I giorni dell'oratorio, delle chitarre e dei libri di scuola che volavano dalle finestre

Parte Quinta: Batlok contro il Fuzz-fai-da-te

(di Roberto Letizia)

 

Le vacanze si svolsero regolarmente e come al solito io fui quello che tornava per primo; soltanto anni e anni dopo avrei imparato che nell'ultima settimana di agosto Roma, di solito, rimane più deserta del pre-ferragosto.
Tutti sarebbero tornati a ridosso dell'inizio delle scuole. Era l'ultimo anno di pace e quiete prima dell'arrivo del famoso anno scolastico 80-81, quello dove ci accorgemmo che le scuole, oltre a lanciare gruppi musicali, li bocciava anche.


Finalmente arrivò settembre e ci rimettemmo a suonare; facevamo addrittura a gara a chi avesse scritto più canzoni durante l'estate...
Io, il chitarrista Danilo e il tastierista Fabrizio eravamo quelli più interessati a questa nuova forma di espressione, che per noi si traduceva nello scrivere testi; il batterista Battilocchi, a cui nel frattempo avevamo dato la caratura di un grassoccio supereroe chiamandolo
BATLOK da Batman, con tanto di fantastici disegni dell'epoca eseguiti (male) da me e dall'altro chitarrista Marco Ciccone, non sembrava interessato affatto alla composizione. Il guaio fu che invece di scrivere canzoni avremmo dovuto in verità imparare prima a suonarle.
Però questa passione ci divorava e ci mettevamo l'anima, sempre che, come successe un pomeriggio, gli FBT di Dongioprete saltarono simultaneamente e, peggio ancora, una volta ci fu  un blackout proprio di martedì dalle 16 alle 18, con noi che guardavamo l'altro gruppo arrivare e suonare note elettriche, mentre noi ci rinfilavamo le felpe e prendevamo la porta di casa.

Spesso avevamo degli ospiti regolari, proditoriamente usati persino come reggi-microfono umani, è il caso del buon Mario Piazza, trentennale amico, che ora a ripensarlo, ci ricorda tanto MAL EVANS per i Beatles.... ora è fisioterapista di grido (ma non dell'impiccato).

 

 4 febbraio 1981 "martedì grasso", cinema parrocchiale San Giuseppe Roma,

i Royal Boys in Dizzy Miss Lizzy dal disco HELP! dei Beatles

 

Il black out di quel giorno ci illuminò invece di immenso... sempre a cercare di raccattare qualche soldo (erano anche i tempi del massimo svago: SPACE INVADERS, Microguida e Flipper) per caso "allabatteriabattilocchi" aprì una porta che portava nel nulla più buio di fianco alla sala.... erano i luoghi sottostanti la scalinata ampia e lungo il campetto principale di calcio dell'oratorio, quella insomma che partiva dal portico. Meraviglioso... pensai subito "Ci saranno un sacco cartacce... ma sai a quanta gente sono caduti gli spicci!" Illuminazione totale. Diventammo in pratica 5 uomini-talpa degni dei "7 uomini d'oro" del film con Adolfo Celi ...ognuno per sé ... cercammo e cercammo, alla fine sporchi come minatori dello Swaziland uscimmo ciascuno con un mazzetto di spicci. Qualcuno più fortunato aveva addirittura pescato qualche bel Millante e qualche bel cinquecento, oltre che inutili miniassegni.

Fu così che facemmo la nostra APPLE, societa' segreta senza nome, che applicò il socialismo reale come nella realtà... riunire tutti gli spicci per poi comprarci le corde, le bacchette delle batteria, le pelli ecc. ed infatti come per la Apple vera, poi litigammo tutti e tutti uscimmo col proprio gruzzolo che fu speso in ghiaccioli e temibili Gommoni stile Big Pastiglie Valda colorati con tutti i coloranti EE dannosi a partire dall'EE110 che era il più terribile.


Si susseguirono le prime canzoni, invece di pensare ai compiti veri, quelli di scuola, fra di noi facevamo a gara per chi studiava più a fare il compositore alla Lennon-McCartney ... La prima canzone in assoluto che si scrisse fu
Diana Brown, come la chiamai io quando misi le mani al testo, dopo autorizzazione del compositore Danilo Rusich. Era dedicata ad una secchiona dell'epoca che se la tirava; buffo pensare che era secchiona e se la tirava ed invece se si rincontra bisogna tirarle un secchio in testa da quanto è befana ora.

Cosa Diventiamo. E noi stavamo diventando bravi. C'era questo rischio concreto.... eravamo schiappe ma studiavamo al dettaglio i pezzi dei Beatles, come quel giorno che suonammo Let it Be in prova sparando al massimo l'ampli FBT del Dongioprete, quando si trattava di fare il ricamo solista sulla voce dell'ultima strofa (I woke up to the sound of music....parapararara...) ...

Fu allora che capimmo che non bastava alzare il volume ma ci volevano gli effetti, che vedevamo applicati dai chitarristi degli altri gruppi: Andrea fenderbianca dei "Sacerdoti" aveva il WAH WAH perchè si era messo a fare HENDRIX da quanto era bravo e se lo poteva pure permettere ed il non simpatico-mai simpatico Andrea Cordella degli Sharks si era comprato la FENDER STRATOCASTER che distorceva alzata al massimo. Era vera. L'aveva pagata 543.000 lire e noi morivamo di invidia, ancorati alle nostre EKO.

1981 - Batlok

 

Un giorno si presentò Danilo con una scatola di ferro e disse: "Ora mi faccio il Fuzz". Sapevamo della passione di radiotecnico di BATLOK il batterista che si offrì volontario per aiutarlo a costruirne uno. Non seppero come schermarlo ed il risultato fu, che ogni qualvolta si accendeva si prendevano le stazioni di Radio Vaticana ... Insomma una vera delusione, e pensare che avevano dipinto la scatola di verde e marrone con la vernice dei modellini aerei AIRFIX. Fu presumibilmente buttato al secchio anche se il Danilo disse che lo barattò con un suo amico.


I libri di scuola erano sempre più dimenticati, per quanto mi sforzassi non avevo altro che la musica in testa ("Sarà capitato anche a voi...zum-zum-zumpapapa").

Inoltre accadde l'impensabile: l' 8 Dicembre 1980, era morto improvvisamente, ucciso da un pazzo, il nostro idolo, John LENNON.