- 4° CAPITOLO -

 

Non posso ancora credere di ritrovarmi, a malincuore, a far parte della cerchia dei cuori spezzati. Ritenevo di non poterci finire mai avendo, già da piccolo, ripudiato dal mio cuore un sentimento che pensavo inutile.

Questa mia sentenza era stata presa dopo aver giudicato sotto ogni aspetto le prove a sfavore. Quelle che più avevano influenzato la mia decisione erano la tremenda timidezza e, quindi, la mia vulnerabilità verso gli scherni dei membri del genere femminile.

Nonostante questa inappellabile decisione, con il passare degli anni, nel mio freddo cuore si formarono grosse crepe. Incomincia a risentire l’ormai perduto torpore provocato da quel sentimento creduto disperso nei meandri più inaccessibili del mio cuore.

Mi accorsi di questo mio enorme errore quando scoprii, rischiando di andare a schiantarmi in moto, di provare qualcosa di troppo grande per me nei confronti di una mia coetanea. Sembrava un sogno reso realtà in quell’istante di fronte a me. I suoi lunghi capelli castani, muovendosi dolcemente, seguivano ogni leggero sbuffo di vento disegnando sinuose forme nell’aria per poi ricadere su quel piccolo corpo da donna. Mentre la fissavo in ogni sua perfezione mi sentivo osservato dai suoi sinceri occhi fanciulleschi che sembravano non esser mai stati violati dagli orrori di questo mondo imperfetto.

Nonostante i miei innumerevoli tentativi di farmi notare facendole capire quello che realmente provavo nei suoi confronti, lei mi riteneva poco più di un buono amico. Quella fu proprio la prima volta che m’innamorai seriamente di qualcuno abbandonando qualsiasi mia stupida convinzione precedente ma, allo stesso tempo, provai una sofferenza mai conosciuta prima per un rapporto che non avrei mai potuto ottenere. Dopo quella volta amai, o almeno mi piaceva crederlo, molte altre ragazze ma non riuscii mai a ritrovare ciò che realmente mi aveva affascinato la prima volta lasciandomi cosi solo un gran vuoto dentro e riempiendomi il cuore d’amarezza. Giunsi ad un punto tale che non riuscivo più a sopportare quella tremenda sensazione e a ripromettermi di non volerla mai più riprovare. Me la ricordo ancora bene quella sera. Era la notte di capodanno del ’98 e, mentre tutti gli altri festeggiavano felici l’arrivo del nuovo anno, io sentivo sempre più la mancanza di essere realmente amato da qualcuno. Fu nel momento in cui raggiunsi il culmine della sopportazione umana che la tristezza mi fece riprendere in considerazione un’antica scelta abbandonata durante la mia burrascosa infanzia.

Contemplai a lungo quel meraviglioso cielo stellato e, abbandonandomi a quella gelida serata, mi ripromisi di diventare più freddo e insensibile di quella notte. Questa volta il giuramento ebbe ancora più breve durata di quello precedente.

 

 

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