Brevi note di grammatica della lingua piemontese
3) - Genere e Numero (nomi, aggettivi, pronomi)
una lingua neolatina indipendente

brevissime note di un dilettante ...
... per cui non si esclude la presenza di qualche errore (questo Ŕ un eufemismo)

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    Morfologia - Sostantivi, aggettivi e pronomi (parte comune)
In piemontese sostantivo ed aggettivo sono entrambi chiamati "n˛m" (nome) e precisamente, rispettivamente, "n˛m sostantiv" e "n˛m agetiv". Il pronome viene chiamato "përn˛m". Queste tre parti del discorso hanno in comune, con poche eccezioni, le regole di formazione del femminile e le regole di formazione del plurale. In veritÓ, per il pronome, si ha un po' pi¨ di variabilitÓ e dunque si ritornerÓ su questi aspetti nei relativi capitoli.
In questa parte comune vengono dati gli insiemi di queste regole di passaggio, mentre nei capitoli successivi, specifici per queste parti del discorso, si tratterÓ degli altri aspetti.

Anche per il piemontese, il processo di derivazione dal latino ha portato alla scomparsa del genere neutro, e dunque sono rimasti, come per l'italiano, il francese, etc., i generi maschile e femminile. Come in ogni lingua neolatina, accanto ai sostantivi di genere fisso esitono i sostativi di genere variabile. Tra quelli di genere fisso non sempre il genere latino si Ŕ mantenuto, mentre i sostantivi di genere neutro sono stati assegnati a volte al maschile, a volte al femminile, in modo differente nelle varie lingue. Inoltre, come abbiamo visto, molte parole del lessico piemontese sono di origine non latina. Il risultato di questo, come vedremo meglio in seguito (parte specifica), Ŕ che numerosi sostantivi piemontesi hanno genere diverso dai corrisdpondenti sostantivi italiani, indicanti la stessa entitÓ.
I sostantivi di genere variabile seguono le regole che qui riportiamo, per il passaggio dal maschile singolare al femminile singolare. Si assume quindi come forma base quella del maschile singolare, da cui derivano le altre forme. Il primo gruppo di regole porta dunque da maschile a femminile singolari. Per gli aggettivi, il genere viene determinato dalla concordanza con il sostantivo a cui vengono riferiti. Questo come regola generale, in quanto esistono specifici casi di aggettivo usato in senso sostantivo, e quindi con genere proprio.

Per quanto riguarda il numero, anche in piemontese esistono sostantivi solo singolari, sostantivi solo plurali, sostantivi con forma singolare e significato plurale, e viceversa. La grande maggioranza dei sostantivi, comunque pu˛ esserte singolare o plurale in base al numero delle entitÓ che definisce.
Anche il numero, per gli aggettivi, viene determinato dalla concordanza con il sostantivo a cui l'aggettivo Ŕ riferito. Alcune particolaritÓ nell'uso del numero di sostantivi ed aggettivi verranno date nella parte specifica e nei capitoli dedicati alla Sintassi.
Una volta ottenuti i due generi singolari, le regole di passaggio da singolare a plurale permetteranno di ottenere i due generi plurali.

Come linea generale assumiamo che anche i pronomi seguano queste regole generali di derivazione. Essi assumono il genere ed il numero del sostantivo che sostituiscono. Come si Ŕ giÓ detto, comunque, si tornerÓ su questi aspetti dei pronomi nel capitolo a loro dedicato.


Formazione del femminile.

Vederemo nella parte specifica che non Ŕ quasi mai possibile, dalla forma di un sostantivo, stabilirne il genere. In questa parte, salvo diversa indicazione, supponiamo sempre di partire dal maschile singolare (m. s.), per arrivare al femminile singolare.

Nomi terminanti per consonante al m. s..

