2.1 Puntamento fine
Il sistema di puntamento fine realizzato e qui di seguito descritto, consiste sostanzialmente in una “meridiana solare elettrica”. Il dispositivo che permette di tradurre in segnali elettrici la posizione del sole è un sensore ottico CCD (Charge Coupled Device o dispositivo a trasferimento di carica). La parte sensibile del componente è costituita da un array lineare di 2087 fotorecettori (pixel), in grado di accumulare una quantità di carica elettrica proporzionale all’intensità dei raggi incidenti e alla durata dell’esposizione. Parallelamente al piano dei pixel si trova uno shift-register che provvede all’immagazzinamento delle cariche formatesi durante l’esposizione per poi inviarle ad un convertitore carica-tensione (fig. 2.1).
Fig 2.1 – Schema di funzionamento di una CCD.
Naturalmente le migliori prestazioni si ottengono quando viene usata tutta la dinamica offerta dal dispositivo senza raggiungere la saturazione. Particolari condizioni, ad esempio troppa luminosità o periodo di esposizione troppo lungo, portano alla saturazione, con conseguente perdita d’informazione. Per una sorgente con luminosità stabile (come il sole nella stratosfera) la conoscenza delle condizioni di lavoro può permettere di calibrare il sistema senza ricorrere ad automatismi per il raggiungimento della corretta esposizione. Nella precedente versione del puntatore [28] si assumeva noto il valore della luce solare; il sistema veniva calibrato otticamente per non saturare con il massimo della radiazione, ed eventuali piccole variazioni venivano automaticamente corrette modificando il guadagno del sistema di trattamento del segnale a valle del convertitore carica-tensione [31]. Questa versione del sensore prevede un più sofisticato sistema di esposizione automatica [rif. 26, G. Romeo e S. Rao, EDN, Design Ideas, Jul. ‘98 ] che utilizza la funzione di shutter, offerta dal sensore impiegato (SONY ILX703A). Lo shutter è un segnale di azzeramento delle cariche nel registro a scorrimento. Assumendo che le condizioni di illuminazione non cambino tra un’esposizione e la successiva, il controllo sulla situazione delle cariche viene eseguita al tempo t e al tempo t + 1 lo shutter opera la correzione necessaria.
La CCD con relativa circuiteria è montata all’interno di un parallelepipedo di alluminio con una fenditura perpendicolare alla fila di pixel in modo che il sole produca una sottile lama di luce. Dalla geometria del sistema (fig 2.2) si può facilmente ricavare l’angolo di incidenza dei raggi solari, con la sola accortezza di determinare correttamente la posizione del massimo della distribuzione di luce sull’array.
Il segnale d’uscita di un sistema così concepito, è dipendente soltanto dalla sua geometria; con dei semplici calcoli trigonometrici si ricava la distanza alla quale deve essere posizionata la fenditura affinché l’angolo j che i raggi incidenti formano con la perpendicolare sia al massimo di 60°.
Fig 2.2 – Geometria del sistema in cui è montata la CCD.Un modo semplice per ottenere il massimo della distribuzione luminosa è quello di calcolare il baricentro della distribuzione di cariche (f) lungo il sensore CCD (caratterizzato dalla coordinata X) tramite la formula seguente:
Si tratta di un metodo che si implementa facilmente anche senza l’ausilio di un microprocessore. Un errore intrinseco in questo metodo è quello indotto dalla distorsione dell’immagine all’aumentare dell’angolo di incidenza dei raggi solari. Infatti il baricentro coincide con il massimo della distribuzione di luce solo quando questa è simmetrica e la simmetria si verifica soltanto quando l’angolo a cui il sole viene visto è nullo. Come si vedrà nel prossimo paragrafo nella geometria del nostro sistema l’errore è del tutto trascurabile ed è comunque un errore sistematico a cui si ovvia in fase di calibrazione.
Inoltre, come esposto nel paragrafo 2.3 il calcolo del baricentro permette di diminuire l’errore sulla posizione al disotto del pixel.Fig 2.3 – Schema a blocchi del circuito per il sensore fine.
Nella figura 2.3 si riporta lo schema a blocchi del circuito impiegato nella costruzione del sensore fine. Il segnale analogico uscente dalla CCD viene digitalizzato attraverso un convertitore A/D. Il valore in uscita dall’A/D viene utilizzato dal sistema di esposizione automatica e dal sistema di calcolo che riproduce la formula 2.1. Nella figura è evidenziato come il numeratore ed il denominatore della 2.1 vengano ricostruiti utilizzando due dispositivi MAC (Multiply And Accumulate). Il quoziente ed un successivo filtraggio temporale, tramite un passa-basso di tipo FIR (Finite Impulse Response) vengono ottenuti con un DSP (Digital Signal Processing).
Il filtro in uscita è stato previsto per due motivi:- diminuire il ritmo dei dati uscenti (eccessivo per il sistema di posizionamento) operando una decimazione a valle del filtro che può essere effettuata solo rispettando il teorema del campionamento;
- operare un aumento della precisione a scapito del ritmo di campionamento.Gli approfondimenti sul funzionamento del circuito e del filtro sono riportati nell’appendice A.1 e A.8.