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Veglie
L'albero degli amici PACE: che cosa posso fare?
Commento Papa Giovanni Paolo II (11/12/2002)
La Luce guardo'...




VEGLIE DI PREGHIERA E TESTIMONIANZA PER LA PACE

*** PRESENTAZIONE ***

II Tempio della Pace, sorto a ricordo della pace
e come auspicio di pace per la città
e per il mondo, vuoi essere un luogo privilegiato
dove i passanti sono invitati a sostare,
a riflettere ed a pregare per la pace.
Per favorire questo, la comunità parrocchiale,
assieme a molte associazioni di volontariato,
propone, ogni 3° giovedì del mese, una veglia di
preghiera, di ascolto della Parola di Dio,
e delle testimonianze per la pace.

Per l' 11° ciclo, che si svolgerà da dicembre 2005
a maggio 2006, è stato scelto il tema conduttore:

"Non abbiate paura.."
Conflittualità nel nostro territorio


Tema emerso dalle considerazioni che:
*  La "Paura dell'altro" è dominante nella nostra società.

*  Si riflette su alcune conflittualità, che rendono la vita
di tutti i giorni più faticosa.

* Si desidera coinvolgere i cittadini di Padova.

Il tempio è, inoltre, aperto ad ogni gruppo di preghiera
che volesse ritrovarsi qui a pregare ed a riflettere sulla pace.

Il consiglio parrocchiale
II parroco don Angelo Dal Santo



...:::  PROGRAMMA  :::...
Le veglie inizieranno alle 20,45 e termineranno alle 22.30

Giovedi 15-12-2005 Non abbiate paura ... dello straniero
(immigrati: dal lavoro, alla casa, alla scuola)
Testimone:
Edgar Serrano
Membro forum nazionale immigrazione


Giovedì 19-01-2006 Non abbiate paura ...di essere cittadini responsabili
(ambiente ed istituzioni)
Testimone: Francesco Jori
Inviato de "II Gazzettino"


Giovedì 16-02-2006 Non abbiate paura ... dei figli che crescono
(anche se diversamente da come vorreste)
Testimoni: Lucio e Berta Babolin
responsabili Ass. Maranathà di Cittadella


Giovedì 16-03-2006 Non abbiate paura ...di essere Voi stessi
(conflitto e competizione nell'ambiente del lavoro)
Testimone: Paolo Buratto
Direttore risorse umane della ditta ZF


Giovedì 20-04-2006 Non abbiate paura ...di mettervi in gioco.
(solitudine, malattia, povertà)
Testimone: Antonio Diella
Presidente nazionale Unitalsi


Giovedì 18-05-2006 Non abbiate paura ...di chi vi inquieta,
(carcerati, emarginati, prostitute)
Testimoni: Sergio Segio
Francesco Morelli


Appuntamenti a cura del Gruppo Organizzatore Veglie:
sevemaster@virgilio.it



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L'ALBERO DEGLI AMICI


Ci
Sono
persone
nella nostra vita
 che ci rendono felici 
per il semplice fatto di
averci incontrato. Alcune
camminano
al nostro fianco; altre
le vediamo appena tra un passo
 e l'altro. Tutte le chiamiamo amici
e ce ne sono di molti tipi. I primi sono
papa e mamma che ci mostrano cos'è
la vita. poi  vengono i nostri  figli
con i quali dividiamo
il nostro spazio  affinchè
possano fiorire come noi.
Ma la Provvidenza ci fa incontrare
altri amici: a scuola, al gioco, sul lavoro,
in vacanza, di passaggio... Alcuni ci sono vicini,
foglie dello stesso ramo: sanno quando non stiamo bene,
sanno cosa ci fa felici.
Altri sono distanti, stanno sulle
punte dei rami e ci sorridono tra una foglia
e l'altra solo quando soffia il vento... ma senza
di loro la vita sarebbe più triste. Il tempo passa, l'estate se
ne va, l'autunno si avvicina e alcune foglie muoiono e cadono, ma
continuano a vivere con noi, alimentando le nostre radici con allegria.
Ti auguro, foglia del mio albero, pace e bene, oggi e sempre... semplicemente
perché sei passata nella mia vita e mi hai dato qualcosa di te.
Ciao e
Buone
Feste.