La regola base per sostantivi ed aggettivi che terminano per consonante al m. s. Ŕ che aggiungono una "...a" al maschile per ottenere il femminile. Questa regola ha numerose eccezioni. Si ha allora:

  • lë sgnor (il signore) ---> la sgnora (la signora)
  • ël pastor (il pastore) ---> la pastora (la pastora)
  • ël novod (il nipote) ---> la novoda (la nipote)
  • ël servent (il servo) ---> la serventa (la serva)
  • ël gat (il gatto) ---> la gata (la gatta)
  • generos (generoso) ---> generosa (generosa)
  • f˛l (scemo) ---> f˛la (scema)
  • creus (profondo) ---> creusa (profonda)
  • bÚl (bello) ---> bela (bella)
  • etc.
Come detto, questa regola presenta eccezioni. La prima che esaminiamo Ŕ relativa ai sostantivi che indicano un mestiere e che terminano in "...or" al m. s. Questi sostantivi formano il femminile cambiando l'uscita in "...˛ira". Pertanto si avrÓ:
  • l'artajor (il salumiere) ---> l'artaj˛ira (la salumiera)
  • ël sartor (il sarto) ---> la sart˛ira (la sarta)
  • ël tenzior (il tintore) ---> la tenzi˛ira (la tintrice)
  • etc.
Questo vale anche per quei mestieri, tradizionalmente maschili, per i quali il femminile Ŕ comunque ammesso, benchÚ non usuale. Allora:
  • ël torgnor (il tornitore) ---> la torgn˛ira (la tornitrice)
  • ël murador (il muratore) ---> la murad˛ira (la muratrice)
  • etc.
Si nota che sgnor e pastor sono invece compresi nell'elenco dato per i femminili regolari, benchÚ terminanti in "...or". Il primo non Ŕ certo un mestiere, e nemmeno il secondo Ŕ considerato tale in quanto si tratta pi¨ di uno stato o condizione, almeno nel sentire comune nel tempo durante il quale si Ŕ formata la lingua.
Se si tratta di professioni "pi¨ nobili" ed il sostantivo m. s. termina in "...tor", allora il femminile esce in "...triss", in analogia con molte altre lingue. (anche sartor, che abbiamo visto sopra termina in ...tor, ma non rientra nelle professioni "nobili"). Allora si ha:
  • ël pitor (il pittore) ---> la pitriss (la pittrice)
  • lë scritor (lo scrittore) ---> la scritriss (la scrittrice)
  • lë scultor (lo scultore) ---> la scultriss (la scultrice)
  • l'ator (l'attore) ---> l'atriss (l'attrice)
  • etc.
Nell'elenco non Ŕ compreso il dotor (dottore), in quanto questo appartiene alla categoria dei titoli accademici e nobiliari, che hanno l'uscita del femminile in "...ëssa", in analogia con altre lingue, con anche qualche variazione della radice. Dunque si ha:
  • ël dotor (il dottore) ---> la dotorëssa (la dottoressa)
  • ël professor (il professore) ---> la professorëssa (la professoressa)
  • ël prensi (il principe) ---> la prensipëssa (la principessa) (irreg.)
  • ël duca (il duca) ---> la duchëssa (la duchessa)
  • ël cont (il conte) ---> la contëssa (la contessa) (irreg.)
  • ël baron (il barone) ---> la baronëssa (la baronessa)
  • etc.
Si nota, tuttavia che baron ha anche il femminile regolare baron-a (vedremo poi il cambio dell'ultima consonante), e che marchŔis ha sempre il femminile regolare marchŔisa.

