Il Quaternario di un tratto della Val Lagarina

Cap. 4 - MORFOLOGIA

4.1 Telerilevamento

La prima fase del lavoro svolto per la stesura della tesi è stata quella della analisi di fotografie aeree per il riconoscimento dei tipi morfologici presenti nel tratto interessato della Val Lagarina.

Ho potuto utilizzare le foto aeree conservate presso il Laboratorio di Fotointerpretazione del Dipartimento di Geografia dell'Università di Padova. Tutte le fotografie che ho esaminato sono in bianco e nero, alla scala di 1:33.000 circa e sono state realizzate dall'Istituto Geografico Militare Italiano; i dati specifici per ogni foto sono i seguenti:

- per la zona di Serravalle le foto n° 271 e 272 del 1984;

- per la zona di Ala le foto n° 6271 e 6272 del 1962;

- per la zona di Borghetto le foto n° 6599 e 6600 del 1962;

- per la zona di Peri le foto n° 1639 e 1640 del 1962;

(il numero della strisciata non è rilevabile).

La copertura fotografica dell'area in studio è risultata quasi completa; qualche tratto della zona, risultando in ombra, ha comportato un maggior grado di approssimazione nella interpretazione.

Attraverso la fotointerpretazione è stata elaborata una carta geomorfologica dove sono stati cartografati i seguenti elementi morfologici: orli di terrazzo, superfici pianeggianti dei terrazzi, conoidi e paleoalvei; inoltre sono state riportate anche le cave (quando riconoscibili sulle foto) e, con l'approssimazione consentita dalle foto, i limiti tra i depositi quaternari e la roccia in posto. La carta è poi servita come base per la stesura della carta geomorfologica definitiva.

Si sono poi prese in considerazione anche le immagini da satellite (vedi allegati); a tal proposito, sono state esaminate le seguenti riprese del satellite Landsat 5 TM:

- band 1, truck 193, frame 028, Q 4 del 28/10/1984;

- band 4, truck 193, frame 028, Q 4 del 29/10/1984;

- band 7, truck 193, frame 028, Q 4 del 29/10/1984;

- band 7, truck 192, frame 028, Q 3 del 22/08/1985;

tutte riguardanti la Valle dell'Adige.

Dalla osservazione del tratto interessato, però, non è emerso nessun dato nuovo rispetto a quelli già potuti rilevare dall'analisi delle fotografie aeree e che potesse essere particolarmente interessante per gli scopi di questa tesi.

4.2 Rilevamento di campagna

Il rilevamento sul terreno è stato effettuato principalmente durante l'inverno 91/92, nel periodo compreso tra i mesi di Dicembre 1991 ed Aprile 1992. La stagione invernale è stata ritenuta la più indicata per la scarsa presenza della vegetazione che, se abbondante, avrebbe potuto ridurre le possibilità di osservazione, tenuto conto della bassa altitudine della zona e del fatto che tutta l'area è intensamente coltivata.

Il rilevamento era mirato al controllo sul terreno di quanto era stato osservato sulle fotografie aeree, all'integrazione delle osservazioni fatte e alla ricerca di affioramenti e di sezioni naturali o artificiali sui quali poter osservare il tipo di deposito presente in una certa zona.

In seguito, per completare la acquisizione dei dati necessari e per la raccolta dei campioni, sono stati compiuti altri sopralluoghi mirati all'osservazione di determinate sezioni ed alla loro dettagliata descrizione.

La base topografica utilizzata per il rilevamento di campagna, ed anche per la stesura della carta geomorfologica, è costituita dalle seguenti tavolette dell'IGM alla scala 1:25.000:

- 36 III N.O. Ala;

- 36 III S.O. Monti Lessini;

- 35 II S.E. Monte Baldo;

- 48 I N.E. Dolcè.

4.3 Morfologia del fondo valle nel tratto studiato

La Val Lagarina si presenta con il tipico profilo delle grandi valli glaciali; i suoi versanti sono ripidi e verso l'alto sono frequenti pareti rocciose (vedi profili trasversali; Allegato n° 1).

Mediamente la larghezza del fondo valle è minore della altezza dei versanti: la larghezza media si aggira intorno ad 1 km con valori massimi di circa 1,5 km. Numerosi conoidi e falde detritiche fanno da raccordo tra i ripidi versanti ed il fondo piano; sui conoidi e sulle falde sorgono tutti i centri abitati, piccoli e grandi, della valle.

