"Il Papa a Costalta"

(Racconto dialogato, tratto da Racconti ladini, Gruppo Musicale di Costalta, 1989, pp. 85-94;
del volume si parla nella pagina del sito dedicata al dialetto costaltese)

Siamo nel 1987...

Tinuto: - Nemmeno oggi farà bello, sai Carmela, non vedi le nuvole che non vogliono staccarsi dalle montagne...
Carmela: - Siamo già ai primi di giugno e non c'è un filo d'erba nemmeno a "Ciabalato". Non so ce ci conviene andare in Visdende, Tinuto, abbiamo ancora fieno comperato che ci basterà di sicuro fino al momento di monticare. Vorrei anche stare vicina al ragazzo che ha gli esami a metà giugno, ho paura che si trascuri.
Tinuto: - Sì, sì, sta vicina al ragazzo, ho visto che ce la mette tutta: che prenda il suo diploma e si trovi un buon posto sicuro, non come noi, sempre nell'incertezza condizionati dai capricci del tempo.

Tinuto e Carmela avevano ragione di lamentarsi. Era proprio povera la primavera di quest'anno. Essi vivevano con il lavoro della campagna, non negli stenti, perchè al giorno d'oggi con dieci mucche in stalla si può tirare avanti bene, ma si conoscono gli sforzi e le fatiche dell'agricoltura in montagna... Inoltre, quest'anno, avevano la preoccupazione del figlio Marco che frequentava l'ultimo anno di scuola e aveva gli esami. Ma non era una primavera difficile solo per loro. Tutta la gente del paese era preoccupata e non solo per il tempo. Si diceva che la Regione volesse far parco in Val Visdende.
Dapprima nessuno aveva prestato attenzione alla legge regionale, tanto più che la parola era incomprensibile, P.T.R.C., che significava Piano Territoriale Regionale di Coordinamento e non significava niente, ma quando si è sentito che parco significava chiudere Visdende, forse non poter più andare a funghi, essere comandati dai forestali e non poter più andare a caccia, si è incominciato a discutere. Nelle case, per le strade, e soprattutto nei luoghi pubblici non si parlava d'altro. Era stata fatta anche un'assemblea straordinaria della Regola, con solo quest'argomento alI'ordine del giorno, e in quel giorno si è potuta conoscere l'opinione dei regolieri. In dieci minuti tutto era deciso: no al parco, fuori i forestieri, i boschi sono nostri! Ma soprattutto i cacciatori avevano preso a cuore la questione. Avevano fatto riunioni e attaccato manifesti, ma, a causa delle elezioni, sopra i loro manifesti erano stati messi quelli dei partiti.
Era di sabato, vigilia delle elezioni, Tinuto e Carmela stavano cenando, quando sentono bussare alla porta. Entra Pierin, il più bravo cacciatore di Costalta.

