandosi di luna piena, l'effetto sarà ancora più vistoso.

Queste sono le foto del fenomeno
scattate il 19 marzo 2001, alle ore 11,00
in Castelnuovo di Conza, e precisamente
alla località Aia delle Chianghe

IL VIDEO

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SEDUTA CONSILIARE DEL 22.03.2011, PUNTO 7, INTERVENTO DEL PROF. FRANCESCO DI GERONIMO E DEL SINDACO A RIGUARDO LA MORTE DI DUE CASTELNOVESI AFFONDATI CON IL PIROSCAFO "ERCOLE".- <1861><2011>     150° Anniversario Unità d'Italia - La Storia siamo (anche) noi - Il contributo di Castelnuovo di Conza al Risorgimento e all'unità d'Italia - Francesco Turi e Vito Pezzuto morti il 4 marzo 1861.

              

Sindaco Francesco Custode:

Signori Consiglieri ed Assessori comunali, come già vi e noto, giovedì 17 marzo u.s. in questa Aula consiliare abbiamo svolto una riflessione pubblica e celebrato il 150°  anniversario dell'Unita d'ltalia. E però abbiamo ritenuto doveroso, in occasione della prima seduta del Consiglio comunale di Castelnuovo di Conza, avere anche e principalmente nella sede più alta della rappresentanza democratica cittadina un ulteriore momento di riflessione e di celebrazione dell'evento.

E doveroso non far passare sotto silenzio, come pure alcuni avrebbero preferito, questo traguardo che la nostra Bella Italia ha raggiunto grazie a quanti ci hanno portato prima all'unificazione e poi, a partire dal 1861, hanno costruito il nostro Paese. Le istituzioni sono chiamate a celebrare questa ricorrenza per onorare lo spirito italiano che ci unisce tutti; I'ltalia non è certamente solo unita geografica ma e una nazione unita nella condivisione di valori che ci accomunano, dai piccoli centri alle grandi città, dal sud al nord.

Molte cose ci rendono orgogliosi di essere italiani: il nostro patrimonio artistico e culturale, la bellezza del nostro territorio, la cucina e i prodotti alimentari, ascoltare I'inno di Mameli, veder sventolare la bandiera tricolore, il Risorgimento, la Resistenza, la nostra bella Costituzione, la moda e lo stile, la musica, il livello dello sport e dei campioni, il cinema con gli attori e i registi, gli scrittori ... la Ferrari.

La costruzione di un Paese e la sommatoria del lavoro di ogni cittadino, di piccoli gesti quotidiani, del senso civico e del senso di responsabilità rispetto ad un unico grande progetto.

La nostra giovane Amministrazione municipale di Castelnuovo di Conza si sente parte attiva di questo processo di costruzione. Questo ce lo insegna la storia, perche la storia siamo noi e in questa particolare occasione di commemorazione del 1861 possiamo ben dire che la storia siamo anche noi.

Oggi, infatti, vogliamo onorare il sacrificio di due castelnovesi, Francesco Turi e Vito Pezzuto, commercianti corallieri, che nella notte tra il 4 e il 5 marzo persero la vita nell'affondamento dell'Ercole, piroscafo sul quale viaggiava lo scrittore garibaldino, contabile della spedizione dei Mille, il colonnello Ippolito Nievo.

Si tratto di un evento tragico che gia all'epoca desto non pochi sospetti, per le tensioni di quei giorni in merito a carteggi che Ippolito Nievo portava con se da Palermo verso Napoli. La tragedia che vide coinvolti i nostri concittadini, secondo alcuni studiosi, da Pier Paolo Pasolini a Stanislao Nievo, può essere definita la prima strage di stato.

La ricerca storica e I'analisi dei documenti trovati presso I'archivio di questo comune è stata condotta dal professore Francesco Di Geronimo, all'interno di un lavoro che da tempo, con passione e tenacia, sta conducendo su quanti hanno fatto la storia di Castelnuovo di Conza.

A lui passo la parola per I' illustre contributo.

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Intervento del Prof. Francesco Di Geronimo

Signor Sindaco, signori Consiglieri ed Assessori del Comune di Castelnuovo di Conza, desidero innanzitutto ringraziarVi per il gradito invito che mi dà l’occasione di prendere la parola in un consesso civico ricco di storia, e che ha visto i nostri antenati protagonisti di dibattiti e decisioni che hanno segnato il percorso della comunità.
Come ha ricordato il sindaco, arch. Francesco Custode, il giorno 17 marzo u.s. si è tenuta a Castelnuovo, in questa stessa aula consiliare una riflessione sul 150° anniversario della nascita ufficiale dello stato unitario italiano.
Per preparare degnamente questa celebrazione il sindaco Custode ha voluto dar vita ad una ricerca storica sul 1861 a Castelnuovo e perciò mi ha chiesto una collaborazione. Insieme abbiamo cercato tra le carte dell’archivio comunale prima di tutto le delibere di quel periodo.

Sfortunatamente, di atti deliberativi dell’epoca nessuna traccia: secondo il racconto di Antonio Iannuzzelli un gran mucchio di carte “vecchie” del municipio sarebbero state bruciate in occasione di un incendio avvenuto quando la sede comunale era in Via Serrone. Tra le carte perdute, anche le delibere comunali dell’ottocento.

Sapevo, però, che a Castelnuovo è molto ben conservato l’archivio dello stato civile. A partire dalla sua istituzione nel 1809.
E così con il sindaco Custode siamo passati a dare un’occhiata ai registri del 1861 e 1862. Qui abbiamo trovato questo documento:

Provincia di Principato Citeriore - Comune di Castelnuovo di Conza
Atto di morte di Francesco Turi

L’anno milleottocentosessantadue, il dì ventotto del mese di marzo, alle ore sedici
Noi Giuseppe Nicola Di Donato Sindaco ed Uffiziale dello stato civile del suddetto Comune, Distretto di Campagna, dichiariamo che Francesco Turi figlio del fu Luca Turi di anni cinquanta di professione coralliere domiciliato in Castelnuovo si moriva nel mese di marzo milleottocentosessantuno pel naufragio del Piroscafo l’Ercole giusta la decisione del Tribunale civile sedente in Salerno in data del ventisei febbraio corrente anno milleottocentosessantadue, registrata a Salerno li ventisette detto mese ed anno al libro terzo volume quattrocentottantaquattro folio novantanove casella seconda numero duemilasettecentoventicinque Buonopane.
Epperò abbiamo inscritto l’atto di morte di Francesco Turi fu Luca ne’ presenti registri per disposizione del Tribunale civile contenuta nella sù citata disposizione..
Subito siamo andati col pensiero a quei coraggiosi castelnuovesi commercianti di corallo richiamati nell’articolo sul fenomeno commerciale di Castelnuovo pubblicato nel 1901 sul Bollettino della Società Africana d’Italia.
Questo articolo, di cui si era perduta la memoria e che sono recentemente riuscito a ritrovare, è ampiamente riportato nel libro “Oi Castelnuov’ mij, aria g’ntil…” (MMMAC, 2010), dove a pag. 154 si può leggere:
“I primi negozianti di corallo di Castelnuovo furono Francesco Turi e Vito Pezzuti che nel 1862 morirono miseramente annegati nella traversata da Palermo a Napoli”.
Ora però, con in mano il documento trovato nell’archivio del comune di Castelnuovo, avevamo due informazioni in più:

  1. che la morte di Franceso Turi era avvenuta nel 1861 (anno dell’unità d’Italia) e non nel 1862 come erroneamente riportato nella rivista del 1901;
  2. che il piroscafo sul quale trovarono la morte i due “corallieri” castelnuovesi era l’Ercole.

Ma l’Ercole era anche il piroscafo sul quale a Palermo il 4 marzo 1861 si imbarcò per Napoli lo scrittore e poeta Ippolito Nievo, che aveva partecipato al seguito di Garibaldi alla spedizione dei Mille con il ruolo di vice intendente (colui cioè che teneva i conti economici dell’impresa).
Ippolito Nievo portava con sé una cassa di documenti che ricostruivano tutti i passaggi di denaro e che gli erano stati richiesti dal governo piemontese, presumibilmente per porre freno alle polemiche insorte tra i seguaci di Cavour e quelli di Garibaldi sul costo ed i finanziamenti della spedizione.
Come è noto Ippolito Nievo ed i suoi documenti non arrivarono mai a Torino perché l’Ercole nella notte tra il 4 e il 5 marzo 1861, dodici giorni prima della nascita ufficiale del Regno d’Italia, scomparve prima di arrivare a Napoli con tutti gli uomini a bordo, una ventina di marinai ed una sessantina di passeggeri
.
Compresi i due commercianti di corallo di Castelnuovo Francesco Turi e Vito Pezzuto.
Stranamente passarono undici giorni prima che partissero le ricerche del piroscafo e soltanto il 17 marzo 1861 venne data la notizia sul giornale Omnibus: “L'Ercole, battello a vapore della Compagnia Calabro-Sicula, è affondato a mezzavia tra Palermo e Napoli per un colpo di mare. Incerto il numero dei naufraghi”. Le ricerche non diedero esito alcuno: non si trovò niente, nessun relitto, nessun corpo.
Il tragico episodio del misterioso naufragio dell’Ercole viene evocato nell’ultimo libro di Umberto Eco, Il cimitero di Praga.
Nel capitolo otto del romanzo, Eco riprende e rappresenta in forma romanzata una lettura in chiave complottista dell’evento, che è avanzata da un filone della storiografia risorgimentale: il naufragio del piroscafo Ercole non sarebbe un incidente dovuto a fattori naturali, ma sarebbe stato provocato ad arte per far scomparire la contabilità dell’onesto ed ingenuo poeta padovano, contabilità che avrebbe dimostrato come la sconfitta dell’esercito borbonico fosse stata ampiamente “agevolata” da consistenti elargizioni di denaro ai generali traditori di Francesco II, denaro peraltro proveniente da ambienti massonici dell’Inghilterra.
In buona sostanza l’affondamento doloso dell’Ercole sarebbe, secondo questa lettura, la prima strage di stato del nascente regno d’Italia.
Ovviamente non è questa la sede per affrontare il merito del tragico evento di or sono centocinquanta anni.
Dobbiamo solo far presente, per chi volesse approfondire la questione, che critiche alla versione ufficiale vennero avanzate dal pronipote del poeta, Stanislao Nievo nel libro “Il prato in fondo al mare” che, nel 1975, fece dire a
Pier Paolo Pasolini: “Si trattò di un giallo politico, cioè della storia della prima, sospetta, “strage” decisa e attuata dagli uomini del potere: “strage” con cui si sarebbe aperta la storia dello Stato italiano”.
Ancora, è da segnalare il libro di Cesaremaria Glori La tragica morte di Ippolito Nievo – Il naufragio doloso del piroscafo Ercole, edito nel 2010, nel quale l’autore sviluppa la tesi dell’attentato, come anche la bella puntata del 4 marzo 2011 della trasmissione televisiva di Giovanni Minoli La storia siamo noi dedicata al mistero del piroscafo scomparso, e che è stata integralmente riproposta in quest’aula il 17 marzo scorso.
Quale che sia la verità sull’affondamento dell’Ercole, i due commercianti che da Castelnuovo si erano avventurati per mare a comprare e vendere coralli non tornarono più alle loro case e ai loro affetti.
Fecero una parte del viaggio insieme al colonnello Ippolito Nievo e agli altri garibaldini che lo accompagnavano nell’ultima sfortunata missione.
Possiamo anche immaginare che il poeta abbia parlato con i due avventurosi castelnuovesi, forse per avere notizie della parte più interna del regno delle Due Sicilie, e possiamo credere che Francesco e Vito gli abbiano raccontato il fascino di un piccolo paese piantato nella roccia intorno al castello, a guardia della strada che dal mar Tirreno porta al mare Adriatico.
Possiamo credere che gli abbiano detto della durezza della vita e delle ripetute cause civili intentate dal Comune di Castelnuovo di Conza per far valere il diritto della comunità a raccogliere legna nei boschi di Buoninventre e di S. Ilarione.
Possiamo credere che abbiano raccontato a Ippolito Nievo di quando, nel 1848, i castelnuovesi con il sindaco facente funzioni ed i sacerdoti alla testa andarono a far valere i diritti della comunità sulle terre degli ex feudatari, e di come poi furono arrestati e portati in catene a Salerno Gerardantonio Pugliese, Francesco e Donato Di Donato, Fedele Pugliese, Michele e Pasquale Turi, Michele Pezzuto, Michele Tavarone, Donato, Giuseppe e Vincenzo Di Domenico.
(A tal proposito desidero leggere al Consiglio Comunale alcuni stralci di documenti dell’epoca che descrivono gli avvenimenti con il linguaggio e lo spirito dell’apparato repressivo borbonico:

  1. dal rapporto in data 4 maggio 1848 della Guardia Nazionale di Teora:

Buona parte della popolazione di Castelnuovo in Provincia di Principato Citeriore, a questo Comune limitrofo, guidata da circa quaranta persone armate di fucili disarmarono e maltrattarono gravemente i Guardaboschi di Don Giovanni Cassitto di qui che custodivano la di costui estesa proprietà boschiva denominata S. Ilarione. Commisero molti guasti al fabbricato ed alle piante ed abusando della forza cercarono per via di fatto prender possesso de’ dritti comunali che essi asseriscono senza alcun fondamento vantare sulla proprietà medesima.