4.3.1 Dati morfometrici dei conoidi

Vengono riportati nella tabella 4.1, per tutti i 25 conoidi che si trovano in sinistra Adige (vedi figura 4.1), elencati in ordine da Nord a Sud, alcuni dati morfometrici che si possono ricavare dall'analisi delle Tavolette alla scala 1:25.000 dell'I.G.M. e da misure effettuate sul terreno e cioè il valore massimo del raggio della conoide e dell'angolo di ampiezza, il dislivello e la pendenza. Oltre a questi dati, vengono anche riportati alcuni parametri statistici: i valori minimi e massimi per ogni categoria ed il valore della media, della mediana e della deviazione standard.

Come si può osservare dai dati presentati, i valori dei raggi dei conoidi sono compresi tra 250 m e 1200 m, mentre la pendenza varia da un minimo di 6,17% ad un massimo di 75,00%.

Analogamente, vengono presentati, nella tabella 4.2, gli stessi dati morfometrici e statistici per i 16 conoidi situati in destra Adige, anch'essi elencati da Nord a Sud.

Per quel che riguarda i conoidi della sponda destra del fiume, si può notare che i valori del raggio variano da 250 m a 1000 m, mentre le pendenze sono comprese tra un minimo del 5,88% ed un massimo del 50,00%.

In molti casi i conoidi sono più di uno ed incastrati tra loro; questo avviene, in sinistra Adige, per quelli a Nord di S. Margherita, a Sud di Ala, a Borghetto, a Peri e per quelli di Pilcante e di Belluno Veronese sulla sponda opposta. Ciò, spesso, ha costretto ad una approssimata misura del raggio e sempre basandosi sulla situazione attuale; inoltre per la zona di Peri e di Belluno Veronese questo fatto non ha permesso una accurata misura del dislivello e quindi un esatto calcolo della pendenza.

Facendo un confronto tra i conoidi in sinistra Adige e quelle in destra, si nota innanzi tutto il maggior numero dei primi, che hanno anche un maggiore valore medio del raggio: 522,20 m contro 418,75 m. Lo stesso rapporto c'è tra le pendenze, anche se la differenza è minima: 29,00% e 25,27%. Il contrario avviene, invece, per il valore medio dell'angolo di ampiezza: 83,6° rispetto ai quasi 92° dei conoidi in destra Adige.

I valori presentati nelle due tabelle sono stati anche rappresentati in due grafici per poter mettere in evidenza eventuali relazioni tra i vari parametri; nessun riscontro o indicazione interessante è però emersa dall'esame delle curve di correlazione costruite (vedi Allegato n° 2).

4.3.2 Morfometria del fondo valle

Il fondo valle è pianeggiante e solcato dal corso sinuoso, e a volte meandriforme, dell'Adige che vi ha formato vari livelli di terrazzi.

La quota del fiume varia dai circa 150 m s.l.m. in corrispondenza di Serravalle all'Adige ai circa 110 m s.l.m. nei pressi di Peri per un dislivello, quindi, di circa 40 m; volendo calcolare un dato medio ed approssimato della pendenza si ricava un valore dello 0,18%. La larghezza del letto del fiume varia da circa 30-40 m ad oltre 100 m.

Tutto l'alveo attuale del fiume, su entrambe le sponde e senza interruzioni, è limitato da un terrazzo alto circa 2-3 metri; in seguito, questo non verrà preso in considerazione, in quanto, evidentemente, non si pongono problemi sull'interpretazione della sua origine e della sua morfologia.

Quelli più antichi sono situati a quote di qualche decina di metri maggiore di quelle del corso d'acqua, anche se talvolta arrivano ad essere sollevati di 100 m ed oltre.

Gli orli dei terrazzi, così come rilevati dalle fotografie aeree, presentano un andamento abbastanza discontinuo. Nella maggior parte dei casi, infatti, le scarpate si riconoscono per non più di 1 km; soltanto in pochi casi esse si possono seguire per 2-3 km.

Per quanto riguarda il numero, la situazione che si riscontra più spesso è quella di un solo terrazzo, o al massimo due. Solamente in corrispondenza dei conoidi di Belluno Veronese si trovano 4 o 5 terrazzi diversi.

