LO SPIRITO SANTO











PERSONA O FORZA ATTIVA?

(Matteo 12,32)





 

LO SPIRITO SANTO

 

 

 

  1. Forza attiva o persona divina?

 

Secondo la fede cristiana lo Spirito Santo è lo Spirito di Dio (Matteo 3,16; Romani 8,9; ) ed anche lo Spirito di Cristo (Galati 4,6; Filippesi 1,19; 1 Pietro 1,11). Egli è Signore (2 Corinzi 3,17) e dà la vita (Romani 8,11) e procede dal Padre e dal Figlio [1] (Luca 24,49; Giovanni 7,37-39; Giovanni 15,26; Giovanni 16,7; Giovanni 20,22; Atti 2,33; Tito 3,6) e con il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti (2 Pietro 1,21). Conosce tutte le cose (Isaia 40,13; 1 Corinzi 2,10-11) ed ha preso parte attiva alla creazione (Genesi 1,2) ed alla redenzione (Atti 7,51).

 

Nell'Antico Testamento, lo Spirito Santo non fu rivelato come una persona ma come una forza viva (Giudici 14,19) e una potenza ispiratrice (Ezechiele 11,5). Le effusioni dello Spirito, prima della venuta di Cristo furono numerose ma vennero date solo ad alcuni (giudici, re e profeti). Inoltre non cambiarono necessariamente i cuori, limitandosi ad investire e ricoprire gli uomini come un vestito. Solo con il profeta Ezechiele venne annunciata una interioruizzazione dello Spirito Santo (Ezechiele 36,27). Con la Pentecoste (Atti 2,1-11) poi lo Spirito si manifestò gradulmente come persona reale, capace di largire i suoi doni e di dimorare stabilemnte nel cuore dei credenti (Atti 2,38; Romani 5,5; Romani 8,9; 2 Corinzi 1,22; Efesini 1,13; 1 Giovanni 4,13). Non si tratta quindi solo di una energia emanata da Dio ma di una vera e propria persona che conferisce forza e potenza agli uomini (Giudici 16,6 e Atti 1,8). La personalità dello Spirito Santo emerge chiaramente da tutto il Nuovo Testamento ed un attento esame di alcuni versetti mostra chiaramente che non siamo in presenza di allegorie, similitudini, parabole  o esempi figurati. I seguenti punti risultano difficilmente spiegabili se si considera lo Spirito Santo solo una forza attiva impersonale:

 

  • la bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà infatti perdonata (Matteo 12,32);
  • il battesimo va conferito nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (Matteo 28,19);
  • lo Spirito Santo insegnerà e ricorderà ogni cosa agli apostoli (Giovanni 14,26);
  • lo Spirito Santo guiderà in tutta la verità e insegnerà le cose future (Giovanni 16,13);
  • Anania e Saffica mentirono allo Spirito Santo (Atti 5,3);
  • lo Spirito Santo parlò a Pietro per indirizzarlo alla casa di Cornelio (Atti 10,19-20);
  • lo Spirito Santo parlò alla Chiesa di Antiochia affinché consacrasse Barnaba e Saulo per una missione (Atti 13,2);
  • lo Spirito Santo guidò il concilio di Gerusalemme (Atti 15,28);
  • lo Spirito Santo vietò agli apostoli di evangelizzare la provincia di Asia (Atti 16,6);
  • lo Spirito Santo costituì i vescovi di Efeso (Atti 20,28);
  • lo Spirito Santo profetizzò la prigionia di Paolo per bocca del profeta Agabo (Atti 21,11);
  • nessuno conosce le cose di Dio se non lo Spirito di Dio (Romani 8,11);
  • lo Spirito Santo distribuisce i doni come vuole (1 Corinzi 12,11);
  • il Signore è lo Spirito (2 Corinzi 3,17);
  • non bisogna rattristare lo Spirito (Efesini 4,30);
  • lo Spirito Santo espressamente dice (1 Timoteo 4,1).