Tinuto: - Oilà, Pierin, sei qui, siediti, vuoi mangiare con noi?
Pierin: - No, ho già cenato.
Carmela: - È già un po' che non ti si vede, come stai? È passata anche a te la voglia di discutere del parco?
Pierin: - A me sarebbe passata la voglia di discutere?! Sono venuto apposta per parlare del parco. Adesso a causa di "quei quattro di Roma" sono mesi che non si sente parlare d'altro che di politica; accendi la televisione e non vedi altro che Triibuna Elettorale tutte le sere. I muri sono pieni di manifesti dei partiti. Non hai visto, Tinuto, che hanno coperto anche i nostri? Domani, grazie a Dio, si vota e così finirà questa storia; da lunedì ricommcieremo.
Tinuto: - Sì, è ora che ci facciamo sentire di nuovo, che non pensino che sia tutto finito. Bisogna ricominciare io e te, perchè se aspettiamo gli altri!... I cacciatori di Santo Stefano, quelli no che non dormono!
Carmela: - Mah non lo so incominciare di nuovo con le discussioni i Vi prego, stiamo in pace. Cosa volete che ci capiamo noi, sono cose troppo grandi, lasciamo che decidano quelli che ne sanno di più. Faranno certamente le cose per bene...
Pierin: - Ah, lasciamo che decidano gli altri sul "nostro"! Che discorsi stai facendo, Carmela?
Tinuto: - Eh, mia moglie è sempre accomodante. Se tutti la pensassero così, farebbero in fretta i "foresti" a disfare quello che i nostri vecchi avevano conservato. Abbiamo tenuto duro con Venezia, con i Tedeschi, anche al tempo di Mussolini, vuoi che ci laseiamo mandar via da Visdende dai "foresti"?
Pierin: - Eh, dopo non manderesti più le mucche al pascolo da sole!
Tinuto: - Nemmeno far legna si potrebbe, e andare a funghi. Avresti finito anche tu, Carmela, di fare le tue "buone stagioni", di guadagnare con i funghf.
Pierin: - Loro ce la raccontano, Tinuto. Vorrebbero confonderci. "La protezione faunistica, la caccia di selezione", cosa abbiamo sempre fatto noi, chi ha sempre salvato gli animali? Con gli inverni che ci sono qui da noi... se non andassimo a mettere fieno e sale ne morirebbe la metà.
Tinuto: - Se non ci fossimo noi cacciatori, ci sarebbero solo bracconieri.
Pierin: - Certo, a proibire la caccia succederebbe questo!

Marco, che era in disparte e leggeva un libro per prepararsi agh esami, sentendo questi discorsi aveva incominciato a brontolare sottovoce, ma sentendo le ultime battute, non ha più saputo trattenersi.

Marco: - Così i cacciatori salverebbero gli animali! Questa non l'avevo mai sentita. A chi volete darla a bere, ci credete tutti ignoranti?
Carmela: - Marco, cosa dici, non è vero che tuo padre è andato in montagna per dare fieno alle povere bestiole?
Marco: - Sì, per mantenerle in vita fino all'apertura della caccia: se morissero prima, non potrebbero più ucciderle loro.
Tinuto: - Cosa parli, moccioso, pensa a studiare, non contraddire tuo padre! Eh, lo so, ti sei lasciato influenzare dai "pannelliani" .
Marco: - Cosa centra Pannella adesso? Io ho le mie idee, sono contro la caccia e, se vuoi proprio saperlo, domani voto per i Verdi.
Pierin: - Cosa, i Verdi?! Adesso ho capito. Tu saresti uno di quelli che vogliono il parco? Che buona educazione gli hai dato, Tinuto.
Marco: - Certo, sono favorevole al parco, e non sono il solo.
Carmela: - Marco, forse è meglio che tu vada in "stua" a studiare: qui non ci riesci, caro, lascia che parlino delle loro cose.
Marco: - Queste sono cose di tutti, è ora che la gente cominci a capire cosa significa protezione dell'ambiente.
Tinuto: - Ma, se la maggior parte della gente è contro il parco, significa che ha già capito!
Marco: - Alla gente non è stato spiegato bene cosa significa far parco in Visdende: significa mettere ordine, lasciar fuori le macchine, vedere cervi e caprioli pascolare con le mucche e i cavalli.
Pierin: - Senti, senti, che discorsi!...

Marco continuava a parlare a favore del parco in Visdende portando valide argomentazioni e Pierin, che vedeva solo il suo punto di vista e si rendeva conto che non riusciva a tenergli testa, aveva una gran voglia di insultarlo, ma doveva trattenersi perché era in casa d'altri. Tinuto e Carmela non sapevano più come fare per accomodare le cose. Conoscevano le idee di loro figlio ma non avrebbero mai pensato che si infuocasse tanto e fosse capace di contraddire e tener testa anche a suo padre. Pierin era arrabbiatissimo e Tinuto e Carmela si vergognavano anche per la brutta figura che Marco aveva fatto fare loro. Quando suo padre crede di dirgli qualcosa, sbatte la porta e se ne va.

