ÉQUIPE MULTIDISCIPLINARE E
INTERAZIENDALE
DEDICATA ALLE MALATTIE NEUROMUSCOLARI
| Allegato A: Riconoscimento medici da parte delle istituzioni sanitarie |
Allegato B: Frequenza delle malattie neuromuscolari e incidenza sulla popolazione FVG 2006 |
Allegato C: Tabella - Esami DNA |
INIZIATIVE E PROPOSTE
Su iniziativa della sezione U.I.L.D.M. di Udine (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) il Gruppo di Lavoro multidisciplinare e interaziendale, che opera da oltre vent’anni a favore dei pazienti affetti da malattie neuromuscolari, è stato riconosciuto ufficialmente sia dall’A.S.S.n.4 “Medio Friuli” con Decreto n. 288 dell’8 aprile 2005, sia dal Policlinico Universitario (ora Azienda Ospedaliero-Universitaria) con Decreto n. 93 del 21 aprile 2006 (v. allegato A) .
Il Gruppo di Lavoro, che opera sulla base di un protocollo di collaborazione interdisciplinare, attualmente è formato da medici specialisti che operano presso:
· l’Ambulatorio dedicato della Neurologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria;
· l’Istituto di Genetica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria;
·
· il Centro di Riabilitazione Infantile dell’I.M.F.R.;
·
In determinati casi o in
particolari fasi cliniche vengono coinvolti anche l’Area di Emergenza,
Molte malattie neuromuscolari, sono malattie rare e rientrano nella definizione data dalla Comunità Europea[1], però, considerate insieme, costituiscono un discreto numero. Si stima che la popolazione interessata dalle quindici principali malattie neuromuscolari nel Friuli Venezia Giulia ammonti a oltre 1.500 unità e che i portatori sani di Amiotrofia Spinale siano circa 30.000 (v. allegato B). In ogni caso, una parte rilevante di queste malattie ha forme croniche gravemente invalidanti che comportano importanti problemi diagnostici, terapeutici ed assistenziali.
1. RAFFORZAMENTO E CONSOLIDAMENTO
·
Psicologo. E’ importante e urgente individuare
una figura esperta in materia per sostenere e accompagnare non solo i pazienti
con diagnosi severe ed a rapida evoluzione, ma anche i loro familiari. Tale
figura deve essere presente nel momento della comunicazione della diagnosi e
seguire gli interessati per tutto il tempo necessario all’elaborazione
del lutto esistenziale, soprattutto nel momento della perdita di
funzionalità importanti. Possono essere organizzati anche incontri di
auto-aiuto.
·
Gastroenterologo. Le malattie neuromuscolari
più gravi (S.L.A., D.M.D., S.M.A., etc.) sono soggette a importanti
complicanze alimentari e gastroenterologiche. Le richieste in tal senso sono
sempre più numerose e pressanti. Pertanto risulta di estrema importanza
la figura di un esperto in queste patologie che diventi un punto di riferimento
costante dei pazienti.
·
Fisiatra. Per ragioni storiche i pazienti
neuromuscolari, anche adulti, sono seguiti dal Centro Riabilitazione Infantile
dell’I.M.F.R. Il fisiatra che ha seguito i pazienti fino ad oggi è
oberato da impegni di lavoro ed ha difficoltà a seguire anche gli
adulti. Al fine di razionalizzare il riferimento fisiatrico, di offrire un
servizio adeguato alla crescente domanda e di applicare terapie mirate alle
varie forme di M.N.M. e ai vari stadi di queste patologie degenerative,
proponiamo di rafforzare il presídio affiancando un fisiatra dedicato all’età adulta.
·
Idrochinesiterapia dedicata. In passato, con
il sostegno della U.I.L.D.M., l’I.M.F.R. aveva reso disponibile
l’uso della piscina a un gruppo di pazienti neuromuscolari medio-lievi.