L'ALBERO DEGLI AMICI







PACE
che cosa posso fare?


Se credi che un sorriso e' piu' forte di un'arma,
allora la Pace verra'  

Se credi che la differenza e' una ricchezza, non un pericolo,
allora la Pace verra'

Se sai guardare gli altri con uno squardo d'amore,
allora la Pace verra'

Se sai gioire del bene e della felicita' altrui,
allora la Pace verra'

Se sai ascoltare lo sfortunato che ti racconta le sue disgrazie
e ti fa perdere del tuo tempo,
allora la Pace verra'

Se sai accettare la critica senza ritorcerla,
allora la Pace verra'

Se sai accogliere un parere differente dal tuo,
allora la Pace verra'

Se sei convinto che la contemplazione è accogliere di essere amati da Dio
 e per amore, lottare con fermezza contro ogni ingiustizia e menzogna,
allora la Pace verra'

Se sai dare un pezzo di pane al povero chiedendogli perdono
allora la Pace verra'

Se sei convinto che il perdono va piu' lontano della vendetta,
allora la Pace verra'

(Anonimo)






Commento Papa Giovanni Paolo II (11/12/2002)

RICORDATI SIGNORE DEL TUO POPOLO CHE T'INVOCA IN TEMPO DI FAME E DI GUERRA

Dopo aver letto il Cantico di Ger 14,17-21 lasciamoci condurre nella riflessione dal commento del Papa Giovanni Paolo II presentato all'udienza di mercoledì 11 dicembre 2002.