Tinuto: - Che peperino avvelenato! Mandi a studiare i figli e poi tutto quello che insegni in casa è niente. Chissà cosa insegnano a scuola!
Carmela: - Non parlare così, Tinuto. Sai bene quante cose conosce Marco.
Tinuto: - Il troppo sapere trabocca... Come la mucca, che riempie il secchio di latte e poi lo rovescia con un calcio...
Carmela: - Veramente, io in presenza di Pierin non ho voluto parlare per non aggravare le cose ma, non ha poi tutti i torti il ragazzo, Tinuto.
Tinuto: - Come?! Dici davvero o lo fai apposta per provocarmi?
Carmela: - Senti un po', non hai visto l'anno scorso cosa c'era in Visdende ? Nei giorni di festa sembrava la valle di Giosafat: macchine dappertutto, anche in mezzo al prato, fuochi vicino alle piante e, alla sera quando se ne andavano, lasciavano rifiuti clappertutto. E anche tanti dei "nostri", che sparlano dei "foresti", ... li ho visti anch'io! Allora, se mettessero un po' d'ordine, non sarebbe male. Bisogna pensarci su prima di essere contrari.
Tinuto: - Pensarci su?! Tu, col cervello che ti ritrovi, che cambi pensiero ogni cinque minuti, appena uno dice la sua. A cosa serve parlare con te, cosa, con te! Sul "nostro" comandiamo noi e nessun altro può venire a mettere ordine!

Tinuto era talmente arrabbiato da non parlare più con Carmela né con suo figlio. In casa stava zitto andava a sfogarsi nelle osterie dove trováva soddisfazione con chi la pensava come lui e tornava a casa sempre un po' brillo. A Carmela tutto questo dispiaceva ma non osava parlare per paura di innervosirlo ancora di più. Da alcuni giorni c'era mutismo, finché, una mattina, Carmela, che era andata a messa per i defunti del marito, torna a casa col cuore in gola, apre la porta e, tutta agitata...

Carmela: - Quale grazia, quale grazia, quale grazia...

Tinuto la guarda stupito e non capisce niente.

Carmela: - Il Papa, viene a Val Visdende! Quando il prete l'ha detto in predica, credevo di sognare. Quale grazia, quale grazia, il Papa a Val Visdende!
Tinuto: - Quale Papa?! Quello dei 'Tonde" ?
Carmela: - No, non meritiamo, non meritiamo una grazia così grande!
Tinuto: - Dove, a "Ronco dla Zaina" a "la Fita"? Andrà forse a "Val dla Gedia"!
Carmela: - Non posso crederci, proprio qui a due passi! Oh, caro, benedetto questo Papa, fin qui ha voluto arrivare.
Tinuto: - Farebbe meglio a starsene a Roma!
Carmela: - Ma, cosa dici, Tinuto? Hai capito quello che ho detto? Il Papa viene a Val Visdende domenica dodici luglio, e dice la messa a Pra Marin, vicino alla nostra casera. Quel giorno voglio essere là; ci andiamo la sera prima a dormire; uno di questi giorni vado a mettere tutto in ordine!
Tinuto: - Questo Papa è sempre in giro. Quanti soldi! Farebbe meglio a metterli dove c'è più bisogno!
Carmela: - Sei un luterano, ti prego non bestemmiare, non vai mai in chiesa, taci, Tinuto, taci, perchè commetti sacrilegio e fai cadere le maledizioni sulla nostra casa.