Con la finale in "...or" vi sono anche aggettivi al grado comparativo. Questi, quando sono usati con significato proprio di aggettivo, rimangono invariati al femminile. Se invece hanno significato di sostantivo, allora aggiungono regolarmente una "...a". Si ha dunque:
  • ël pian superior (il piano superiore) ---> agg. maschile
  • la trav superior (la trave superiore) ---> agg. femminile
  • ël superior dël convent (il superiore del convento) ---> sost. maschile
  • la superiora dël convent (la superiora del convento) ---> sost. femminile
  • etc.
Altra eccezione alla regola Ŕ data dai sostantivi ed aggettivi che terminano in "...eur" al m. s. Questi, di solito formano il femminile cambiando questa terminazione in "...eusa", e solo pi¨ raramente hanno femminile regolare in "...eura" (a volte sono ammesse ambedue la forme). Si ha:
  • ël farseur (lo spaccone, il millantatore) ---> la farseusa (la spaccona, la millantatrice)
  • ël coefeur (il parrucchiere) ---> la coefeusa (la parrucchiera)
  • ël monteur (il modista) ---> la monteusa (la modista)
  • ... ma ...
  • ël blagheur (il gradasso) ---> la balgheura (la gradassa)
  • etc.
A questa categoria appartengono molti sostantivi indicanti specializzazioni di lavoro (per lo pi¨ manuale). Si tratta di lavori essenzialmente maschili per la letteratura passata, ma che ammettono senz'altro il femminile. In questo caso sembra pi¨ aderente l'uso della terminazione in "..eura", benchÚ per qualcuno si addica anche la terminazione in "..eusa". Qualche esempio:
  • travajeur (lavoratore) ---> travajeusa (lavoratrice)
  • freseur (fresatore) ---> freseura (freseusa) (fresatrice - la persona che fresa e non la macchina -)
  • giusteur (aggiustatore) ---> giusteura (aggiustatrice)
  • saldeur (saldatore) ---> saldeura (saldatrice - la persona che salda e non la macchina -)
  • fondeur (fonditore) ---> fondeura (fonditrice)
  • etc.
Si coglie l'occasione per ricordare che questi sostantivi in "...eur" si riferiscono sempre alla persona. La macchina o l'attrezzo terminano in "...dor, ...tor, ...triss", e dunque chi salda Ŕ il saldeur, il quale usa per attrezzo il saldador.

Una ulteriore eccezione alla regola viene dagli aggettivi (non dai sostantivi) che terminano al m. s. in "...al". Questi rimangono invariati al femminile, mentre i sostantivi in "...al" aggiungono regolarmente una "...a". Dunque:
  • l'ufissi postal (l'ufficio postale) ---> agg. al maschile
  • la cartolin-a postal (la cartolina postale) ---> agg. al femminile
  • ël caval (il cavallo) ---> la cavala (la cavalla)
  • etc.
Una regola simile, ma non uguale, si ha per gli aggettivi che terminano per "... il". In questo caso (con qualche eccezione) il comportamento Ŕ determinato dalla posizione dell'accento tonico sulla parola. Se questo cade sull'ultima sillaba, allora il femminile Ŕ regolare e viene aggiunta una "...a". Se l'accento cade prima, allora li femminile Ŕ invariato rispetto al maschile. Dunque si avrÓ:
  • un t˛ch fÓcil (un pezzo facile)
  • na c˛sa fÓcil (una cosa facile).
  • ... ma ...
  • un fil sutil (un filo sottile)
  • na muraja sutila (muro sottile) (muraja = muro Ŕ femminile in piemontese)
  • etc.
Vi sono alcuni aggettivi che terminano per "...ar". Molti di questi, ma non tutti, rimangono invariati al femminile, Dunque:
  • ël sistema solar (il sistema solare)
  • l'ativitÓ solar(l'attivitÓ solare).
  • un fieul esemplar (un ragazzo esemplare)
  • na fija esemplar (una ragazza esemplare)
  • etc.
ma, per esempio, si ha
  • un tipo bizar (un tipo bizzarro)
  • na përson-a bizara (una persona bizzarra).
  • sto sý a l'Ú car (questo qui Ŕ caro)
  • costa a l'Ú manch cara (questa Ŕ meno cara)
  • etc.
possiamo notare che gli aggettivi in "...ar" che restand invariati derivano da aggettivi latini della terza declinazione, mentre quelli che seguono la regola derivano da aggettivi latini della prima-seconda declinazione.