1. È un canto amaro e sofferto quello che il profeta Geremia, dal suo orizzonte storico, fa salire fino al cielo (14,17-21)... Il contesto da cui sorge questa lamentazione è rappresentato da un flagello che spesso colpisce la terra del Vicino Oriente: la siccità. Ma a questo dramma naturale il profeta ne intreccia un altro non meno terrificante, la tragedia della guerra: «Se esco in aperta campagna, ecco i trafitti di spada; se percorro la città, ecco gli orrori della fame» (v. 18). La descrizione è purtroppo tragicamente attuale in tante regioni del nostro pianeta.
2. Geremia entra in scena col volto rigato di lacrime: il suo è un pianto ininterrotto per «la figlia del suo popolo», cioè per Gerusalemme... Il profeta partecipa intimamente alla «calamità» e alla «ferita mortale» del suo popolo (v. 17). Spesso le sue parole sono segnate dal dolore e dalle lacrime, perché Israele non si lascia coinvolgere nel messaggio misterioso che la sofferenza porta con sé. In un'altra pagina Geremia esclama: «Se voi non ascolterete, io piangerò in segreto dinanzi alla vostra superbia; il mio occhio si scioglierà in lacrime, perché sarà deportato il gregge del Signore» (13,17).
3. Il motivo dell'invocazione lacerante del profeta è da cercare, come si diceva, in due eventi tragici: la spada e la fame, cioè la guerra e la carestia (cfr Ger 14,18). Siamo, dunque, in una situazione storica travagliata ed è significativo il ritratto del profeta e del sacerdote, i custodi della Parola del Signore, i quali «si aggirano per il paese e non sanno che cosa fare» (ibid.).
La seconda parte del Cantico (cfr vv. 19-21) non è più un lamento individuale, alla prima persona singolare, ma una supplica collettiva rivolta a Dio: «Perché ci hai colpito, e non c'è rimedio per noi?» (v. 19). Oltre alla spada e alla fame, c'è, infatti, una tragedia maggiore, quella del silenzio di Dio, che non si rivela più e sembra essersi rinchiuso nel suo cielo, quasi disgustato dell'agire dell'umanità. Le domande a Lui rivolte si fanno perciò tese ed esplicite in senso tipicamente religioso: «Hai forse rigettato completamente Giuda, oppure ti sei disgustato di Sion?» (v.19). Ormai ci si sente soli e abbandonati, privi di pace, di salvezza, di speranza. Il popolo, lasciato a se stesso, si trova come sperduto e invaso dal terrore.
Non è forse questa solitudine esistenziale la sorgente profonda di tanta insoddisfazione, che cogliamo anche ai giorni nostri? Tanta insicurezza e tante reazioni sconsiderate hanno la loro origine nell'aver abbandonato Dio, roccia di salvezza.
4. A questo punto ecco la svolta: il popolo ritoma a Dio e gli rivolge un'intensa preghiera. Riconosce innanzitutto il proprio peccato con una breve ma sentita confessione della colpa: «Riconosciamo, Signore, la nostra iniquità... abbiamo peccato contro di te» (v. 20). Il silenzio di Dio era, dunque, provocato dal rifiuto dell'uomo. Se il popolo si converte e ritorna al Signore, anche Dio si mostrerà disponibile ad andargli incontro per abbracciarlo.
Alla fine il profeta usa due parole fondamentali: il «ricordo» e l'«alleanza» (v. 21). Dio viene invitato dal suo popolo a «ricordarsi», cioè a riprendere il filo della sua benevolenza generosa, manifestata tante volte nel passato con interventi decisivi per salvare Israele. Dio è invitato a ricordarsi che egli si è legato al suo popolo attraverso un'alleanza di fedeltà e di amore. Proprio per questa alleanza il popolo può confidare che il Signore interverrà a liberarlo e a salvarlo. L'impegno da lui assunto, l'onore del suo «nome», il fatto della sua presenza nel tempio, «il trono della sua gloria», spingono Dio - dopo il giudizio per il peccato e il silenzio - ad essere di nuovo vicino al suo popolo per ridargli vita, pace e gioia.
Insieme con gli Israeliti, anche noi possiamo dunque essere certi che il Signore non ci abbandona per sempre ma, dopo ogni prova purificatrice, egli ritoma a far «brillare il suo volto su di noi, a esserci propizio... e a concederci pace», come si dice nella benedizione sacerdotale riferita nel libro dei Numeri (6,25-26).
5. A conclusione, possiamo accostare alla supplica di Geremia una commovente esortazione rivolta ai cristiani di Cartagine da san Cipriano, Vescovo di quella città nel terzo secolo. In tempo di persecuzione, san Cipriano esorta i suoi fedeli a implorare il Signore....: «Imploriamo il Signore, - dice san Cipriano - sinceri e concordi, senza mai cessare di chiedere e fiduciosi di ottenere. Imploriamolo gemendo e piangendo, come è giusto che implorino coloro che sono posti tra sventurati che piangono e altri che temono le sventure, tra i molti prostrati dal massacro e i pochi che restano in piedi. Chiediamo che ci venga presto restituita la pace, che ci si dia aiuto nei nostri nascondigli e nei pericoli, che si adempia quello che il Signore si degna di mostrare ai suoi servi: la restaurazione della sua Chiesa, la sicurezza della nostra salute etema, il sereno dopo la pioggia, la luce dopo le tenebre, la quiete della bonaccia dopo le tempeste e i turbini, l'aiuto pietoso del suo amore di padre, le grandezze a noi note della divina maestà».





LA LUCE GUARDO' IN BASSO...


La Luce guardo' in basso
E vide le tenebre.
"La' voglio andare",
disse la Luce.

La Pace guardo' in basso
E vide la guerra,
"La' voglio andare",
disse la Pace.

L'Amore guardo' in basso
E vide l'odio,
"La' voglio andare",
disse l'Amore.

Cosi' apparve la Luce e risplendette.
Cosi' apparve la Pace e offri' riposo.
Cosi' apparve l'Amore e porto' vita.

E il verbo si fece carne e
Venne ad abitare
In mezzo a noi.






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Commento Papa Giovanni Paolo II (11/12/2002)
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