Per quanto riguarda l'origine delle scarpate si può ipotizzare, per tutte, un'origine fluviale; per alcune essa è chiaramente riconoscibile. Si ritiene plausibile la possibilità che siano presenti alcuni terrazzi di kame, ma è risultato impossibile poterlo stabilire con sicurezza.

4.4 Descrizione di dettaglio

In questo paragrafo verrà presentata una descrizione di dettaglio di tutte le forme presenti in questo tratto di Val Lagarina. La descrizione, facendo riferimento alla carta geomorfologica, procederà da Nord a Sud, presentando di volta in volta tratti più o meno lunghi della valle ed esaminando contemporaneamente le due sponde del fiume.

4.4.1 Tratto compreso tra Serravalle all'Adige e Pilcante

In questo tratto, la Val Lagarina presenta una ansa verso Est assumendo una direzione circa N-S; il fiume, dapprima molto vicino al fianco destro della valle, se ne allontana progressivamente fino ad arrivare ad essere vicino al fianco sinistro.

- In sinistra Adige, tra Serravalle e S. Margherita, c'è una falda detritica molto uniforme che, con una pendenza omogenea (attorno al 30%), dalla quota di circa 250 m s.l.m. scende a circa 175 m s.l.m., dove è limitata da una scarpata, che prosegue verso Sud per circa 2 km. Su questa falda passa una piccola strada e sorgono alcune case isolate.

In tre punti la falda detritica prosegue oltre la scarpata fino a raccordarsi col fondo piano della valle. L'impressione è che sotto la falda detritica ci sia un deposito fluviale più antico e che, probabilmente, formava un terrazzo: nei pressi della località Colleri, infatti, esiste una piccola cava aperta in materiali fluviali (sabbie, ghiaie e ciottoli) dello spessore di circa 15 m; l'Adige ha presumibilmente eroso sia il precedente terrazzo che la soprastante falda detritica.

In questa zona sono stati riconosciuti, sulle fotografie aeree, due paleoalvei (il più vecchio stretto e corto, l'altro più largo e lungo) che, con andamento sinuoso, si intersecano tra loro.

In corrispondenza di S. Margherita ci sono due conoidi affiancati ed interdigitati tra loro che arrivano fino alla Strada Statale; anch'essi, per buona parte, sono limitati dalla scarpata che inizia a Serravalle. Questi due conoidi sono separati da quelli seguenti, a Sud, dalla profonda incisione del R. Rebus che nasce dalla Sorgente Rebus, forse di origine carsica (nel qual caso sarebbe quindi collegata alla circolazione carsica dell'altopiano dei Lessini) e posta al limite tra la roccia in posto ed il materiale quaternario.

A Sud di S. Margherita ci sono tre conoidi, più grandi dei precedenti, che, probabilmente, hanno causato uno spostamento verso Ovest dell'Adige. Allo sbocco della Valle Cipriana esistono due conoidi: uno recente ed uno più antico, successivamente eroso e del quale restano solo i residui; il conoide antico si è formato sopra a depositi morenici (individuati nei dintorni della località Casa Bianca). Allo sbocco della Valle di S. Valentino c'è un conoide che è interdigitato con il precedente e che è inciso dallo stesso torrente di S. Valentino. All'interno della Valle di S. Valentino si possono osservare dei depositi morenici.

- In destra Adige esiste un terrazzo, la cui scarpata segue l'alveo attuale nei pressi di S. Lucia; un altro inizia subito a Sud di S. Lucia e prosegue poi per circa 1 km; un altro si può seguire, per oltre 1 km, a Nord di Pilcante.

Tra S. Lucia e Pilcante, ci sono molte cave, quasi tutte in depositi fluviali; di queste, alcune sono abbandonate. Due cave sono invece aperte sui conoidi laterali. In questo stesso tratto esiste al piede del versante roccioso una falda detritica, sulla quale esiste una cava.

Tre conoidi, interdigitati tra loro, si trovano a Nord di Pilcante.

4.4.2 Zona di Ala

Il grande conoide della Val d'Ala ha obbligato l'Adige ad appoggiarsi al fianco destro della Val Lagarina. Il conoide, sul quale sorge Ala, è limitato verso il basso da una scarpata di erosione dovuta all'azione dell'Adige ed è inciso dal torrente stesso che l'ha formato (il Torrente Ala).