Tinuto tace e Carmela, piena di contentezza, ringrazia il Signore e comincia a prepararsi per la grande giornata del dodici luglio a Visdende. In quei giorni, nel paese, non si parlava d'altro che del Papa in Visdende: tutti si meravigliavano di poter avere una personalità così grande e vederla da vicino, non solo per televisione o a Roma, chi poteva andarci. Soprattutto gli anziani, che erano abituati a considerare il Papa tanto distante, pur sapendo che questo Papa viaggiava molto in tutto il mondo, non potevano credere che venisse proprio nel prato di Pra Marin. La maggior parte della gente era contenta ma, come in tutte le cose anche più belle, qualcuno trovava da ridire. Pierin era uno di quelli e, una sera che era in casa di Tinuto e Carmela, si sfoga.

Pierin: - Hai visto, Tinuto, i forestali? Perfino il Papa fanno venire a Visdende per riuscire a fare il parco.
Tinuto: - Anche tu hai pensato questo? Io l'ho pensato subito. L'hanno studiata bene. Quel giorno ci sarà tanta gente, autorità, la televisione a riprendere la messa, e tutti vedranno la nostra bella valle e diranno che è giusto che si faccia il parco e che siano proprio i forestali a farlo, visto che sono stati tanto bravi da chiamare perfino il Papa.
Pierin: - Ho sentito che non hanno chiesto il permesso alle Regole, hanno avvertito solo dopo. Se fossi capo Regola io, non avrei concesso il permesso!
Carmela: - Senti che roba: il Papa dovrebbe chiedere al capo Regola il permesso per celebrare la messa in Visdende?! Che assurdità dici Pierin ? Un onore così grande pochi possono averlo: i nostri vecchi, se fossero vivi, andrebbero in ginocchio a ricevere la benedizione del Papa! Quelli avevano fede, non voi!
Tinuto: - Fede, la fede non c'entra: questa cosa e stata fatta con furbizia, per convincere la gente che è bene che si faccia parco, con la benedizione del Papa. Tu quando sei andata a messa...
Carmela: - Certo che ci vado, e stasera ho avuto una soddisfazione ancora più grande: il Papa non viene solo a Val Visdende, si ferma per alcuni giorni a Lorenzago, in un castello. Non vedo l'ora che sia domenica: sapessi cos'hanno preparato. Ieri a Visdende ho visto: vicino alla chiesa c'è un grande palco con la scalinata davanti e un altare di legno... le piante d'intorno come colonne: mi sembrava di essere a piazza San Pietro a Roma.
Tinuto: - Sì, sì, quel giorno arriveranno due-tremila persone e finiranno per rovinare il prato.
Marco: - Sì, mamma, devo proprio dar ragione al papà: come si fa a pensare di portare tanta gente a Visdende? Non so cosa abbiano in testa i forestali! Questo significa rovinare l'ambiente, non proteggerlo.
Carmela: - Cosa vuoi che sia, ho visto, hanno tagliato alcune piantine per far posto; di bosco ce n'è rimasto tanto! Non comincerai anche tu, Marco, a metterti contro il Papa!
Marco: - Chi sta parlando male del papa? Mi lascia indifferente il fatto che lui venga, ma siccome non viene da solo e quel giorno Ci saranno non due-tremila persone come dice il papà ma trentamila di sicuro, allora hai idea di quanto danno faranno? Hanno già cominciato in questi giorni a far danno, tutti gli elicotteri che sono passati hanno messo in fuga gli animali oltre la cima!
Pierin: - Finalmente la pensi anche tu come noi!...
Marco: - No, sono rimasto con le mie idee di prima...
Carmela: - Beh, anch'io sono rimasta con le mie idee e non vedo l'ora di poter vedere il Papa.