  1. dalla nota data a Napoli il 19 maggio 1848 del Ministro di Grazia e Giustizia al Ministro dell’Interno:

Eccellenza, dal rapporto del dì 13 andante direttomi dal Procuratore Generale Criminale in Salerno e che trascrivo all’E.V. rileverà quanto ha avuto luogo in Castelnuovo di Conza per opera di Don Francesco Di Donato 2° Eletto e Capo di quella Guardia Nazionale.

“Eccellenza, certo Don Francesco Di Donato 2° Eletto ed anche Capo della Guardia Nazionale di Castelnuovo di Conza nel giorno 2 di questo mese, alla testa di  molta gente armata impadronivasi di due muli carichi di legna raccolta in un bosco posseduto da Don Giovanni Cassitti di Teora, pel quale vanta de’ dritti lo Comune di Laviano, e dopo di aver sbaragliato e percosso coloro che qui avevano gli animali concertarono di commuovere l’indomani l’intera popolazione ad impadronirsi violentemente tanto del predetto bosco, quanto di un altro denominato S. Ilarione; all’uopo s’introdusse colla medesima comitiva nella Chiesa dove fece predicare dal Sacerdote Don Vincenzo Di Domenico che nel mattino appresso la popolazione era invitata a prendere possesso degli indicati boschi. In effetti nel giorno seguente il suono delle campane a stormo fece insorgere gli abitanti, che armati di ogni specie di armi proprie ed improprie e sempre sotto la direzione del 2° Eletto Capo della Guardia Nazionale Don Francesco Di Donato irruppero nei boschi controversi disarmando i Guardia Forestali, respinsero Guardiani, Coloni, ed ogni altro oppositore, s’impossessarono de’ boschi, devastarono le terre, radendo alberi, disperdendo un gregge di circa mille pecore, e spararono circa 400 fucilate piuttosto a spavento, incluse quelle sparate dagli aggressori.

“Informato di tale vandalismo il supplente di Laviano Don Felice De Chiara, fu sollecito di dar mano alle prime indagini, dirigendo un uffizio per taluni testimonij al Sindaco di Castelnuovo, il quale uffizio cadde sventuratamente nelle mani del principale colpevole Don Francesco Di Donato, che nella qualità di 2° Eletto funzionante da Sindaco, o piuttosto funzionar volle appunto col proponimento di offendere con la risposta il Supplente di Laviano. Ecco di fatti in quai termini è conceputa la risposta offiziale di quell’insolente: 

Amministazione Comunale Castelnuovo di Conza – senza data

Al Signor Supplente anticostituzionale
di Laviano

Signore, Francesco Sibilia è ammalato e Vincenzo Pacillo è impedito, qual servente di affari pubblici, ma senza che s’incomodi di esaminarli, gli dico io l’avverantesi, io il Sindaco fummo quelli che fecimo emanare bandi, perché questi cittadini si avessero andati a prendere le legna del cerro tagliato nel bosco di basso, ch’è di proprietà del Comune, come da sentenza diffinitiva del Tribunale, e che (fu) reciso da Santomennesi senza alcun diritto. Egli intanto come persecutore di Carbonari e Patriotti, per cui anticostituzionale, non sarà più inteso.

Pel Sindaco assente – Il 2° Eletto
Francesco Di Donato”
)

 Possiamo anche credere che Francesco Turi e Vito Pezzuto abbiano riferito al colonnello Nievo di altri fatti che avevano sentito raccontare in paese e che riguardavano l’arresto nel 1821 e la carcerazione per molti anni di Vitantonio Di Geronimo, Vincenzo Di Donato e Vincenzo Robertiello, accusati di appartenere ad una società segreta antiborbonica capeggiata dal notaio di Laviano Ruggiero Gibboni.
Possiamo credere che abbiano chiesto essi, Francesco e Vito, al colonnello Nievo se adesso, con la vittoria di Garibaldi e l’annessione al Piemonte, le cose sarebbero cambiate e come.
Possiamo credere che...
Possiamo credere, ma non sapremo mai com’è andata.
Una cosa però è certa: naufragio “naturale” o prima “stage di stato” che sia, vittime innocenti degli elementi o di un oscuro, diabolico disegno, Francesco Turi e Vito Pezzuto, commercianti di corallo di Castelnuovo di Conza, affondati con il piroscafo Ercole e con il garibaldino Ippolito Nievo, un piccolo contributo all’unità d’Italia lo hanno dato anche loro.
E ci sembra giusto, a centocinquanta anni dalla loro tragica morte, nel festeggiare il compleanno della nostra Patria, ricordare alla comunità di Castelnuovo di Conza, all’intera provincia di Salerno, e, in particolare, alle giovani generazioni Francesco Turi e Vito Pezzuto, ed insieme a loro il sindaco facente funzioni di Castelnuovo, Francesco Di Donato, il sacerdote Vincenzo Di Domenico e Gerardantonio Pugliese, Donato Di Donato, Fedele Pugliese, Michele e Pasquale Turi, Michele Pezzuto, Michele Tavarone, Donato e
Giuseppe Di Domenico, che guidarono la popolazione nell’occupazione delle terre del 1848, e Vitantonio Di Geronimo, Vincenzo Di Donato e Vincenzo Robertiello che nel 1821 conobbero la durezza delle carceri borboniche per affermare l’insopprimibile diritto alla libertà ed alla dignità di tutti.

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È Lucania anche questa: Castelnuovo di Conza, Santomenna, Laviano
A Castelnuovo di Conza la pena di un paese ricostruito e già in rovina prima di essere abitato. A Laviano la pena e il disgusto per il lavoro degli architetti. Poi il colpo d'ala, la visita a un contadino che conosco. Siamo rimasti due ore noi a fare fotografie alla bella famiglia e alle vacche loro a offrirci il meglio dei loro prodotti. A un certo punto sembrava uno di quegli incontri umani che si facevano una volta. erano tutti felici. Io no, ero immerso nella mia stanchezza. alla fine per qualche motivo non mi trovo mai a tempo con gli appuntamenti della vita. E in questo caso neppure all'appuntamento con la poesia.
Il racconto del viaggio di oggi potrebbe finire qui, in questo veloce riassunto. Ma ricomincio daccapo, frugo nei dettagli, magari è da lì che si apre qualche spiraglio.
Siamo in provincia di Salerno, ma non è il Cilento e neppure la costiera. Siamo molto vicini all’Irpinia d’oriente e alla Lucania. Tre paesi che nessuno aveva mai sentito nominare prima del terremoto dell’ottanta. Il vecchio oblio lentamente sta tornando. Io però ci torno almeno una volta all’anno, sono affezionato a questi tre paesi, sono tra quelli che mi sono più cari. Per i luoghi esistono simpatie e antipatie, come per le persone.
Oggi sono qui coi fotografi della terra dell’osso. Li porto nei paesi, poi ognuno fa quello che vuole.
Prima tappa a Castelnuovo. Andiamo nella piazzetta che una volta era il cuore del paese e ora è un bel cerchio di case vuote, a parte la casa del sindaco. Il baricentro del paese si è spostato più giù, il baricentro è nelle case sparse. Salendo più in alto il senso di sgomento cresce. Non solo non abita nessuno, ma colpisce la grandezza delle case, tutte ricostruite e tutte vuote. Forse in nessun posto in Italia si può vedere una cosa del genere, un patrimonio urbanistico di un certo pregio completamente abbandonato.
Andiamo al Comune voglio parlare con il sindaco. Tempo fa, quando sindaco non era, mi invitò qui a presentare un mio libro. Mi parve una persona buona, garbata, vogliosa di fare del bene al suo paese. Poi un paio di anni fa è stato eletto sindaco. Mi sarei aspettato che si facesse vivo, magari semplicemente per fare quella chiacchierata con me che in effetti ci stiamo facendo oggi. Mi dice che è preso da mille problemi. Fin qui è la solita storia di tutti i sindaci dei piccoli paesi alle prese con problemi oggettivamente enormi. A partire dal fatto che ogni giorno ci sono persone che vanno al Comune per illustrare problemi che prima magari raccontavano al prete o altre figure che nei paesi non hanno più il ruolo di un tempo. Faccio notare lo stato di degrado del centro storico. Magari si potrebbe imitare il sindaco di un paese calabrese che ha messo su internet tutte le case in vendita. Mi risponde che la situazione è complicata per il fatto che molti paesani proprietari delle case sono in Sud America. Spesso è difficile rintracciarli ed essendo quasi sempre persone benestanti non è che hanno interesse a vendere la casa. Poi c’è il fatto che il Comune ha completato una serie di alloggi ma non li ha ancora assegnati agli aventi diritto per cavilli burocratici. Insomma qui i problemi legati alla ricostruzione post-terremoto non sono finiti.
La discussione mi conferma che il sindaco è una brava persona, intellettualmente onesta, ma forse gli manca quel pizzico di spregiudicatezza che forse serve per amministrare un paese che ha ormai meno di cinquecento anime. Mi accenna ai tanti problemi pratici che ci sono ogni giorno. Gli credo, e forse in un paese tanto piccolo è anche difficile che possa disporre di collaboratori adeguati. Rimane il fatto che qui  accade qualcosa di scandaloso. Adesso è tornato in funzione un impianto di compostaggio. Oggi c’è un vento che non porta la puzza, ma quando ci andiamo vicino si sente il tipico olezzo dolciastro dei rifiuti messi a macerare senza una tecnologia adeguata per impianti del genere. Il sindaco si lamenta che è previsto solo un controllo all’anno. In passato la struttura fu chiusa perché smaltiva fanghi tossici. Mi dice che hanno provato a ottenere la gestione diretta, ma l’impianto è stato affidato a dei privati ed è immaginabile che le leggi del profitto siano più forti di quelle della morale. Tra l’altro nella struttura ci lavorano alcune persone del posto e ogni azione contro la puzza viene vista come un’azione che può togliere lavoro a dei concittadini. Comunque la conversazione col sindaco è abbastanza disperante: se non succede nulla di buono neppure le poche volte
che arrivano ad amministrarli persone oneste e volenterose vuol dire che il rischio di estinzione in paesi come questo è davvero alto. Se il calo demografico è di cerca 200 persone ogni dieci anni e se adesso i residenti effettivi sono quattrocento, si può facilmente fare il mesto calcolo.
È ora di passare per Laviano. Subito dopo lo svincolo, ci fermiamo a un villaggio di baracche in legno che assicurò ospitalità alle persone dopo la fase delle roulotte e prima dell’arrivo della grande colata di cemento con cui hanno fatto migliaia di case. Adesso il luogo si presenta con il nome di “villaggio antistress.” Le baracche si possono fittare al modico prezzo di settanta-ottanta euro al mese. Hanno risposto all’appello molti del salernitano e del napoletano.  Il sindaco di Laviano è un’altra persona di valore. In passato si era inventato anche un contributo di diecimila euro per ogni bambino nato. Lui non è responsabile dell’orrenda ricostruzione ed ora si trova a gestire un paese che istiga i nervi solo ad attraversarlo. Il paesaggio intorno è meraviglioso e questo fa venire voglia di andare a cercare gli architetti che hanno lavorato qui per dire loro che meriterebbero
un poco di galera. Per la verità un mio amico sostiene che gli architetti dopo la laurea dovrebbero fare un paio d’anni di carcere preventivo, giusto per essere più prudenti quando cominciano a lavorare.
Lasciamo il villaggio e proviamo a trovare la piazza del paese. Niente, non si trova. Finiamo in una zona più periferica dove c’è un grosso complesso abitativo da cui si entra solo da due parti. Questo spazio sarebbe un ideale campo da giochi  per bambini, se ce ne fossero, invece ci hanno messo, al centro, sei panchine dove non si sarà mai seduto nessuno. Sarebbe il caso di togliere le marmette e riportare fuori un po’ di terra buona per fare qualche orto, se ci fosse qualcuno a prendersene cura. I miei amici fotografi sembrano piuttosto delusi e direi anche indignati dai posti che hanno visto oggi. Io sono troppo stanco, mi trascino pensando solo al fatto che la giornata a un certo punto arriverà alla sua fine. Ho contato almeno una cinquantina di panchine e nessuna persone seduta: Laviano potrebbe essere definito il paese delle panchine disoccupate. Il comune e la chiesa sono lontani dalla piazza e questa è una delle tante scelte urbanistiche illogiche. Una mia amica di Brescia non riesce a capacitarsi del fatto che ci siano tante case per un numero di abitanti molto piccolo. Io non ho voglia di spiegare i meccanismi che hanno portato allo scenario che  teniamo davanti. Mi limito a far girare la compagnia e adesso so che li porterò in un posto in cui tutti si rinfrancheranno. Saliamo verso la montagna dove almeno potremo comprare un buonissimo caciocavallo. Mente procediamo agli acquisti si sviluppa un clima di simpatia. Si comincia con l’assaggio di vari formaggi, poi si passa al salame. Gli amici fotografi scattano e il contadino e la sua famiglia sono contenti. Una bella famiglia meridionale. I ragazzi hanno un fisico assai diverso dagli adolescenti catodici lontani dalla vita all’aria aperta e dal lavoro manuale. 
Adesso viene fuori uno straordinario limoncello. Ne bevo quattro bicchierini. Mi cresce un leggero mal di testa, ma il mangiare mi sostiene un poco. Non è una giornata facile. Mi sono svegliato alle quattro e ho lavorato al libro fino alle otto e mezza. Adesso sono sicuramente il meno allegro della compagnia. I contadini ci mostrano in diretta come vengono fuori i caciocavalli. Arriva altra roba da mangiare e arrivano anche parenti e amici di famiglia. I fotografi, a cui si son aggiunte tre persone della comunità provvisoria, sono molto contenti.
Invito tutti ad alzarsi, c’è ancora Santomenna che ci aspetta. È un paese vicinissimo a Castelnuovo, ma ancora più piccolo. Non ci sono neppure le scuole elementari e la media. Arriviamo che c’è una bella luce. Le case qui sono più sobrie. Sembrano attaccate alla montagna giusto per dare l’idea che il paese ancora c’è. E invece tutto si svolge dove passa la strada, in uno slargo in basso tra la chiesa e il Comune. Ritrovo un anziano presente nelle riprese che facemmo per il documentario
Di mestiere faccio il paesologo. Santomenna ha un’ aria diversa sia da Laviano che da Castelnuovo. Il paese è veramente ridotto all’osso. 5.4.40Non a caso questa esperienza coi fotografi si chiama proprio: Viaggio nella terra dell’osso.

