Ogni linea del corpo era ben delineata e, sotto l’effetto di un eccesso di sostanze chimiche secrete da ogni mia cellula, seguivo ogni suo armonioso movimento. Ero ormai in balia di quella paradisiaca visione come le acque di un fiume che, fluide, sono costrette a seguire ogni lieve variazione del letto in cui scorrono. Quando cercai di comprendere meglio quello che mi stava accadendo, quella falsa figura sconosciuta, sfumando via fievolmente, scomparve lasciando solo un oscuro vuoto.

Il mio braccio si mosse come se fosse animato da una forza estranea e colpì lo specchio. Il pugno che avevo sferrato era perfettamente all’altezza del viso che si rigò di rosse lacrime. Nonostante avessi notato le leggere ferite sul dorso della mano, mi domandai dov’erano finite quelle calde gocce che nei momenti tristi solcavano le mie guance lasciandomi nuovi solchi sia sul viso che nel cuore. Capii che il mio corpo era diventato secco come la terra arida di un deserto e che l’unica parte di me che aveva fatto scaturire quelle salate lacrime era quella che pensavo irrimediabilmente persa, la mia anima.

Ho sentito affermare che nel mondo esiste solo un’anima gemella per ogni essere vivente e quando le due si incontrano scaturisce quell’amore vero che tutti, come dei pionieri, cercano. Se fosse realmente così credo proprio che qualcuno si sia dimenticato di crearne una anche per me. Dopo ogni storia che ho vissuto gli unici sentimenti che rimanevano a farmi compagnia alla fine erano la rabbia e una grande tristezza. A questo punto ditemi se non è naturale domandarsi perché Dio ha creato un sentimento che tutti chiamano amore ma che io reputo solo la più grande piaga da cui l’uomo non ha nessun modo per sfuggire.

 

 

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