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I falò di
Il 17 gennaio si festeggia S. Antonio abate. In questo giorno (o nella domenica successiva qualora la ricorrenza ricada in un giorno feriale) si accendono grandi falò intorno ai quali, nei caratteristici "pegnatìdde", vengono poste a cuocere le "caprjéte", mentre in altri tegami si cucinano delle succulente braciole fatte con carne di cavallo. |
Gli altarini
Il giorno in cui
ricorre la festa di S. Giuseppe (19 marzo, oppure la domenica successiva qualora la ricorrenza ricada in un giorno
feriale) diversi fedeli, seguendo un'antica tradizione,
per onorare il Santo, allestiscono presso le proprie
abitazioni un altarino con l'immagine o la statua di S.
Giuseppe. |
La festa di
La festa di S. Antonio da Padova inizia il sabato sera con la statua del Santo che viene portata in processione dalla Chiesa del Crocifisso (Frati Cappuccini) alla vicina cala omonima; da qui, imbarcata su un peschereccio, inizia il suo viaggio per mare per giungere in Cala Porto. Numerose imbarcazioni seguono la statua. |
Il Corteo storico
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La festa
patronale della Madonna di Corsignano
I grandi festeggiamenti in onore della Madonna di
Corsignano, Patrona di Giovinazzo, si svolgono la 3° domenica di agosto. E' senz'altro la più sentita ed importante anche se sino a pochi decenni fa la festa della Madonna delle Grazie, Protettrice degli edili, era altrettanto importante. |
IL CORTEO STORICO
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| E. Bernich (Sec. XIX) |
Correva l'anno 1187, quando il 2 Ottobre il Saladino, sultano d'Egitto e di Siria, sbaragliando le armate crociate, occupava Gerusalemme.
Pochi furono i cristiani che riuscirono a sottrarsi alla sua ira e quei pochi fuggendo cercarono di porre in salvo il maggior numero possibile di immagini sacre.
Tra i fuggitivi, vuole la leggenda, vi era un capitano francese a nome Geretéo, il quale dopo lunghe peripezie approdò ai nostri lidi e bisognoso di cure si fermò al Casale di Corsignano, nella cui ubertosa campagna sorgeva un lazzaretto.
Nell'intento, forse, di ricambiare le attenzioni e le cure ricevute il crociato donò al parroco del villaggio il dipinto della Vergine che era riuscito a sottrarre agli infedeli portandolo con sé nel suo lungo peregrinare.
Fin qui la leggenda. In verità fin da quei tempi remoti, il quadro della Vergine, detto appunto la Madonna di Corsignano, era esposto al culto nella Chiesa dell'omonimo casale ed era venerato per i molti miracoli che operava, tra cui quello avvenuto l' 8 Maggio 1188, quando portato penitenzialmente in Cattedrale, liberò, con una provvidenziale pioggia, le nostre sitibonde contrade dal grave flagello di una lunga e nefasta siccità. In seguito e col passare dei secoli, il culto della Madonna di Corsignano crebbe sempre più, tanto che, nella terza domenica dell' Agosto 1388, fu solennemente proclamata, dal Vescovo Nicola, Patrona di Giovinazzo.
Passarono ancora dei secoli e per varie esigenze il Vescovo Agnello Alfieri decise, il 1677, di trasferire definitivamente il prodigioso dipinto sull'altare maggiore della Cattedrale.
Sono questi i due episodi che il Corteo Storico rievoca. Per primo la definitiva traslazione in Cattedrale e per secondo il Miracolo dell' 8 Maggio 1188.
Due avvenimenti tanto distanti tra loro ma al tempo stesso tanto significativi nella secolare storia della Madonna di Corsignano.
Il primo episodio, avvenuto in piena dominazione spagnola, si evidenzia nelle vesti dei figuranti, policrome e barocche.
Danno inizio alla sfilata gli Araldi con le loro lunghe e argentee
chiarine. Allo squillo delle trombe fa eco il rullare dei tamburi. Entrambi annunziano il Cavaliere che, solenne e austero, regge il gonfalone della città, precedendo un folto numero di giovani in rappresentanza della nobiltà dell'epoca, che, con incedere lento fa sfoggio dei suoi variopinti costumi. Seguono i valletti comunali, i cui abi
ti hanno il colore del civico bandierone che sorreggono; essi rappresentano
l'Universitas, il popolo tutto. E dopo il popolo, segue, sorretta da un dignitario, l'insegna del Vescovo Agnello Alfieri, il vescovo che volle il quadro della Madonna di Corsignano definitivamente in Cattedrale. Indi le Dame, la cui giovane bellezza è messa in risalto dai ricchi costumi che indossano, ed infine il Duca, superbo feudatario, che con la sua corte chiude la prima parte della sfilata.
Nella seconda, gli abiti non sono più quelli ampollosi e policromi del '600 ma diventano austeri e castigati, riportandoci in quel lontano 1188 in una atmosfera contrita quale in effetti dovette essere la circostanza in cui il popolo, afflitto dalla lunga siccità, si rivolgeva fiducioso alla Vergine Maria, affinché placasse la tremenda sete che avviliva uomini e campagna.
Ed ecco allora i nobili cittadini, i
Chiurlia, i Lupis, i Braida, i Saraceno, i Sindolfi e tutti gli altri sfilare col saio da penitente e con gli stemmi delle loro potenti casate. Seguono i dignitari dell'epoca, il Giudice, il
Protontino, il Signator, il Catapano, il Baglivo, il rullare dei tamburi cadenza il passo degli arcieri, a cui fan seguito gli alabardieri e i tedofori. Il chiarore delle fiaccole rischiara l'incedere del sacerdote che impersona il Parroco del Casale di
Corsignano, al suo fianco il famoso Capitano Francese, il Crociato
Geretéo. Seguono i paggetti; un gruppo di fanciulle con candidi sai e cesti di fiori apre la strada al quadro della Vergine, che portato a spalla dai rappresentanti dei vari ceti popolari ritorna ancora una volta in Cattedrale a proteggere il suo popolo che tanti e tanti secoli fa, fiducioso, l'elesse Patrona.
(Testo da "Il Corteo storico" edito a cura della Pro Loco)
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