 

                                                                                                                       Risposta del Sindaco Custode Francesco


Grazie Franco per essere stato a Castelnuovo, la tua poesia aggiunge poesia al nostro paese.
I tuoi scritti lasciano turbati. Mi fanno riflettere sulle notti, spesso passate insonni alla ricerca di soluzioni a volte impossibili. I miei due anni di mandato da sindaco mi hanno fatto combattere" con i problemi del quotidiano, quelli che... vivo giorno per giorno con miei concittadini.
Raggiungere buoni livelli di raccolta differenziata dei rifiuti (67%), garantire servizi efficienti (scuola, servizi idrici, pubblica illuminazione e quant'altro) non è semplice con le poche risorse disponibili. Bisogna avere idee anche per pensare a chi muore, come costruire nuovi loculi quando non ci sono risorse finanziarie.
Il primo grosso impegno è stato cercare risorse e promuovere un’azione di risanamento del bilancio comunale, (obiettivo che ritengo di aver raggiunto in buona parte) ma ciò un visitatore non lo può certamente percepire, e spesso neanche tutti i cittadini.
Non abbiamo perso di vista però la crescita del paese e abbiamo messo in campo progetti e lavori che presto si avvieranno per la riqualificazione e la valorizzazione del centro storico e che rimuoveranno il senso di abbandono che tu descrivi.
Altre iniziative abbiamo intrapreso: la realizzazione di mostre fotografiche sul paese di prima del sisma, la presentazione di un libro sui canti popolari di Castelnuovo nella piazza del centro storico, la collocazione, in occasione del 30° anniversario del terremoto, di una scultura di Pietro Lista, noto artista contemporaneo. Questo evento è stato ripreso in TV e trasmesso in eurovisione. Si tratta di iniziative che dimostrano che il paese che amo, o meglio che ancora amiamo, è vivo e vuole continuare ad essere vivo.
I cavilli burocratici che spesso si frappongono alla realizzazione delle idee, che non mancano, sono molteplici in questa Bella Italia. Come sai anche tu, essere dentro ai problemi quotidiani della nostra gente è un compito arduo e difficile, soprattutto quando le istituzioni ci abbandonano.
Molto si sta facendo e tanto altro cerchere...mo di fare per non far morire i nostri piccoli paesi, ma ci dobbiamo armare di tanto coraggio e buona volontà. Tante volte ci prende lo sconforto, spesso una parola ci aiuta a rialzarci ma qualche altra potrebbe metterci in crisi.

La forza resta e sta solo nell'amore verso la nostra terra.
Un abbraccio, e ti aspetto a Castelnuovo
Francesco

              Don Angelomaria Adesso -          l e t  t e r a       a p e r t a    a i   C a s t e l n o v e s i

Ai fedeli di Castelnuovo di Conza
Visto il mio ultimo scritto, ci tengo ad avvisarvi subito che questa mia lettera non è sullo stesso tono della precedente! È solo una mia riflessione a sei mesi dall'apertura del nuovo tempio del Signore a Castelnuovo di Conza e durante i miei Esercizi Spirituali.

Il 31-10-02 iniziava la mia missione sacerdotale li tra voi, fiero della giovane età e pieno di buoni propositi inculcati presso il seminario, dalla formazione teologica, dalle esperienze in varie comunità che avevo vissuto (Caggiano, Bivio Pratole, Olivete Citra, Puglietta, Stoccarda, New York). Come prima esperienza di parrocato ho avuto voi di Castelnuovo di Conza. Appena arrivato trovo una comunità ben formata e attenta ai momenti liturgici, con una fede semplice ma anche matura, attaccata al culto Eucaristico e Mariano, alla Santa Messa festiva e feriale, amante del bello, del sacro, del pulito, dell'ordinato e della devozione ai Santi Partoni e alla Vergine Maria.
Questo è merito senz'altro dei sacerdoti miei predecessori: don Nicola d'Acunto, don Franco Di Stasio, don Giovanni Gaudiosi, don Domenico Cruoglio che raccomando in modo specialissimo alle vostre preghiere, per le sofferenze a cui è sottoposto in questo periodo. Non di meno vanno ricordate le suore con la loro opera di educatrici alla fede e al vivere umano e sociale, attraverso l'opera dell'asilo e dell' apostolato in parrocchia. La loro assenza è una vera perdita, tanto per voi quanto per me. Ma i meriti restano e si toccano con mano: la presenza di numerose suore originarie di Castelnuovo di Conza e di Giuseppe Bagarozza, finalmente deciso alla strada del sacerdozio, sono il frutto prezioso di un' opera svolta e della santità di sacerdoti e suore succedutisi a Castelnuovo di Conza. Un ulteriore evento di grazia sta fortificando nella fede la nostra comunità parrocchiale: il Nuovo Tempio del Signore. Lungi dall'antico splendore dell'antica chiesa Santa Maria della Petrara, ha anche essa il suo fascino e svolge anche essa il suo ruolo di casa del Signore. La stiamo "vivendo" da quel pomeriggio del 25-07-09 e ogni giorno che passa, la sentiamo sempre più nostra, accogliente, bella, spaziosa, raccolta e idonea all'incontro tra il Divino e l'umano.
Certo, per voi fedeli di una certa età resta impresso lo splendore dell'antica chiesa, ma sia per voi che per le nuove generazioni questa è la casa del Signore: il meglio che la sua divina provvidenza, la sua bontà infinita, la sua misericordia e la sua grazia hanno scelto per noi. Sentiamo ogni giorno di più il gusto della preghiera nel tempio del Signore, luogo intorno ai quale cresce i! nostro tessuto sociale e aggregativo e nel quale ogni giorno si irrobustisce la nostra fede. Un pensiero va a quanti hanno profuso le loro energie nel realizzarla, e un pensiero specialissimo va a quanti non l'hanno mai vista realizzata, dalle vittime del terremoto, a Salvatore Bagarozza, alla mamma dì don Peppino Zarra che proprio nel giorno dell'inaugurazione tornava alla casa del padre. Il mio è un auspicio espresso già il giorno dell'inaugurazione che voglio ribadire in questa circostanza a chiare lettere: la nuova chiesa deve diventare il centro propulsore di una rinnovata vita di fede, sociale, civile e aggregativa del nostro paese.
Troppo spesso, voi, popolo di Castelnuovo di Conza, vi fate prendere dallo scoraggiamento. Lo capisco: il colpo inflitto dal terremoto è stato molto duro; e poi dal terremoto altre afflizioni si sono abbattute sulla vostra comunità: II calo demografico, l'economia cangiata, la mancanza di lavoro, la chiusura di parte delle scuole, l'emigrazione continua e massiccia nelle sue percentuali. Tutto questo tende a far pensare in negativo, in modo pessimistico. Ma come insegna la psicologia, se guardiamo solo le difficoltà, queste si ingigantiscono, ci offuscano la mente e ci gelano il cuore. Non esiste solo questo: se siamo ancora cittadini di Castelnuovo di Gonza ci sarà un perché. "Alziamo il nostro sguardo e contempliamo la nostra liberazione e salvezza" (come abbiamo cantato nelle appena trascorse feste natalizie).
La nuova chiesa, le pulite, restaurate e nuove suppellettili sacre, il gusto del bello che intorno al Tempio si sta manifestando, possa essere foriero di quello che c'è nel cuore dell'uomo. Gesù spesso ammonisce "a che serve pulire l'esterno quando l'interno è marcio?" (Mt. 23,25).
Riprendiamo energie, vigore e slancio per un rinnovamento dei costumi, della fede, della società civile di Castelnuovo di Conza. Non lasciamoci vincere dal male, dal negativo, dal pessimismo. Ritroviamo le motivazioni dentro di noi per non cedere, non mollare ma risalire verso quei valori autentici inscritti in ciascuno di noi: le persone anziane continuino ad essere fonte di saggezza per le nuove generazioni che ha il dovere di reggere la propria famiglia, il vivere sociale e religioso, lo faccia con l'orgoglio "buono" e "proprio" di chi sa di avere un compito arduo, con dignità e fierezza. Chi sta crescendo in età, lo faccia come Gesù, anche in "sapienza e grazia", rubando i segreti della fede e del vivere umano agli adulti e sottomettendosi alla legge di Dio e degli uomini pii.
Vi invito a leggere i segnali positivi che vengono dai vivere comune e ordinario qui a Castelnuovo di Conza. Voglio portarvi alcuni esempi che mi vengono in mente e che possono essere utili per tutti: Ugo "la guardia" con zelo, passione e grande interessamento ed impiego di risorse economiche e di tempo ha tirato a lustro la cappellina della Madonna in loc. Cerza. A lui il mio pubblico grazie. Antonella Sepe con crescente fervore, grinta e buona volontà segue la questione della ricerca AIL, e inoltre con spirito materno aggrega e favorisce i più piccoli della comunità. Tanti giovani hanno toccato il traguardo della laurea e dell'affermazione nel lavoro e nella famiglia. Uno su tutti, il caro Giovanni de Matteo. Alcuni altri esempi più strettamente legati alla vita della parrocchia: Giuseppe Bagarozza, che vogliamo continuare a seguire nel suo discernimento vocazionaie con la preghiera e l'affetto; Pasquale che ormai da anni svolge la sua missione di moderatore nella parrocchia e con diligenza assolve ai suoi compiti di sacrista, accolito, lettore, membro del coro... e pulisce pure la Chiesa e altro!!! (e speriamo che presto prenda pure la patente!!!); le ragazze del coro che da anni con tenacia, diligenza, perseveranza, entusiasmo e autonomia svolgono la loro missione di animatrici della liturgia domenicale e festiva sotto la guida di Emanuela e di Oscar (le porto nel cuore tutte senza bisogno che scriva qui i loro nomi!). I ministri straordinari dell'Eucarestia, Pompeo, Teresina e Rosetta, che tanto bene fanno ai nostri fratelli più bisognosi e ammalati, non solo con la Santa Comunione settimanale a turno, con la preghiera per loro e con il loro servizio in chiesa nei giorni di maggiore affluenza; i catechisti che dalla settimana prossima riprenderanno il catechismo con slancio, fede e buona volontà (anche questi li ricordo ad uno ad uno!). Questi sono solo alcuni esempi che mi vengono in mente, ma certamente ce ne saranno altri che non ricordo. Ma voi certamente avete in mente persone ed eventi che richiamano questo spirito di cui sopra.
Per concludere: nulla ha di meno o di più Castelnuovo di Conza degli altri popoli e paesi! A te castelnovese di qualsiasi età e qualsiasi responsabilità tu abbia dico: "svegliati dal torpore, riacquista nuovo vigore, slancio e soprattutto rinnova la tua fede, perché nulla ti turbi, nulla ti spaventi, solo Dio basta". La Vergine Benedetta vegli su di noi, ci illumini, ci protegga e ci conduca al cuore di Cristo. Auguri di un sereno cammino ancora insieme.
INVENTA CON IL TUO Dio IL FUTURO CHE EGLI TI DONA;
INVENTA CON IL TUO DIO TUTTO UN MONDO PIÙ BELLO"
(p. Rimaud s.j.)
Matera, Esercizi spirituali 13- 01-10