Durante la settimana in cui il Papa era a Lorenzago, la gente era presa da questo avvenimento: sembrava che nell'aria ci fosse qualcosa di nuovo e di grande. Anche il tempo era migliorato. Su tutte lé case del paese sventolavano bandiere gialle e bianche per far festa al Papa, perchè le potesse vedere passando in elicottero verso la Val Visdende. E quando si era saputo che lui, ogni giorno, faceva escursioni in montagna, che era andato a Val Grande e sul Popera, la gente si era fatta particolarmente attenta nello scoprire i suoi itinerari.
Era sabato, undici luglio, vigilia della festa di Pra Marino. Era una bella giornata si sole, buona per fare il fieno. Quando Tinuto si alza trova Carmela già pronta: aveva già preparato anche il pranzo; crede che abbia cambiato idea e non sia più intenzionata ad andare in Visdende.

Tinuto: - Oggi, con questa giornata riusciremo a rastrellare tutto quello che ho falciato ieri in "Barche". Sono contento, Carmela, che tu abbia già preparato il pranzo, mangeremo lassù e avremo il tempo per fare tutto con calma.
Carmela: - No, Tinuto, ti avevo detto di non falciare in questi giorni perchè avevo intenzione di andare in Val Visdende per poter essere fra i primi, domani mattina, a vedere il Papa vicino. E ci vado! Ho preparato il pranzo per me ed ora, appena avrò preparato qualcosa anche per te e per Marco, alle dieci, quando arriverà Dvane col trattore, sono già d'accordo, andrò con lui fino davanti atla casera. Si, ho diritto anch'io a una giornata di ferie, queste sono le mie uniche soddisfazioni, una cosa del genere non capiterà mai più nella vita...Il Santo Padre a Val Visdende. Non provarci nemmeno a farmi cambiare idea: questa volta ho deciso e ci vado.
Tinuto: - E avresti il coraggio di lasciare me e il ragazzo lassù, da soli, con tutto il fieno di "Barche" da raccogliere?!
Carmela: - Non insistere nemmeno, ti avevo avvertito, fa venire qualcuno ad aiutarti .
Tinuto: - E chi? Il Papa verrà con me, quando tutti ne hanno già abbastanza del proprio. Mi vergogno anche per la gente che ci vedrà lassù da soli perche la stupida è corsa dietro al Papa. Quello non è certo tanto stanco: ho visto ieri sera su Tele Comelico, ha buona gamba, non era stanco neppure dopo esser stato sul Popera. Sono più giovane di lui ma io non riesco ad avere quel passo quando scendo da "Barche", alla sera, dopo aver fatto il fieno. Vai pure a tenere le mani giunte ma anch'io so il Vangelo che dice: il lavoro è preghiera !

Sentendo queste cose, Carmela si vergogna un po' ma, quel giorno, niente avrebbe potuto fermarla; parte per Visdende come aveva deciso. A Tinuto e a Marco non rimane altro da fare che prepararsi e partire anche loro per andare a rastrellare. A Stamsöto, Madera, Varlonge, Paze e Barche c'era gente sui prati. Il fieno rivoltato aveva preso colore e si sentiva il buon odore dell'erba seccata riempire l'aria d'intorno. Le porte del fienili erano spalancate e i fienili vuoti aspettavano i fasci di fieno. Da un prato all'altro il vento portava le voci della gente contenta per la bella giornata e le urla dei bambini che giocavano. Là dove a lavorare erano in tanti si vedeva il fieno scendere e accumularsi mentre i fasci venivano portati al fienile ed invece, nel prato di Tinuto, i due poverini erano ancora in cima e stavano preparando il primo fascio.

Tinuto: - Porco... guarda a Varapiön, Bruno sta già per finire. Sabina non è andata a Val Visdende, solo tua madre era impaziente di andarci. Bel coraggio, lasciarci qui soli nel bel mezzo del lavoro, quella bigotta !
Marco: - Finiscila, papà, nemmeno secondo me sarebbe stato necessario andare a vedere il Papa, ma non serve a niente farsi il sangue cattivo; prima di sera finiremo anche noi. Guarda, guarda lassù, chi sono quei "foresti" che escono dal bosco?!
Tinuto: - Guarda è proprio vero e scendono in mezzo all'erba e la calpéstano... "Oilà, dove credete di andare, nell'erba fresca" . . .

