Silvia Pertempi "Romanzi
per il macero" Edizioni Donzelli
Recensione
di Gabriella Bona (gabri.bona@libero.it)
Will Ferguson nel divertente romanzo
“Felicità®” – citato dall’autrice – definisce la montagna di
manoscritti accumulati sulle scrivanie della casa editrice in cui lavora
una “pigna purulenta”.
Silvia Pertempi, romanziera mancata,
con un passato di inviatrice di manoscritti, laureata in sociologia e autrice
di diversi saggi, affronta il problema delle migliaia di manoscritti che
vengono inviati, a proposito e a sproposito, alle case editrici per finire
in un cestino. Donzelli, da anni, pubblica soltanto saggistica e poesia
eppure i romanzi e le raccolte di racconti continuano ad arrivare, con
il loro carico di speranze e illusioni.
Pertempi ha preso in analisi 114
di questi lavori, ne ha studiato la struttura e il contenuto, oltre alle
lettere di accompagnamento, studiandone le pulsioni e i temi preferiti.
Il campione è stato analizzato nelle varie componenti: il genere
del testo, l’età, il sesso e la provenienza geografica dell’autore,
il livello culturale, il desiderio di apparire e di comunicare, l’autoreferenzialità.
I dati più interessanti sono
quelli che rivelano la poca conoscenza della letteratura, la grande presenza
di “scrittori improvvisati”, la predominanza del dolore sull’allegria:
“La società rappresentata non è felice […] Sembra che gli
unici sentimenti degni di scrittura siano quelli che ruotano intorno al
dolore, all’insoddisfazione, alla delusione, alla rassegnazione, al rimpianto,
a volte all’aggressività oppure all’adattamento doloroso alla vita”.
Infatti, tra i lavori presi in esame sono pochi quelli che possono definirsi
“volontariamente umoristici”: soltanto due.
Il basso livello culturale è
rilevabile anche dalla descrizione di viaggi “ricavandoli – è da
pensare – da una Guida breve della città” e da quell’”eccesso di
parole e suggestioni che finiscono per produrre una sensazione di ‘pieno’,
di eccessivo sfruttamento dell’attenzione del lettore” o dal mantenere
un registro uniformemente “medio”, nei contenuti come nello stile, senza
mai osare o riuscire a dare una personalità precisa allo scritto.
È un libro pieno di idee,
di suggerimenti, di buoni consigli, questo “Romanzi per il macero”, che
potrà sicuramente di aiuto a chi ha deciso di lanciarsi nell’impresa
narrativa o per chi ha già provato a inviare manoscritti giudicati
spesso molto belli da amici e parenti ma che non hanno mai ricevuto risposta
da una casa editrice.
Alla fine il consiglio è
semplice e molto chiaro: leggere molto, leggere di tutto, capire come si
scrive e crearsi uno stile proprio preciso e accattivante. Romanzi sentimentali,
gialli, autobiografie, diari, reportage, racconti: non mancheranno i lettori
e le case editrici interessate ai buoni scrittori.
gabriella bona
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