Continuando con le eccezioni alla regola, vediamo i nomi (sostantivi ed aggettivi) che terminano per "...er", non accentata. La maggior parte di questi forma il femminile togliendo la e della desinenza, ed aggiungendo una a. In sostanza la terminazione "...er" si trasforma in "...ra". Ma attenzione, poichÚ alcuni di questi nomi hanno invece femminile regolare, ed aggiungono solo una "...a". Quindi:
  • pýgher (pigro) ---> pigra (pigra)
  • p˛ver (povero) ---> p˛vra (povera)
  • lÓder (ladro) ---> lÓdra (ladra)
  • ... ma ...
  • lýber (libero) ---> lýbera (libera)
  • mýser (misero) ---> mýsera (misera)
  • etc.
Un'altra eccezione Ŕ data dai nomi (sostantivi ed aggettivi) che terminano con sillaba chiusa la cui vocale Ŕ una "..e.." che porta l'accento tonico della parola. In questa situazione viene aggiunta una "...a" per ottenere il femminile e, nella maggior parte dei casi (ma non sempre), l'ultima vocale "..e.." si trasforma in "..ë..". Se poi questa Ŕ seguita da consonante semplice, quest'ultima spesso si raddoppia. Diamo qualche esempio:
  • verd (verde - masc.-) ---> vërda (verde - femm.-)
  • goregn (coriaceo) ---> gorëgna (coriacea)
  • spess (spesso) ---> spëssa (spessa)
  • bijet (biglietto) ---> biëtta (biglietto d'avviso) (femm. di biglietto in piemontese)
  • ... ma ...
  • spers (spaesato) ---> spersa (spaesata)
  • antÚr (intiero) ---> antera (intiera)
  • etc.
Infine notiamo le particolaritÓ che servono a mantenere la coerenza di pronuncia tra maschile e femminile. Per i nomi (sost. e agg.) che terminano in "...ch" oppure in "...gh" ad indicare i suoni gutturali, passando al femminile l'aggiunta della "a" provoca la caduta della "h". Dunque:
  • rich (ricco) ---> rica (ricca)
  • antregh (intero) ---> antrega (intera)
  • etc.
Per i nomi (sost. e agg.) che terminano in "...cc" oppure (eventualmente) in "...gg" ad indicare i suoni dolci, passando al femminile si aggiunge "ia" e si ha la caduta di una delle "c" o delle "g". Dunque:
  • scavicc (discolo) ---> scavicia (discola)
  • baricc (strabico) ---> baricia (strabica)
  • ...gg ---> ...gia
  • etc.
Per i nomi (sost. e agg.) che terminano in "...n" semplice con pronuncia faucale, per mantenere lo stesso suono al femminile aggiungendo la "a", si trasforma anche la "...n" in "...n-" . Dunque:
  • sclin (squillante - masc.-) ---> sclin-a (squillante - femm.-)
  • padron (padrone) ---> padron-a (padrona)
  • baron (barone) ---> baron-a (baronessa) (come giÓ visto)
  • etc.

