L'artista

 

Vasilij Kandinskij nasce il 4 Dicembre del 1866 a Mosca, città che ricoprirà nella sua vita un'immaginario materno, energico, affascinante e severo, proprio come la madre di Kandinskij di origine moscovita.

La vita dell'artista è caratterizzata fin dall'infanzia da continui spostamenti e viaggi, una sorta di nomadismo alla ricerca di stimoli incessanti e vivaci.

A Mosca si laurea in Giurisprudenza, ma il richiamo alla pittura si fa imperativo. Non può rinunciare; lo studio dell'etnografia durante il periodo universitario e in particolare il viaggio nella regione del Vologda, lo rapirà definitivamente. I costumi variopinti, l'arte popolare, la meraviglia dei colori delle abitazioni degli indigeni Kawi lo fanno sentire circondato in ogni punto dalla pittura, nela quale sentiva di essere entrato. A trentanni decide allora di studiare pittura a Monaco. La sua ricerca è rigorosa e prolungata, pur venendo rifiutato dall' Accademia di belle arti egli non demmorde e continua la sua formazione. La determinazione nell'andare fino in fondo ad ogno quesito sull'arte, il non accontentarsi di una pittura fatta di pregiudizi e abitudini linguistiche, l'urgenza di non perdere mai di vista una prepotente necessità interiore, fanno di lui un artista unico ed estremamente affascinante.

L'apertura e l'interesse sincero e appassionato per le altre discipline artistiche, come la musica, il teatro, la danza aiutano e nutrono in lui l'indagine costante di una possibile grammatica pittorica; ossia l'individuazione dei mezzi propri e primari di quest' arte figurativa, per renderla finalmente libera e ricca.

La convinzione di Kandinskij è infatti quella per cui la pittura debba creare un mondo autonomo, altro rispetto a quello governato dalle leggi naturali. Kandinskij cerca l'intima forza ed emotività dei colori e delle forme, la loro "sonorità interiore", arrivando ad emancipare la pittura dalla rappresentazione figurativa, per un' arte astratta ma allo stesso tempo "spirituale".

Il periodo della vita di Kandinskij in cui è più evidente questo passaggio capitale per tutta la storia dell'arte, è quello che va all'incirca dal 1909 al 1920. In questo arco di tempo, egli, dipigendo, inizia l'eplorazione di campi nuovi, mai visti.

Coraggiosamente e gradatamente dissolve la riconoscibilità dei soggetti sulla tela, rimangono prima solo i contorni neri dei suoi fiabeschi cavalli, poi gli archi dei suoi meravigliosi cavalieri e infine la forza "di quegli esseri straordinari che vengono chiamati colori", come egli stesso dice, uniti alle forme.

 

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