4.4.3 Tratto compreso tra Ala e Sdruzzinà

Qui la Val Lagarina è abbastanza stretta e riprende un orientamento normale (circa NNE-SSW).

- In sinistra Adige, subito a Sud di Ala, inizia un terrazzo alluvionale (come si può osservare nei pressi di S. Pietro, dove la Strada Statale costeggia la scarpata) che prosegue poi fino oltre Sdruzzinà. Tra Caigole e S. Pietro sono presenti alcuni modesti conoidi. Un conoide è stato formato dal torrente della Val de Fora in corrispondenza di Sdruzzinà.

- In destra Adige c'è un piccolo conoide allo sbocco della Val di Rinas. Poco più a Sud, inizia il canale artificiale Medio Adige o Biffis, che, da questo punto, entra a far parte del paesaggio della Val Lagarina, dal momento che la sua costruzione ha modificato, in vari tratti, le forme presenti. Alla base della parete rocciosa ci sono alcuni limitati depositi detritici, a volte cementati, che si possono osservare lungo la Strada Provinciale, lungo la quale affiora, in più punti, anche la roccia in posto.

4.4.4 Tratto compreso tra Sdruzzinà e Sabbionara

La valle si allarga e presenta un orientamento circa ENE-WSW; il fiume arriva ad appoggiarsi al fianco destro.

- Sulla sponda sinistra c'è solo il conoide della Val Fredda perché, poco prima di Vo Sinistro, l'Adige è a ridosso del versante roccioso.

- Sulla sponda destra ci sono i due conoidi di Sabbionara; quello maggiore, su cui sorge il paese, è limitato verso il fiume da una scarpata di terrazzo che si può seguire ancora più a Sud. Misti ai materiali dei conoidi si possono riconoscere depositi morenici rimaneggiati dalla gravità.

A Nord di Sabbionara ci sono due cave, dalle quali vengono estratti materiali glaciali e fluvio-glaciali, e nelle quali si vede chiaramente che questi ultimi sono stati ricoperti dai depositi di versante (cave nei pressi di località Ischia F.).

4.4.5 Tratto compreso tra Sabbionara ed Avio

La valle si allarga ancora e devia verso Sud per riprendere l'orientamento normale.

- In sinistra Adige si trova il conoide di Vo Sinistro limitato al piede da un orlo di terrazzo, che prosegue poi verso Sud per circa 4 km.

- In destra Adige è presente una falda detritica compresa tra i conoidi di Sabbionara e quello di Avio; essa è limitata al piede da una scarpata di terrazzo, mentre un'altra la divide in due parti. Tutta la falda detritica ricopre o è frammista a materiali morenici. Questa situazione è riconoscibile in tutta la zona delle "Murate", tra le località Ulivi (sopra Avio) e S. Antonio (sopra Sabbionara).

4.4.6 Tratto compreso tra Avio e Borghetto

La valle riprende nuovamente una direzione NNE-SSW. Il fiume si mantiene al centro della valle e presenta un andamento pressoché rettilineo fino quasi a Borghetto, dove inizia ad avere un corso più sinuoso.

- Sulla sponda sinistra, tra Vallarom e San Leonardo, è presente una serie di 6 piccoli conoidi intervallati tra loro da una falda detritica. Un terrazzo poco elevato si riconosce, in maniera discontinua, tra Vallarom e Pigom di sopra. Qui esiste una cava, aperta recentemente, dalla quale si estrae sabbia (di origine fluviale; vedi paragrafo 5.2.2). Sotto i materiali detritici della falda, si trovano alcuni depositi morenici sotto i quali, poi, ci sono le sabbie fluviali in cui è aperta la cava. Il terrazzo, iniziato a Vo Sinistro, continua, interrotto brevemente in corrispondenza di Masi d'Avio, fino a S. Leonardo, dove borda un breve paleoalveo. A Borghetto esistono 3 conoidi: il più antico, non più attivo, si trova elevato rispetto agli altri due ed è limitato da una scarpata di terrazzo.

