Brevi note di grammatica della lingua piemontese
4) - Nomi alterati - Madama - Madamin - T˛ta
una lingua neolatina indipendente

brevissime note di un dilettante ...
... per cui non si esclude la presenza di qualche errore (questo Ŕ un eufemismo)

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    Morfologia - Sostantivi (parte specifica)
Notiamo che tra i sostantivi di genere fisso, ve ne sono alcuni che sono maschili in piemontese e femminili in italiano, e viceversa. Questo succede tanto per nomi con la stessa radice latina, quanto per nomi con radice diversa. Qui diamo un piccolo esempio di questi due insiemi.

Sostantivi maschili in piemontese e femminili in italiano
  • amson = mietitura
  • armognan = albicocca
  • ars˛rt = molla
  • autin = vigna
  • bÓuti = altalena
  • b˛sch = legna
  • brassab˛sch = edera
  • bornÚl = doccia
  • botal = botte
  • cotin = gonna
  • crajon = matita
  • foet = frusta
  • ludvich = allodola
  • mantil = tovaglia
  • mërlip˛ = salvia
  • papÚ = carta
  • persi = pesca (frutto)
  • pocio = nespola
  • pom = mela
  • pruss = pera
  • rid˛ = tendina, cortina
  • ruso = ruggine
  • tuf = afa
Sostantivi femminili in piemontese e maschili in italiano
  • alvÓ = lievito
  • aquarela = acquerello
  • Ómpola = lampone
  • arbra = pioppo
  • braje = pantaloni
  • (la) cÓud = (il) caldo
  • coefa = velo
  • ciadeuvra = capolavoro
  • crija = bando
  • crosiera = incrocio
  • drugia = letame
  • doja = boccale
  • fauda = grembo
  • (la) fior = (il) fiore
  • (la) frŔid = (il) freddo
  • (la) fum = (il) fumo
  • giassa = ghiaccio
  • greuja = guscio
  • (la) matin = (il) mattino
  • manten-a = corrimano
  • pÓuta = fango
  • (la) resta = (il) resto
  • (la) sal = (il) sale
  • sigala = sigaro
  • (la) seugn = (il) sonno
  • trifola = tartufo
  • tign˛la = gelone
A proposito di numero dei nomi, notiamo alcuni sostantivi piemontesi che hanno solo forma plurale, ma che hanno significato singolare:
  • le ross˛le = il morbillo
  • le vair˛le = il vaiolo
  • j'ampromëttiure = il fidanzamento
  • le batiaje = il battesimo
  • etc.
Accanto a questi sostantivi vi sono sostantivi con forma singolare e significato plurale (nomi collettivi), che in piemontese hanno la particolaritÓ di poter reggere il verbo al plurale. Questo vale in particolare per il sostantivo "gent = gente", per cui si pu˛ dire, ad esempio, La gent a capisso nen = la gente non capiscono (capisce).
Come ultima osservazione si richiama l'attenzione sul sostantivo maschile invariante capitani che significa capitano (grado militare), che Ŕ tanto singolare che plurale, pur avendo forma plurale. Questo non si applica ad altri gradi militari. Per curiositÓ questi sono (esercito):
  • soldÓ
  • caporal
  • caporal magior
  • sergent
  • sergent magior
  • maressial (ordinari)
  • maressial cap
  • maressial magior
  • sot-tenent
  • tenent
  • capitani
  • magior
  • tenent colonÚl
  • colonÚl
  • general ëd brigÓ
  • general ëd divison
  • general ëd c˛rp d'armÓ
Ma a venta fÚ atension che alpin a fÓ grÚ, ˛ almanch, a diso parŔj.

I nomi degli alberi e degi animali.

In Piemontese gli alberi possono essere maschili o femminili ma,ma in modo diverso dall'Italiano. Se qiesti poi sono alberi da frutto, allora albero e frutto sono dello stesso genere, a differnza dell'italiano. Infatti, in Italiano, se melo Ŕ l'albero, il frutto Ŕ la mela, mentre in Piemontese l'albero Ŕ il "pomÚ" e il frutto Ŕ il "pom". Riportiamo questo in una tabella quý sotto.

albero italiano. frutto italiano albero piemontese frutto piemontese
il melo la mela ël pomÚ ël pom
il pero la pera ël prussÚ ël pruss
il noce la noce la nosera la nos
il nocci˛lo la nocci˛la la ninsolera la nins˛la
il pioppo - l'arbra (fem.) -
l'albicocco l'albicocca l'armognan l'armognan
il pesco la pesca ël persiÚ ël persi
il larice - ël malëzzo -
l'abete - ël sapin -


