LA STORIA

La storia della Polizia italiana offre un osservatorio privilegiato per cogliere nelle vicende del nostro Paese, fin dagli atti costitutivi del Risorgimento, i caratteri originari dello spirito pubblico e la loro trasformazione con l'evoluzione dei costumi e le dinamiche politiche, sociali ed economiche. E' proprio da una ragione di libertà, nel momento fondante dello Stato nazionale, che si introduce la nuova denominazione di Pubblica Sicurezza, voluta dal re Carlo Alberto per assicurare i partigiani dell'Unità d'Italia, perseguitati sotto l'assolutismo, del nuovo indirizzo a cui si sarebbero ispirati i comportamenti della Polizia nel passaggio alla monarchia costituzionale. I primi Corpi nati dopo la costituzione dell'Amministrazione della Pubblica Sicurezza furono la Milizia Comunale (per la difesa della proprietà), e la Guardia nazionale (deputata all'ordine pubblico). Nel 1854 si aggiunsero le Guardie di Pubblica Sicurezza, impegnate nella prevenzione e nella vigilanza sullo spirito pubblico. In alcune province sabaude furono sperimentati particolari modelli di polizie locali.


La sovranità della Pubblica Sicurezza su tutte le province del Regno si raggiunse durante il governo Ricasoli (1867). Col governo Depretis, costituito nel 1876, si avviò un periodo di riforme e riordinamenti nella Pubblica Sicurezza. Il capo della Polizia Bolis (la sede del Ministero era a Palazzo Braschi) creò il primo schedario dei sospetti e il primo schedario fotografico degli arrestati. Nel 1880 Depretis, ministro dell'Interno nel governo Cairoli, istituì l'Ufficio politico centrale nell'ambito della Direzione generale della Pubblica Sicurezza, ma fino al fascismo non saranno istituiti Uffici politici nelle Questure. Francesco Crispi fondò un nuovo Corpo, le Guardie di Città, che unificarono le Guardie di Pubblica Sicurezza e le Milizie Municipali. Nella divisa delle Guardie comparve il caratteristico chepì, il berretto militare rigido con visiera. Nel 1902 Giolitti istituì la prima scuola di polizia scientifica. Durante la prima guerra furono costituiti nell'ambito della Direzione Generale della Pubblica Sicurezza due Uffici centrali con compiti particolari: la caccia alle spie (U.C.I.) e la ricerca dei disertori. Nel 1919 il governo Nitti istituì due nuovi Corpi: le Guardie Regie (25.000, impegnate nell'ordine pubblico) e gli Agenti Investigativi (8.000, con incarichi ad alta qualificazione professionale).


Con R.D. 2 ottobre 1919 venne istituito il Corpo delle Regie Guardie per la Pubblica Sicurezza che assorbi il personale delle Guardie di Città con un organico di 25.000 uomini e 377 ufficiali.
Tale mutamento si rese necessario per far fronte al movimentato dopoguerra italiano, soprattutto dopo l'occupazione di Fiume da parte di Gabriele D'Annunzio (12 settembre 1919) che consigliò di potenziare le forze di pubblica sicurezza dando ad esse un carattere prettamente militare con l'adozione delle stellette a cinque punte e 1'applicazione del Regolamento di disciplina dell'esercito.

A seguito della successiva unificazione dei Corpi Armati di Polizia, con R.D. 31 dicembre 1922, n.1680, il Corpo della Regia Guardia di P S venne soppresso e con R.D. 2 aprile 1925, n. 382 fu ricostituito il Corpo degli Agenti di P.S. che ristabilì i collegamenti con il 1922, mentre il ritorno alla denominazione Corpo delle Guardie di P.S., sancita poi con D.L. L.le 2 novembre 1944, riporta l'organismo alle sue origini ricongiungendo il presente al passato.

All'indomani del 25 luglio 1943 il governo Badoglio militarizzò la P.S. (31 luglio 1943) per volontà del re che voleva vincolarne gli appartenenti al massimo rispetto della disciplina nel momento in cui potevano rendersi necessarie misure gravi per mantenere l'ordine. Il governo Bonomi, formato dopo la liberazione di Roma, istituì il nuovo Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza (decreto del 2.11.1944) per "vegliare al mantenimento dell'ordine pubblico, alla sicurezza delle persone, alla loro incolumità e al rispetto della proprietà, prevenire i reati, assicurare alla giustizia i responsabili, portare soccorso in caso di pubblici e privati infortuni". Con il ritorno della democrazia la Polizia ebbe enormi compiti e l'ordine pubblico era uno dei principali problemi del Paese. La costituzione della "Celere" nel primo semestre del 1946, dotò la P.S. di uno strumento flessibile adatto in operazioni di antiguerriglia, ma anche per interventi non cruenti in situazioni calde di ordine pubblico.


Nel corso degli anni Cinquanta furono introdotte le prime novità in tema di ammodernamento: una sala operativa al Viminale, un piano per installarne in altre Questure, l'avvio della rete di collegamenti con le auto impegnate nei servizi antirapina. Crebbe la polizia scientifica, ma la novità assoluta fu l'istituzione del Corpo di Polizia Femminile (1959) con compiti limitati alla tutela delle donne e dei minori. A vigilare sul traffico delle nuove automobili comparve la Polizia stradale. Nel decennio successivo, sotto la direzione di Angelo Vicari, la P.S. fece grandi passi avanti nell'organizzazione e nell'addestramento. Fu dato grande impulso alle scuole, nel 1964 fu istituita l'Accademia degli Ufficiali di P.S.. Sempre alle novità degli anni Sessanta appartiene l'istituzione della Criminalpol.


Gli anni Settanta sono quelli della lotta al terrorismo e nel 1981 è approvata la Legge di Riforma della P.S (1° aprile 1981, nr. 121). La smilitarizzazione, i diritti sindacali, le pari opportunità di carriera tra uomini e donne, sono alcune delle novità sostanziali della Polizia di Stato. L'Amministrazione della Pubblica Sicurezza si configura come la cornice complessiva entro la quale opera il Dipartimento della P.S., responsabile del coordinamento tecnico-operativo delle Forze di polizia. L'emergenza mafia porta fino ai nostri giorni con i problemi dell'internazionalizzazione della lotta al crimine. Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza risponde dando impulso a Teledrug ed Europol, i due segni testimoniali più grandi della collaborazione internazionale. E la storia continua.

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