Tinuto aveva messo via il rastrello per correre a fermarli e a dirne quattro, quando Marco vede, con la coda dell'occhio, il prete e il vescovo che arrivano ansimando dal paese.

Marco: - Papà, c'è il Vescovo con il prete che arriva, deve essere successo qualcosa.

In quel momento si avvicina uno di quei "foresti" e dice a Tinuto e Marco di continuare il loro lavoro, perchè tra poco sarebbe passato il Papa a benedirli. Per Tinuto è stato come una doccia fredda. Batticuore, le gambe che tremavano, senza parole, cade in ginocchio mentre guarda quella bianca figura, come una vlsione, avvicinarsi sempre più. Quando il Papa gli arriva vicino, gli mette una mano sulla testa e gli dice "Benedico il vostro lavoro e la vostra famiglia", a Tinuto viene un nodo alla gola, non riesce a trattenersi e si mette a piangere come un bambino. Anche Marco è commosso, abbassa la testa e bacia la mano al Papa. Intanto, nei prati d'intorno, tutti si erano accorti di ciò che era successo. Lasciano i rastrelli e i fasci del fieno appena raccolto e corrono incontro. Il Papa si ferma a parlare con tutti. Col bastone in mano scendeva davanti come un pastore e la gente faceva corteo dopo di lui. Come un fulmine, la voce che il Papa scendeva da Stamsöto aveva scosso tutte le case del paese, i vecchi correvano per il sentiero di Col da Cros come se avessero avuto vent'anni le mamme portavano i bambini in bracció a ricevere il bacio dal Papa. Negli occhi di tutti si leggeva una meraviglia e una contentezza mai provate prima.
Era il giorno più bello della storia di Costalta.
Il Papa, a piedi, lungo la strada di Villa, la via De Marco, in piazza Casanova dove una gran folla già lo attendeva e al vederlo, esulta e applaude, copre qúasi il suono delle campane a concerto. Anche Tinuto e Marco, ancora frastornati, erano giunti con tutta la gente nel piazzale della chiesa e Tinuto, con gli occhi sbarrati, sapeva dire soltanto poche parole...

Tinuto: - Mai vista cosa simile, mai vista cosa simile, mai vista cosa simile!

Ormai anche la chiesa era piena; si era saputo che il Papa, dopo due ore, si sarebbe fermato lì a pregare e parlare alla gente. Tinuto si era inginocchiato nell'ultimo banco, con le mani davanti al viso, fermo come una statua. Da venti anni non entrava in chiesa. A un certo punto si alza di scatto e lancia un urlo:

Tinuto: - Marco, la mamma in Val Visdende... Va', chiama tuo zio, digli di andare subito a prenderla con la macchina, forse riesce ancora a vedere il Papa prima che se ne vada.

Marco sale di corsa la scorciatoia e Tinuto, che non si ricordava più nè del fieno, nè dei litigi, dalla piazza guarda la strada con la speranza di vedere la moglie arrivare per vivere con lei questo momento così bello e grande della loro vita. Infatti, Carmela arriva in tempo, prima ancora che il Papa esca dalla canonica. Tinuto le va incontro.

Tinuto: - Carmela, sono contento che tu sia qui.

Carmela: - Tinuto, il Papa a Costalta! Sia benedetto questo giorno. Non posso crederci, non posso crederci ancora.

Tinuto: - Nemmeno io credevo, Carmela, ma adesso che ho visto, credo.

E insieme entrano in chiesa. Quando il Papa è passato in mezzo alla gente e si è avvicinato all'altare, tutta la chiesa, a una sola voce, pregava con lui. Il cuore della gente era in festa. Tutti cantavano con gli occhi il loro grazie per questo avvenimento che nessuno avrebbe osato sperare.
Sembrava che, quella sera, a Costalta nemmeno il sole volesse tramontare.


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