Per quanto si riferisce agli animali, notiamo che vi Ŕ una categoria di questi che parte dal nome maschile e fÓ un normale femminile per indicare l'animale femmina.
  • gat ---> gata (gatto - gatta)
  • cunij ---> cunija (coniglio - coniglia)
  • caval ---> cavala (cavallo - cavalla)
  • giari ---> giaria (topo m. - topo f.)
  • rat ---> rata (topo m. - topo f.)
  • etc.
Vi Ŕ poi un'altra categoria nella quale la femmina ha un suo nome, a volte pi¨ o meno ricavato dal maschile, a volte no.
  • aso ---> s˛ma (asino - asina)
  • can ---> cagna (cane - cagna)
  • t˛r ---> vaca (toro - mucca)
  • lion ---> lionŰssa (leone - leonessa)
  • etc.
L'ultima categoria Ŕ quella in cuivi Ŕ un solo nome per l'animale, tanto maschio quanto femmina. Quando necessario si aggiunge l'indicazione del genere. Si usano dunque locuzioni del tipo di quelle riportate qui sotto. L'¨ltima categorýa a l'Ú cola andova a-i Ú mach un sol n˛m pŰr la bÚstia ch'a sia mas-cc ˛ fumela. Antlora, cand a serv, as gionta l'indicassion dŰl gÚner. As peul donca dý ant un-a dle manÚre sý sota, ˛ quaic˛s che a jŰ smija:
  • la girafa mas-cc, la fumela dla girafa (la giraffa maschio, la femmina della giraffa)
  • ël mas-cc dla s¨mia, la s¨mia fumela (il maschio della scimmia, la scimmia femmina)
  • etc.


Nomi alterati

Per quanto riguarda i sostantivi, occorre ancora considerare le alterazioni in Accrescitivi, Diminuitivi, Vezzeggiativi, Dispregiativi, nonchŔ qualche altra cosetta.

Accrescitivi (Chërsativ)
Vengono utilizzate in piemontese le desinenze on, on-a. Con parole terminanti per consonante, la desinenza viene semplicemente aggiunta al nome:
cit = bambino -> citon = bambinone
Altimenti la desinenza sostituisce la vocale finale:
cita = bambina -> citon-a = bambinona

Diminuitivi (Diminutiv)
Vengono utilizzate in piemontese le desinenze et, ëtta, eta oppure in, in-a Valgono le stesse regole (come norma usuale), con variazioni eufonoche in alcune parole. Si nota che queste variazioni (o eccezioni), non sono casuali, ma seguono regole di formazione delle parole che sono caratteristiche della lingua piemontese. Ricordiamo che il diminuitivo in eta Ŕ di origine provenzale.
gal = gallo -> galet = galletto
fieul = ragazzo -> fiolin = ragazzino
banca = panca -> banchëtta = panchina
pòrta = porta -> portin-a = portina
vi˛la = viola -> violëtta oppure violeta= violetta
Si nota che se l'ultimo suono vocale della radice è eu \[oe]\ questo si trasforma in o (pron. \u\).
Questo è sistematico e dipende da un interessante meccanismo di formazione delle parole, che per brevità non viene qui trattato.
paireul = paiolo -> pairolin = piccolo paiolo

Vezzeggiativi (Carëssativ)
Utilizzano le desinenze: in, in-a  ;  òt, òto, òta  ;  ucio, ucia  ;  uss, ussa.
Come sopra. Alcuni esempi sono riportati qui sotto:
paisan-a = di paese, contadina -> paisanòta = contadinella
véj = vecchio -> vejòto = vecchietto
gal = gallo -> galucio = galletto (detto di persona che "fa il galletto")
Vi sono poi termini vezzeggiativi specifici come ad esempio pocionin = tesoruccio, e simili (delicato modo di chiamare l'innamorata).

Dispregiativi (Dispresiativ)
Le desinenze utilizzate sono: ass, assa  ;  astr, astra  ;  um , am    aja in senso collettivo
paisan = di paese-> paisanass = villanaccio
mare = madre -> marastra = matrigna
gent = gente -> gentaja = gentaglia
Non tutte le forme del dispregiativo sono semanticamente dispregiative, ad esempio:
bonòm = buon uomo, ingenuo -> bonomass = bravuomo
Anche in italiano Ŕ presente un meccanismo di questo tipo, benchŔ riferibile ad altri sostantivi. Non esiste (o non Ŕ usato) ad esempio il corrispondente italiano buonomaccio, ma esiste poveraccio non dispregiativo, che non ha corrispondente piemontese (ove si usa, invece, p˛vr ˛m).

