IL FOLCLORE E IL CORTEO STORICO

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Corteo Storico - Cavaliere con il gonfalone

          
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IL FOLCLORE

I falò di
S. Antonio abate
(17 gennaio)

  Il 17 gennaio si festeggia S. Antonio abate. In questo giorno (o nella domenica successiva qualora la ricorrenza  ricada in un giorno feriale) si accendono grandi falò intorno ai quali, nei caratteristici "pegnatìdde", vengono poste a cuocere le  "caprjéte", mentre in altri tegami si cucinano delle succulente braciole fatte con carne di cavallo.
E' consuetudine offrire agli ospiti un piatto di caprjéte accompagnate da olive verdi, ed un bicchiere di buon vino rosso.  Le ceneri dei falò, un tempo, venivano sparse nei campi per invocare la protezione del Santo. 
Il 17 gennaio, come ci ricorda il detto popolare dialettale: "Sand'Andunje mascechere e sune" è anche il primo giorno di carnevale.

Gli altarini 
di S. Giuseppe
(19 marzo)

Il giorno in cui ricorre la festa di S. Giuseppe (19 marzo, oppure la domenica successiva qualora la ricorrenza  ricada in un giorno feriale) diversi fedeli, seguendo un'antica tradizione,  per onorare il Santo, allestiscono presso le proprie abitazioni un altarino con l'immagine o la statua di S. Giuseppe.
Dopo la benedizione non mancano gli spari di fuochi pirotecnici, resi possibili dalla offerte raccolte tra i vicini.
Durante l'intera giornata si assiste ad un continuo andirivieni di persone che con grande devozione visitano i diversi altarini.
I padroni di casa offrono minuscoli taralli (i taralli di S.Giuseppe) o piccoli pani benedetti.
Negli ultimi anni questa tradizione è andata sempre più affermandosi tra i numerosi devoti del Santo.

La festa di
S. Antonio da Padova
(13 giugno)

   La festa di S. Antonio da Padova  inizia il sabato sera con la statua del Santo che viene portata in processione dalla Chiesa del Crocifisso (Frati Cappuccini) alla vicina cala omonima; da qui, imbarcata su un peschereccio, inizia il suo viaggio per mare per giungere in Cala Porto. Numerose  imbarcazioni seguono la statua.
All'arrivo in porto, dopo una breve cerimonia, la statua del Santo viene sbarcata e portata in processione; e nella vicina piazza Porto il Santo riceve il più alto tributo di devozione e di fede popolare, prima di raggiungere la Cattedrale.
Il giorno successivo ( la domenica) sempre in processione, fa ritorno alla Chiesa del Crocifisso.

Il Corteo storico
(Agosto)


   Il corteo storico, che ogni anno si svolge il sabato che precede la grande festa patronale, è organizzato dalla Pro Loco. La prima edizione si svolse nel 1966. Ogni anno migliorato ed ampliato, si ripropone ad una moltitudine di persone che, sistemate lungo tutto il percorso, assistono al suo passaggio .
Partecipano alla sfilata, tra il suono delle trombe ed il rullare dei tamburi, più di 250 figuranti in costume, nonché gli sbandieratori del gruppo folcloristico "La Nzegna" di Carovigno.
E' ormai diventato un appuntamento al quale non vogliono mancare sia i giovinazzesi sia i numerosi forestieri che in questi giorni sono in vacanza a Giovinazzo o in altri centri della Puglia.

La festa patronale della Madonna di Corsignano
(19 Agosto)

I grandi festeggiamenti in onore della Madonna di Corsignano, Patrona di Giovinazzo, si svolgono la 3° domenica di agosto. E' senz'altro la più sentita ed importante anche se sino a pochi decenni fa la festa della Madonna delle Grazie, Protettrice degli edili, era altrettanto importante.
I festeggiamenti  iniziano già alcuni giorni prima e culminano il pomeriggio della domenica con la solenne  processione della edicola in argento che racchiude l'icona bizantina.
Dopo un breve giro nel centro storico e in piazza Vittorio Emanuele II il quadro della Vergine, seguito devotamente da una moltitudine di fedeli, ritorna in Cattedrale.
Musica in piazza e fuochi pirotecnici concludono festosamente la serata.

 


IL CORTEO STORICO

Dipinto del Bernich

E. Bernich (Sec. XIX)                  

Correva l'anno 1187, quando il 2 Ottobre il Saladino, sultano d'Egitto e di Siria, sbaragliando le armate crociate, occupava Gerusalemme.