Nonostante le importanti ricadute terapeutiche, l’alto gradimento degli
interessati e le continue sollecitazioni, non è stata data
continuità all’iniziativa. Riteniamo che una presa in carico riabilitativa,
anche in tal senso, sia di estrema importanza per contenere le complicanze,
compensare i deficit e promuovere la migliore autonomia possibile. Va tenuto
presente che per la maggior parte dei malati di M.N.M. le piscine sportive e
ricreative pubbliche non risultano utilizzabili, per problemi di temperatura,
accessibilità, disponibilità di personale tecnico preparato; in
certe fasi della patologia, inoltre, è necessaria una stretta
supervisione sanitaria. Proponiamo, quindi, il ripristino dell’idrochinesiterapia
dedicata ai pazienti neuromuscolari.
·
Logopedista, Tecnico ausili, Dietologo. Nei
casi più gravi i pazienti vengono tracheotomizzati e perdono la funzione
della fonazione. In alcuni casi e con opportune tecniche, è possibile
ripristinare, almeno in parte, tali funzioni. Si rende perciò necessario
un esperto in materia.
Qualora la fonazione non sia possibile, alcuni sofisticati ausili informatici possono sopperire ai deficit di comunicazione. L’Ufficio H potrebbe diventare un prezioso punto di riferimento per l’inquadramento del problema, per l’individuazione dell’ausilio adatto, la ricerca di fondi di finanziamento, l’assistenza nell’acquisto e nell’installazione, la formazione dell’interessato a domicilio.
Alcuni pazienti, prima di essere sottoposti alla PEG, hanno delicati problemi di alimentazione. La figura di un dietologo dedicato, in collaborazione con il gastroenterologo, in questi casi, sarebbe di grande aiuto.
La tendenza all’obesità e spesso al diabete costituisce un elemento comune a tutte le patologie con deficit nella mobilità. Un costante monitoraggio del dietologo potrebbe evitare eventuali complicanze.
· Rapporti con altre Unità Operative. Con una certa frequenza accade che pazienti neuromuscolari siano costretti a ricorrere alle Aree di Emergenza per crisi respiratorie (o altri problemi gravi) e talvolta devono essere tracheotomizzati.
I percorsi sanitari di un bambino sono diversi da quelli
dell’età adulta.
Quando i pazienti vengono ricoverati per cause non dipendenti dalla
patologia neuromuscolare, mettono in difficoltà i sanitari che conoscono
poco o non conoscono affatto la patologia principale rischiando, con terapie e
interventi non adeguati, di mettere a repentaglio la salute
dell’interessato. Ciò accade in particolare nel caso di interventi
chirurgici e soprattutto riguardo agli aspetti anestesiologici.
In tutti questi casi, al fine di evitare ricadute negative, proponiamo di sviluppare rapporti organici di collaborazione con i reparti di Pneumologia, Area di Emergenza, Pronto Soccorso Pediatrico e Pediatria. Per gli altri reparti sarebbe sufficiente la visibilità del Gruppo e la possibilità per gli specialisti dedicati di essere chiamati per consulenze ogniqualvolta si presentasse la necessità, anche su sollecitazione del paziente stesso.
· Centro di riferimento per le malattie rare. Anche in seguito alle continue sollecitazioni della U.I.L.D.M., da poco è stato istituito il Centro di riferimento dei presídi che si occupano di malattie rare che avrà la sede presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Udine.
Considerato che la gran parte delle M.N.M. sono patologie rare, sarà molto importante favorire una stretta e organica collaborazione tra le attività del Gruppo e questo Centro, sia per creare possibili sinergie, sia per sviluppare nuove iniziative e progetti.
Va evidenziato che quasi tutte le
proposte illustrate in questo documento sono previste dal modello organizzativo
della Rete per le malattie rare.
1.