- Sulla sponda destra, a Sud di Avio, è presente il conoide della Valle dei Molini; altri 4, più modesti, si trovano tra la Val Bolca e Mama d'Avio. Un terrazzo si può seguire per oltre 2 km tra la Val Bolca e la località Colombara. Una falda detritica inizia in corrispondenza del piccolo conoide del Dazio Vecchio e prosegue fino oltre Belluno Veronese.

4.4.7 Tratto compreso tra Borghetto e Belluno Veronese

La Val Lagarina presenta una deviazione verso Ovest ed assume un orientamento circa NE-SW.

- In sinistra Adige, a Sud di Borghetto, esiste una area depressa, la cui origine potrebbe essere dovuta a particolari condizioni di sedimentazione dell'Adige ed il cui toponimo (la Palù) indica chiaramente la situazione nella quale si era venuta a trovare. Immediatamente a Sud di questa c'è il conoide della Val Fondrà. Poco oltre, l'Adige arriva ad appoggiarsi al fianco della valle, lasciando solo lo spazio per la Strada Statale e la ferrovia.

- In destra Adige è presente un terrazzo che si può seguire, in modo discontinuo, per oltre 1 km e che, molto probabilmente, è la continuazione di quello descritto nel paragrafo precedente. Un modesto conoide si trova a Nord di Belluno Veronese (Cava di marmo). Allo sbocco della valle del Rio Secco, a Belluno Veronese, sono presenti due conoidi incastrati: quello più antico formatosi sopra a materiali morenici (osservabili in tutta l'area circostante Belluno V.) e limitato da una scarpata, è stato eroso dal torrente che ha formato quello più recente. Sopra Belluno Veronese si trova un piccolo terrazzo formato in depositi morenici ed eroso, probabilmente, dallo stesso torrente. Ai piedi del versante roccioso, tra un conoide e l'altro, è presente una falda detritica a cui, talvolta, si mescolano i materiali morenici.

4.4.8 Tratto compreso fra Belluno Veronese e Peri

La valle piega verso Est per assumere una direzione circa N-S e si restringe leggermente. L'Adige si sposta dapprima verso la sponda destra e, poi, torna verso quella sinistra, formando i due meandri accennati nel paragrafo 1.3.

- Sulla sponda sinistra, al piede del versante, c'è una falda detritica che arriva al grande conoide di Ossenigo e prosegue poi fino ai conoidi di Peri. Anche qui si trovano due conoidi, formati dal Rio Fontane, di cui uno più antico, non attivo, sopraelevato ed inciso dal torrente, che ha formato quello più recente. Questi due conoidi si sono formati sopra depositi morenici.

Di fronte ad Ossenigo c'è un terrazzo; tra questo ed il fiume si riconosce, sulle foto aeree, un paleoalveo.

- Sulla sponda destra, tra Belluno Veronese ed il cimitero, c'è un terrazzo che limita un ripiano formato da materiali morenici a cui si sono sovrapposti detriti di falda. Un altro breve terrazzo è presente nei pressi del cimitero. A Sud del cimitero l'Adige si appoggia al versante destro.

Nei pressi della località Cavecchia c'è un breve terrazzo, mentre a Nord di Rivalta si trova un modesto conoide.

4.5 Processi morfogenetici in atto

I processi responsabili delle modificazioni morfologiche di un territorio vengono raggruppati in gruppi riconducibili a poche grandi categorie (vedi CASTIGLIONI, 1986).

Risulta chiaro, però, che quelli in grado di modificare la morfologia di una valle rientrano soltanto in alcune di queste. Nel caso della Val Lagarina, poi, se ne possono considerare, al momento attuale, solamente due.

I principali sono, infatti, i processi fluviali e quelli che operano un modellamento dei versanti. Sono assenti i processi glaciali; sono certamente presenti, ma comunque ininfluenti, quelli eolici, carsici e periglaciali.

I processi periglaciali sono sicuramente limitati, nel tempo e nello spazio, a rare occasioni durante la stagione invernale; quelli carsici influiscono sulle rocce dei versanti e degli altipiani che fiancheggiano la valle. Questi due gruppi di processi non possono risultare importanti, in maniera diretta, sulla morfologia del fondo valle; ci potrà essere, eventualmente, una influenza indiretta collegata al modellamento dei versanti (disgregamento, frane, ecc.).

I processi eolici possono influire, per lo più, sui suoli del fondo valle, ma anche in questo caso, la loro azione si può ritenere limitata.