Pochi furono i cristiani che riuscirono a sottrarsi alla sua ira e quei pochi fuggendo cercarono di porre in salvo il maggior numero possibile di immagini sacre.

Tra i fuggitivi, vuole la leggenda, vi era un capitano francese a nome Geretéo, il quale dopo lunghe peripezie approdò ai nostri lidi e bisognoso di cure si fermò al Casale di Corsignano, nella cui ubertosa campagna sorgeva un lazzaretto.

Nell'intento, forse, di ricambiare le attenzioni e le cure ricevute il crociato donò al parroco del villaggio il dipinto della Vergine che era riuscito a sottrarre agli infedeli portandolo con sé nel suo lungo peregrinare.

Fin qui la leggenda. In verità fin da quei tempi remoti, il quadro della Vergine, detto appunto la Madonna di Corsignano, era esposto al culto nella Chiesa dell'omonimo casale ed era venerato per i molti miracoli che operava, tra cui quello avvenuto l' 8 Maggio 1188, quando portato penitenzialmente in Cattedrale, liberò, con una provvidenziale pioggia, le nostre sitibonde contrade dal grave flagello di una lunga e nefasta siccità. In seguito e col passare dei secoli, il culto della Madonna di Corsignano crebbe sempre più, tanto che, nella terza domenica dell' Agosto 1388, fu solennemente proclamata, dal Vescovo Nicola, Patrona di Giovinazzo.

Passarono ancora dei secoli e per varie esigenze il Vescovo Agnello Alfieri decise, il 1677, di trasferire definitivamente il prodigioso dipinto sull'altare maggiore della Cattedrale.

Sono questi i due episodi che il Corteo Storico rievoca. Per primo la definitiva traslazione in Cattedrale e per secondo il Miracolo dell' 8 Maggio 1188.

Due avvenimenti tanto distanti tra loro ma al tempo stesso tanto significativi nella secolare storia della Madonna di Corsignano.

Il primo episodio, avvenuto in piena dominazione spagnola, si evidenzia nelle vesti dei figuranti, policrome e barocche.

Corteo Storico - Cavaliere con il gonfaloneDanno inizio alla sfilata gli Araldi con le loro lunghe e argentee chiarine. Allo squillo delle trombe fa eco il rullare dei tamburi. Entrambi annunziano il Cavaliere che, solenne e austero, regge il gonfalone della città, precedendo un folto numero di giovani in rappresentanza della nobiltà dell'epoca, che, con incedere lento fa sfoggio dei suoi variopinti costumi. Seguono i valletti comunali, i cui abiCorteo Storico (particolare)ti hanno il colore del civico bandierone che sorreggono; essi rappresentano l'Universitas, il popolo tutto. E dopo il popolo, segue, sorretta da un dignitario, l'insegna del Vescovo Agnello Alfieri, il vescovo che volle il quadro della Madonna di Corsignano definitivamente in Cattedrale. Indi le Dame, la cui giovane bellezza è messa in risalto dai ricchi costumi che indossano, ed infine il Duca, superbo feudatario, che con la sua corte chiude la prima parte della sfilata.

Nella seconda, gli abiti non sono più quelli ampollosi e policromi del '600 ma diventano austeri e castigati, riportandoci in quel lontano 1188 in una atmosfera contrita quale in effetti dovette essere la circostanza in cui il popolo, afflitto dalla lunga siccità, si rivolgeva fiducioso alla Vergine Maria, affinché placasse la tremenda sete che avviliva uomini e campagna.

Icona della Madonna di CorsignanoEd ecco allora i nobili cittadini, i Chiurlia, i Lupis, i Braida, i Saraceno, i Sindolfi e tutti gli altri sfilare col saio da penitente e con gli stemmi delle loro potenti casate. Seguono i dignitari dell'epoca, il Giudice, il Protontino, il Signator, il Catapano, il Baglivo, il rullare dei tamburi cadenza il passo degli arcieri, a cui fan seguito gli alabardieri e i tedofori. Il chiarore delle fiaccole rischiara l'incedere del sacerdote che impersona il Parroco del Casale di Corsignano, al suo fianco il famoso Capitano Francese, il Crociato Geretéo. Seguono i paggetti; un gruppo di fanciulle con candidi sai e cesti di fiori apre la strada al quadro della Vergine, che portato a spalla dai rappresentanti dei vari ceti popolari ritorna ancora una volta in Cattedrale a proteggere il suo popolo che tanti e tanti secoli fa, fiducioso, l'elesse Patrona.

 

(Testo da "Il Corteo storico" edito a cura della Pro Loco)



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