 

 

  1. Chi riceve il dono dello Spirito?

 

Nel Vecchio Testamento lo Spirito Santo venne dato da Dio solo ad alcune persone come i patriarchi, i giudici, i profeti ed i re (vedasi Genesi 41,38; Esodo 31,3; Numeri 11,24-30; Giudici 14,6; 1 Samuele 10,6; 1 Samuele 16,14; Neemia 9,20; Isaia 11,2).  Nel Nuovo Testamento, invece, lo Spirito Santo viene invece elargito in abbondanza (Atti 2,33). Dio è infatti Spirito (Giovanni 4,24) e ha distribuito il suo Spirito (Ezechiele 36,27; 1 Giovanni 3,24; 1 Giovanni 4,13) soprattutto dopo la resurrezione di Gesù Cristo (Giovanni 16,7; Atti 2,1-4). Descritto come acqua viva (Isaia 55,1-3; Ezechiele 36,24; Giovanni 4,10-14; Giovanni 7,37-39; Apocalisse 22,17) viene donato:

 

  • a tutti quelli che hanno creduto ed hanno accettato il battesimo (Atti 2,38; Romani 5,5; Romani 8,9; 2 Corinzi 1,22; Efesini 1,13; 1 Giovanni 4,13);
  • a tutti quelli che lo chiedono con fede (Luca 11,13; Giacomo 1,5);
  • a tutti quelli che si sottomettono a Dio (Atti 5,32; 1 Giovanni 3,24; 1 Giovanni 4,13);
  • a tutti coloro che sono stati confermati nella fede con l'imposizione delle mani (Atti 19,5; Ebrei 6,2);
  • ai legittimi pastori della Chiesa per guidare i credenti (Atti 20,28; 1 Timoteo 4,14; 2 Timoteo 1,6) ma non ai falsi profeti ed ai falsi dottori (Giuda 1,19; 2 Pietro 2,17);
  • a tutta la chiesa per insegnare ogni cosa e rammentare le parole di Cristo (Giovanni 14,26), per rendere testimonianza a Gesù (Giovanni 15,26), per convincere il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio (Giovanni 16,8-9), per guidare nella verità ed annunciare le cose future (Giovanni 16,13).

 

 

  1. I frutti dello Spirito

 

Coloro che hanno ricevuto lo Spirito Santo e non lo hanno spento (1 Tessalonicesi 5,19), rattristato (Efesini 4,30) o bestemmiato (Matteo 12,32) si distinguono per:

  • la fede, la speranza e la carità (1 Corinzi 13,1-13);
  • i frutti dello Spirito cioè amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di se (Galati 5,22);
  • il culto in Spirito e Verità (Salmo 50,23; Giovanni 4,24; Romani 12,1; 2 Corinzi 3,17; Filippesi 3,3; Ebrei 13,15; 1 Pietro 2,5; Apocalisse 1,6 e 20,6);
  • la vita nuova in Cristo (Romani cap. 8; Galati cap. 5-6; Efesini cap. 4-5-6; Colossesi cap. 3-4; 1 Giovanni cap. 1-2-3-4-5);
  • i doni di sapienza, di scienza, di intelligenza, di consiglio, di fortezza, di pietà e di timore del Signore (Isaia 11,2).

 

 

  1. Chiesa e Spirito Santo

 

Alla Chiesa è stato, infatti, affidato il dono di Dio, come il soffio alla creatura plasmata, affinché tutte le membra, partecipandone siano vivificate; in lei è stata deposta la comunione con Cristo, cioè lo Spirito Santo, pegno di incorruttibilità, conferma della nostra fede e scala della nostra ascesa a Dio. Infatti “nella Chiesa -dice- Dio pose apostoli, profeti e dottori” (1 Corinzi 12,28) e tutta la restante opera dello Spirito. Di Lui non sono partecipi tutti quelli che non corrono alla Chiesa ma si privano della vita a causa delle loro false dottrine ed azioni perverse. Perché dove è la Chiesa, lì è anche lo Spirito di Dio; e dove è lo Spirito di Dio, lì è la Chiesa ed ogni grazia. Ora lo Spirito è verità. Perciò quelli che non partecipano di Lui, non si nutrono al seno della madre per la vita, né attingono alla purissima sorgente che sgorga dal corpo di Cristo ma “si scavano cisterne screpolate” (Geremia 2,13) fatte da fosse di terra e bevono l’acqua fetida di un pantano; essi fuggono la fede della Chiesa (1 Timoteo 6,20 e 2 Timoteo 1,14) per non essere smascherati e respingono lo Spirito per non essere istruiti (Ireneo, Contro le Eresie, III, 24, 1).