il vostro parroco
don Angelo

1 luglio 2011

Discorso del Sindaco di Castelnuovo di Conza arch. Francesco Custode in occasione della visita pastorale di Mons. Luigi Moretti, vescovo di Salerno-Campagna-Acerno.

 

Vorrei rivolgere un pensiero ai tanti castelnovesi che oggi non sono qui a vivere questo momento di piacevole accoglienza intorno al nostro vescovo Mons.Luigi Moretti, ma in particolare rivolgo il mio pensiero condiviso da tutta la comunita va al nostro giovanissimo Andrea che in questi giorni a causa di un incidente lotta per la vita e per questo ci stringiamo intorno a lui e alla sua famiglia.
E’ con grande gioia e gratitudine che, a nome mio personale, dell’amministrazione comunale e dell’intera popolazione, porgo il saluto di benvenuto a Sua Eccellenza Mons. Luigi Moretti, vescovo di Salerno-Campagna-Acerno che, a breve distanza di tempo dall’assunzione dell’alto incarico, giunge in visita pastorale a Castelnuovo di Conza.
La visita di Sua Eccellenza è sicuramente un dono ed un onore grande per Castelnuovo di Conza, l’ultimo comune della provincia di Salerno, duramente colpito dal terremoto del 23 novembre 1980, con 85 morti, ma anche paese simbolo per la forza e la volontà di rinascita del suo popolo.
Un popolo, quello di Castelnuovo, dalle salde radici cristiane, che ha saputo farsi onore in tutte le parti del mondo.
Una recente inchiesta demografica pubblicata dal “Corriere della Sera” assegna, infatti, a Castelnuovo il primato di comune italiano con più alto tasso di emigrazione. Ma già alla fine dell’ottocento, ancor prima delle ondate migratorie che avrebbero coinvolto grandi masse di nostri connazionali, Castelnuovo di Conza era menzionato per il cosiddetto fenomeno commerciale, che vedeva i suoi figli presenti come commercianti in tutti i continenti, ed in particolare in Africa, allora in gran parte inesplorata, a vendere coralli ed altre mercanzie.

Per quanto lontano siano stati costretti a portarsi, però, i nostri concittadini mantengono forte e saldo il legame con la terra natia, e ritornano ogni volta che possono al loro paese. In questo periodo estivo la nostra popolazione praticamente raddoppia per la presenza di tantissime famiglie che vengono qui a trascorrere le loro vacanze.
Cementato con l’amore per il paese è l’attaccamento alla chiesa ed alle tradizioni religiose. E’ più volte accaduto che i castelnuovesi emigrati nel mondo si siano fatti carico delle spese di restauro e manutenzione degli edifici religiosi, che hanno finanziato con generose collette.
Recentemente abbiamo collocato accanto alla cappella della Madonnina, alla località Quercia, una croce in ferro battuto, dono di un vecchio emigrante castelnuovese, zio Antonio Meola.

Nella vita di Castelnuovo ci sono due chiese: quella più antica di San Nicola, collocata sulla sommità dello sperone su cui fu edificato, praticamente su grotte scavate nella roccia, il primo insediamento “civile” intorno al castello. Questa piccola chiesa è in asse col castello, insieme al quale dominava l’alta valle del Sele.
Essa è ben visibile in una stampa su matrice di rame eseguita all’acquaforte del 1703, pubblicata nel volume di Gian Battista Pacichelli “Il Regno di Napoli in prospettiva”.
La chiesa di San Nicola, cui nell’ottocento fu aggiunta la torre con l’orologio, è stata distrutta, insieme all’altra di S. Maria della petrara, dal terremoto del 1980; ma di essa si è salvato l’impianto che è tuttora visibile e che l’amministrazione è impegnata a valorizzare nell’ambito dei lavori per la riqualificazione del centro storico che presto partiranno.
L’anno scorso, per la prima volta dopo trent’anni, la processione in onore di San Nicola ha fatto ritorno negli antichi luoghi, che ci sforziamo di far rivivere e di restituire ai nostri concittadini.
La processione ha costeggiato la vecchia chiesa ed ha sostato a “lu chianieddh”, la piazza, vera agorà del paese di una volta, che abbiamo voluto arricchire di una scultura in ricordo delle vittime del terremoto.
L’altra chiesa di Castelnuovo, anch’essa distrutta dal sisma del 1980, sorgeva all’estremità dell’antico borgo, luogo ricco di caverne e grotte da cui prendeva il nome “la petrara”.
La tradizione orale associa la nascita della chiesa nella località della petrara all’apparizione in questo luogo della Madonna. La Madonna chiese ad una castelnovese un pezzo di pane negatole, si racconta, da un abitante di Santo Menna; la donna entrata nella sua casa prese dall’impastapane un pezzo di pasta lievitata e l’offrì alla Madonna, la quale espresse il desiderio di essere collocata in una chiesa edificata in quel posto e murata con le spalle rivolte a Santomenna.
La leggenda probabilmente nasce in seguito al ritrovamento di un monolito appartenente ad una “laura basiliana” (XIII sec. ?) sul cui sito venne edificata una chiesa campestre.
Le fonti scritte riportano una storia più recente. Da una lettera del sindaco di Castelnuovo di Conza, Girolamo Di Geronimo, datata 12 dicembre 1882, risulta che la chiesa madre fosse di patronato comunale in quanto il municipio di Castelnuovo di Conza aveva stanziato annualmente sul bilancio una somma a favore della “Sig.ra Testa Carmela ed altri di Sarno” per aver edificato la chiesa e ciò in virtù di un documento del 1605.
Il patronato, due anni prima, veniva contestato dalla Curia arcivescovile di Conza che sosteneva che la chiesa fosse di “libera collocazione”.
La nostra antica chiesa della Madonna della Petrara aveva un impianto che si sviluppava dalla porta secondaria verso l’altare e la statua della Madonna volgeva le spalle all’abitato di Santomenna.
Il portale di questa entrata riportava motivi decorativi tipici dei portali di chiese cinquecentesche, ed una scritta a firma di Vincenzo De Ianuzo datata 1584: NON DIR DI ME SE DI TE NON SAI, PENSA DI TE E POI DI ME DIRAI.
A destra, entrando da questa porta, era collocata una fonte battesimale in calcare grigio datata 1548. A questo si affiancava l’impianto di S. Maria delle Grazie, che si sviluppava dall’entrata principale verso l’altare maggiore e che presentava caratteristiche decorative barocche databili, quindi, al 1600-1700.
Sull’altare era collocato lo stemma dell’Università di Castelnuovo di Conza, che testimoniava chiaramente il patronato del comune.
Dopo l’effetto devastante del terremoto del 1980, la popolazione ha sempre sentito fortemente l’esigenza di ricostruire la chiesa madre del paese.
Il progetto venne presentato nel 1983, i lavori iniziarono nel 1988, data dalla quale tra sospensioni e problemi diversi, partì una lenta ed estenuante esecuzione di questa opera. Un’opera che nelle intenzioni delle amministrazioni dell’epoca e dei progettisti avrebbe dovuto rappresentare con la sua forma, la sua geometria, la rinascita del nostro paese colpito terribilmente dal terremoto. E invece la sua storia in qualche modo è stata l’emblema di una ricostruzione lunga, travagliata e difficile e che ha visto i nostri paesi doppiamente colpiti.
Due anni orsono, e precisamente il 25 luglio 2009, finalmente la gente di Castelnuovo di Conza riebbe la chiesa madre, nuovamente intitolata alla Madonna della petrara.
All’inaugurazione partecipò il predecessore di Sua Eccellenza, il vescovo Mons. Gerardo Pierro, che celebrò la prima messa nel tempio ricostruito.
Ed è qui, in questo nuovo tempio che unisce passato e futuro, che oggi accogliamo il nuovo pastore della Chiesa salernitana.
Eccellenza, da alcuni anni siamo impegnati a “ricostruire” il paese distrutto dal sisma attraverso le fotografie di persone e luoghi di prima del terremoto, che andiamo raccogliendo e che sono oggetto di una mostra che anche quest’anno si terrà alla fine di luglio.
Attraverso le vecchie fotografie ci sembra di far rivivere i suoni, gli odori, i colori di strade, vicoli, “vicinati”, insieme ai giochi dei bambini, al lavoro degli adulti e alla saggezza degli anziani, che a quel paese davano vita.
Molte di queste fotografie sono riportate in un libro, che abbiamo fatto pervenire a Sua Eccellenza, dal titolo “Oi Castelnuov’ mij, aria g’ntil…”. In questo libro si trova anche una sezione dei canti popolari di Castelnuovo dedicata alle preghiere e ai canti religiosi, che attesta la profonda e sincera devozione del nostro popolo. Una bellissima immagine che emerge da questi canti popolari è quella della Madonna che, nella pienezza della sua funzione materna, viene invocata in una ninna nanna a portare il latte del suo seno pieno al bambino che, per la povertà e la fame, non riesce a prendere sonno.
Tra le tante fotografie che i castelnuovesi ci stanno fornendo, moltissime hanno ad oggetto i momenti della religiosità popolare: le processioni con Maria e i santi, la festa del Corpus Domini con gli altarini di fiori, le funzioni in chiesa, i matrimoni, le prime comunioni, i battesimi…
Eccellenza, sarebbe un grandissimo onore poterLa avere con noi in una delle giornate della mostra fotografica, e renderLa, in tal modo, partecipe di quello “spirito” di Castelnuovo di cui andiamo particolarmente orgogliosi.
Grazie
                                                          LE FOTO SCATTATE IN CHIESA SANTA MARIA DELLA PETRARA DA FRANCESCO DI GERONIMO

