Pier Vittorio Tondelli
Pier Vittorio Tondelli e Luciano Ligabue
Su Pier Vittorio Tondelli urge soffermarsi, e anche parecchio, per
approfondire la "penna" di Liga. Ligabue stesso dà un contributo in uno
splendido libro del '94 curato da Bruno Casini (Tondelli e la musica
- Colonne sonore per gli anni Ottanta, Tosca Editore, 1994). Esordisce
Liga nel suo contributo scritto, che già denota un'appassionata verve
in quanto ai contenuti e alla fluidità del fraseggio: "Stavo passando
un annaccio di naja infame a Belluno col morale seppellito da obici e
muli e cucù e dentifrici e gavettoni e servizi e compagnia bella. Le
licenze erano poche e, a maggior ragione, sospiratissime. Fu proprio
durante una di queste che venni a sapere che il libro di un nostro
concittadino era stato sequestrato e stava diventando un vero caso.
Io sono sempre stato un lettore 'disordinato', senza una 'linea', ma mi
sembra di ricordare che in quel pieno down morale cercassi di restare
in linea anche con le letture massacrandomi di Ottocento russo. Quindi
fu senz'altro per curiosità e per un po' di morbosità, più che per
qualsiasi altro motivo, che cercai di procurarmene una copia. Il libraio
me lo mise in una bustina e, con furtività da pusher, me lo allungò
sottobanco. Io caddi in pieno trip da carboneria e mi cacciai libro e
busta sotto la maglietta, poi, appena lucido, mi misi a contemplare
l'oggetto di tanta curiosità: Ah! Allora il nome per esteso di Vicky è
Pier Vittorio. La copertina non è male... Però... Feltrinelli, eh!..."
(ironia della sorte: il 6 maggio 2004, Luciano Ligabue pubblica con
Feltrinelli il suo primo romanzo La neve se ne frega... Però...
Feltrinelli, eh!...).
Sulla scoperta e sull'influenza degli scritti tondelliani, così prosegue:
"Non lo conoscevo se non di vista, ma quel poco di cui ricordavo (alto,
occhiali, apparentemente timido o, almeno, riservato e, in anni in cui
c'era lo sbrigativo incasellamento 'con Don Camillo o con Peppone', lui
risultava nella casella 'con Don Camillo') mi mosse ancora più curiosità,
una volta lette le note di quarta copertina e il titolo del libro di cui
era autore: Altri libertini". E qui la testimonianza di Liga si
fa forte: nel citare Autobahn, le sue sensazioni sia di familiarità
sia di stupore diventano parecchio significative per quanto riguarda le
tematiche riprese in alcune sue note canzoni.
"Parole che non ero mai riuscito a esprimere, lì a raccontare
l'inquietudine, l'inseguimento di un odore, il pretesto di una meta da
non raggiungere, l'entusiasmo e lo scazzo da vivere e pagare in
movimento". Quel movimento che, visto sotto l'aspetto della
fuga, interiormente o esteriormente intrapresa, già riecheggia
in altri autori che, con Ligabue, hanno certe cose in comune: Jack
Kerouac, il poeta beat "on the road", ma anche il primo Tom Waits.
Prosegue Liga: "L'emozione era resa ancor più forte dalla visualizzazione
dei posti e delle facce da lui raccontate. Avevo tutto intorno: bastava
saper guardare! Stavo guardandomi meglio attorno e con più attenzione.
Inutile dire che la vitalità che attraversa i sei episodi mi fece un po'
da ricostituente per i mesi che mancavano al congedo".
Della conoscenza in realtà mai avvenuta in modo diretto con Pier
Vittorio Tondelli - nonostante, a Correggio, abitassero entrambi nello
stesso edificio -, Ligabue si rammarica, ricordando un momento molto
triste: "Poi una data che non dimenticherò facilmente: 15 dicembre 1991.
La sera devo fare un concerto a Modena ma, improvvisamente, sto poco
bene. La febbre mi va quasi subito a quaranta. Il concerto salta e il
medico mi parla di una normale influenza. Intanto però sto da cani e un
po' sragiono. Mi rigiro per casa tutta la notte con una coperta addosso
e, insomma, io un'influenza così proprio non me la ricordo. Tre piani
sopra, nell'appartamento dei suoi, Vicky, proprio quella notte, ci
stava lasciando".
E il motivo di questo soffermarci su Tondelli è lo stesso Liga a
chiarirlo: "Io credo di essergli debitore per tutta la curiosità,
l'entusiasmo e la voglia di raccontare che mi ha trasmesso".