Abbiamo chiuso il capitolo precedente parlando della patta, cioè il caso in cui una
partita termini in pareggio.
Vedremo quindi i casi più comuni per cui una partita può terminare "patta",
cioè:
Vediamo ora nel dettaglio di cosa si tratta.
Eh, sì, anche a scacchi, come nella vita, non sempre si vince... il che però, per
fortuna, significa parallelamente che non sempre si perde!
Molte volte, infatti, capita di doversi accontentare di una situazione di parità.
Ad esempio, durante una partita a scacchi, come sappiamo, pezzi e pedoni vengono naturalmente
eliminati dal gioco con il meccanismo delle catture e dei cambi, è
perfettamente plausibile che si raggiunga un punto in cui le forze superstiti sulla
scacchiera non permettono ad alcuna delle due parti di dare scaccomatto all'altra.
Oppure capita che, pur in presenza di sufficienti forze, la posizione sia di tale parità tra
i due contendenti da far pensare che sia di fatto impossibile che uno dei due vinca.
In simili situazioni siamo allora di fronte ad un risultato di pareggio (che
l'italiano anticheggiante degli scacchi, come anticipato dal titolo, definisce
"patta"), e la partita termina così senza vinti nè vincitori.
Quindi, in una partita di scacchi, secondo il sistema di punteggio internazionale, si assegna
un punto al vincitore, zero punti allo sconfitto, mentre la patta
comporta l'assegnazione di mezzo punto ad entrambi i giocatori.
Del resto, come si dice anche nel linguaggio comune in caso di situazione pari? "Pari e
patta"!
Parlando di "esaurimento" delle forze in campo, risulta ovvio immaginare che una tale
situazione si verifichi nella parte terminale della partita, in quella fase chiamata finale di partita di cui approfondiremo la conoscenza un po'
più avanti.
I "finali" in cui deve essere dichiarata la patta a causa dell'esaurimento delle
forze in gioco sono piuttosto limitati, e sono stati identificati con precisione nel corso
dei secoli:
Qualora sulla scacchiera venga a determinarsi una qualsiasi delle situazioni appena indicate,
la partita è inesorabilmente patta.
E ti raccomando di provare per credere: prendi una scacchiera, riproduci le
ultime tre situazioni appena indicate (mi sembra evidente che Re contro Re sia
patta senza bisogno di alcuna prova, sei d'accordo?), e prova a dare scaccomatto guidando la parte
in vantaggio di materiale (cioè che ha dei pezzi oltre al Re): scoprirai che è semplicemente
impossibile vincere poiché è impossibile dare scaccomatto al Re avversario!
Rientrano poi tra questi casi di patta (e sono in effetti i casi più numerosi) i cosiddetti
"casi di patta teorica".
Si tratta di posizioni in cui sono rimasti in gioco solamente pochi pezzi e/o pedoni
(ma non così pochi da ricadere nei casi esposti appena sopra, ovviamente!) e per le quali la
ricerca teorica ha determinato con esattezza che, a gioco corretto (se cioè il
difendente segue alla perfezione le strategie di patta individuate dalla
teoria per quella specifica posizione), la partita non può che terminare patta.
Attenzione però che presupposto assoluto per giungere alla patta da parte del
difendente è il conoscere nei minimi dettagli le peculiarità dello specifico finale in
cui si è venuto a trovare e giocare esattamente secondo le strategie individuate dalla
teoria.
Da parte sua, ovviamente anche l'attaccante (cioè il giocatore in vantaggio di
posizione, di materiale o di entrambi) dovrà ugualmente conoscere tali sottili strategie per
riuscire a sfruttare al meglio il suo vantaggio cercando di indurre in errore il
difendente.
Ma per ora basta così: la complessità dell'argomento è notevole, e, come detto, ci occuperemo
del finale di partita più avanti.
Lo stallo è un altro modo, decisamente particolare (ecco che ci ricolleghiamo al
titolo di questa lezione!), in cui una partita può terminare in pareggio, cioè
patta.
Al tempo stesso, però, lo stallo è anche uno dei concetti che generano maggiore confusione in chi
inizia ad addentrarsi nell'affascinante mondo degli scacchi, per cui cercherò di essere il più
chiaro possibile.
Dunque, iniziamo con il fare la conoscenza di una regola degli
scacchi che non abbiamo ancora menzionato: non è assolutamente permesso "passare" la
mossa.
In altre parole, il giocatore di turno a muovere deve obbligatoriamente muovere:
deciderà lui quale pezzo o pedone muovere, ovviamente, ma comunque deve muovere.
Ecco allora una domanda interessante: cosa succede se il giocatore che deve muovere non ha
nessuna mossa legale a sua disposizione???
Qui entra in gioco proprio l'argomento di questo paragrafo, cioè la regola dello
"stallo"! Infatti, se un giocatore:
Vediamo subito un esempio di posizione di stallo:
|
Nella posizione qui sopra il Nero, in grande vantaggio di materiale, con la sua ultima mossa
1..., Ae5?? (per il simbolo "??" vedi Annotazioni "speciali") ha appena
commesso un grave errore che permette al Bianco di salvarsi in extremis proprio grazie allo
stallo.
Infatti, ora la mossa è al Bianco, che quindi deve muovere... già, ma cosa può
muovere ora il Bianco???
In sostanza, quindi:
Nonostante tocchi a a lui muovere, quindi, il Bianco semplicemente non può muovere.
Siamo allora in una situazione di stallo e la partita termina immediatamente
patta!
E certamente il Nero si rammaricherà non poco dell'occasione che ha perduto, dato che, con una
Torre ed un Alfiere di vantaggio, certamente pensava di avere ormai facilmente partita vinta...
Quindi, ovvio consiglio per i casi in cui arriverai a trovarsi in vantaggio di materiale:
non abbassare mai la guardia fino a che non sei giunto allo scaccomatto.
Anche un solo attimo di distrazione potrebbe permettere al tuo avversario di imbastire una
trappola di stallo!
Il caso della patta per ripetizione di posizione, come lascia intendere il nome, si
verifica quando, nel corso della partita, una identica posizione si verifica per tre
volte.
I regolamenti internazionali si spingono a definire nel dettaglio cosa si intenda per
"identica posizione", ma per il momento basta capire il concetto generale: se
una stessa posizione ritorna per tre volte sulla scacchiera, il giocatore che, con la sua mossa,
provoca la terza ripetizione di posizione dellea partita può a buon diritto invocare la patta.
La patta per "scacco perpetuo" rappresenta un caso particolare della patta per
ripetizione di mosse.
La particolarità sta nel fatto di essere caratterizzata, come il nome lascia intendere, da
una serie infinita di scacchi al Re avversario in una posizione che si ripete
ciclicamente, dalla quale il giocatore attaccato non può in alcun modo sottrarsi, oppure
non ha convenienza a sottrarvisi perché ne deriverebbe uno svantaggio materiale o di posizione
inaccettabile.
Come al solito, più di mille parole valgono i due esempi che ti propongo, nei quali potrai addirittura rigiocare le mosse che hanno portato allo scacco perpetuo in due partite di Grandi Maestri giocate in tornei ufficiali.
Questa regola è di applicazione decisamente rara, pur tuttavia è bene conoscerla perché può
sempre tornare utile.
Può venire invocata nel caso in cui le ultime 50 mosse consecutive della partita siano
avvenute senza movimenti di pedoni nè cattura di pezzi.
Il suo campo principale di applicazione (anche se non automaticamente l'unico) è nella fase finale
della partita, soprattutto nel caso in cui tutti i pedoni ancora presenti non abbiano più mosse
possibili. In una tale situazione, può capitare di incaponirsi alla ricerca di uno scacco matto a
tutti i costi per chiudere in bellezza, ed è quindi importante ricordarla sia nel caso in
cui ci si trovi in svantaggio, onde sfruttare l'eventuale imperizia dell'avversario nel
concretizzare il suo vantaggio, sia quando siamo noi ad essere in vantaggio, onde non
sprecarlo.