Quel che occorre per un nuovo assetto sociale

 

 

Presentazione di Nereo Villa - Quel che occorre per un nuovo assetto sociale è un pensare nuovo. Chi pretende di cambiare il mondo con gli antichi impulsi, con le guerre e in genere con le tradizioni del passato è un androide lunare, cioè un essere che di umano ha solo la forma. La civiltà del futuro non può più basarsi su un “civis romanus” ancorato a sequestri (ratto delle sabine) e su lotte fratricide (Romolo che uccide Remo), perché nel terzo millennio la tradizione lunare si farà solare nella misura in cui l’uomo seguirà regole di luce diretta e non riflessa. In caso contrario il cosiddetto nuovo ordine mondiale predicato dagli antichi impulsi dovrà confliggere col cosmo stesso, vero ordine, e con il Culto di “ur” (in ebraico “luce”), vera cultura.

 

Rudolf Steiner

“Quel che occorre per un nuovo assetto sociale”

(“I punti essenziali della questione sociale”,

Ed. Antroposofica, Milano 1980, cap. 5° de

“In margine alla triarticolazione dell’organismo sociale”, p. 147)

Traduzione Schwarz-Bavastro a cura di Nereo Villa

Ogni capoverso (§) è qui numerato in base alla 4ª ed. italiana del 1980

 

1. Non si può scoprire il senso di realtà vivente nell’idea di triarticolazione dell’organismo sociale se la si paragona alle idee di tradizione in cui cresciamo per educazione e consuetudini circa la pratica di quanto appare possibile. Il caos sociale e statale in cui siamo piombati è deriva appunto da abitudini di pensiero e di sentimento a cui tali tradizioni ci hanno condotto, e che sono state superate dalla vita. Quindi chi obietta che la triarticolazione non tiene conto degli impulsi da cui sono derivate finora le istituzioni umane, vive nell’inganno che superare tali impulsi sia una colpa contro ogni possibile ordinamento sociale. Ma l’idea di triarticolazione poggia sulla conoscenza che il credere a un’ulteriore efficacia di tali impulsi sia il più grave ostacolo al sano progresso fondato sull’attuale gradino evolutivo umano raggiunto.

 

2. Che non sia più oltre possibile coltivare gli impulsi antichi, dovrebbe essere riconosciuto dal fatto che questi impulsi hanno perso la forza di spingere gli uomini ad un lavoro produttivo. Gli impulsi antichi del reddito da capitale e del reddito da da guadagno salariale poterono dare tale spinta solo finché c’era ancora quel tanto che dei valori antichi  poteva destare l’inclinazione e l’amore dell’uomo. Questi valori di vita si sono dimostrati chiaramente esauriti nell’epoca trascorsa. Aumentano sempre più i capitalisti che non sanno più per che cosa debbano ammassare capitale; sempre più numerosi sono anche i salariati che non sanno più per quale scopo lavorare [il grassetto è mio - ndc].

 

3. L’esaurimento degli impulsi attivi nelle compagini statali è evidente nel fatto che oggi è divenuto ovvio, per molti, considerare lo Stato come fine a se stesso, dimenticando che lo Stato esiste PER [il maiuscolo è mio - ndc] gli uomini. Si può considerarlo fine a se stesso soltanto perdendo l’interiore individuale affermazione di sé come esseri umani, fino al punto di non esigere più per - e da - questa, adeguate istituzioni statali. Allora si è portati a cercarne l’essenza in ogni sorta di istituzione statale, contrastante in realtà col suo vero compito. Si diventa smaniosi di attribuire alle istituzioni di Stato più di quanto occorra all’affermazione di sé da parte degli esseri umani in esso riuniti. Ma ogni “più” attribuito allo Stato, significa un “meno” attribuito agli esseri umani che lo sostengono.

 

4. Nella vita spirituale l’infruttuosità degli impulsi antichi si palesa nella generale sfiducia nello spirito. Ci si interessa a condizioni non spirituali della vita, a cui si dedicano osservazioni e pensieri. Quanto proviene da creazione spirituale si preferisce considerarlo come una faccenda personale di chi la produce, ed anche se ciò volesse essere accolto nella vita pubblica si cerca piuttosto di ostacolarlo. È una delle più diffuse particolarità dei nostri contemporanei la mancanza d’intendimento per il lavoro spirituale individuale dei propri simili.

 

5. Il nostro tempo ha bisogno di rendersi conto di quanto logorati siano ormai i suoi impulsi economici, statali e spirituali. Da questo riconoscimento dovrà accendersi un energico volere sociale. Non saranno poste le fondamenta della necessaria ricostruzione finché non si riconosca che le nostre calamità economiche, statali e spirituali non sono causate soltanto da condizioni esterne della vita ma dalla disposizione animica dell’umanità moderna.

 

6. Nell’anima dell’umanità si è prodotta una lacerazione. Nei moti istintivi, inconsci della natura umana rumoreggia un elemento nuovo. Nel pensare cosciente le antiche idee non vogliono seguire i moti istintivi. Ma anche i moti istintivi migliori diventano barbarici e bestiali se non sono illuminati da pensieri adeguati. Dall’animalizzazione dei propri istinti, l’umanità attuale è spinta verso una situazione pericolosa. La ricerca di nuovi pensieri per una condizione nuova del mondo è la sola cosa che possa portare salvezza.

 

7. Un appello alla socializzazione che non consideri tutto questo, non può condurre a nulla di salutare. Va superata la paura che si ha di considerare l’uomo come un essere animico e spirituale. Una trasformazione unilaterale della vita economica, un rinnovamento unilaterale della struttura statale, senza la coltivazione di condizioni socialmente sane e feconde dell’anima, sono adatti a cullare l’umanità in illusioni invece di permearla di senso di realtà. E siccome sono pochi coloro che sanno decidersi a riconoscere il problema della vita attuale e del prossimo avvenire, nel senso lato di un problema riguardante sia ordinamenti esteriori che rinnovamenti interiori, si procede così adagio sulla via della ristrutturazione della società. Dire come fanno molti che il rinnovamento interiore richiede tempi lunghissimi che non vanno precipitati, nasconde la paura di un tale rinnovamento. Invece il giusto atteggiamento può risiedere solo nel prendere energicamente di mira TUTTO quanto può condurre al rinnovamento, e vedere poi con quanta minore o maggior rapidità si avanzi sul cammino della vita.

 

8. Gli avvenimenti degli ultimi anni [allusione di Steiner alla prima guerra mondiale - ndc] hanno sparso un certo sfinimento nei nostri contemporanei; uno sfinimento che bisogna superare per amore delle prossime generazioni, e della civiltà del prossimo avvenire. Mosso da tali sentimenti ho presentato al pubblico l’idea della triarticolazione. Potrà forse essere imperfetta magari anche storta; i suoi sostenitori capiranno, se la si combatterà dal punto di vista di altre idee nuove. Ma che la triarticolazione  appaia “incomprensibile” perché contrasta con abitudini antiche, non potrà mai considerarsi segno che i suoi avversari abbiano inteso il richiamo che sorge oggi dall’evoluzione umana, facendosi sentire in un modo sufficientemente energico.