Il tutto ebbe fine quando conobbi lei. La prima volta che la vidi stavo per dare le ultime pennellate ad una delle mie migliori opere. Ero talmente immerso nel mio lavoro che non mi accorsi subito della sua presenza.

Quando finalmente terminai la tela i miei occhi si posarono incerti su quella angelica presenza e, scrutando il lavoro che avevo appena concluso, capii che la migliore opera presente in quel luogo era lei. Era bella e, allo stesso tempo, fragile come una splendida rosa. Mi sembrava una cosa veramente impossibile poter vivere senza di lei. Fu proprio quando incominciai a conoscerla in modo più profondo che capii che, come quello stupendo fiore, era irta di spine che non sarei mai riuscito a levare facilmente. Tentai più volte di aiutarla a risolvere i suoi problemi rischiando solo di rimanere ferito.

Mentre, ormai, cercavo di fare andare avanti questa travagliata relazione, intorno a me si formavano nuove coppie. Vidi relazioni navigare tra bottiglie di alcolici e pianti, farsi avanti tra pugni e lividi e, alla fine, sciogliersi per motivi infantili. Tra tutto ‘sto schifo riuscii a intravedere una piccola luce che mi istillò la speranza di andare avanti. Questa fantastica coppia riusciva a mantenersi intatta tra litigi, problemi, giorni tristi e sempre nuove discussioni. Sembrava la solita relazione che nasce per poi concludersi dopo pochi giorni ma con una grande differenza: in quel genere di coppia mancavano dell’unico elemento fondamentale che in questo caso era fortemente presente, il vero amore. Provai per la prima volta una grande gelosia nei loro confronti e di quel loro fantastico rapporto sapendo di non poter mai ottenere qualcosa di simile anch’io.

Ormai la mia storia si era bloccata in un drammatico punto di stallo. Lei, nonostante tutti i miei tentativi, non voleva essere aiutata a risolvere i problemi che l’affliggevano e, cosa ancora peggiore, non si accorgeva che attorno a sé c’erano molte spalle amiche su cui appoggiarsi.

Un brutto giorno arrivò la tragica proposta che da tempo incombeva minacciosa sulla nostra relazione. Decidemmo di lasciarci finché non saremmo riusciti a risolvere qualsiasi nostro problema. La botta che presi mi ridusse il cuore in mille pezzi ma cercai di non darlo a vedere.

Tornai a casa. Raggiunta la camera la collera mi pervase tutto il corpo, il cervello non volle più sapere di ragionare e incominciai a smaltire la mia ormai famosa rabbia contro muri e qualsiasi oggetto che mi si parava davanti. I miei occhi, in un momento di lucidità, notarono un fievole bagliore e, come le mosche sono attratte dalla merda, mi diressi inconsciamente verso quell’inaspettato fenomeno. Scoprì che quella luce scaturiva dallo specchio che avevo appeso vicino alla porta. Rimasi a lungo a fissare quell’immagine riflessa come se ne fossi ipnotizzato. Il mio cervello venne folgorato da continue immagini del passato che scorrevano velocemente tutti i celestiali momenti passati in sua compagnia. A un certo punto tutti quei ricordi svanirono in una coltre di fumo e una luce intensa scaturì da un profilo femminile a me familiare.

 

 

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