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ARTICOLO DI LUCA ZARRA, TRATTO DAL GIORNALINO "LU CHIANIEDDH" - Bimestrale Marzo - Aprile 2011 - n. 6

IL MITICO CAMPO DI CALCIO,  "AIA DELLE CHIANCHE": LA FELICITA' CALCIANDO UN PALLONE

Alle due di pomeriggio, in piena estate, il sole si impigliava per un momento dentro la rete della porta. La rete non era tutta a strappi, perché non si sapeva nemmeno cosa fosse! La porta era formata da due pali laterali che altro non erano che travi da cantiere, magari rubati nel solo ed unico cantiere esistente a Castelnuovo. Il cantiere non era certo un lavoro pubblico, ma qualche riparazione di fabbricato fatiscente che gli emigranti si apprestavano a sistemare per poter loro accoglierli.
Noi rubavamo le traverse e a loro volta, esse venivano rimosse dai contadini per farne buon uso in campagna soprattutto nel periodo in cui bisognava realizzare la bica (lu pignon o la ped’na).
Se calciavi di collo piede, o magari una ottima punizione “a foglia morta”, cosidetta alla “Corso” (calciatore degli anni 70), non sapevi mai come sarebbe stata la reazione del  pallone, se si fosse imbattuto sulla traversa, perché ella non esisteva per niente. In sostituzione veniva messa una corda di canapa (una zoca), anch’essa rubata a qualche “ciuccio” in qualche posto. Era piacevole giocarci sull’ ”Aia delle Chianche”  perché per noi rappresentava il mitico San Siro o il Bernabeu, perché ognuno di noi, calpestando quel suolo, si sentiva un Mazzola o un Rivera, un Facchetti o un Bekembauer, un Cruiff, un Sivori, un Pelè. Era talmente bello, che ti faceva piacere anche quando qualche compagno della squadra avversaria ti sgambettava, e cadendo a terra accarezzavi un letto di piume o di erba verde  freschissima, solamente che il tutto  era rappresentato da tante pietre sporgenti (chianche app’zzute) sorte dal terreno arenario (noi lo chiamavamo tasso) che l’acqua piovana si divertiva continuamente a dilavare e scavare ad ogni scroscio.
Il tasso veniva prelevato dalla zona circostante il campo; Tutti, proprio tutti, eravamo tante formiche, partecipi di un lavoro straordinario collettivo che solo la forza e l’entusiasmo dei giovani di una volta sapeva dare. Lo scopo di mettere la terra (tasso) sul campo era non solo quello di poter far giocare meglio i vari Pelè, Cruiff e compagnia bella ma anche, e forse soprattutto, di coprire quel manto pieno di pietre, pronte ad aspettarci ogni domenica come i Sanniti aspettarono i Romani facendoli passare sotto “le forche Caudine”.

Per alleviare i dolori dei portieri, e di portieri ce n’erano a bizzeffe tanti quanti i calciatori,  ci munivamo di segatura dall’unico falegname “Nandino” (Ricciulli Ferdinando), per posarla nella piccolissima area di rigore. Questo faceva molto effetto perché i vari Carm’nucc’ (Carmine Grasso), Ciccillo (Francesco Greco), Gerard Foriù (Gerardo Melillo), Salicone (Lorenzo Colatrella) Ciuccio P’tr’con (Angelo Porreca), Orazio Guarino, Mario Strollo, ecc., si divertivano ad emulare gli Albertosi, i Zoff e i Pizzaballa.
Per alcuni di loro però la segatura non bastava e si coprivano il corpo di ginocchiere, gomitiere, pantaloni, maglie imbottite, e chi ne ha più ne metta, una vera e propria armatura quasi sembrassero i cavalieri della tavola rotonda.
Anche noi abbiamo avuto i nostri “campioni”, hanno calpestato il mitico “Aia delle Chianche” i vari Basilio (Desiderio), Franceschino Don G’lard (Francesco Iannuzzelli), Lu gatt’ (Mario Porreca), Emilio Fausto, Francesco la Mazza (Francesco Di Ruggiero), Vituccio Sibilia (Vito Sibilia), Rocchin d’Giulinella (Rocco Colatrella), Tonin Mancinella (Tonino La Morte) e tanti altri come me che più tanto giovani non sono.
Il campo di calcio era talmente grande che il pallone calciato da Franschin Don G’lard (Francesco Iannuzzelli), dall’area di rigore della propria porta arrivasse nella porta altrui facendo goal, facendolo sembrare il “Sinistro di Dio” di Gigi Riva. Si, il campo era talmente grande quanto poco più di un orto di pomodori.
Non esistendo un campionato vero e proprio (si ignorava persino l’esistenza di un campionato di  terza categoria), si organizzavano partite di domenica in domenica;  Pecorino (Donato Megaro) chiamato calcisticamente “La Ruspa”, con passione, dedizione e abnegazione, si recava, con il suo indimenticabile moto Morini,  alimentato con benzina  “Super”, in ogni paese per chiedere la loro disponibilità affinchè potessimo ospitarli.
Anche lui era stato inglobato dallo sviluppo economico degli anni settanta; Eh  si! Perché prima del Morini si recava ad invitare le squadre dei paesi limitrofi con una pesantissima bicicletta.
Il pubblico delle domeniche calcistiche era quello delle grandi occasioni, piccoli e grandi, maschi e femmine, anziani claudicanti, anche quelli che potevano solo respirare si recavano per inebriarsi dell’aria dei grandi eventi; Ogni partita era una finale di “coppa del mondo”. Il pubblico si accomodava in tribuna Vip, sugli spalti comodi e confortevoli come quelli dei moderni stadi inglesi, poltrone lussureggianti! peccato però che ad aspettarli ci fossero solo le rocce circostanti dove si assiepavano i migliori tifosi di questo mondo.
Durante il riposo, tra primo e secondo tempo, lo stadio moderno di ultima generazione “Aia delle Chianche” offriva ogni comfort. Le bibite erano assicurate dal barista Faust (Gerardo Fausto) che con il suo tre ruote, un furgoncino giallo (Ape Piaggio), stazionava ogni domenica dietro la porta.  Ognuno si rifocillava per dissetarsi da quelle calde stagioni estive.
Nei giorni infrasettimanali, in mancanza, quando il pubblico non c’era, vi era una sorgente (acqua chi nasc’) che usciva dalle rocce circostanti.
Le partite di pallone duravano sempre due ore, perché il recupero era così tanto quanto il tempo necessario per andare a raccattare il pallone, anche perchè per coloro che giocavano era l’unica occasione per mettersi in evidenza
.
Esso usciva continuamente dal rettangolo di gioco e finiva irrimediabilmente nella parte a valle del paese.
Mi ricordo della prima ed unica “divisa di pallone”, arrivata a Castelnuovo, era bellissima, di colore rosa come quella del Palermo, era di pura lana merinos, caldissima soprattutto d’estate ed era così pesante sulle spalle dei calciatori come un macigno, ma diveniva leggera e fresca per la gioia di chi la indossava : “Castelnuovo era la nostra nazionale”.
Le scarpette, erano monocolore, tutte nere, con le stringhe lunghe : si giravano almeno due volte sotto le suole.
Il pallone di cuoio era leggerissimo, di piuma, pesava a dir poco qualche chilo; quando scendeva eravamo già tutti preparati, la valvola per gonfiarlo o quel taglio in cui si inseriva la camera d’aria (cambredaria), cucita con filo di cuoio, facevano molto male e perciò si andava decisi di testa.
Il pallone, cucito rigorosamente a mano, veniva portato, e questo accadeva sovente, da Zi Pepp Mastattorr (Giuseppe Bagarozza), il calzolaio del paese, (lu scarpar) per ripararlo e farlo ritornare a nuovo, bello, sgargiante (veniva passato anche il grasso), pronto per nuovi successi.
Anche lui, grande partecipe del tifo nostrano, si prestava con generosità. Forse questo accadeva non solo per il fatto che eravamo dei ragazzi ma forse anche nella speranza che quel pallone entrasse nelle porte avversarie come una saetta.
Anche noi abbiamo avuto il nostro “Valcareggi”, tanto tattico che famosa è rimasta nel tempo la sua frase, il suo motto : “Marcamento a uomo e lancio in zona morta e pedalare”. Era il grande Tonino Concilio alias “Pargoletto”.
Lui portò il senso e l’ordine delle grandi società come la Juventus , l’Inter e il Milan; Alle partite di calcio che si giocavano a Castelnuovo la squadra  si presentava con pantaloni e giacche alla beat,  quasi tutte eguali. Il bellissimo spogliatoio comodo, fatto di poltrone, docce, sala massaggio, ecc.,  sembrava quasi di non aspettare altro che questa grande Castelnovese. Si, però lo spogliatoio non era altro che un grosso masso piatto (chianca) posto al bordo del sassoso campo.
Su quel campo le ore non passavano mai, soprattutto d’estate, si iniziava al nascere del sole, pausa pranzo, poi di nuovo il pomeriggio e ci si ritirava dalla battaglia solo al calar del sole; Sembrava che il tempo si fermasse proprio per far giocare quei ragazzi pieni di vita.
Tutto è cambiato, il sole non si impiglia più in quella rete virtuale, il campo non sa più di pietre, ma forte rimane il ricordo di quelle estati vissute all’insegna della felicità.
Un’ultima considerazione : che differenza tra allora ed oggi, quel piccolo spazio “Aia delle Chianche” brulicava sempre di gioventù vogliosa di divertirsi mentre oggi, con uno stadio a disposizione con tutti i compfort, vi è il deserto.   (Luca ZARRA).