DIAGNOSI, PREVENZIONE E ASSISTENZA
·
Diagnosi. Le M.N.M. sono un gruppo di malattie rare e quindi poco
conosciute che però comprendono un numero notevole di patologie diverse
come causa, evoluzione, complicazioni (estremamente variabili e con riflessi su
diversi organi o parti del corpo). Da qui la necessità di concentrare e
indirizzare i pazienti verso un unico
punto di riferimento diagnostico. Ruolo svolto efficacemente dall’ambulatorio dedicato (attorno al quale
si è formato il Gruppo di Lavoro) attivato presso
Reputiamo di fondamentale importanza per i pazienti la possibilità di continuare a farsi seguire dallo stesso specialista.
· Prevenzione. Molte M.N.M. sono di origine genetica e molte sono a carattere ereditario. Per gran parte di queste ultime, una volta definita la diagnosi, sia dal punto di vista clinico che molecolare, è possibile attuare attività di prevenzione.
Grazie al costante impegno del Gruppo di Lavoro, nella nostra Regione si segnalano, ormai da anni, solo casi sporadici di Distrofia Muscolare di Duchenne.
Recentemente, il Gruppo di specialisti, in particolare quelli che
operano presso
Riteniamo molto importante realizzare un progetto organico finalizzato ad attività di prevenzione di tutte le M.N.M. a carattere ereditario.
Va tenuto presente che l’Istituto di Genetica, anche grazie al
sostegno della U.I.L.D.M., è in grado di effettuare l’analisi
molecolare, anche prenatale, di sette patologie neuromuscolari (v. allegato C).
Lo spettro di queste patologie potrebbe essere opportunamente ampliato (ad
esempio per le distrofie miotoniche, le CMT, le distrofinopatie etc.) se in
dotazione dell’Istituto ci fossero adeguate risorse umane e strumentali.
Nell’ottica di costituire ad Udine un Centro di riferimento per le
malattie rare, ben si colloca la definizione di
una Unità Operativa di
Neurogenetica specializzata alla diagnosi e prevenzione di patologie nervose e
neuromuscolari.
· Assistenza. Circa le iniziative e le proposte relative all’assistenza, rimandiamo ai vari punti del presente documento.
3. RICERCA
· Attività realizzate. Negli ultimi anni numerose sono state le iniziative di studio e ricerca, rivolte soprattutto alle applicazioni cliniche, promosse dal Gruppo di Medici in collaborazione e con il sostegno della U.I.L.D.M. di Udine. Di seguito ne citiamo alcune. Due tesi di laurea della scuola t.d.r. hanno avuto per oggetto pazienti neuromuscolari: la prima verteva sui benefíci derivanti dall’idroterapia che la letteratura in materia riconosce per questi pazienti; la seconda ricerca ha analizzato i carichi assistenziali e i costi che comporta l’accudimento di persone non autosufficienti di diverse età anagrafiche.
Uno studio svolto in
collaborazione fra
Alcuni specialisti, che fanno capo al Centro di Riabilitazione Infantile, hanno sviluppato uno studio della colonna mediante misure di superficie, al fine di ridurre l’esposizione alle radiazioni, che è sfociato nel brevetto di un braccio di misura computerizzato, riconosciuto in prestigiose riviste e convegni internazionali.
Una borsa di studio erogata dalla U.I.L.D.M. ha permesso un approfondito studio del Laboratorio di Analisi del Movimento sul cammino e la postura di venti pazienti affetti da Distrofia facio-scapolo-omerale.
Recentemente il Gruppo ha realizzato una giornata di studio, molto partecipata e di ottimo livello, sulle SLA e le altre malattie del motonuerone.
Attualmente
· Progetti di ricerca. Poiché le M.N.M. sono malattie rare, non rivestono particolare interesse per i grandi centri di ricerca e quindi poco si conosce sui molti aspetti coinvolti da queste patologie. Pertanto i campi di ricerca ancora da esplorare sono molti, sia nella ricerca di base, sia sulle applicazioni cliniche. Attualmente, in Italia e nel mondo, esistono alcuni gruppi che stanno tentando promettenti applicazioni terapeutiche su diverse M.N.M. E’ auspicabile intensificare i contatti e, nei limiti del possibile, partecipare a questi progetti di ricerca anche per trovarsi preparati nel caso di validazione di protocolli terapeutici.
