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    Pino Casamassima "Donne di piombo" Bevivino Editore
     
    Commento di Gabriella Bona (gabri.bona@libero.it)
      
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    Un’Italia che si trasforma, che dal dopoguerra arriva al miracolo economico degli anni ’60, pieno di speranze, illusioni, frigoriferi e televisioni. Un’Italia che protesta, alla fine degli anni ’60, il Movimento studentesco che non contesta soltanto i regolamenti scolastici ma anche l’intera società. Un’Italia in cui le donne, negli anni ’70 rivendicano i loro diritti, primo fra tutti quello di svincolarsi dall’uomo, padre, marito, Stato e di poter decidere della propria vita. Un’Italia in cui gli istituti religiosi, gli oratori, le associazioni cattoliche hanno un ruolo fondamentale nella crescita delle nuove generazioni. Un’Italia in cui scoppiano le lotte operaie, in cui nascono, nelle città, i quartieri degli immigrati e in campagna si continua a soffrire ogni giorno. 
    Una confusione di idee, ideali, speranze, proteste, tensioni morali e civili spesso contraddittorie e quel 12 dicembre 1969 a piazza Fontana: da qui partono il libro di Pino Casamassima e quella che passerà alla storia come “strategia della tensione” o “notte della Repubblica”. 
    È nato così il bisogno di “agire per cambiare una situazione non sostenibile. […] Il desiderio cioè di lavorare per quella società in cui gli ultimi non debbano continuare a patire il potere dei primi”. Non tutti hanno accettato di continuare a lavorare in associazioni o partiti, a cercare di portare avanti riforme che potessero portare una vita più agevole agli “ultimi” frenando l’arricchimento e la prepotenza dei “primi”. Alcuni hanno deciso che l’unica strada percorribile era quella delle armi. Sono nati così le Brigate rosse, i Nuclei armati proletari, Prima linea, l’Unione comunisti combattenti che si rifacevano a un’ideologia di sinistra e, sul versante opposto, i Nuclei armati rivoluzionari. 
    Gruppi ai quali hanno aderito, e spesso con ruoli dirigenti, diverse donne provenienti da classi sociali diverse, con storie personali e politiche molto lontane fra loro, ma tutte accomunate da “quel grumo di attese, rabbia e illusioni” che ha portato a pensare che rischiando – e a volte perdendo – la vita e provocando la morte si potesse far progredire la società. 
    In questi anni difficili hanno agito le protagoniste del libro di Casamassima: le terroriste rosse Mara Cagol, Angela Vai, Annamaria Mantini, Barbara Balzerani, Anna Laura Braghetti, Adriana Faranda, Barbara Azzaroni, Annamaria Ludman, Geraldina Colotti, Nadia Desdemona Lioce e la terrorista nera Francesca Mambro. Attraverso le loro storie è possibile scoprire un mondo in evoluzione, nel bene e nel male, contraddizioni e cambiamenti, responsabilità delle varie parti della società, segreti, silenzi. 
    Alcune sono morte; le altre, libere o semilibere, stanno lavorando a importanti progetti: la partecipazione a gruppi terroristici, i processi e la detenzione non hanno cambiato il loro desiderio di migliorare la società, partendo dagli “ultimi”, anche se con altri mezzi. 
    In questi giorni si è scatenata la polemica sull’opportunità che Sergio d’Elia abbia un posto di responsabilità nel governo italiano. Gal Lerner ha fatto notare come nel nostro Parlamento ci siamo molte persone che hanno subito condanne definitive. Perché, si chiede, soltanto chi è stato condannato per terrorismo non deve avere simili opportunità? 
           
    gabriella bona 
      
 
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