LU CHIANIEDD' - Bimestrale Maggio - Giugno 2011 - Anno VIII n. 1 - Il Museo Archeologico Nazionale di Volcei " Marcello Gigante" - Articolo ONIDIA CIRIELLO

- Il museo archeologico dedicato a Marcello Gigante di Buccino ha una grande importanza per il territorio di tutta l'alta Valle del sele. Nella splendida struttura del Chiostro degli Eremitani di sant'Agostino, circa 1600 mq di esposizione su quattro livelli, raccontano e ricostruiscono la storia del nostro territorio dalla preistoria fino al II secolo a.C. in piena età romana, quando Volcei era il centro amministrativo di un vasto comprensorio territoriale. Nelle sale del rimo livello, reperti archeologici dell'Eneolitico e ricostruzioni virtuali e filmati ci fanno rivivere le esperienze dei nostri antenati e delle popolazioni che nei secoli hanno abitato e vissuto le nostre terre e ci ripropongono il fascino di quei paesaggi preistorici. Nel Piano superiore i ritrovamenti archeologici di necropoli che risalgono ad un periodo compreso fra l'VIII fino al IV secolo a.c. testimoniano la ricchezza di popolazioni colte e raffinate. I Volceientes erano una sorta di enclave etnicamente differenziata dai Lucani e presente certamente in tutto il territorio contermine. Vasi, suppellettili, gioielli, monili, ritrovamenti di eccezionale valore documentario e artistico ci parlano della nostra cultura passata. Monili d'oro, gioielli che testomoniano la perizia di artisti orafi, provengono dalla "Tomba dei Ori", la sepoltura, risalente al IV secolo a.C. di una giovane donna. Il mosaico della "sala da Banchetto" del santuario extra urbano in località Santo Stefano, la più antica opera musiva dell'Italia continentale occupa una stanza ricostruita per l'esposizione e arricchita da una suggestiva animazione multimediale. Ancora il "Vaso di Assteas", un 'hydria' opera dell'omonimo ceramografo attivo nella vicina Paestum, proviene da una tomba maschile risalente al IV secolo a. C. precedentemente conservato dal Museo "Villa Giulia" di Roma.  A conclusione del percorso all'interno del museo, viene presentata una ricostruzione dell'antica città Volcei, attraverso plastici animati dalle suppellettili di uso quotidiano, dalle statue marmoree e da iscrizioni commemorative o celebrative. Un patrimonio archeologico questo, ricomposto grazie ad attività ultraventennali di scavo, restauro, tutela e valorizzazione delle risorse archeologiche e venuto alla luce in seguito al terremoto del 1980, che arricchisce il nostro territorio di un bene di grande valore. Arch. Onidia CIRIELLO

  Iannuzzelli Pier Donato ha vinto la Mezzamaratona di Livorno per la categoria MM... 75.
Iannuzzelli Pier Donato è atleta della Mario Tosi, Campione Italiano U.N.V.S. per la sezione di Tarvisio - Anno 2011 (Autore della poesia Ora non c'è più)

     Raffaele URCIOLO, nato a Salerno, si reca all'età di otto anni negli Sati Uniti. Tornato successivamente in Italia nel 1933 dove consegue il dottorato in Lettere all'Università di Roma, studiando Diritto Romano con il celebre Professore Riccobono.
Il Dott. Urciolo approfondisce successivamente i suoi studi conseguendo due lauree in giurisprudenza, di cui una dalla George Washington Law School oltre a un dottorato in Filosofia all'Università Cattolica.
Il dott. Urciolo ha inoltre ricoperto la cattedra di Lingua francese al D.C. Teacher's College di Washington e ha insegnato con diversi titoli nelle scuole pubbliche, alla Università Cattolica, alla Howard University nonché alla John Hopkins university.
Le materie da egli insegnate sono altrettanto varie e includono la lingua Italiana, il Francese, il Tedesco, il Latino, lo Spagnolo Classico, Corsi di Letteratura, nonché Diritto Immobiliare e tutti gli aspetti delle Leggi che regolano il commercio.
Egli ha svolto un ruolo attivo anche nell'ambito della società civile come membro di numerose associazioni tra cui il "
Garibaldi-Columbia Club" la "Roma lodges" dell'ordine dei "Sons of Italy", la "San Gerardo Society", "Lido Civic Club", la "Italian Cultural Society" e la "Italian Executives of America".
Il dott. Urciolo è stato anche un membro della Chiesa di "Holy Rosary Church" di Washington. Tra le numerose associazioni in cui è stato coinvolto vi sono anche l'Associazione degli Avvocati del District of Columbia e del Club della Linguistica di Washington.
Raffaele Urciolo è stato co-autore di un Dizionario Etimologico in tre volumi della lingua Sarda, un opera a cui si è dedicato per oltre 14 anni. A questa opera ha aggiunto altre pubblicazioni minori e traduzioni in varie lingue latine, tra le altre la "Geografia Linguistica della Città di Napoli e della Sardegna" e ancora "Le 10.000 parole Italiane in uso nella Lingua Inglese".
Raffaele Urciolo è stato sposato con Florence sari con la quale ha avuto tre figli e un nipote.
Come membro del Foro del distretto di washington, il nome del Dott. urciolo è scritto per sempre negli annali della Corte suprema degli Stati Uniti. I suoi sforzi nel campo del riconoscimento dei diritti dei cittadini di tutte le razze e origini nel contesto del Diritto Immobiliare, hanno portato alle storiche decisioni della corte Suprema del 1948 che proibiscono qualsiasi tipo di discriminazione basata sulla razza o origine etnica. il suo credo personale basato sulla fratellanza universale, non gli hanno mai permesso di scendere a compromessi con alcun tipo di razzismo o tentativo di discriminazione e segregazione di un essere umano.
Egli ha personalmente finanziato almeno sei processi che sono arrivati fino alla Corte Suprema. In alcune di queste battaglie legali ha difeso se stesso dichiarando che non si sarebbe mai accontentato di una vittoria risicata, sicuro che in appello la giuria avrebbe votato in suo favore all'unanimità. Gli eventi successivi gli hanno dato ragione ed è per questo che l'Associazione Nazionale Forense degli Stati Uniti, nella sede di Atlanta in Georgia, il 17 settembre del 1948 ha elargito al Dott. Urciolo un riconoscimento ufficiale per merito.
Per questo e per tutti gli altri meriti accumulati da questo illustre membro della società civile, il Primo Premio " Angelo Musumano" dell'Associazione del "Italian Executives of America" è andato al Dott. Raffaele Urciolo. Infatti come il suo predecessore il Giudice Musumanno, anche il Dott. Urciolo si è battuto per la giustizia e contro tutti i tipi di discriminazione, molto prima che fare ciò fosse diffuso o "alla moda" e ha combattuto tutta la vita in difesa dei deboli e degli oppressi.

  ELIO VENUTOLO - ARTICOLO TRATTO DAL SUO BLOG - IL CASTELLO DI CASTELNUOVO DI CONZA

Ecco un altro argomento oscuro,su cui mai nessuno,probabilmente,farà mai luce.L'argomento è altresì doloroso,altresì,poichè i castelnovesi che hanno vissuto circa 2 secoli prima dinoi hanno distrutto il castellomaon biasimiamoli per favore,a quei tempi non esisteva una mentalità di "salvaguardia dei beni culturali",se così la possiamo,scherzosamente,definire.
Mi sono chiesto per anni come fosse fatto il castello del nostro ameno paesino.
Qualcuno poterbbe chiedersi:-"Ma tutti parlano di questo castello,ma siamo sicuri che sia davvero esistito?"-sarebbe in verità una domanda retorica a parere di molti,per vari motivi:
a)Il nome del nostro Paese è "Castelnuovo",il che la dice lunga anche perchè Castello deriva dal latino "castrum" (so' a che cosa pensate maliziosi!! :) :) ),che significa al singolare "accampamento,fortezza,o accampamento fortificato";
b)i più anziani hanno memoria dei racconti di coloro i quali sono vissuti prima di loro e che ad essi,che erano allora giovani,si è trasmessa la testimonianza orale dell'esistenza di una fortezza,o meglio "d' lu Castieddh'";
c)Nella Cronista Conzana nel capitolo riferito a Castelnuovo è presente la frase:-"...e il castello è munito di forte torre...";
Dai precedenti motivi molti ritengono di considerare veritiera l'affermazione che a Castelnuovo esisteva un Castello.
Ma vediamo un pò in dettaglio quali sono i documenti che mi permettono di affermare quanto scritto.
Nell'anno 2005,a 15 anni,mi trovavo a rovistare nella sconfinata biblioteca di mio padre e mi capitò di trovare un libro intitolato "Tiempos des Olympia" (mi pare!!),il quale parlava di come un castelnovese agli inizi del '900 portò il cinema in Colombia,inaugurando una delle sale da cinema più grandi del mondo (oltre 5000 posti a sedere!!),e nel testo,da me indecifrabile perchè in spagnolo,si parlava anche delle origini di quei Castelnovesi (che di cognome facevano Di Domenico).Sfogliando le pagine a caso,mi imbattei in una fotografia di inizio '900 che ritraeva via Roma vista da Santomenna e mi parve di intuire nelle scale cromatiche di grigi della foto la forma di una torre che evidenziai a matita.Entusiasta e desideroso di gloria,corsi a casa del signor Emidio Liloia,e gli chiesi di scannerizzare la foto (e a dire il vero anche lui fremeva,perchè io ero arrivato agitatissimo come se avessi scoperto la cura per l'AIDS).Ma purtroppo,nella foto non intravedemmo nulla,e inoltre a spegnere le mie speranze contribuì anche il prof. Francesco Di Geronimo,il quale si precipitò a casa per vedere,ma per poco non mi prese a schiaffi :-) ....
Oggi,con il senno di poi,posso assicurare che non esistono ne resti delle vestigia del castello nè immagini che documentino la sua esistenza.
In mancanza delle immmagini però,esistono fonti scritte che accertano l'esistenza del castello e magari ci può ispirare una sua immagine ideale.
A pagina 508 della Cronista di Conza,capitolo XXI (leggi capitolo ventuno),leggiamo che:-"[...]In dicta Terra vi è comodo e forte Castello posto in luogo ameno per uso del barone di dicta Terra ed è munito di forte torre[...]"-ancora apprendiamo che-"[...]La Chiesa Maggiore è sotto il titolo di Madonna della Petrara[...]" la quale sembra si trovasse entro le mura del Castello ed inoltre-"[...]v'è un semplice beneficio sotto il titolo di San Giovanni Battista,jus potrando del Signor Barone [...] e sta' posto nel cortile del Castello[...]".
Poco possiamo apprendere dalle fonti scritte,ma "poco è meglio che niente".
Un castello sfrutta una forte torre per compiti militari quali la ricognizione e la vedetta sulla lunga distanza,cosa utile all'individuazione del nemico che avanzava a piedi o a cavallo lungo la pianura sottostante.Doveva trovarsi probabilmente sulla punta estrema della parte oggi scavata dagli operai (io ci sono salito con dei miei amici e v'assicuro che da là,già senza torre, si vede tutta la valle:terre e terre a perdita d'occhio,se c'andate da soli però è meglio,specialmente d'estate vi godete il sole sulla faccia,il silenzio e la vista da urlo che si gode da lassù:ah,che pace!!!).
I bastioni esterni (cioè le mura principali),secondo me dovevano coprire una buona area di quella zona,che va' dalla chiesa di San Nicola,e continuando in alto le mura si estendevano fino alla Chiesa della Madonna della Petrara,che come edificio risaliva al '300.
Immaginando il terreno scosceso di quell'area deduciamo che le mura dovevano essere estese e dovevano essere anch'esse "forti" come la torre,o almeno adeguate ed efficaci per la difesa da un nemico.
Non si può azzardare nessuna ipotesi sul periodo di edificazione del castello,e non oso farlo.Ma i più dicono che il castello potrebbe essere stato edificato intorno al periodo della terza Crociata tra il 1100 d.C. e il 1090 d.C.
Mio padre riteneva addirittura anteriore la sua origine:faceva risalire l'edificazione del castello all'età delle invasione Normanna dell'Italia Meridionale.Io,contro tutto e tutti,preferisco credere che non bisogni soltanto pensare al periodo di edificazione del castello stesso,ma pensare alle tappe che hanno portato alla evoluzione del fantomatico castello di cui tanto si parla nella tradizione orale.
Prima un -:"[...] propugnaculum Imperii[...]"-come diceva Cicerone(De Leg. Agr. II,27,B),infatti fu ritovato in località Serrone,negli anni '60 da un Gennaro studente al secondo/terzo anno di medicina,un pezzo di un laterizio romano (cioè un mattone piatto utilizzato dai romani per fare edifici "opus latericium" e strade ) che riportava il marchio da bollo romano con la scritta frammentaria "GLUS".In base ad una legge romana dell'anno 110 tutti i laterizi prodotti dalle fornaci dovevano avere "il marchio DOC" altrimenti non potevano essere venduti.Pertanto da questo ritrovamento potremmo pensare che ancor prima dell'età cristiana a castenuovo ci fosse una vedetta di Roma a guardia degli "oppida" nemici,cioè le città ed i villaggi (i pagus) appartenenti all'etnia sannitica degli Irpini.
Questa fortezza seguì poi,a mio parere,le tappe normali di evoluzione del Castello,dalla "Motta" fino al "Castellum" vero e proprio.
Concludendo una cosa è certa:da dei documenti raccolti da un impiegato municipale Castelnovese,tal Alessio Di Majo,siamo sicuri che il castello fu demolito nell'anno 1722.
I pezzi di muro rimasti furono definitivamente distrutti negli anni '50/'60 dal Sindaco "Matucc' Sandor'",ovvero A
mato Santoro.
Ma il nome "Lu Castieddh'" rimane ancora oggi nella memoria di chi visse "a lu Paes' Viecchij'" ed infatti a volte sentiamo dire frasi del tipo:-"La bonan'ma d' XXX ab'tava 'ngoppa a lu Castieddh'.

