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La speleologia nelle
aree protette del Piemonte


Ezio Elia

Parchi e speleologia è senz'altro un binomio ancora tutto da approfondire e che potrebbe dare interessanti frutti. In Piemonte esistono attualmente, 55 aree protette regionali, Parchi e Riserve, nonchè due Parchi Nazionali, uno provinciale e parecchi biotopi soggetti a tutela. Molte sono le cavità naturali presenti all'interno delle aree protette, ma solo in un paio di casi la presenza di notevoli fenomeni carsici è stato elemento importante, ma non unico, per la creazione di tali aree: il Parco Naturale Alta Valle Pesio e Tanaro e il Parco Naturale del monte Fenera, i quali non a caso interessano due aree fondamentali della speleologia piemontese.
Le due finalità fondamentali delle aree protette, tutela e valorizzazione del patrimonio naturale, pongono problemi molto diversi con riferimento al fenomeno carsico.












La tutela infatti non pone problemi rilevanti, soprattutto grazie al fatto che le grotte spesso si "autotutelano" grazie alla difficoltà di accesso! Inoltre gli sporadici visitatori, essendo speleologi esperti, sono molto attenti a non distruggere l'oggetto della loro passione (salvo purtroppo inevitabili gravi eccezioni).Le aree protette regionali non hanno quindi finora imposto impedimenti all'attività speleologica, se non per gli aspetti archeologici del monte Fenera, ed anzi hanno instaurato rapporti istituzionali con le realtà associative dei Gruppi Speleologici operanti in zona.
Molto più impegnativa è la valorizzazione dei fenomeni carsici presenti nelle aree protette. Le grotte sono infatti ambienti accessibili solo con adeguata preparazione e pertanto non possono essere facilmente inserite tra le mete consigliate a turisti e visitatori di un Parco. Anche la remota ipotesi di rendere turistiche le cavità dei Parchi deve essere scartata in quanto la maggior parte delle grotte non offre gli spettacoli di concrezioni e ampie sale che spesso si vedono in fotografia, ma





















Frattura nella zona Omega
Piaggia Bella - foto: M. Paradisi





















piuttosto ambienti severi e selvaggi.
Molto più accessibili sono invece i fenomeni carsici di superficie, ma occorre un'adeguata informazione al visitatore affinché possa veramente apprezzarli. Il visitatore di un Parco ricerca emozioni, quali possono offrire un animale selvatico, una foresta, un panorama, un fiore raro, ecc. I Parchi devono quindi valorizzare agli occhi del visitatore gli aspetti più grandiosi del carsismo, come ingressi di grotte, risorgenze, forme superficiali, fornendo una corretta informazione geografica e scientifica. Dalla collaborazione con i Gruppi Speleologici si può dunque operare nelle aree protette che vantano fenomeni carsici per sviluppare anche in questo settore la fondamentale vocazione dei Parchi quali laboratori a cielo aperto per la didattica e l'informazione.
Vediamo ora in quali Parchi si possono osservare grotte e carsismo, facendo una rapida carrellata partendo dal sud Piemonte, ove si concentra la stragrande maggioranza dei fenomeni carsici regionali.




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