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STORIA DI ROMA



LA REPUBBLICA

La seconda guerra punica - III° Parte
(211 - 207 a.C.)


La guerra in Spagna - Publio Cornelio Scipione - La conquista di Carthago Nova -
La battaglia del Metauro - La fine del dominio cartaginese in Spagna

 



La guerra in Spagna

Dal 215 si trovavano sul fronte spagnolo i fratelli Scipione, Gneo e Publio (già protagonisti della battaglia sul Trebbia). Publio era omonimo di quel Publio Cornelio che più avanti sarebbe prepotentemente entrato nella storia.

Lo scopo della spedizione romana era arginare i tentativi di invasione cartaginesi e privare Annibale dei rinforzi. La Spagna era per i fratelli Barca la base strategica della campagna europea, lì vi avevano fondato la loro citta, Carthago Nova, nelle intenzioni e nel nome una seconda Cartagine, capitale del futuro regno punico nel contintente. Del fronte spagnolo si occupavano Asdrubale e Magone, i fratelli di Annibale.

I fratelli Scipione avevano passato l'Ebro ed erano vicini a Sagunto, la città che fu il casus belli del conflitto. Presso Dertosa, assediata dai romani, si svolse la prima battaglia con i cartaginesi. Vinsero gli Scipioni. La vittoria permise di rallentare le mire espansionistiche cartaginesi e a far cambiare orientamento politico alle tribù iberiche locali, oltre a provocare una prima ondata di ottimismo in patria, a Roma.

Intanto Asdrubale dovette ritornare in Africa per sedare la rivolta di Siface, re di Numidia, si dice "incoraggiato" alla rivolta dagli stessi Scipioni (come sempre la guerra fu anche "diplomatica").

Nei tre anni che servirono ad Asdrubale per sconfiggere Siface, i fratelli Scipione avevano riportato ulteriori succesi, tra i quali la riconquista di Segunto, nel 212.

L'esercito cartaginese, riorganizzatosi, ingaggiò nel 211 la battaglia decisiva. Asdrubale riuscì a dividere gli eserciti dei due fratelli Scipione per poi affrontarli separatamente. I romani furono nettamente sconfitti, gli stessi Scipioni morirono, e quel che restava dell'esercito romano si dovette ritirare nuovamente oltre l'Ebro, dove mantenne, pur nelle dificoltà, le posizioni.


Il promettente Publio Cornelio Scipione

Già da tempo a Roma si stava facendo largo un giovane e promettente condottiero, Publio Cornelio Scipione. Era un personaggio carismatico, si dice fosse affabile nei modi, sicuro di sé e della sua futura gloria e avesse un profondo sentimento religioso (nelle sue scelte si affidava al responso dei sogni e degli dei), tra la popolazione godeva di gran favore, grazie anche all'episodio che lo vide salvare la vita al padre nella battaglia del Ticino.

Nel 211 il senato romano mandò sul fronte spagnolo il pretore Claudio Nerone, ma la sua tattica "del temporeggiatore" ancora una volta non venne gradita sia dai senatori che dal popolo. A questo punto si acclamava a gran voce di sostituirlo con Scipione.

Pur essendo solo venticinquenne e non avendo ancora titoli, il senato lo nominò proconsole e lo mandò sul fronte spagnolo con due legioni da aggiungere a quelle che già vi si trovavano.

L'arrivo di Scipione in Spagna, nel 210, risollevò il morale alle truppe, anche perché il generale riorganizzò l'esercito eliminando di fatto un certo lassismo e una certa disorganizzazione che si era impossessata delle legioni.


La presa di Carthago Nova

La prima impresa di Scipione fu quanto mai eclatante. Preso atto che le legioni cartaginesi erano sparpagliate su tutto il territorio iberico, decise di puntare direttamente su Carthago Nova.
La città sorgeva su un promotorio, da un lato era difesa da mura, dall'altro un'impervia scogliera rendeva difficile lo sbarco via mare. Scipione disponeva, oltre alle legioni, di un contigente di navi.

