BELLADONNA (Atropa belladonna)


Belladonna (Atropa belladonna) - Famiglia Solanacee
È forse la pianta più nota, dal punto di vista farmacologico, della numerosa famiglia delle Solanacee, per il suo contenuto di “atropina”. Già il nome “belladonna” indica l’antica consuetudine femminile di instillare il succo della pianta negli occhi per ottenere uno “sguardo sognante”, molto apprezzato in altri tempi, in realtà dovuto a dilatazione pupillare e paralisi dell’accomodazione.
La belladonna cresce nella zona montana e submontana, nei boschi ombrosi delle Alpi e dell’Appennino.
È una pianta erbacea a radice rizomatosa, alta fino ad un metro e mezzo; presenta piccoli fiori caliciformi di color porporino-violaceo e bacche nere, lucide, delle dimensioni di un’amarena.
I bambini possono essere attratti dall’aspetto invitante delle grosse bacche confuse con gli appetitosi frutti del sottobosco, soprattutto con i mirtilli. Tutta la pianta, ma soprattutto le bacche, possono dare una sintomatologia tossica, comune peraltro ad altre piante della famiglia delle Solanacee, conosciuta come “sindrome anticolinergica”.
I sintomi sono condensati in una vecchia filastrocca inglese:
“caldo come una lepre” (aumento della temperatura corporea)
“cieco come un pipistrello” (dilatazione pupillare e paralisi dell’accomodazione)
“secco come un osso” (blocco della sudorazione e della salivazione)
“rosso come una barbabietola” (congestione del volto e del collo)
“matto come una gallina” (eccitazione psico-motoria, allucinazioni).