Nomi terminanti per vocale al m. s..
I nomi aggettivi e sostantivi che terminano per "...a" al maschile singolare sono di solito invarianti al femminile singolare. Questo non significa che non cambiano genere (l'articolo infatti cambia, con eventuali aggettivi), ma solo che non cambiano forma. Questo vale indipendentemente dal fatto che l'ultima "a" sia o meno accentata.
  • n'atleta lest (un atleta veloce - masc.-) ---> n'atleta lesta (un'atleta veloce - femm.-)
  • un bad˛la (un fessacchiotto) ---> na bad˛la (una fessacchiotta)
  • ël molita (l'arrotino) ---> la molita (l'arrotina)
  • ël corista (il corista) ---> la corista (la corista)
  • ël pianista (il pianista) ---> la pianista (la pianista)
  • n'artista furb (un artista furbo) ---> n'artista fruba (un'artista furba)
  • etc.
Tutti i participi passati dei verbi della prima coniugazione (salvo qualche eccezione - verbi irregolari -) terminano per "...Ó" accentata e restano invariati al femminile.
  • un paloch bin piantÓ (un palo ben piantato) ---> na ca bin piantÓ (una casa ben piantata)
  • un t˛ch rusiÓ (un pezzo rosicchiato) ---> na nos rusiÓ (una noce rosicchiata)
  • un fieul genÓ (un ragazzo impacciato) ---> na fija genÓ (una ragazza impacciata)
  • etc.
I nomi (sost. e agg.) che al m. s. terminano per "...e" non accentata, per il femminile cambiano la "...e" in "...a". Dunque:
  • maire (magro) ---> maira (magra)
  • botegÓire (bottegaio) ---> botegÓira (bottegaia)
  • etc.
I nomi (sost. e agg.) che al m. s. terminano per "...Ú" con accento acuto, per il femminile cambiano la "...e" in "...era". Dunque:
  • maslÚ (macellaio) ---> maslera (macellaia)
  • bërgÚ (pastore) ---> bërgera (pastora)
  • panatÚ (panettiere) ---> panatera (panettiera)
  • etc.
Non risultano nomi variabili in genere che terminino con "...Ŕ" accentata grave.
I nomi (sost. e agg.) che al m. s. terminano per "...i" accentata o meno, per il femminile aggiungono una"...a". Rientrano fra questi i participi passati dei verbi della terza coniugazione. Dunque:
  • seuli (liscio) ---> seulia (liscia)
  • scrussý (incrinato) ---> scrussýa (incrinata)
  • dëgordý (svelto, accorto) ---> dëgordýa (svelta, accorta)
  • meusi (mogio) ---> meusia (mogia)
  • etc.
I nomi (sost. e agg.) che al m. s. terminano per "...o" cambiano questa in "...a". Non risultano nomi di genere variabile che terminano con "...˛" oppure "...ó" accentate. Dunque:
  • dr˛lo (faceto, strano) ---> dr˛la (faceta, strana)
  • b˛rgno (cieco) ---> b˛rgna (cieca)
  • gnero (bambino piccolo) ---> gnera (bambina piccola)
  • etc.
Il nome sostantivo e aggettivo vido (vedovo) fa eccezione, in quanto il femminile Ŕ vidoa (vedova). Questo perchŔ, in questo caso, Ŕ il maschile che deriva dal femminile.
Infine i nomi che terminano al m. s. in "...u" (per lo pi¨ accentata) hanno di solito due possibilitÓ di fare il femminile. Possono aggiungere una "...a", oppure possono aggiungere, per ragioni eufoniche, una "...va" (cosa piuttosto rara). Rientrano fra questi i participi passati dei verbi della seconda coniugazione. Dunque:
  • dru (fertile - masc.-) ---> drua (fertile - femm.-))
  • grotol¨ (ruvido) ---> grorol¨a (grotol¨va) (ruvida)
  • un lýber les¨ (un libro letto) ---> n'arvista les¨a (una rivista letta)
  • etc.

ParticolaritÓ.
Nomi con radici differenti nei due generi
Analogamente a quanto si ha in altre lingue, anche in piemontese vi sono coppie di nomi (maschile - femminile) che nei due generi hanno radice completamente diversa. Nelle varie lingue gli insiemi di questi nomi non sempre coincidono (l'insieme piemontese non coincide con quello italiano, benchÚ sia quasi corrispondente). Qualche esempio:
Maschile italiano........... Maschile piemontese........... Femminile italiano........... Femminile piemontese...........
padre pare madre mare
figlio fieul figlia fija
zio barba zia magna
genero gënner nuora n˛ra
fratello frÚl (fradel) sorella sorela
signore mons¨ signora madama
nonno cÚ, pare grand, grand, n˛no nonna mare granda, granda, n˛na

Alcuni nomi restano invariati
benchÚ la loro terminazione supponga, di regola, una variazione. Tipico esempio:
ël giovo, la giovo = il / la giovane

Alcuni nomi possono essere tanto maschili quanto femminili, senza variare, ma nei due generi hanno signioficato differente. Tipico esempio:
ël seugn, la seugn = il sogno, il sonno

Alcuni hanno due possibili forme femminili
ël prior, la priora, la priòira = il priore, la priora
l'amis, l'amýa, l'amisa = l'amico, l'amica

Il nome degli animali
Le regole sono simili a quelle italiane. Alcuni animali hanno un nome per il maschile ed uno, derivato da questo, per il femminile. Ad esempio:
ël can, la cagna = il cane, la cagna
ël lion, la lionëssa = il leone, la leonessa
ël caval, la cavala = il cavallo, la cavalla
Altri invece usano le forme:
girafa mas-c, girafa fumela = giraffa maschio, giraffa femmina
ël mas-c dla girafa, la fumela dla girafa = il maschio della giraffa, la femmina della giraffa

Piante e frutta
Infine si nota che, in piemontese, la pianta ed il relativo frutto hanno di norma nomi dello stesso genere, a differenza di quanto accade di solito in italiano.
ël pomé, ël pom = il melo, la mela
ël prussé;, ël pruss = il pero, la pera
la ceresera, la ceresa = il cigliegio, la cigliegia
la nosera, la nos = il noce, la noce


