Il Bene
 ed
il male

«Grandi guerre, piccole paci»


«All’inizio c’è la guerra, l’uomo è lupo per l’uomo e l’evoluzione comporta una lotta per la vita. La pace universale è come il desiderio dell’immortalità, così difficile da soddisfare che le religioni promettono l’immortalità non prima ma dopo la morte. Una piccola pace invece è come un gesto del medico che guarisce una ferita. Non una promessa d’immortalità ma almeno un modo per ritardare la morte».

Vedi Rassegnina Commento
 

 
di Umberto Eco,
L’Espresso, 9 gennaio 2003


Per leggere l'articolo fai click su:   20030109_eco_grandi_guerre_piccole_paci.pdf

 

Il Bene ed il male: «Grandi guerre, piccole paci», di Umberto Eco, L’Espresso, 9 gennaio 2003


 
Rassegnina  
  • Riccardo Stagliano
    La felicità è una formula: ecco i segreti per misurarla
    la Repubblica, 7 gennaio 2003
    «La felicità si può ridurre a un’equazione il cui risultato è la somma di più elementi - sostiene la psicologa britannica Carol Rothwell -: P + (5 x E) + (3 x H)». Il valore di P si otterrebbe quantificando il proprio livello di socievolezza e adattamento; E quantificando la salute, il denaro e gli amici; il valore di H, soppesando l’autosufficienza nel realizzare desideri e progetti.
     
  • Umberto Eco
    Grandi guerre, piccole paci
    L’Espresso, 9 gennaio 2003
    «All’inizio c’è la guerra, l’uomo è lupo per l’uomo e l’evoluzione comporta una lotta per la vita. La pace universale è come il desiderio dell’immortalità, così difficile da soddisfare che le religioni promettono l’immortalità non prima ma dopo la morte. Una piccola pace invece è come un gesto del medico che guarisce una ferita. Non una promessa d’immortalità ma almeno un modo per ritardare la morte».
     
  • U. Galimberti
    Nessun altro in famiglia
    D - Repubblica, 4 gennaio 2003

 

Commento:

 

Tante sono le guerre ai nostri giorni; tante le ingiustizie; tanta la violenza. Possiamo allora dire che la realtà è tutta male, la si può descrivere solo con i morti e con gli uomini malvagi? Si può dire che l’aggettivo più adatto all’uomo sia quello di “feroce”? I fatti della nostra vita personale fanno rispondere no a questa domanda, perché il bene esiste: infatti, quando si desidera, si desidera un bene che c’è, cioè qualcosa che porta al risultato positivo che cerchiamo. Invece: Umberto Eco dice che augurarsi la pace universale è proprio degli imbelli; la psicologa Rothwell pensa che essendo insaziabile il desiderio di felicità, allora tanto vale fare una specie di misurometro, che ci consoli con cifre superiori allo zero. Come dire: il massimo è dieci, io ho 7, ma di cosa mi preoccupo? Sono distante solo di tre e ho comunque superato la metà.


L'uomo però, non è fatto per accontentarsi del parziale, ma è fatto per l’infinito e questo infinito va difeso. Va difeso il nostro diritto a desiderare tutto quello che è bene per noi; va difesa la nostra umanità. Nella canzone Non è più il momento, Giorgio Gaber, intelligentemente, scriveva: «Razza già finita senza neanche cominciare, razza disossata già in attesa di morire. No, non fa male credere, fa molto male credere male». Se la cultura di oggi si picca addirittura di imporci quanto desiderare, allora bisogna proprio cambiarla, per non finire nella spazzatura.


Senz’altro da leggere, questa volta, l’articolo di Umberto Galiberti (U. Galimberti, Nessun altro in famiglia, D - Repubblica, 4 genaio 2003): «Per ridurre la violenza nelle famiglie paradossalmente bisogna creare distanza, non quella anaffettiva del disinteresse, ma quella dell’interesse all’alterità dell’altro, che genera quella curiosità mai sopita che prova gusto a scoprire i mondi diversi che ciascun componente della famiglia abita come sua casa anche se vive nella stessa casa».
 

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