Alterazioni composte
Si possono associare ad esempio diminitivo e vazzeggiativo, utilizzando desinenze come inòt, inòta  ;  etin, etin-a  inin, inin-a  otin, otin-a
Un altro caso è l'associazione di dispregiativo ed accrescitivo, con le desinenze asson, assona  ; onass, onassa
mòra = mora, bruna -> moretin-a = morettina
crin = maiale -> crinasson = porcaccione

Alterazioni irregolari
I nomi che terminano con à (accentata), inseriscono una d eufonica tra radice e desinenza (e mantengono la a). Analogamente succede ad alcuni nomi terminanti in ˛ accentata grave. In questo caso si nota che l'accento si sposta sulla desinenza e la ˛ diventa o, pronunciata \ u \.
I nomi che terminano con é (accento acuto), inseriscono una r eufonica tra radice e desinenza (e mantengono la e)
s-ciairÓ = (una) guardata -> s-ciairadin-a = guardatina
ci˛ = chiodo -> ciodin = chiodino
bergÚ = pastore -> bergeròt = pastorello
Inoltre, alcuni nomi presentano alterazioni un po' particolari;
sgiaf = schiaffo -> sgiaflon = schiaffone
fòl = scemo -> folaton = stupidone
masnÓ = bambino/a/i/e -> masnaj˛ta = bambinetto/a ; -> masnaj˛te = bambinetti/e
strÓ = strada -> straj˛la = stradina
Nel caso di "masnÓ" notiamo che l'accrescitivo Ŕ declinato come segue:
masnajon = bambinone ; masnajon-a= bambinona, bambinone (m. s.); masnajon-e= bambinone (f. p.)
E così via. Si nota che quando nella alterazione di un nome contenente la ò \ o \ questa perde l'accento, la corrispondente pronuncia diventa \ u \ come da regola. Inoltre, come giÓ accadeva nella formazione del femminile, le finali in "...cc, ...ch, ...gg, ...gh" suppongono modifiche per la coerenza della pronuncia, mentre questo non capita, in questo caso, per la finale in "...n". Diamo giusto qualche esempio:
r˛ch \ r'ok \ = pietra -> rocon \ ruc'u[ng] \ = pietrone (si perde la "h")
baricc \ b&r'i[ch] \ = strabico -> bariciass \ b&ri[ch]'&s \ = strabicaccio (si perde una "c" e si aggiunge una "i")
man \ m&[ng] \ = mano -> man¨cia \ m&n'[ue][ch]i& \ = manuccia, manina (la "n" non cambia)

False alterazioni
Come anche in italiano, esistono parole che appaiono come forme alterate e non lo sono. Ad esempio:
cassa tra l'altro, è un mestolo grande (quello più piccolo si chiama cassùl); la parola cassin-a non è un'altra varietà di mestolo piccolo, ma è la cascina.
Allo stesso modo baron = mucchio non Ŕ un grosso bar.

Diminuitivi con diversa radice
Come in molte altre lingue (italiano compreso), il diminuitivo di alcuni nomi Ŕ un nome diverso oppure vi Ŕ anche un nome diverso:
beu = bue -> bocin = vitello
vaca = mucca -> vitÚla = vitella