Diamo una tabella riassuntiva delle regole di formazione del femminile, senza riportare anche le particolaritÓ.
Regola generale n oppure:
Eccezione alla regola n
Terminazione maschile
Terminaz. femminile Esempi Pron. e traduz.
Reg. gen. 1
per consonante
aggiunge una a ël novod, la novoda \&l nu'ud\ \l& nu'ud&\
il nipote la nipote
Eccezione a Reg. gen. 1
mestieri in or
cambia or in òira l'artajor, l'artajòira \l &rt&i'ur\ \l &rt&i'oira\
il pizzicagnolo, la pizzicagnola
Eccezione a Reg. gen. 1
comparat. in or
come aggettivo
come sostantivo


invariato

aggiunge una a


cap superior, capa superior
ël superor, la superiora
\k&p s[ue]peri'ur\ \k&p& s[ue]peri'ur\
capo superiore, capa superiore
\&l s[ue]peri'ur\ \l& s[ue]peri'ur&\
il superiore, la superiora
Eccezione a Reg. gen. 1
professioni in tor
cambia tor in triss ël pitor, la pitriss \\&l pit'ur\ \l& pitr'is\
il pittore, la pittrice
Eccezione a Reg. gen. 1
nomi in al
se aggettivi
se sostantivi


invariato

aggiunge una a


bon postal, cartolin-a postal
ël caval, la cavala
\bu[ng] pust'&l\ \k&rtul'i[ng]& pust'&l\
buono postale, cartolina postale
\&l k&v'&l\ \l& k&v'&l&\
il cavallo, la cavalla
Eccezione a Reg. gen. 1
nomi aggettivi in il
se la i di ..il non Ŕ tonica
se la i di ..il Ŕ tonica


invariato

aggiunge una a


n'afÚ fÓcil, na c˛sa fÓcil,
n'afÚ sutil, na c˛sa sutila
\n &f'e f&[ch]il \ \n& c'oz& f&[ch]il \
un affare facile, una cosa facile
\ n &f'e s[ue]t'il \ \ n& c'oz& s[ue]t'il& \
un affare sottile, una cosa sottile
Eccezione a Reg. gen. 1
nomi aggettivi in ar

invariato

ël sistema solar
l'ativitÓ solar
\ &i sist'em& sular \ \l'&tivit& sular \
il sistema solare, l'attivitÓ solare
Eccezione a Reg. gen. 1
nomi in eur
cambia eur in eusa
a volte cambia eur in eura
ël farseur, la farseusa
ël blagheur, la blagheura
\&l f&rs'[oe]r\ \l& f&rs'[oe]z&\
lo spaccone, la spaccona
\&l bl&g'[oe]r\ \l& bl&g'[oe]r&\
il gradasso, la gradassa
Eccezione a Reg. gen. 1
nome maschile
in er non accantata
cambia er in ra
a volte aggiunge a
ël pòvær, la pòvra
l'òmo lìbær, la fomna lìbera
\&l p'ovær\ \l& p'ovr&\
il povero, la povera
\l 'omu l'ibær\ \l& f'umn& l'iber&\
l'uomo libero, la donna libera
Eccezione a Reg. gen. 1
per consonante
con ultima vocale e su
cui cade l'accento
qualcuno cambia e in ë ...
ed aggiunge a finale