Un campo poco indagato riguarda gli studi epidemiologici delle varie forme di M.N.M. Sarebbe interessante
approfondire questi aspetti per verificare l’attendibilità delle
stime, l’andamento della frequenza, quindi la validità delle
azioni sanitarie attivate e, in particolare, per approfondire la distribuzione
sul territorio di una patologia come
4.VISIBILITA’
· Presídi sanitari. E’ di fondamentale importanza che le attività svolte dal Gruppo siano conosciute da tutti i presídi sanitari della Regione, anche per evitare le frequenti e dolorose peregrinazioni dei pazienti. Le Aziende Sanitarie dovrebbero valorizzare il lavoro svolto impegnandosi a sostenerlo e farlo conoscere presso tutti i presídi regionali.
·
Medici di Medicina Generale e Pediatri. In
passato
·
Pubblica opinione. Negli ultimi anni
5.
ASPETTI ORGANIZZATIVI E ALTRE INIZIATIVE
·
Modalità operative. Da oltre dieci anni presso
La figura di un coordinatore del Gruppo con funzioni di impulso, promozione di progetti, di rappresentanza presso le autorità politiche e sanitarie, di collegamento tra medici e U.I.L.D.M., etc., potrebbe valorizzare l’impegno di tutti e creare nuove prospettive di studio e ricerca clinica.
Sono auspicabili la riorganizzazione strutturata di un archivio comune, la predisposizione di una scheda condivisa per ogni paziente, l’elaborazione di un percorso e di un documento per permettere ai malati di scegliere liberamente le pratiche terapeutiche intensive che vengono loro proposte in situazione di criticità (es. la tracheotomia).
Sarebbe molto interessante predisporre ogni anno un bilancio complessivo di tutte le attività realizzate dal Gruppo. Il documento potrebbe comprendere: il numero aggiornato dei pazienti in archivio distinto per patologie, le visite ambulatoriali presso i vari specialisti, gli interventi a domicilio, le situazioni con tracheotomia e/o PEG, le consulenze genetiche, le diagnosi molecolari effettuate in sede, le diagnosi richieste altrove, etc.
Questo documento potrebbe rappresentare lo strumento per coinvolgere le autorità sanitarie e politiche e per dare visibilità al Gruppo.
· Altre iniziative. Come in passato, il Gruppo, con il sostegno della U.I.L.D.M., potrebbe continuare a realizzare giornate di studio o seminari mirati all’aggiornamento, alla divulgazione o all’approfondimento delle tematiche meno conosciute rivolte ai medici e/o ai pazienti e ai familiari.
Almeno una volta all’anno andrebbe organizzato un incontro tra i vari specialisti, i pazienti e i familiari per singoli gruppi di patologie, o per problemi comuni ad alcune di esse, finalizzato a informare, promuovere alleanze terapeutiche, abbattere la distanza culturale tra medici e pazienti, favorire la consapevolezza circa i rischi genetici e i vari problemi che comportano le M.N.M., suggerire atteggiamenti costruttivi, valorizzare le esperienze personali, etc.
Molta attenzione andrebbe dedicata alle complesse e delicate ricadute sociali che le patologie più gravi comportano, in particolare riguardo ai progetti socio-sanitari integrati (accudimento persone con tracheotomia, con PEG, etc.).
Nelle attività del Gruppo, oltre alla U.I.L.D.M., andrebbero
coinvolte anche tutte le altre associazioni presenti sul territorio che si
occupano attivamente di Malattie Neuromuscolari. Tutte le realtà
associative dovrebbero essere supportate a sviluppare un’azione sinergica,
piuttosto che frammentarsi in nicchie di patologie distinte, troppo piccole
singolarmente per essere visibili e incisive; in questa ottica
Udine, 30 novembre 2006
[1]