In un primo momento l'esercito romano ingaggiò battaglia presso le mura in modo da attirare l'attenzione della guardia verso terra. Sfruttando la bassa marea, dal mare le navi sbarcarono 500 legionari muniti di scale, che ebbero gioco facile nel risalire la scogliera e penetrare in città. La sorpresa fece crollare le difese nemiche, ormai circondate. Ciò accadde nel 209.

Il crollo di Carthago Nova fu un durissimo colpo per i cartaginesi. Persa la possibilità di stabilire una base in Sicilia, perdevano improvvisamente la sede storica della loro invasione. Grosse quantità di provviste e di armi passarono al nemico, nonché un certo numero di ostaggi.

Scipione dimostrò tutta la sua abilità politica e la sua nobiltà di carattere quando si trattò di restituire alcuni ostaggi iberici, di fronte alle offerte di riscatto, egli restituì gli iberi senza chiedere in cambio nulla. Tutto ciò, unita alla presa di Carthago Nova, portò i favori della popolazione spagnola verso Roma.


La battaglia del Metauro

Asdrubale, nel 207, decise di puntare verso l'Italia per congiungersi al fratello, seguendo la stessa via da lui percorsa nel 218. La spedizione consisteva in 20.000 uomini, ma contava di trovare altri soldati strada facendo, soprattutto tra le popolazioni di Galli. Malgrado la presa di Carthago Nova, Scipione venne meno così al suo compito, che era quello di impedire al fratello di Annibale di lasciare la Spagna.

A Roma si corse ai ripari. Vennero eletti consoli Claudio Nerone e Marco Livio Salinatore. Livio presidiò con il suo esercito il nord, mentre Claudio Nerone ebbe il compito di tenere a bada Annibale che si trovava come sempre più a sud, in Apulia.

Per informare il fratello dei suoi piani, Asdrubale aveva mandato alcuni corrieri. Disgraziatamente questi caddero nelle mani di Claudio Nerone che venne così a conoscenza dei piani di ricongiungimento.

Claudio prese una decisione improvvisa e coraggiosa. Lasciati sul posto alcuni soldati a sorveglianza di Annibale, nottetempo partì con tutto il suo esercitò verso nord, con l'intenzione di riunirsi alle legioni di Livio. Ora Roma poteva disporre di un esercito riunito di 40.000 uomini.

Quando Asdrubale si accorse delle forze preponderanti romane, cercò di aggirarle, ma alla fine dovvete affrontare la battaglia presso il fiume Metauro, nel 207. La battaglia fu un trionfo romano, la spedizione cartaginese venne annientata, lo stesso Asdrubale perse la vita in battaglia e i romani tagliarono la testa al cadavere gettandola davanti all'accampamento di Annibale (in questo non si mostrarono molto riconoscenti nei confronti del generale che aveva accordato degna sepoltura a Claudio Marcello, vittorioso a Siracusa, caduto in Puglia nel 208 dopo aver riconquistato Taranto nel 209: Annibale ordinò che il suo corpo fosse seppellito con tutti gli onori militari).

La battaglia fu quanto mai decisiva per i romani. Con la morte di Asdrubale, Annibale venne privato di qualsiasi possibilità di aiuto, e la sua sorte, dopo 15 anni di vittorie sull'intero suolo italico, sembrava più che mai segnata. Le popolazioni della penisola non appoggiavano più i cartaginesi, i quali non godevano ormai di molte possibilità di vittoria. Annibale era ormai solo.


La fine del domonio cartaginese in Spagna

Nel 207 Scipione attaccò l'esercito cartaginese a Silpia, presso il fiume Baetis. In Spagna, per i punici, erano rimasti Magone e un altro Asdrubale, figlio di Giscone. Sebbene Cartagine avesse mandato rinforzi, la vittoria fu ancora una volta dei romani.

Magone con le truppe superstiti si ritirò a Cadice, e fece poi un tentativo di rinconquistare Carthago Nova, ma fallì. Quando ritornò a Cadice, la città si era già consegnata pacificamente ai romani. Magone non potè altro che tornare a Cartagine.
Fu la fine del dominio cartaginese in Spagna, nel 206 la penisola era definitivamente liberata.

 

 

 

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