Nell'introduzione, del libro di Franco Fava 'MOTTI E DETTI BERGAMASCHI' si legge:
"Le terre comprese, tra' il lago di Como, ed il lago d'Iseo, chiamaronsi
Orobia e, le genti che vi ebbero stanza, Orobii. Molto si disquise, sulle
origini di questi popoli, ma credo, che non si sia mai potuto assicurare,
chi, si fossero, ne' donde venissero. Cornelio Alessandro, trovando che,
nella lingua greca, "Orobii", significava, "abitatori di monti", (oros=
monti: bios=vita), li credette greci, ma Catone confesso' di non conoscerne
l'origine. L'etimologia del solo nome di un popolo, e' troppo poco, e spesso
e' guida troppo mal sicura, per sentenziare sulla provenienza di detti.
Siccome Cornelio Alessandro, giudicando dal nome, trae gli Orobii di Grecia,
nello stesso modo il nostro Gian Grisostomo Zanchi, trovando che in lingua
ebraica, Orobii, significa "Monti-Figli", volle farne risalire l'origine
fino ai primi nipoti di coloro, che scamparono dalle acque del diluvio universale. Bullet (noto storico), invece li credette Celti poiche' anch'egli
trova, che in Celtico "Or" vuole dire "elevazione, montagna", e "Byw o Byy"
significa "vivere": onde "Orbyy"="viventi in montagna, luoghi elevati".
Non volendo entrare in difficili disquisizioni, m'accontentero' d'aver solo
accennato a queste diverse opinioni, e daro' inizio alla presente scrittura
con la venuta dei Galli".
Questi popoli d'Asia, che nella loro lingua chiamavansi Celti, e, nella lingua latina Galli, attraversarono la Germania e vennero ad abitare nella contrada, che da loro prese il nome di Gallia. In progresso di tempo, per, esservisi forse troppo moltiplicati, o per interne discordie, o forse allettati
come dice Tito Livio, dalla squisitezza dei nostri cibi e vini, condotti
da Belloveso, passarono le Alpi (587 A.C.). Fermaronsi nel bel piano lombardo
e pare abbiano voluto esprimere la grande fertilita' col nome di Milano,
il quale, in lingua celtica, varrebbe "Paese fertile abbondante".
Alle turbe di Belloveso, seguirono i Galli Cenomani, i quali passarono l'Adda
e si estesero in queste nostre terre. I luoghi che questi invasori scelsero
a loro dimora, furono quindi chiamati "Gallia Cisalpina", cioe' Gallia al di
qua' delle Alpi, rispetto a Roma. Stabilitisi i Galli Cenomani in questo
nostro paese, pare abbiano nominato con voci di loro lingua, le abitazioni
che andavano fondando ed ampliando. Di cio' fanno fede i nomi di molti luoghi
della nostra provincia, ai quali, si puo' trovare abbastanza soddisfacente
spiegazione, coll'aiuto del Celtico. In questa lingua "Berghem", significa
"abitazione montana": "Ada"="acqua cerulea": "Sère"="acqua rinchiusa"
"Ama e Amöra"="abitazione-casa": "Braca"="Punta": "Erve"="Campo": "Par"=
"Gran Campo": "Salmesa"="abitazione alla sorgente". Questi sono solo esempi
Altro significativo esempio e' che la voce Celtica "Irna" voglia indicare
"Ellera" (pianta con caratteristiche di estensione alle sue radici), e, dal
Celtico "Hirn"="lungo, esteso".
In val S. Martino, il Giunco (pianta acquatica), e' chiamato "Magòs", in
Celtico, "Mag-us", varrebbe "paglia che nasce nelle acque stagnanti".
Oltre il Greco, si trova nel nostro dialetto, un'altro elemento, che rammenta
il tempo, in cui un'accozzaglia di barbari (i quali, con vocabolario collettivo
chiamaronsi Teutoni, poi Germani) scesero a devastare questa nostra
cara Italia. I Goti, che qui' erano scesi sulla fine del 400, condotti da
Alarico (Cosenza il confine), vi dominarono per circa settant'anni.
Dopo non molto tempo, i Longobardi, popolo anch'esso di razza germanica,
portando con se' le intere famiglie, calarono dalle Alpi (568 A.C.), occuparono
il Friuli, Vicenza, Verona, Padova, Mantova, Brescia, Bergamo, Milano,
ed in meno di due anni, furono padroni di quasi tutta l'alta Italia e media
Italia. Stabilironsi in queste contrade, vi durarono duecentotrentadue anni,
e, come scrisse Niccolò Machiavelli, nel Suo sibillino modo di interloquire:

