Secondo le linee guida di 

DEFIBRILLAZIONE PRECOCE

Training

Training iniziale e proseguimento della formazione
L'uso di defibrillatori convenzionali comporta la necessità di un training e di una formazione specifici nel riconoscimento del ritmo e nel funzionamento del dispositivo. Le uniche capacità psicomotorie richieste invece a chi utilizza un DAE riguardano il riconoscimento di un arresto cardiaco, l'adeguata connessione dell'apparecchio ed il rispetto della sequenza di trattamento memorizzata. Imparare ad usare un DAE è più facile che imparare ad effettua re una RCP.
In test clinici effettuati, il personale di soccorso che fa uso di un DAE ha mediamente erogato lo shock 1 minuto prima del personale dotato di defibrillatori convenzionali. Due studi realizzati hanno consentito di mettere a confronto la capacità di valutare il ritmo dei DAE con quella del personale di soccorso. Anche se i DAE non hanno raggiunto il 100% dell'accuratezza nell'esame del ritmo, si comportano come gli EMT che
utilizzano defibrillatori convenzionali. Come è noto, gli "errori" dei DAE si sono generalmente limitati alla mancata identificazione di FV con onde fini molto grossolane.
Frequenza di riaddestramento
La frequenza e il contenuto delle sessioni di riaddestramento sono stati stabiliti grazie all'esperienza di molti programmi coronati da successo. Attualmente gran parte dei sistemi permettono un massimo di 90 giorni di distanza tra le sedute di esercitazione e questa strategia è stata ritenuta soddisfacente.
Molti sistemi per operatori dell'emergenza programmano peraltro esercitazioni con cadenza mensile. I risultati più efficaci per il mantenimento delle capacità a lunga scadenza si hanno quando i singoli soccorritori frequentemente e con regolarità impiegano volontariamente qualche minuto per compiere un rapido controllo dell'equipaggiamento. Questo controllo include una ispezione visiva dei componenti e dei controlli del defibrillatore e un ripasso mentale della sequenza operativa.
Superamento del corso
I1 positivo completamento di questo corso significa solamente che è stato raggiunto un adeguato livello di conoscenza e di abilità pratica  I1 superamento del corso non autorizza di per sè un operatore a compiere queste procedure su un paziente. L'autorizzazione è compito della competente autorità legislativa statale o della
Mantenimento del defibrillatore in stato di operatività
Dopo che la statunitense Food and Drug Administration documentò che evidenti malfunzionamenti dei defibrillatori accadevano con frequenza inaccettabile, l'agenzia varò un programma educativo per tentare di ridurre l'entità del problema. Infatti, la maggioranza dei malfunzionamenti riportati è imputabile a cattiva manutenzione del defibrillatore o delle sue batterie da parte dell'operatore. Le  checklist  sono preparate per identificare e prevenire tali mancanze, non solamente fornendo un mezzo per controllare regolarmente il dispositivo, ma anche incrementando la familiarità dell'utilizzatore con l'equipaggiamento disponibile.
È necessario sottolineare alcuni punti a proposito dell'uso di queste checklist:
1. Gli operatori devono essere adeguatamente sensibilizzati al corretto uso
2. Chi adopera effettivamente il defibrillatore deve eseguire personalmente il controllo, per mantenere la familiarità con tutti gli aspetti delle specifiche funzioni ed operazioni del dispositivo.
3. Le checklist devono essere utilizzate frequentemente ed almeno ad ogni cambio di turno, in modo che tutto il personale le sappia usare.
4. L'uso della checklist è complementare, ed in nessun caso sostitutivo, dei controlli di manutenzione raccomandati dal produttore.
5. Una particolare attenzione va posta alla cura delle batterie, perché, soprattutto nell'attività extraospedaliera, esse sono generalmente l'unica fonte di energia. E' necessario poterle identificare per non confondere quelle cariche con quelle da ricaricare. Le batterie al nickel-cadmio (Ni-Cad) richiedono procedure di manutenzione, che devono svolgersi a  temperatura ambiente (20-22° C), per evitare che il cosiddetto "effetto memoria" ne riduca l'efficienza. Le batterie debbono infatti sottostare a "ricondizionamento" (di solito un ciclo di completa scarica e ricarica ripetuto tre volte) ogni 90 giorni, e dopo tale ciclo deve essere valutata la loro capacità; se essa risulta inferiore all'80%, la batteria deve essere rimpiazzata. Si devono rimuovere dal servizio quelle unità che non mantengono la carica secondo le specifiche indicazioni del produtore. Le batterie al nickel-cadmio adeguatamente tenute in efficienza hanno una vita operativa utile di circa 2 anni. Dopo questo periodo devono essere rimpiazzate o strettamente controllate per evidenziare un'eventuale deterioramento. Si danneggiano se mantenute permanentemente in carica. Di recente sono state introdotti nel mercato dei Defibrillatori Automatici che funzionano con batterie al Litio di tipo "monouso" cioè che non vengono sottoposte a ricarica ed  hanno una autonomia  di 100 scariche(shock) o di 10 ore di monitoraggio continuo  dopodichè vengono buttate.
