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STORIA DI ROMA



LA REPUBBLICA

La seconda guerra punica - II° Parte
(216 - 211 a.C.)


Il dopo Canne - La guerra in Sicilia -
Annibale, alle porte di Roma, rinuncia e perde Capua

 



Il dopo Canne: le strategie puniche

Per perorare la causa della sua campagna di conquista agli occhi di Annone il Grande, Annibale mandò in patria suo fratello Magone con una nave carica degli anelli d'oro dei cavalieri romani uccisi in battaglia, l'impressione fu grande, ma il re cartaginese continuava a ritenere una eventuale pace con Roma più fruttuosa della guerra. Nonostante ciò Annibale ottenne rinforzi (4.000 numidi, 40 elefanti, oltre a 20.000 fanti e 40.000 cavalieri).

L'intenzione di Annibale era quella di rovesciare Roma attraverso la perdita degli alleati italici. Il nord era già destabilizzato, il sud si avviava ad esserlo, nell'Adriatico Annibale aveva mobilitato, grazie ad una alleanza, il re Macedone, Filippo V (ma il nuovo fronte non fu mai in grado di impensierire i romani). La guerra con Filippo viene definita dagli storici come "prima guerra macedone", ben altre due guerre più impegnative vedranno protagonisti i due regni in futuro.

Ora i punici puntavano alla Sicilia: nelle intenzioni l'isola doveva diventare la base logistica per accogliere i rifornimenti dalla madre patria e un territorio stragegico sicuro più vicino allo scenario bellico rispetto alla Spagna. Se il suo piano fosse giunto a compimento, la Sicilia sarebbe diventata il primo anello della conquista della penisola.


La guerra in Sicilia: l'assedio di Siracusa

A contrastare Annibale in Sicilia fu mandato il bellicoso generale Claudio Marcello. Ma nonostante gli sforzi, le prime battaglie volsero ancora a favore dei cartaginesi.

Il popolo siciliano fu quasi interamente dalla parte di Cartagine. Agrigento fu occupata da Annibale.
Siracusa era passata al fianco del generale cartaginese. Alla morte del suo tiranno Gerone II, grande amico di Roma, il consiglio cittadino aveva deciso di schierarsi con Annibale. A Claudio Marcello non restò altro che iniziare l'assedio della città: durò due anni, dal 213 al 211. Le sue truppe stringevano la città da mare e da terra, ma dovettero subire il leggendario attacco delle geniali macchine di Archimede, ospite della città (gli specchi ustori che affondavano le navi bruciandole e gigantesche ancore-arpioni che penetravano gli scafi facevandoli rovesciare).

Nonostante ciò, Claudio Marcello ottenne la caduta di Siracusa, dopo una lunga battaglia condotta quartiere per quartiere. Archimede stesso morì, e molti tra i siracusani, accusati di tradimento, furono trucidati. La città stessa venne saccheggiata per ridare fiato alle esauste casse romane. Siracusa era di vitale importanza per tutta l'isola, anche Agrigento non poteva che arrendersi
, mentre già Annibale era a Taranto, consegnatasi al nemico in forza dell'ennesimo tradimento.

La mancata conquista della Sicilia fu il primo duro colpo ai piani cartaginesi. Ora i rifornimenti ad Annibale sarebbero dovuti arrivare ancora dalla Spagna, lontana e sul fronte di guerra (si veda la
parte III°).


Annibale alle porte di Roma, la caduta di Capua

Nel frattempo, nel 212, i romani, facendo appello ai cittadini perché consegnassero gli averi alla patria e varando nuove tasse (la guerra aveva esaurito l'erario), cominciarono ad assediare Capua, nella quale si trovava, tra gli agi e le mollezze che la città offriva, lo stesso Annibale e il suo esercito.

I romani impedivano sistematicamente ad Annibale di uscire dalla città, avevano costruito tutto intorno un complesso sistema di macchinari d'assedio e lottavano con vigore ogniqualvolta una spedizione nemica minacciava di sfondare lo sbarramento.

Annibale decise di tentare la marcia su Roma, con la speranza che l'esercito assediante seguisse l'esercito cartaginese e interrompesse l'assedio di Capua.
Non fu così. Sebbene Annibale riuscisse ad uscire dalla città, grazie all'ennesimo stratagemma (fece muovere l'esercito di notte dopo avere accesso ingannevolmente le torcie nel suo accampamento), l'esercito assediante non lo seguì, fatto che si dimostrò decisivo nello sviluppo successivo degli eventi. Annibale ebbe quindi gioco facile nella sua marcia verso Roma, giungendo alle sue porte senza incontrare resistenza.

Tutti pensarono che Annibale volesse sferrare l'attacco finale e la popolazione già si preparava a subire le conseguenze del saccheggio nemico, ma non fu così. Forse in considerazione del fatto che le mura delle città, fortificate da Fabio Massimo, erano praticamente inespugnabili, che a Roma si trovavano ancora quattro legioni e che alle spalle aveva Capua ancora assediata, Annibale, dopo avere saccheggiato le campagne, decise di fare marcia indietro, e dirigersi verso l'Apulia, abbandonando la stessa colonia campana al nemico.

Per Capua fu il crollo (211). Senza i cartaginesi la città venne occupata dai romani, che non ebbero molta pietà per coloro che consideravano traditori (gli stessi capuani dovettero bere l'amaro calice del tradimento di Annibale). I membri del senato capuano e i notabili furono condannati, parte della popolazione ridotta in schiavitù. La stessa città perdette l'indipendenza e fu nominato un pretore romano allo scopo di governarla come comunità in sudditanza. Fu l'inizio della riscossa romana.

 

 

 

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