 

La sposa di Cristo non sarà mai adultera: essa è incorruttibile e pura... Lei ci conserva per Dio. Lei destina al regno i figli che ha generato. Chiunque, separandosi dalla Chiesa, ne sceglie una adultera, viene a tagliarsi fuori dalle promesse della Chiesa: chi abbandona la Chiesa di Cristo, non perviene certo alle ricompense di Cristo. Costui sarà un estraneo, un profano, un nemico. Non può avere Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre... Ecco quanto il Signore ci dice ammonendoci: «Chi non è con me, è contro di me e chi non raccoglie con me, disperde» (Matteo 12, 30). Chi spezza la concordia, la pace di Cristo è contro Cristo e chi raccoglie fuori della Chiesa disperde la Chiesa di Cristo. II Signore dice: «Io e il Padre siamo uno» (Giovanni 10, 30). E ancora sta scritto del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo: «E i tre sono uno (1 Giovanni 5,7) ». Ebbene può forse esserci qualcuno che crederà si possa dividere l'unità della Chiesa, questa unità che viene dalla stabilità divina e che è legata ai misteri celesti, e penserà che si possa dissolvere per la divergenza di opposte volontà. Chi non si tiene in questa unità non si tiene nella legge di Dio, non si tiene nella fede del Padre e del Figlio, non si tiene nella vita e nella salvezza. Questo mistero dell'unità. questo vincolo di concordia stretto alla perfezione, ci è indicato nel vangelo là dove si parla della tunica del Signore Gesù Cristo: essa non è per niente divisa né strappata; ma si gettano le sorti sulla veste di Cristo, sicché chi dovrà rivestirsi di Cristo riceva la veste intatta e possieda indivisa e integra quella unica. Cosi leggiamo nella divina Scrittura: «Quanto poi alla tunica, poiché era senza cuciture dall'alto al basso e tessuta d'un pezzo, si dissero a vicenda: non stracciamola ma tiriamola a sorte a chi tocchi» (Giovanni 19, 23). Lui porta l'unità che viene dall'alto, che viene cioè dal cielo e dal Padre: tale unità non poteva essere affatto divisa da chi la ricevesse in possesso, conservandosi tutta intera e assolutamente indissolubile. Non può possedere la veste di Cristo chi divide e separa la Chiesa di Cristo (Cipriano, L’Unità della Chiesa Cattolica, VI e VII).

 

Lo Spirito Santo costituisce, nella Chiesa, i profeti, istruisce i maestri, dispone le lingue, opera i prodigi e le guarigioni; compie azioni meravigliose, concede il discernimento degli spiriti, assegna i posti di comando, suggerisce i consigli, dispone ed attribuisce tutti gli altri carismi; così rende perfetta e completa la Chiesa del Signore in ogni luogo ed in ogni cosa. ...È lo Spirito Santo che reprime le cupidigie insaziabili, blocca le libidini sfrenate, spegne gli ardori illeciti, supera gli impeti della passione ardente, allontana l'ubriachezza, soffoca l'avarizia, fugge le connivenze lussuriose, intreccia gli amori casti, stringe gli affetti, respinge le sette, illumina le regole della verità, confuta i faziosi, allontana i malvagi, custodisce i Vangeli ….È lui che negli apostoli rende testimonianza a Cristo, nei martiri mostra la costanza della fede, nelle vergini circonda di carità insigne la mirabile castità, nei fedeli custodisce incorrotta ed incontaminata la dottrina del Signore. È lui che annienta gli eretici, corregge gli erranti, condanna gli infedeli, smaschera i bugiardi, rimprovera i malvagi, custodisce la Chiesa incorrotta ed inviolata, nella santità di una perpetua purezza e di una verità eterna.  (Novaziano, La Trinità, XXIX)

 