    I nomi Madama, Madamin, Tòta, Sgnora
Una volta esisteva in Piemonte come dappertutto, la famiglia patriarcale. Spesso succedeva che quando una ragazza si sposava, andava ad abitare con la famiglia del marito (questo succedeva in particolare nelle campagne, ma non era improbabile anche nelle città, dove non era comunque facile agli sposi "mettere su" una casa propria. La donna, poi, assumeva il cognome del marito, e di conseguenza, lo stesso cognome della suocera. Quest'ultima, la padrona di casa, era (o diventava Madama Pautass (un cognome a caso, come Rossi per l'italiano). La nuova venuta assumeva il nome di Madamin Pautass essendo ovviamente in sub-ordine. La figlia di madamin Pautass, appena cresciutella, diventava Tòta Pautass e rimaneva tale finche non si sposava. Se questo non succedeva, rimaneva tòta per tutta la vita. Dopo una certa età, parlando di lei in sua assenza, veniva magari chiamata toton. Madama e madamin si traducono con signora, il corrispondente maschile (unico) è Monsù = signore e sono la forma non confidenziale di riferimento ad una persona. In italiano "signore" è anche riferibile a signorilità o importanza. In piemontese questi due concetti sono separati. Per il secondo, e solo per lui, si usano i nomi Sgnor e Sgnora (\s[gn]'ur\ \ s[gn]'ur&\) (l'appellativo Signor (\si[gn]ur\) Ŕ riferito solo al Padre Eterno).
Allora si hanno espressioni del tipo: Madama Pautass a l'é pròpi na sgnora. ; Sgnor avocat, monsù Pautass a ciàma ëd vëdd-Ve. Per inciso, nel piemontese classico la forma di rispetto rivolgendosi ad una persona molto importante oppure avanti con gli anni è il "Voi" (2^ pers. plur.). Per le normali relazioni non confidenziali si usa il "Chiel, Chila" (3^ pers. sing.). Infine, per le relazioni confidenziali si usa il "Ti" (2^ pers. sing.).
Ultima nota: Madamin è un nome femminile, anche se appare come un diminuitivo maschile (non lo è). Toton invece è proprio un accrescitivo ed è proprio maschile (nessuna allusione?!). Si riprende questo argomento in Sintassi.
    La traduzione dei cognomi
Da sempre, in piemontese, i cognomi delle persone vengono tradotti ed adattati alla lingua. Le regole di traduzione sono quasi le stesse per le quali una parola latina Ŕ diventata piemontese (questo Ŕ fra le cose che abbiamo visto prima).
Allora si ha che:
Rossi, Rosso diventa Ross \ rus \
Manzoni, Manzone diventa Manson \ m&[ng]zu[ng] \
Rizzotto, Rizzotti diventa Ris˛t \ rizot \
Quaglia diventa Quaja \ [qu]&y& \
Cappello, Capello diventa CapÚl \ c&p'el \
Pautasso diventa Pautass \ p&ut'&s \
e cosý via.
    I nomi
Qualche nome proprio in piemontese:
Caterina = Catlin-a
Giovanni, Giovanna = Gioan, Gioan-a
(diminuitivo = Gioanin)
Francesco = Fransesch
Pietro, Piero = Pero
(attenzione per˛ che San Pietro non Ŕ San Pero ma SanPÚ)
Giuseppe, Giuseppino = Giusep, Giuspin (diminuitivo = Pinin, Pin˛t)
Giacomo, Giacomino = Giaco, Giacolin
Lucia = Lussýa
Giorgio = Gi˛rs
Tommaso = TomÓ
Luigi = Luis
Bartolomeo = BërtromÚ
(diminuitivo = Tromlin)
Margherita = Margrita (diminuitivo = Margritin, Ghitin)
Maddalena = Madlen-a (diminuitivo = Madlinin)
Carlo = Carlo (diminuitivo = Carlucio)
Vittorio = Vit˛rio (abbreviaz. = T˛io)
Camillo = Camilo (abbreviaz. = Milo)
Lorenzo = Lorens (abbreviaz. = Rens)
AgnÚs = Agnese (diminutivo = Nisin-a)


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    I nomi delle localitÓ
Non solo le localitÓ piemontesi hanno un nome piemontese, ma anche le principali localitÓ del mondo hanno un nome piemontese, o almeno una pronuncia piemontese del nome, quando questo coincide con il nome italiano. A questo proposito si nota che Torino ha questo nome alterato solo in italiano. Nelle altre lingue (piemontese compreso) Ŕ Turin, con qualche variante di pronuncia per le varie lingue. Si ha in piemontese la pronuncia \ t[ue]r'i[ng] \, in francese la pron. \ t[ue]r'æ[ng] \, in tedesco la pron. \ t'uri[ng] \, in inglese la pron. \ ti'uri[ng] \.
Qualche esempio:
Vercelli -> Versej (pr. \ værs'æy \)
Cuneo -> Coni (pr. \ c'uni \)
Asti -> Ast (pr. \ '&st \)
Pinerolo -> Pinareul (pr. \ pin&r'[oe]l \)
Lanzo -> Lans (pr. \ l'&[ng]s \)
Alessandria -> LissÓndria (pr. \ lis'&ndri& \)
Bardonecchia -> BardonÚcia (pr. \ b&rdun'e[ch]i& \)
Venezia -> VenÚssia (pr. \ ven'esi& \)
Napoli -> NÓpoli (pr. \ n'&uli \)
Parigi -> Paris (pr. \ p&r'iz \)
Lione -> Lion (pr. \ li'u[ng] \)

Due note:
- A Torino il duomo Ŕ intitolato a S Giovanni Battista e per tutti, a Torino, si tratta della "Cesa 'd San Gioan", oppure semplicemente del "D˛m". Ma a Torino vi Ŕ anche la chiesa con annesso Istituto Salesiano di San Giovanni Evangelista, per tutti, a Torino, questa Ŕ la "Cesa 'd San Gioanin" (chiesa di San Giovannino) e cosý si chiama anche il relativo Istituto Salesiano. A proposito poi del fondatore dei Salesiani (San Giovanni Bosco) a Torino viene sempre e solo chiamato semplicemente "Don B˛sch".
- Il nome Pero = Pietro non viene usato, di solito per San Pietro che invece viene tradotto San PÚ.
Per altre particolaritÓ si veda la parte di Sintassi.

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Valle Stretta La testata della Valle Stretta (Bardonecchia) vista dalla aerea cima della Guglia Rossa - (foto R. Robiglio)