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C’era una volta …

La Schola Cantorum

 

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COMPONENTI

Maestro

Prof. Francesco Giardina (Organo)

Cantante solista

Provenzano

Giuseppe

Coristi

Alfano

Rocco

Amendola

Fausto

Amendola

Salvatore

Amico

Franco

Del Vecchio

Rocco

Lindia

Franco

Lindia

Pasquale

Pagliaro

Salvatore

Provenzano

Bonaventura

Provenzano

Rinaldo

Provenzano

Salvatore

 

Una volta gli appartenenti alle parrocchie di Amantea non erano divisi topograficamente, ma alfabeticamente e tutti i “forestieri” facevano parte della Chiesa Matrice.

Fu per questo motivo che io, nonostante abitassi a “lu vicu di l'erba” (e, cioè, in via Baldacchini), una volta sposatomi in Amantea, era il 1956, mi iscrissi all'Azione Cattolica della “piazza”.

Fui ben lieto quando Don Bruno Carusi, allora parroco, arciprete della Parrocchia della Chiesa Matrice, mi invitò a formare una scuola cantorum.

Di giovani all'Azione Cattolica ce n'erano ed erano tanti e molto volenterosi. Non mi fu, perciò, difficile attuare il desiderio del Parroco.

Don Bruno, nella ricorrenza della festa di Santa Cecilia, invitò tutti i “Cantori” a casa sua per una “bicchierata” e fu in quella occasione che demmo alla “Schola” il nome di Santa Cecilia.

Il nostro pezzo forte era diventata la Messa “Te deum laudamus” del Perosi a due voci, che eseguivamo nelle solennità della Parrocchia e, qualche volta, anche nelle parrocchie che ci invitavano. Ma avevamo imparato (ed apprendevamo di continuo) tanti altri canti che eseguivamo durante le messe non solenni e, specialmente, durante le processioni del Corpus Domini o delle Quarantore.

Ma, purtroppo, le cose belle non durano sempre.

I giovani erano nell'età in cui dovevano cercare un'occupazione e parecchi emigrarono in America, dove, purtroppo, alcuni sono morti.

Oltre alla suddetta defezione di giovani cantori, finalmente il Vescovo di Tropea, Mons. Bonfiglioli, con “grande fatica” divise le parrocchie secondo lo stradario ed anche questo fu un motivo perché la Schola Cantorum avesse fine.

Io, infatti, non appartenevo più alla parrocchia di San Biagio, ma a quella dei Cappuccini, dove era diventato parroco quel grande sacerdote che era Don Giulio Spada, ed era logico che io frequentassi la mia nuova parrocchia, anche perché i miei figli frequentavano l'oratorio di Don Giulio ed a me piaceva avere questo sacerdote come guida spirituale.

Fu, quindi, per questi motivi che l’esperienza della “Schola Cantorum Santa Cecilia” ebbe termine.

Francesco Giardina