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          Salerno: medaglia e logo d’oro per 80 medici                  

            Si terrà sabato 8 maggio alle 11, nella Sala Convegni dell’Ordine dei Medici di Salerno, in via Santi Martiri, 31, la cerimonia di premiazione dei medici che hanno raggiunto il traguardo dei 40 e 50 anni dalla laurea. I primi riceveranno una medaglia d’oro e i secondi il logo dell’Ordine in oro. In tutto sono 80 medici. Ecco i nomi degli aventi diritto: 40 anni: 54 i laureati nel 1970 Ermanno Albano, Marcello Alfinito, Giuseppe Andreola, Ciro Autieri, Alfonso Bambacaro, Biagio Bianco, Vilfredo Nicolò Budetta, Emiddio Carbone, Salvatore Cariello, Renato Cascone, Gerardo Citro, Guglielmo Crudele, Antonio Cuomo, Gaetano D’Ambrosio, Felice D’Amico, Gaetano De Maio, Carlo De Pascale, Alfonso Della Corte, Mario Di Concilio, Giuseppe Di Domenico, Rosario Di Landro, Aniello Ferrucci, Vincenzo Fulgione, Enrico Gambino, Salvatore Gatto, Raffaele Giallauria, Antonio Gibboni, Angelo Giordano, Arturo Guerrazzi, Pasquale Iadanza, Luigi Indinnimeo, Vincenzo Ippoliti, Alfredo Izzo, Anna Lombardo, Antonio Lovito, Italo Mastrangelo, Vincenzo Mazzeo, Gregorio Medugno, Paolo Morrone, Aurelio Michele Novarese, Angelo Petraglia, Enrico Pinto, Giovanni Pisani, Adelio Privitera, Peppino Sabatella, Pietro Smaldone, Raffaele Smaldone, Oliva Tarantino, Bruno Terrinoni, Maria Aolide Tonin, Mario Traversi, Pompeo Trivelli, Gennaro Urti, Gaetano Vitagliano. 50 anni: 26 i laureati nel 1960: Immacolata Alfieri, Domenico Aversa, Alberto Brescia Morra, Salvatore Caiazzo, Giuseppe Cesareo, Cristoforo Cobucci, Giovanni Conti, Alfonso D’Amato, Ciro D’Elia, Mario D’Oro, Amedeo Del Prete, Domenico Di Stasi, Filippo Giannattasio, Andrea Melella, Arturo Napoli, Pietro Niglio, Elio Pepe, Marcello Pinto, Antonio Profice, Giuseppe Santoro, Renato Sicuranza, Giuseppe Siniscalchi, Francesco Tancredi, Alberto Venutolo, Antonio Vetrano, Giacomo Zilli.

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13 MAGGIO 2012  GIORNATA NAZIONALE DELLA BICICLETTA A CASTELNUOVO DI CONZA SALERNO

IL COMUNE DI CASTELNUOVO DI CONZA PARTECIPA ALLA 3° GIORNATA NAZIONALE DELLA BICICLETTA IL 13 MAGGIO 2012
LA BICI MOBILITA' L'UOMO - INIZIATIVA SOSTENUTA DA LEGAMBIENTE, MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL
TERRITORIO E DEL MARE, EDISON  E SORGENIA - ENERGIA SENSIBILE -
U'OCCASIONE PER IMMERGERSI NELLA NATURA
Insieme in bici con il Sindaco Francesco Custode, il Presidente di Legambiente Campania Michele Buonomo e con  LA SPECIALE
PARTECIPAZIONE DEL GIORNALISTA MAURIZDomeninaIO GUAGNETTI DI RADIO BICI
(www.radiobici.it).-

Il percorso di circa 6,4 Km. individuato è: "Via della seta per Sant'Andrea di Conza e strada Solofrana. La manifestazione promuove le politiche di sviluppo sostenibile e le energie sostenibili e le energie rinnovabili che garantiscono la salvaguardia dell'ambiente in cui vive e opera l'uomo, a beneficio delle popolazioni presenti e future. Il Comune di Castelnuovo di Conza e Legambiente sostengono l'iniziata. La passeggiata in bici consentirà ammirare i nostri beni storici ambientali e paesaggistici. Il Centro Storico di Castelnuovo di Conza, varco appenninico con vista sull'OASI WWF Lago di Conza della Campania, insediamento archeologico del IV e V secolo a.c. "Fattoria di epoca Sannitica" unico in territorio Irpino ***; Parco eolico sella  di Conza/Costa Cesina - esempio di energia rinnovabile.

        Articolo del Giornale "La Città" del 12 maggio 2012 - "Radiobici" visita l'impianto Sorgenia" Domenica prossima, 13 maggio, la prima bicinchiesta italiana condotta dal giornalista Maurizio Guagnetti arriva a Castelnuovo di Conza in occasione della terza giornata della bicicletta organizzata dal Comune e promossa dal Ministero dell'Ambiente. Il percorso in bici si articola di circa 6,4 Km. attraverso il centro storico fino al verco appenninico con vista sull'Oasi WWF Lago di Conza.
  Radiobici intervisterà il sindaco e successivamente visiterà l'impianto eolico di " Sorgenia" a Castelnuovo di Conza. (
Link della copia articolo su facebook)

   - Descrizione nel museo di Conza della Campania - *** Il centro di Castelnuovo è situato a pochi km ad Occidente di Conza, dalla parte opposta del passo della Sella di Conza, sull’Alta Valle del Sele. Ci troviamo in un’area culturalmente Irpinia, anche se di estrema frontiera;
In età antica certamente si trattava di territorio controllato da Compsani. La località Cupotii ( o Cupone, in alcuni documenti) è sita a nord-ovest dell’abitato moderno,sulle pendici meridionali della Cresta della Cesina. La prima parte dello scavo purtroppo è stata eseguita con modalità non scientifiche,alla metà degli anni 80, da un gruppo di archeologi dilettanti, volenterosi ma poco esperti, e proprio in quella occasione furono trovati materiali qui esposti. Dopo quel primo intervento furono eseguite altre campagne di scavo, questa volta sotto il controllo del competente ufficio della Soprintendenza Archeologica, ma con scarsi risultati.L’unica pianta che abbiamo, estremamente schematica,è stata pubblicata su una rivista dattiloscritta, ed è la pianta che qui riproponiamo elaborata. Si tratta di una struttura rustica posta su di un breve terrazzo che incide in alto un pendio piuttosto scosceso nei pressi di una fonte che forma un breve corso d’acqua sul lato meridionale dell’insediamento.
Le strutture erano in pietre di calcare giustapposte di piatto e allettate su strade di argilla. Non è possibile stabilire se queste strutture fossero parte delle mura dell’edificio, collassate oppure rappresentassero soltanto lo zoccolo di base per un alzato di ligneo o di argilla cruda. La copertura, molto probabilmente a doppio spiovente era realizzata con tegole e coppi in terracotta. La struttura era probabilmente formata da un solo edificio, probabilmente con più fasi costruttive, gravitante attorno ad un focolare delimitato da pietre. L’edificio sembra essere stato abbandonato in modo traumatico dopo un incendio, alla fine del IV secolo avanti Cristo, o nei primi anni del secolo successivo. I materiali rimanenti in buona stato di conservazione, fatto non ordinario per materiale proveniente da abitato, solo riferibili all’uso quotidiano degli abitanti dell’insediamento. La ceramica a vernice nera, usata come ceramica da mersa, è rappresentata da vari tipi di piatti e scodelle da boccali per bere e da una grossa brocca. Si tratta, tranne in un caso di materiale riferibile ad una solo area produttiva. Infatti tutti i pezzi sono omogeneamente realizzati con argilla calcarea e sono ricoperti da una caratteristica vernice matta o talvolta semilucida, poco coprente. La cultura formata è vicina,da un lato,al mondo lucano, dall’alto a quello più propriamente sannitico delle aree interne. Allo stesso modo la grande olla, verosimilmente usata come contenitore da dispensa,che originariamente era provvista di una decorazione sub geometrica, con fasce, linee concentriche e  punti,ricorda sia oggetti simili rinvenuti in contesti lucani sia la cosiddetta ceramica ellenica a bende prodotta dalla popolazioni sannitiche dell’interno. Il rinvenimento della fattoria di Cuponi a Castelnuovo è molto importante perché rappresenta un raro esempio,  l’unico in territorio irpino di insediamento rurale, un tipo di insediamento che pare fosse tipo del modo di abitare di questi popoli, che erano “ usi vivere nelle campagne”,come ci informa alcuni autori antichi. Questo sistema di insediamento sparso,  noto nelle fonti, non ha trovato sinora molti risconti diretti dal punto di vista archeologico.

        IL MANIFESTO SU FACEBOOK    L'EVENTO SU FACEBOOK    VIDEO DA CELLULARE CARICATO SU YOU TUBE    SITO RADIOBICI MAURIZIO GUAGNETTI

                ALBUM FOTOGRAFICO DI FRANCESCO DEL VECCHIO SU FACE BOOK - GIORNATA NAZIONALE DELLA BICICLETTA - 13 MAGGIO 2012

VIDEO DELL'INTERVISTA AL SINDACO DA PARTE DEL GIORNALISTA MAURIZIO GUAGNETTI DI RADIO BICI

                 

       Questo quadro è la riproduzione del maestoso <<GESU' TRA I FANCIULLI>> che occupava la volta della navata centrale della Chiesa Madre "SANTA MARIA DELLA PETRARA" di Castelnuovo di Conza, donato dal Comm. Gennaro Barbirotti nel 1923. Durante il terremoto del 1980 andò distrutto con l'intera Chiesa. La famiglia BARBIROTTI dona questa copia alla nuova Chiesa del Paese. 12 settembre 2012 - Feste Patronali.

Un' articolo dell'epoca a riguardo l'autore

IL GIORNALE “RISVEGLIO” – Napoli, 5 luglio 1925 – Anno V

Articolo “R. ALBERGO DEI POVERI”

Opera d’arte del sordomuto Prof. N. Acocella “Gesù e i fanciulli”

<<Lasciate che i fanciulli venano a me>> E’ il sospiro di Gesù che i secoli ripetono alle genti con passione; sono le note di quella musica celeste di cui non sapremo mai cogliere abbastanza la melodia dolcissima.

Chi ascolta quella voce? Chi sente la magnificenza e l’intensità di quel palpito divino?

Oh come l’umanità sarebbe migliore se, provvedendo al suo vero bene, si arrendesse a quell’invito di Padre e di pastore e presentasse a quella fornace di amore i cuori innocenti, che si aprono alla vita come corolle profumate al bacio del sole nascente! Quanta gioia diffusa! Quanti delitti di meno! Quante carceri vuote! Quanta pace nelle famiglie! E quanto decoro e onestà nei rapporti sociali!

<<Lasciate che i fanciulli vengano a me, e non li impedite perché di questi è il regno di Dio>>. I fanciulli di Gesù non rimarranno fanciulli; ma portando nel cuore l’innocenza di quell’età, saranno gli uomini di domani, custodi e sacerdoti di sentimenti che la società presente sembra aver perduti di vista; saranno apostoli dell’idea che, mettendo in giusto valore gli interessi materiali, terrà sempre accesa la fiamma degli ideali purissimi, che, se non bella, rendono meno triste la vita.