Per quel che riguarda l'erosione fluviale essa è ridotta soltanto all'alveo attuale del fiume, essendo la sua portata regolata artificialmente.

I fenomeni che sono responsabili dei maggiori cambiamenti sono quelli del modellamento dei versanti ed in particolar modo quelli legati ai conoidi di deiezione. Essi sono dovuti soprattutto all'azione dei torrenti, spesso con regimi molto variabili, che scendono dalle numerose valli laterali.

Sono anche presenti fenomeni gravitativi, sia come caduta di detrito che come eventi franosi più o meno importanti.

4.6 Morfologia antropica.

Un cenno, infine, va fatto all'attività antropica. Come già detto in altre parti, essa è molto intensa e diffusa; per questo motivo essa si trova ad avere due diverse ed opposte azioni morfologiche. Infatti risulta essere la causa principale di quelle più veloci e, contemporaneamente, è il fattore che maggiormente limita quelle dovute ai processi naturali.

In riferimento a questo posso citare alcuni esempi tra i più rilevanti: il controllo della portata dell'Adige, che impedisce al fiume di uscire dal suo alveo e, quindi, di poter influire sulle aree laterali ad esso; il controllo che spesso avviene anche sui torrenti delle valli e vallette laterali; la continua lavorazione agricola; la costruzione di fabbricati, sia privati che industriali; per finire accenno a tutti quegli interventi che vengono effettuati per prevenire ed impedire i fenomeni franosi e di dissesto dei versanti.

Oltre a questi esempi, bisogna ricordare la presenza, sul fondo valle, delle vie di comunicazione costruite dall'uomo: l'autostrada, la ferrovia e le strade; con rilevati, trincee, ponti e viadotti hanno contribuito non poco a modificare il paesaggio. A queste si aggiunge poi il canale artificiale Medio Adige o Biffis, spesso in rilevato, ed importante modificatore della sponda destra.

(Nella foto, la Val Lagarina, vista verso Nord, all'altezza di Belluno Veronese. Si vedono bene, da sinistra a destra: il conoide su cui sorge il paese di Belluno Veronese, il canale Biffis, l'Adige, l'Autostrada, la ferrovia).

4.6.1 Le cave.

Si è ritenuto opportuno presentare un accenno particolare alle cave che sono presenti nel tratto di Val Lagarina studiato.

Ci si è voluti soffermare su questo aspetto della morfologia legata all'intervento antropico perché in questa zona, soprattutto nella parte trentina, le cave sono abbondanti.

Da parte del geologo, poi, c'è anche un interesse scientifico vista la facilità di osservazione dei depositi e delle loro caratteristiche e di raccolta dei campioni. La maggior parte dei campioni analizzati in questa tesi, infatti, sono stati prelevati in cave (vedi paragrafo 5.2).

Durante il lavoro di fotointerpretazione (vedi paragrafo 3.1) ne sono state identificate 12; attualmente alcune sono ancora attive, mentre altre sono abbandonate e, in qualche caso, usate come discarica di materiali inerti. Altre cave sono state poi cartografate durante la fase del rilevamento in campagna.

Le cave sono aperte specialmente nei depositi sabbioso-ghiaiosi dell'Adige; alcune interessano anche livelli di materiali morenici, una sola è impostata esclusivamente su depositi fluviali sabbiosi potenti oltre 20 m.

L'altezza delle pareti di cava è abbastanza omogenea, variando da un minimo di circa 10 m ad un massimo di circa 20-30 m.

L'estensione areale, invece, è molto variabile, in funzione soprattutto della possibilità di espansione offerta dalle aree limitrofe.

A nord di Belluno Veronese esiste una cava che è stata intensamente utilizzata in occasione della costruzione della Autostrada del Brennero e poi abbandonata; l'intenso sfruttamento della cava ha provocato una instabilità al piede del versante situato a ridosso della cava stessa e che, quindi, risulta interessato da limitati eventi franosi. Un tentativo di stabilizzare il terreno con un rimboschimento era stato compiuto dalla Regione del Veneto (comunicazione verbale con un abitante della zona), ma non ha avuto i risultati sperati; ora il progetto è quello di riempire lo scasso con materiale di riporto per fornire il versante di un appoggio definitivo.

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Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2000