Non può essere che chi ascolta lo Spirito s’immagini una natura circoscritta, soggetta a mutamenti e ad alterazioni, o del tutto simile ad una creatura. Costretti ad innalzarci col pensiero a quanto è più alto, dobbiamo pensare ad una natura intelligente, d’illimitata potenza, d’infinita grandezza, senza dimensione di tempo e di secoli, generosa elargitrice dei propri beni. A lui si rivolge tutto ciò che ha bisogno di santificazione; lui desiderano ardentemente tutti quelli che vivono secondo virtù: dal suo soffio sono come rinvigoriti ed aiutati a raggiungere il loro progetto proprio e naturale. Capace di perfezionare gli altri, egli per sé non viene meno in nessuno; vive senza bisogno di ricostruire le sue forze ed anzi è datore di vita; non ingrandisce per progressivi accrescimenti, ma è pienezza continua; è stabile in sé ed è, allo stesso tempo, ovunque fonte di santità e luce intelligibile. Ad ogni potenza razionale offre da se stesso come un’illuminazione per la ricerca della verità. Per natura inaccessibile si può comprendere per la sua bontà, ogni cosa riempie con la sua potenza, ma si comunica solo a chi ne è degno, non seguendo una sola misura, ma distribuendo la sua energia in proporzione alla fede. Semplice nell’essenza, è vario nella potenza, tutto intero è presente in ciascuno e tutto intatto è presente ovunque.  Si divide e resta impassibile; conservando la propria integrità si comunica, a somiglianza di un raggio solare, del cui beneficio gode colui che ne fruisce come s’egli fosse il solo, mentre illumina la terra ed il mare e si mescola all’aria. Così anche lo Spirito presente in ognuno che sia capace di accoglierlo, come se fosse il solo, emette la grazia in pienezza e a sufficienza per tutti. Ne gioiscono quelli che ne partecipano, secondo la capacità, non del suo potere, ma della loro natura. (Basilio, Lo Spirito Santo, IX, 22)

 

 

  1.  Il Consolatore

 

Lo Spirito Santo è chiamato Consolatore παρακλητος (paraklêtos), termine greco che può essere tradotto come difensore, soccorritore e consolatore. (Giovanni 14,16; Giovanni 14,26; Giovanni 15,26; Giovanni 16,7). Lo Spirito Santo consolò realmente i cristiani del grande dolore per il ritorno di Cristo al Padre e convinse il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché il mondo non credette in Cristo; quanto alla giustizia, perché Cristo tornò al Padre e quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo fu finalmente giudicato. Cristo ricordò poi che o Spirito di verità, avrebbe guidato la Chiesa alla verità tutta intera (Giovanni 16,8-14).

 

Di fatto, Dio è da sempre il Consolatore del suo popolo e si definisce chiaramente come Colui che ci consola (Isaia 51,12; Isaia 61,2 e Salmo 94,19), come l’Iddio della pazienza, delle misericordie e di ogni consolazione (Romani 15,5 e 2 Corinzi 1,3), cioè come il datore di una consolazione potente (Ebrei 6,18) ed eterna (2 Tessalonicesi 2,16). Egli è colui che consola gli afflitti (2 Corinzi 7,6) e ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione, con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio (2 Corinzi 1,4). La speranza nella futura resurrezione dei morti e nel ritorno del Cristo glorioso dovrebbero essere l'oggetto della consolazione di ogni credente (1 Tessalonicesi 4,18) così che alla consolazione e all'edificazione reciproca siamo tutti chiaramente invitati (1 Tessalonicesi 5,11). Inoltre, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché in virtù della perseveranza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture teniamo viva la nostra speranza (Romani 15,4).

 

 

  1. Dossologie trinitarie

 

Troviamo nella liturgia della Chiesa dei primi secoli alcune dossologie trinitarie, del tipo:

 

·         Gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo”;

·         "Gloria al Padre ed al Figlio con lo Spirito Santo, nella Santa Chiesa;

·         Gloria al Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo

 

La terza dossologia fu cara agli ariani nel IV secolo, mentre delle prime due danno ampia testimonianza alcuni Padri della Chiesa, già prima del Concilio di Nicea (vedansi, ad esempio, Clemente, Lettera ai Romani, I, 58; Giustino, Apologia, I, 67; Martirio di Policarpo, XIV e XXII; Clemente Alessandrino, Il Pedagogo, III, 12; Ippolito, Contro Noeto, XVIII; Ippolito, Tradizione Apostolica, IV-VI-VII-VIII-XXXI; Dionigi Alessandrino, Sull'accusa e la difesa, fr. 16, PL 5, 128B; Giulio Africano, fr. 19, PG 10, 93A; Basilio, Lo Spirito Santo, I, 3; XXVII, 68; XXIX, 72).[2] [3]

 

Si tratta di testimonianze importanti perché nell’Antico Testamento, la dossologia “A Te sia gloria nei secoli dei secoli” è un’espressione di adorazione rivolta solo a Dio (1 Cronache 29,11; Salmo 29,2; Salmo 104,31). Nel Nuovo Testamento è però rivolta anche a Cristo (Daniele 7,14; 2 Timoteo 4,18; 2 Pietro 1,17; 2 Pietro 3,18; Ebrei 13,20-21; Apocalisse 1,6) e congiuntamente al Padre ed al Figlio (Apocalisse 5,13). Inoltre richiami espliciti all’uguale dignità dello Spirito Santo sono spesso presenti. Vedasi, ad esempio:

 

·         Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (Matteo 28,19);

·         Uno solo è lo Spirito, …uno solo è il Signore, …uno solo è Dio" (1 Corinzi 12,4-6);

·         La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi (2 Corinzi 13,13);

·         Egli [Cristo] è venuto perciò ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito (Efesini 2,17-18);

·         Noi però dobbiamo rendere sempre grazie a Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio vi ha scelti come primizia per la salvezza, attraverso l'opera santificatrice dello Spirito e la fede nella verità (2 Tessalonicesi 2,13);

·         Quando però si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro (Tito 3,4-6);

·         Eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi del suo sangue: grazia e pace a voi in abbondanza (1Pietro 1,2);

·         Ma voi, carissimi, costruite il vostro edificio spirituale sopra la vostra santissima fede, pregate mediante lo Spirito Santo, conservatevi nell'amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna (Giuda 20-21);

·         Mi mostrò poi un fiume d'acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello (Apocalisse 22,1).



[1] La formula dogmatica con cui si dichiara che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio viene comunemente detta “Filioque”. Il contenuto dottrinale del “Filioque” non era presente nel Credo di Nicea e fu aggiunto al simbolo niceno a partire dal III Concilio di Toledo (589 d. C.), diffondendosi poi in Francia, in Germania ed in Italia. La dottrina del “Filioque” sembra condivisa sia da alcuni grandi Dottori dell'Oriente (Efrem, Atanasio, Basilio, Epifanio, Cirillo d’Alessandria, Massimo, Giovanni Damasceno) che da importanti Padri dell’Occidente (Tertulliano, Ilario, Ambrogio, Agostino). Ai tempi di Carlo Magno, alcuni monaci latini iniziarono a cantare il Credo con il "Filioque" a Gerusalemme, provocando l’inizio di una grave controversia con i cristiani di lingua greca. Papa Leone III (809), chiamato a risolvere la contesa, non condannò la nuova dottrina ma invitò alla prudenza e vietò l'introduzione del "Filioque" nel Credo, richiamandosi al tassativo divieto di alterare il simbolo niceno, già chiaramente sancito dal Concilio di Costantinopoli (381). Dal tempo di Fozio (secolo IX) il “Filioque” diventò la principale causa di controversie tra la chiesa latina e le chiese d’oriente. Dopo lo scisma (1054) tra la chiesa bizantina e quella romana, la liceità del "Filioque" venne ribadita dai latini nel IV Concilio Lateranense (1215) e nel Concilio di Lione (1274). La questione del “Filioque” fu temporaneamente risolta dai greci ortodossi e dai latini cattolici nel Concilio di Firenze (1439), ammettendo la processione dal Padre e dal Figlio come da un unico principio: la ricomposizione delle divisioni fu purtroppo di breve durata, perché tale concilio fu quasi subito rigettato dagli ortodossi. Non è nostra intenzione esaminare qui in modo analitico la millenaria controversia, considerato anche che oggi, soprattutto nella chiesa cattolica, esistono interessanti riflessioni e promettenti aperture. Ci limitiamo ad osservare che gli ortodossi vedono nel Padre la sola fonte da cui derivano il Figlio e lo Spirito Santo, mentre i cattolici credono che lo Spirito Santo proceda sia dal Padre che dal Figlio come da un unico principio. Secondo i cattolici, comunque, la processione dal Padre sarebbe principiale ed originaria, mentre la processione dal Figlio risulterebbe secondaria, donata, comunicata, derivata, ricevuta e mediata. A sostegno della doppia processione dello Spirito Santo sono spesso citati soprattutto i seguenti passi della Scrittura:

 

·          E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto [Luca 24, 49]

·          Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: «Chi ha sete venga a me e beva; chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno».  Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non c'era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato. [Giovanni 7,37-39]

·          Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza [Giovanni 15,26]

·          Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. [Giovanni 16,7]

·          Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l'annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l'annunzierà. [Giovanni 16,13-15]

·          Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi». [Giovanni 20,22-23]

·          Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire. [Atti 2,33]

·          Quando però si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, Salvatore nostro. [Tito 3,4-6]

·          Mi mostrò poi un fiume d'acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello [Apocalisse 22,1]

 

 

[2] Criticato per l’uso indifferente delle tre dossologie, Basilio esaminò accuratamente l’uso biblico delle preposizioni εκ, δια, εν, μετα, συν per concludere che esse sono riferite indistintamente alle tre persone divine e non possono costituire un criterio discriminante per ridurre la dignità dello Spirito Santo (Basilio, Lo Spirito Santo, IV, V, XXV, XXVI, XXVII, XXIX)

 

[3] La formula ariana Gloria al Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo” è equivalente alle formule cattoliche “Gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo” e "Gloria al Padre ed al Figlio con lo Spirito Santo, nella Santa Chiesa (Vedasi Basilio, Lo Spirito Santo, XXV, 58). L’uso strumentale della preposizione εν + dativo (cioè la completa equivalenza di “εν = in” , “συν= con” e “δια = per mezzo di”) è testimoniata sia dalla Settanta che dal greco del Nuovo Testamento. Vedansi, ad esempio:

 

  • Ma ora ci hai respinti e coperti di vergogna e non marci più nei nostri eserciti (Salmo 44,9);
  • Entrerò nella tua casa in olocausti, adempirò le mie promesse (Salmo 66,13);
  • E fece uscire gli Israeliti in argento e oro, e nessuno vacillò nelle sue tribù (Salmo 105, 37);
  • Egli scaccia i demòni nel principe dei demòni (Matteo 9,34);
  • tutti quelli che mettono mano alla spada periranno in spada (Matteo 26,52);
  • I sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui in inganno, per ucciderlo (Marco 14,1);
  • Io battezzo in acqua (Giovanni 1,26);
  • Colui sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo (Giovanni 1,33);
  • Poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra in giustizia in di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti (Atti 17,31);
  • L'opera di ciascuno sarà resa manifesta: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà in fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell'opera di ciascuno (1 Corinzi 3,13);
  • In un ordine, in voce d’arcangelo ed in tromba di Dio (1 Tessalonicesi 4,16);
  • In questi giorni, ha parlato a noi in Figlio (Ebrei 1,2);
  • In essa benediciamo il Signore e Padre e in essa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio (Giacomo 3,9);
  • Ravvediti dunque; altrimenti verrò presto da te e combatterò contro di loro nella spada della mia bocca (Apocalisse 2,16);
  • Fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra per sterminare in spada, in fame, in morte e con le fiere della terra (Apocalisse 6,8);
  • Ed un altro angelo uscì fuor del tempio, gridando in gran voce (Apocalisse 14,15).

 

Per un'analisi dell’argomento, vedansi, ad esempio, Robertson, A Grammar of the Greek New Testament in the Light of Historical Research, 1919, pag. 590; Blass & De Brunner, Greek Grammar of the New Testament, Chicago: University of Chicago Press, 1961, pag. 104 [§ 195]; Wallace, Greek Grammar Beyond the Basics, 1996, pp.372-375.