            Queste brevi ma profonde considerazioni facevamo l’altro giorno dinanzi a un quadro meraviglioso, venuto fuori dal pennello di un grande artista nostro, Prof. Nicola Acocella, sordomuto, discepolo diletto del sommo Morelli,  abilitato all’insegnamento del bisogno nelle Scuole Medie della R. Accademia di Belle Arti in Napoli, il solo in Italia, o forse nel mondo, che abbia tale titolo. Fu già alunno ed ora è benemerito insegnante nel R. Istituto pei sordomuti, nel quale, con illuminata sapienza, l’illustre Direttore prof. Ernesto Scuri profonde tanti tesori di tenerezza paterna.

Il dipinto è stato eseguito su geniale idea e per commissione dell’ottimo Sig. Gennaro Barbirotti, che, a nome proprio e dei fratelli residenti nelle Americhe, con profondità di fede e altezza di sentimenti degni della nostra grande ammirazione, ne farà dono alla chiesa di Castelnuovo di Conza (Salerno). Possa il suo cuore di padre godere nei figli suoi quei frutti di virtù e di bene, che egli, con la scelta sapiente del soggetto, certamente desidera negli altri fanciulli; e gli siano sinceramente grati quanti, nella difficile missione di educare, godranno della visione di Gesù.

“Un lembo di cielo della Palestina; uno sfondo mirabile di monti, di boschi verdeggianti, e qualche casetta in lontananza, danno risalto a un gruppo meraviglioso, che attira tutta la nostra attenzione e conquide con la voce silenziosa, ma potente, del grande mistero. Presso una colonna siede Gesù, sulle sue ginocchia, innanzi e intorno a LUI, come per non separarsene mai più. E’ l’Agnello immacolato che pasce fra gigli; e i gigli dicono all’agnello: <<Signore, a chi andremo noi? Tu ha parole di vita eterna>>. Oh! Troppa gioia per quei piccoli essere con Gesù, che amorevolmente s’inchina verso di loro e con infinita bontà li guarda, quasi volesse ricondurre nel suo seno le sue creature, e alza le mani e benedice. La concezione non potrebbe essere più bella nelle sue linee magistrali, che fanno del dipinto un vero capolavoro , l’esecuzione non potrebbe presentare migliori caratteri di perfezione in tutti i suoi più  minuti particolari; e l’armonia delle tinte è così bene distribuita in quel paesaggio orientale, che l’anima si sente veramente rapita a quella visione di cielo.

E’ un trionfo dell’arte, che trae le sue ispirazioni da orizzonti di luce e di amore. 

Discorso del sindaco Francesco Custode in occasione del ritorno a Castelnuovo del quadro “Gesù e i fanciulli”

 Grazie alla Signora Bruna Barbirotti oggi Castelnuovo di Conza ritrova un pezzo della sua storia e della sua cultura, che il terremoto del 23 novembre1980 ci aveva portato via insieme alla vita di ottantacinque nostri concittadini.
Si tratta dell’opera dell’artista prof. Nicola Acocella “Gesù e i fanciulli” che, nel lontano 1925 il padre della Signora Bruna, il nostro concittadino Gennaro Barbirotti, volle donare, insieme ai suoi fratelli emigrati nelle Americhe, alla Chiesa di Santa Maria della Petrara.
Essa ritorna a Castelnuovo oggi in occasione della festa di Maria, nella nuova Chiesa ricostruita ed aperta al culto da soli tre anni.
“Un lembo di cielo della Palestina; uno sfondo mirabile di monti, di boschi verdeggianti, e qualche casetta in lontananza, danno risalto a un gruppo meraviglioso, che attira tutta la nostra attenzione (…) Presso una colonna siede Gesù, fra il verde e le palme e i fiori del campo; e pare che da quelle creature salga al loro Signore l’inno della loro adorazione. Fra le braccia di Gesù, sulle sue ginocchia, innanzi e intorno a Lui sono dei fanciulli, che hanno ascoltato la sua voce e sono rimasti attaccati a Lui, come per non separarsene mai più”
. In questi termini veniva descritta l’opera commissionata da Gennaro Barbirotti sul periodico “Risveglio”, pubblicato a Napoli il 5 luglio 1925.
Molti dei presenti sicuramente ricordano l’affresco raffigurante Gesù e i bambini sulla volta della nostra chiesa. 
Io lo guardavo, con la testa all’insù, per lunghi minuti durante le funzioni domenicali. Ero un bambino, e non potevo immaginare figura più rassicurante e cara di quel Gesù con le braccia aperte ad accogliere, nel suo amore infinito, non soltanto i piccoli ma l’intera umanità.
Questo quadro che oggi torna a Castelnuovo, io ritengo, porta con sé anche la speranza.
Speranza di pace e di serenità. Speranza di un futuro migliore per Castelnuovo ed i suoi figli.
Grazie ancora a Bruna Barbirotti ed alla sua famiglia.

Castelnuovo di Conza, 12 settembre 2012                                                                          -----  Il Sindaco -----
  Arch. Francesco Custode

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Scrivo per l'articolo pubblicato sull'Espresso di Saviano Emigranti del Sud tornate. Caro Roberto Saviano, il mio paese Castelnuovo di Conza (SA) raccontato da Franco Arminio, ha il triste primato di essere il primo comune in Italia per tasso di Emigrazione ( Venezuela, Salvador,Argentina, Brasile, Panama,Ecuador, Columbia, Canada, Stati Uiniti, Europa: svizzera Francia,Belgio Germania, Guadalupe, Martinica etc etc), per questo nel 2005 abbiamo scritto questo articolo e come te crediamo nei Capitali Perduti …


 ALLA RICERCA DI CAPITALI PERDUTI
Francesco Custode Sindaco di Castelnuovo di Conza (SA) e Onidia Ciriello
Articolo pubblicato su giornale locale Lu Chianieddh’ 2005
Vi racconto una storia bellissima che ha tutto il fascino e la magia di una favola hollywoodiana. Circa quarant’anni fa con la sua famiglia, Franco Dragone a 10 anni parte da Cairano verso La Louvière, una piovosa cittadina industriale del Belgio, seguendo il destino di migliaia di altre famiglie, di molti altri paesi del sud. Il suo destino personale è forse un po’ più speciale: si dedica per 13 anni al Cirque du Soleil, il circo senza animali e lo fa diventare la macchina da spettacolo più famosa nel mondo, mette su a Las Vegas uno spettacolo grandioso tagliato su misura per Celin Dion, è regista di Alegria un film del 1999 che ripropone uno degli spettacoli del Cirque du Soleil, oggi a 48 anni è uno dei personaggi più noti del mondo... ma non ha dimenticato il suo paese di origine. Questa potrebbe sembrare una cosa estremamente banale, ognuno di noi si porta dentro le proprie origini, e invece il caso di Franco Dragone è speciale. Franco Dragone ha investito in questi anni nello sviluppo di Cairano, uno sviluppo compatibile con i caratteri del sito, in cui crede probabilmente grazie alla sua sensibilità di artista, appoggia la Pro Loco, organizza manifestazioni di animazione, promuove un progetto ambizioso, far diventare il centro storico di Cairano un centro di formazione per giovani artisti insomma, sostiene con la sua fortuna il patrimonio culturale della sua gente.
Cairano non è certamente un caso isolato, mi viene in mente Andretta, luogo di memoria, al quale si ispira per le sue melodie, come esplicitamente e puntualmente confessato ai suoi concerti, Vinicio Capossela, oggi presidente onorario della Pro Loco e se non altro presente tutte le estati ad Andretta tappa fissa del suo Tour, convogliando verso il paese natio migliaia di giovani fans.
Gli emigrati, famosi o non, che hanno investito all’estero portando sviluppo, e che, legati ai loro paesi di origine in modo fattivo, immigrano la loro esperienza, la propria cultura e nuovi stimoli vivificatori, sono i capitali perduti e ritrovati.
Ma guardiamo alla nostra realtà di Castelnuovo. Oggi a Castelnuovo dopo gli sconvolgimenti economici e culturali degli anni ottanta, l’unica iniziativa concreta, per molti è partire, andare via. I giovani non trovano lavoro, non riescono a vedere evidentemente forme di sviluppo per il paese e ... partono, investendo i propri capitali di energie lontano da qui. Quelli che rimangono e che non hanno neppure preso l’iniziativa di partire, sono rimasti con pochi riferimenti, quelli che le iniziative le prendono o tentano, trovano grandissime difficoltà perché devono lottare il doppio, anche per chi non c’è. Questo meccanismo, nonostante l’impegno di chi è ancora presente, porterà alla inevitabile morte fisiologica del paese.
Quando, chi è partito ritorna per trovare i propri luoghi natii e i propri affetti e in sostanza torna in vacanza, non si ricrede forse per la propria scelta (la partenza), perchè vede le cose come se non fossero mai cambiate, vede il paese come l’ultimo approdo per la pensione e la vecchiaia, e non intuisce che il cambiamento infinitesimale che magari ha scorto è frutto di un impegno enorme, (un pò come quello di Don Chisciotte contro i mulini a vento), e si scoraggia pensando che non vale la pena di investire energie a Castelnuovo di Conza; vede i Don Chisciotte, (faccio un nome per tutti Eleonora Velasquez, che ha avuto il coraggio di emigrare a Castelnuovo perché crede che qui si potrà realizzare come artista!), e pensa che i Don Chisciotte stanno combattendo una battaglia persa.

Mi piace qui riportare il pensiero di Franco Dragone espresso nella prefazione del libro di Paolo Speranza edito da Mephite “Un’avventura neorealista: il film la donnaccia a Cairano” che ripercorre la storia, attraverso foto e articoli di un film girato nel 1963 (bella la coincidenza con la prima stesura della canzone Bocca di Rosa di Fabrizio De Andrè) interamente a Cairano e che in fondo parla della gente di Cairano. “ La cosa di cui adesso Cairano ha bisogno” dice Franco Dragone, “è di passare dal mito alla memoria e dalla memoria all’iniziativa. Ci sono tanti paesi nel mondo diventati famosi per una piccola ma interessante iniziativa: [...] Prima c’era soprattutto la festa del patrono, San Leone, ad agosto, a costituire il principale momento connettivo e unificante dei cairanesi, sia di quelli rimasti qui che dei tanti stabilitisi in Belgio, a Torino, a New York, Philadelphia e in altre parti del mondo.
Ora accanto a questa fondamentale ricorrenza di carattere religioso anche l’esperienza collettiva del film la donnaccia, pur trattandosi di una finzione cinematografica, può costituire un ulteriore momento di attaccamento al paese, di unione, di identità per Cairano, nella prospettiva di un futuro diverso e migliore per i giovani del paese: io penso che essi debbano cercare di rimanere qui dove sono nati ed è nostro compito quello di aiutarli a costruire un futuro possibile, investendo soprattutto sulla cultura.”
E allora anche quei progetti di sviluppo del patrimonio sociale e umano, che possono apparire utopici per il nostro paese, vanno sostenuti, il nostro patrimonio di tradizioni e di cultura va tutelato e incentivato da tutti, anche da chi se ne andato, perché noi siamo le origini.
Dobbiamo sforzarci di non disperdere i nostri capitali se vogliamo pensare ad uno sviluppo possibile, anzi il nostro sforzo deve essere quello di recuperare i capitali perduti.
Mi piace tanto pensare e citare: “E’ un’ utopia, ma io ci credo”.
Francesco Custode e Onidia Ciriello
- Ringraziamo Luigi D’Angelis che ci ha raccontato la storia bellissima di Franco Dragone e Cairano.

 

 

 

 

 

 

 

     

 

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Ultimo aggiornamento: 25-09-12