Le batterie al piombo-acido devono essere sempre mantenute completamente cariche e ricaricate dopo l'uso; è consigliabile anzi che restino sempre collegate ad un caricabatterie quando non sono in uso. Non necessitano di "ricondizionamento" periodico ed hanno un basso tasso di auto-scarica progressiva. Se le batterie piombo acido sono lasciate scariche per lungo tempo, possono andare incontro a danneggiamento. La ricarica va effettuata a temperature comprese tra 0° e 38°C in modo da evitare una carica lenta o incompleta sotto gli 0°C e un danno sopra i 38°C.
L'impegno nell'uso delle checklist ridurrà l'incidenza dei problemi segnalati dagli operatori dei defibrillatori. L'attuazione a livello nazionale della defibrillazione precoce, in un'ampia varietà di situazioni e con differenti frequenze nell'uso dei DAE, comporta necessariamente una loro accurata e regolare manutenzione preventiva, ovunque siano collocati.
Aspetti normativi e giuridici
La realizzazione e il continuo, costante perfezionamento di defibrillatori semiautomatici, in grado di analizzare automaticamente il ritmo e porre indicazione alla defibrillazione, ha consentito di affidare questi strumenti anche a personale non medico, rendendo più sfumati i confini tra rianimazione cardiopolmonare di base e avanzata.
Nei paesi europei la defibrillazione era tradizionalmente considerata atto medico. Gli importanti risultati ottenuti, in termini di aumento della sopravvivenza, hanno consentito di attivare programmi di defibrillazione precoce in diversi paesi europei (Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca, Scozia, Inghilterra, Belgio, Francia, Germania) affidando defibrillatori semiautomatici agli equipaggi, opportunamente addestrati, dei mezzi di soccorso di base.
In Italia la defibrillazione è considerata attualmente un atto di competenza medica e la normativa vigente, in certi casi contraddittoria, rende difficile l'attivazione di programmi di defibrillazione precoce.
Sono comunque ancora pochi i servizi di soccorso territoriale che prevedono l'impiego di un defibrillatore semiautomatico da parte di personale non medico. La normativa italiana non ha ancora recepito le implicazioni dell'innovazione tecnologica rappresentata dai defibrillatori semiautomatici che garantiscono elevate specificità e sensibilità e, pur prevedendo con l'art. 10 del DPR 27/3/92 l'autorizzazione a "...praticare iniezioni per via endovenosa e fleboclisi, nonché a svolgere le altre attività e manovre atte a salvaguardare le funzioni vitali previste dai protocoll idecisi dal medico responsabile del servizio", mantiene inalterata la normativa precedente (DPR 14/3/74 n. 225) che definisce e limita le mansioni degli Infermieri Professionali.
Sono comunque in atto iniziative politico parlamentari volte alla abolizione del mansionario degli infermieri professionali, di fatto inapplicato nella pratica quotidiana.
Occorre comunque ricordare, in conclusione, che:
 · le procedure di defibrillazione con i DAE vengono attivate dal riconoscimento dell'assenza di coscienza, di respiro, di polso e riguardano quindi  quei pazienti che si trovano già in stato di morte clinica per i quali le manovre di RCP di base, messe in atto immediatamente, hanno come unico scopo quello di supportare le funzioni vitali in attesa di un defibrillatore e di un trattamento avanzato
 · la disponibilità di apparecchiature che esonerano il personale dal riconoscimento del ritmo (diagnosi, unica fase del trattamento che dà valenza di atto medico alla defibrillazione) rende possibile la defibrillazione precoce anche da parte di un soccorritore non medico con abilità in BLS e con un adeguato addestramento all'impiego del DAE
 ·  la defibrillazione con apparecchi semiautomatici non dovrebbe essere considerata perciò esclusivamente un atto medico, ma una manovra che può salvare la vita e senza la quale l'unica evoluzione clinica del paziente, scientificamente certa, è quella verso la morte cerebrale
 · l'art. 593 del Codice Penale stabilisce che il reato di omissione di soccorso è consumato da chi "...trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l'assistenza occorrente" .
 · in caso di eventuali anche se improbabili controversie giudiziarie sull'impiego di un DAE da parte di un soccorritore non medico, adeguatamente addestrato ed abilitato, sembra evidente l'applicabilità dell'art. 54 del Codice Penale che stabilisce la non punibilità di un comportamento antigiuridico se commesso nella "... necessità di salvare sé od altri da un pericolo attuale di un danno grave alla persona..."
 · inoltre la gravità della situazione clinica nonché l'impossibilità materiale di esprimere il consenso da parte della persona soccorsa rendono possibile la cosiddetta "presunzione di consenso", l'agire cioè nel convincimento che se il paziente avesse potuto esprimersi avrebbe consentito alla manovra secondo il naturale istinto di conservazione.
 · per quanto riguarda l'aspetto civilistico, si deve ricordare che non esiste colpa se non esiste il danno e che nel caso in oggetto la situazione di partenza è tale da non essere ipotizzabile una modificazione peggiorativa della stessa.
  · è al contrario scientificamente certo che un paziente in ACC per FV, non defibrillato entro pochi minuti, subisce gravi lesioni neuronali che evolvono rapidamente sino alla morte cerebrale.