PAOLINO un scito do belin!

Il mito di Gilberto Govi: la carriera  2/3

Serbare un ricordo di Gilberto Govi è facile, ed è difficile. Facile perché la sua è ancora storia recente, la sua voce è ancora viva attraverso memorie dirette vicinissime, films e dischi che ce la ripropongono intatta e fresca come quando usciva dalle sue labbra. Difficile soprattutto in quanto G. è fra gli artisti che, ancora operanti in età avanzata, hanno riattivato per anni, in un tempo ormai cambiato, un patrimonio di gusto, di scuola, di modi espressivi e di metodi di lavoro legati ad un'epoca che l'evolversi della cultura e del linguaggio hanno ormai fatalmente sommerso. E forse proprio in questo, far accettare formule superate ad un pubblico anche vastissimo, sta la vera sconcertante grandezza di uomini come Gilberto Govi.
Nel 1998 ricorreva il decennale del Premio Govi, patrocinato dal Comune di Genova e assegnato a una persona che abbia reso onore al dialetto, in qualsiasi regione italiana. Dal 1989 ad oggi è andato a personaggi come Roberto De Simone, Tino Carraro, Turi Ferro, Luigi Squarzina, Dario Fo, Gino Bramieri, e alla genovese Lina Volonghi.
Govi
G., il grande creatore del teatro genovese, il più rappresentativo e popolare ambasciatore di genovesità in Italia e all'estero, fu protagonista di numerose commedie. Una delle prime fu "Pigiâse o mâ do Rosso o cartâ"* di N. Bacigalupo, messa in scena al teatro Paganini nel 1913. "I manezzi pe' majâ na figgia", celebre cavallo di battaglia per oltre 50 anni, una girandola di trovate comicissime attorno a una madre, Giggia, per far sposare la figlia Matilde. "Pignasecca e Pignaverde", che esordì nel 1957 con il titolo "Pigna Secca e Pigna Verde", grande successo goviano basato su Alessandro Raffo e Felice Pastorino, due splendidi caratteri di avari incalliti attorno ai quali si svolge una serie di vicende familiari con il classico lieto fine per tutti. "L'avarizia è un difetto, il risparmio una qualità" disse in un'intervista. "Gustavino e Passalacqua", una delle commedie più comiche del suo repertorio. "Colpi di timone" (leggi trama), rappresentata per la prima volta a S. Remo nel 1935, il comandante Giuseppe Bevilacqua, navigante e armatore di indubbia onestà e di carattere schietto e leale, è uno dei personaggi di maggior spessore umano che ha interpretato; comico e drammatico si alternano con finale a sorpresa. E poi ancora "Articolo V" (ripreso dalla Tv ma non registrato all'atto della messa in onda), "Metallurgiche Tiscornia" (1953), "Sotto a chi tocca" (1959), "Gildo Peragallo ingegnere" (1960), "Quello bonnànima" (1958), "Il porto di casa mia" (1957), "Impresa trasporti" (1925) e "L'indimenticabile agosto" rappresentato al teatro Odeon di Milano il 3 gennaio 1938.
Colpi di Timone
I films. G. non ne girò molti, egli infatti preferiva il teatro dove la battuta gli veniva spontanea sul momento e non era costretto a recitare a memoria. "Colpi di timone" (1942), tratto dall'omonima commedia, fu il suo primo film, interpretato insieme a Paolo Stoppa, Giuseppe Porelli, Dina Sassoli, Amalia Chellini e Sergio Tofano; poi venne "Che tempi!" (1947), tratto da "Pignasecca e Pignaverde", girato con interpreti d'eccezione allora giovanissimi quali Walter Chiari, Paolo Stoppa, Alberto Sordi e Lea Padovani; "Il diavolo in convento" (1951) girato con Ave Ninchi, Barbara Florian e Mario Pisu; infine "Lui, lei e il nonno" (1961), unica pellicola a colori, con Walter Chiari, Lauretta Masiero e Carlo Giuffré. Nei suoi films si amalgamano comicità e sentimento nonché storie di vita quotidiana: ricordo in "Che tempi!" una scena in cui un giovane chiedeva l'elemosina e G. gli risponde, con una cadenza genovese ormai scomparsa, "In porto c'è lavoro per tutti!", ma poco più avanti si ferma di fronte a un'anziana donna che chiede la carità e, di nascosto, tira fuori dal borsellino una banconota (questo vuole insegnare che bisogna aiutare solo chi è realmente bisognoso, n.d.r.).
Da tutti i suoi films traspare una schiettezza e una semplicità di vita in una Genova antica ormai scomparsa per far posto all' ipocrisia e al caos dei nostri giorni. Se vi capitasse di avere un momento libero, magari in una giornata uggiosa, vi consiglio di noleggiare una delle opere citate disponibili in cassetta (ed. VideoRai) nelle migliori videoteche.
I dischi incisi da G. riguardano monologhi delle più famose commedie nonché una recitazione di "Ma se ghe penso" (ed. Cetra-45 giri) con sottofondo musicale del M° Piero Pavesio. I suoi ricordi sono stati conservati gelosamente dalla moglie che successivamente li ha donati al comune di Genova. Il suo studio è stato ricostruito presso il Museo di Sant'Agostino a Genova ed è visitabile a richiesta, si possono consultare i copioni e le fotografie.
- Ascolta la commedia "Colpi di Timone", con una intervista a Paolino di esseottoradio per la rubrica "Discografia vinile" su Govi e il teatro dialettale genovese (59 min).
* "Pigiâse o mâ do Rosso o cartâ" (letteralmente: Prendersi il male del Rosso il cartaio) è un antico detto genovese che significa "occuparsi del male degli altri, senza pensare al proprio". L'origine del detto: un napoletano, mentre era condotto alla ghigliottina, si preoccupò di scrivere per la strada sconnessa che doveva percorrere, quindi si preoccupava dei problemi altrui senza pensare ai suoi (l'essere condotto al patibolo).

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