Ho fatto un sogno.
Mille mani schiaffeggiavano e graffiavano il mio viso.
Le labbra,
esangui,
erano semiaperte
senza suoni, colori, odori, sapori
senza forma;
si muovevano impercettibili
contorcendosi di tanto in tanto come piccoli serpenti albini.
Gli occhi erano vacui,
neri,
senza fondo,
senza pupilla, senza cielo e senza nuvole.
La pelle era tesa, grumosa
fredda e secca,
come un deserto di ghiaccio in pieno Antartide.
Le mani schiaffeggiavano la mia pelle
con le dita coperte di mille spilli.
Le mani erano invisibili, inconsistenti
e sconosciute.
Gli schiaffi
quelli no,
non erano sconosciuti.
Erano il dolore della tua assenza
La rabbia il pianto il grido il terrore
i rimpianti
Ho fatto un sogno.
Poi mi sono svegliata di soprassalto
cercandoti nel buio,
con gli occhi spalancati come i fari di una macchina
cercandoti,
cercandoti
e se non ti trovavo
era solo perchč non vedevo,
accecata dalla paura dalla rabbia,
dalla morte.
Mi č bastato abbassare lo sguardo
per vedere
te
i riccioli neri sparsi sul cuscino,
le labbra leggermente piegate all'insų
le palpebre distese
e il respiro regolare.
Assopito nel pių profondo dei sogni.
Ho sorriso.
E nel sonno mi sono rigirata,
abbracciandoti per non lasciarti andare.
Ho fatto un sogno.
A M. V.
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