altri aggiungono a
verd, vërda
spess, spëssa

antér, antera
\værd\ \v'&rd&\
verde (il), verde (la)
\spæs\ \sp&ss&\
spesso, spessa
\&nt'er\ \&nt'er&
intero, intera
Reg. gen. 2
per i
aggiunge una a seuli, seulia
\s'[oe]li\ \s'[oe]li&\
liscio, liscia
Reg. gen. 3
per u
aggiunge una a
ma anche aggiunge una va
grotolù, grotolùa
grotolù, grotolùva
\grutul'[ue]\ \grutul'[ue]&\
ruvido, ruvida
(\grutul'[ue]u&\)
Reg. gen. 4
per o
oppure e non accentata
cambia la finale in a merlo, merla
màire, màira
\m'ærlu\ \m'ærl&\
merlo, merla
\m'aire\ \m'&ir&\
magro, magra
Reg. gen. 5
per é (acc. acuto - stretta)
aggiunge una ra
marghé, marghéra \m&rg'e\ \m&rg'er&\
lattaio, lattaia
Reg. gen. 6
per ch oppure
per gh
perde la h
ed aggiunge a
rich, rica
antrÚgh, antrega
\rik\ \r'ik&\
ricco, ricca
\&ntr'eg\ \&ntr'eg&\
inrero, intera
Reg. gen. 7
per cc oppure
per gg (nel caso)
la doppia diventa semplice
ed aggiunge ia
svicc, svicia \svi[ch]\ \sv'i[ch]&\
spigliato, spigliata
Reg. gen. 8
per n (prn. faucale)
cambia n in n-a padron, padron-a \p&dr'u[ng]\ \p&dr'u[ng]&\
padrone, padrona


Formazione del plurale.

Le regole di passaggio dal singolare al plurale, sono pi¨ semplici di quelle per il cambio di genere, ma anche per queste vi sono eccezioni (meno numerose di quelle che riguardano le regole di cambio di genere). In generale si pu˛ dire che la maggior parte dei sostantivi ed aggettivi piemontesi sono invarianti al plurale. Questo Ŕ meno frequente per i pronomi (che vedremo a parte).

Nomi terminanti al singolare per consonante o vocale accentata .
Questi nomi, indipendentemente dal loro genere, restano invariati al plurale:
  • l'ajassin (il callo) ---> j'ajassin (i calli)
  • un t˛ch (un pezzo) ---> doi t˛ch (due pezzi)
  • ël soldÓ (il soldato) ---> ij soldÓ (i soldati)
  • la mansion (la mansione) ---> le mansion (le mansioni)
  • ël pruchÚ (il parrucchiere) ---> ij pruchÚ (i parrucchieri)
  • ël beu (il bue) ---> ij beu (i buoi)
  • ël novod (il nipote) ---> ij novod (i nipoti)
  • la comission (la commissione) ---> le comission (le commissioni)
  • la saldatriss (la saldatrice) ---> le saldatriss (le saldatrici)
  • etc.
Prima eccezione a questa regola sono i nomi (sost. e agg.) che terminano per "...l". Questi, al plurale, cambiano la terminazione in "...j".
  • ël faudal (il grembiule) ---> ij faudaj (i grembiuli)
  • la nassional (la nazionale) ---> le nassionaj (le nazionali)
  • ël botal (la botte) ---> ij botaj (le botti)
  • ël fieul (il figlio) ---> ij fijeuj (i figli)
  • ël trabial (la tettoia) ---> ij trabiaj (le tettoie)
  • etc.
Seconda eccezione Ŕ data da alcuni aggettivi e pronomi (ma solo alcuni) che, al maschile, fanno il plurale in "...i", che viene di solito aggiunto al singolare:
  • n˛str (nostro) ---> n˛stri (nostri)
  • v˛str (vostro) ---> v˛stri (vostri)
  • Óutr (altro) ---> Óutri (altri)
  • p˛ch (poco) ---> p˛chi (pochi)
  • tant (tanto) ---> tanti (tanti)
  • tr˛p (troppi) ---> tr˛pi (troppi)
  • etc.
Rientrano in questa categoria, ma meritano un discorso a parte, le parole ann, p˛ver, divers.
La parola ann (anno), dove la doppia "nn" indica la pronuncia palatale di una semplice "n", fÓ al plurale ani oppure agn.
La parola "p˛ver", quando Ŕ sostantivo, al plurale rimane invariata, mentre quando Ŕ aggettivo fa il plurale irregolare (al maschile) in "p˛vri", mentre il femminile, che Ŕ "p˛vra", rientra nei casi regolari. Dunque si ha, per esempio, "ij p˛ver a son tanti" = "i poveri sono tanti", ma "a j'ero doi p˛vri diav" = "erano due poveri diavoli".
La parola "divers", quando significa "differente", al plurale rimane invariata, mentre quando ha significato di "alcuni, parecchi" allora, al maschile, fÓ plurale in "diversi" (il femminile ha comportamento regolare). Dunque "a son doi t˛ch divers" = "sono due pezzi diversi", ma "a-i son diversi civich" = "ci sono parecchi vigili".

Nomi terminanti al singolare per vocale non accentata .
Per quanto riguarda i nomi sostantivi ed aggettivi che terminano per vocale (a, e, i, o, in quanto la u finale Ŕ sempre accentata e ricade nel caso precedente), se sono maschili restano invariati al plurale. Lo stesso succede ai nomi femminili che terminano per "...e" (ed eventualmente per ...i, ...o). Dunque si ha:
  • ël molita (l'arrotino) ---> ij molita (gli arrotini)
  • ël prŔive (il prete) ---> ij prŔive (i preti)
  • ël rodagi (il rodaggio) ---> ij rodagi (i rodaggi)
  • l'˛sto (l'oste) ---> j'˛sto (gli osti)
  • la mare (la madre) ---> le mare (le madri)
  • etc.
La parola ˛mo (uomo), che al singolare pu˛ essere anche ˛m, ha quattro plurali possibili, di cui uno segue questa regola:
l'˛mo, l'˛m (l'uomo) ---> j'˛m, j'˛mo, j'˛mni, j'˛mini (gli uomini)

I nomi (sost. e agg.) femminili che terminano in "...a" fanno il plurale cambiando la "...a" in "...e"
  • la siola (la cipolla) ---> le siole (le cipolle)
  • l'orýa (l'orecchio) ---> j'orie (le orecchie)
  • la bota (la bottiglia) ---> le bote (le bottiglie)
  • la b˛ta (la botta) ---> le b˛te (le botte)
  • etc.
Per questa categoria, se il finale della parola Ŕ "...cia" oppure "...gia", allora al plurale si trasforma rispettivamente in "...ce" oppure "...ge":
  • svicia (sveglia, svelta) ---> svice (sveglie, svelte)
  • l'ongia (l'unghia) ---> j'onge (le unghie)
  • etc.
Come per l'italiano, anche in piemontese si hanno sostantivi con due plurali, aventi diverso significato:
  • servel (cervello) ---> ij servej (i cervelli, le menti) e le servele (le cervella -anat.-)
  • buel (budello) ---> ij buÚj (i budelli, stretti passaggi) e le buÚle (le budella -anat.-)
  • fil (filo) ---> ij fij (i fili) e le file (le fila, le file)
  • fondament (fondamento) ---> ij fondament (i fondamenti) e le fondamenta (le fondamenta)
  • etc.
Fra questi, in piemontese non vi Ŕ "c˛rno = corno". Mentre in italiano si hanno i plurali "corni, corna", in piemontese vi Ŕ un solo plurale, uguale al singolare.

Questo esaurisce i casi di passaggio da singolare a plurale.

Come per il genere, diamo una tabella riassuntiva delle regole di passaggio da singolare a plurale.

Regola generale n oppure:
Eccezione alla regola n
Terminazione singolare
Terminaz. plurale Esempi Pron. e traduz.
Reg. gen. 1
per consonante oppure
per vocale accentata
non cambia ël novod, ij novod
ël soldà, ij soldà
\&l nu'ud\\i nu'ud\
il nipote, i nipoti
\&l suld'&\ \i suld'&\
il soldato, i soldati
Eccezione a Reg. gen. 1
nome in l
cambia l in j ël botal, ij botaj \&l but'&l\ \i but'&i\
la botte, le botti
Eccezione a Reg. gen. 1
sostantivo ann e
alcuni aggettivi¹
aggiungono i l'ann, ij ani
pòch, pòchi
nòstr, nòstri
\l &n\ \i '&ni\
l'anno, gli anni
\pok\ \p'oki\
poco pochi
\nostr\ \n'ostri\
nostro, nostri
Reg. gen. 2
maschile per vocale non accentata
e femminile in e
non cambia² ël parco, ij parco
la mare, le mare
\&l p'&rcu\ \i p'&rcu\
il parroco, i parroci
\l& m'&re\ \le m'&re\
la madre, le madri
Reg. gen. 3
femminile per a³
cambia a in e la cadrega, le cadreghe \la k&dr'eg&\ \le k&dr'ege\
la sedia, le sedie

.
avanti indice casa

valsusa
La Valle di Susa