Pier Vittorio Tondelli


Pier Vittorio Tondelli nasce a Correggio il 14 settembre del 1955. Vive la sua adolescenza nell'ambiente cattolico, in particolare nelle comunità giovanili dall'associazionismo. I suoi primi interventi si leggono sui giornali di gruppo, come "Noi... Noi e gli altri", periodico degli "aspiranti" di Correggio e, in modo particolare, su "Spazio Aperto", supplemento delle ACLI ciclostilato in proprio a Correggio, nel quale Tondelli curava la sezione delle recensioni culturali. Frequenta il liceo classico e cura la riduzione teatrale del Piccolo Principe di Saint-Exupéry per il teatrino dell'Istituto Contarelli. Dopo il liceo si iscrive al Dams di Bologna, laurendosi con una tesi sulla letteratura epistolare come problema di teoria del romanzo. Nel 1976 entra nel Comitato di Gestione del Teatro Asioli. Questi gli anni Settanta della vita di Tondelli, "anni molto cari e molto amati". In un racconto per la rivista "Linus" troviamo gli echi di questa giovinezza dai quindici ai venticinque anni, che approderà negli anni Ottanta alla prima pubblicazione, Altri libertini, che diventera un vero e proprio testo sacro per Ligabue: un libro che contiene sei storie di giovani narrate in presa diretta con un linguaggio immediato ed emotivo. Nel 1982 esce Pao Pao, romanzo sentimentale sulla vita in caserma. Due anni dopo scrive in varie stesure la sua unica opera teatrale, Dinner Party. Nel 1985 Tondelli scrive Rimini, un romanzo di ampio respiro in cui si intrecciano sei vicende di personaggi "senza qualità", ambientato in una città che diviene "palude bollente di anime", in cui la gente "cuoce e rosola". L'anno seguente pubblica, in una edizione limitata un po' underground, Biglietti agli amici, un "distillato di posizioni sentimentali" rivolte a pochi intimi, in uno spazio intimo e riservato. Nel 1989 esce l'ultima opera, Camere separate, il romanzo dei sentimenti sul filo della memoria e del desiderio di addomesticare una solitudine ineluttabile. Ma Tondelli è anche autore di un considerevole numero di articoli e brevi racconti poi confluiti in un progetto realizzato in due volumi: Un weekend postmoderno (1990) e L'abbandono, uscito postumo a cura di Fulvio Panzeri, erede testamentario dell'opera di Tondelli, nel 1993. Tondelli è anche l'ideatore di un progetto che intendeva sondare lo spazio inesplorato della scrittura giovanile, progetto che lo ha visto curatore di tre antologie di testi di giovani narrati inediti (Giovani Blues del 1986, Belli & perversi del 1987, Papergang del 1992), cutaore di una serie editoriale non molto fortunata della Mondadori dal titolo "Mouse to Mouse" e ideatore della rivista narrativa "Panta". Dopo un viaggio in Tunisia, nel 1991, Tondelli viene ricoverato all'ospdale di Reggio Emilia. Sceglie un dignitoso silenzio rispetto alla sua malattia, l'Aids, e incontra solo pochi amici e, nel letto d'ospedale, scrive brevi appunti rispetto a un progetto letterario che gli sta a cuore ma non riuscirà a realizzare, Sante Messe. Rivede anche alcuni scritti: in Biglietti agli amici ipotizza nuovi destinatari e nuovi messaggi, spinto da un probabile desiderio di salutarli prima che sia troppo tardi. Muore nel dicembre dello stesso anno e viene sepolto nel cimitero di una piccola frazione di Correggio. E a Correggio esiste tuttora il Centro di documentazione Tondelli, curato da Viller Masoni. In un racconto mai pubblicato, troviamo un piccolo autoritratto: "Scorbutico, nevrotico, ipersensibile, piagnucoloso (ma poi Tondelli si pente e cancella 'piagnucoloso') e permaloso". In lui ritroviamo l'esuberanza dell'uomo d'azione, da una parte, la perfetta malinconia dell'intellettuale, dall'altra.

Pier Vittorio Tondelli e Luciano Ligabue
Su Pier Vittorio Tondelli urge soffermarsi, e anche parecchio, per approfondire la "penna" di Liga. Ligabue stesso dà un contributo in uno splendido libro del '94 curato da Bruno Casini (Tondelli e la musica - Colonne sonore per gli anni Ottanta, Tosca Editore, 1994). Esordisce Liga nel suo contributo scritto, che già denota un'appassionata verve in quanto ai contenuti e alla fluidità del fraseggio: "Stavo passando un annaccio di naja infame a Belluno col morale seppellito da obici e muli e cucù e dentifrici e gavettoni e servizi e compagnia bella. Le licenze erano poche e, a maggior ragione, sospiratissime. Fu proprio durante una di queste che venni a sapere che il libro di un nostro concittadino era stato sequestrato e stava diventando un vero caso. Io sono sempre stato un lettore 'disordinato', senza una 'linea', ma mi sembra di ricordare che in quel pieno down morale cercassi di restare in linea anche con le letture massacrandomi di Ottocento russo. Quindi fu senz'altro per curiosità e per un po' di morbosità, più che per qualsiasi altro motivo, che cercai di procurarmene una copia. Il libraio me lo mise in una bustina e, con furtività da pusher, me lo allungò sottobanco. Io caddi in pieno trip da carboneria e mi cacciai libro e busta sotto la maglietta, poi, appena lucido, mi misi a contemplare l'oggetto di tanta curiosità: Ah! Allora il nome per esteso di Vicky è Pier Vittorio. La copertina non è male... Però... Feltrinelli, eh!..." (ironia della sorte: il 6 maggio 2004, Luciano Ligabue pubblica con Feltrinelli il suo primo romanzo La neve se ne frega... Però... Feltrinelli, eh!...).
Sulla scoperta e sull'influenza degli scritti tondelliani, così prosegue: "Non lo conoscevo se non di vista, ma quel poco di cui ricordavo (alto, occhiali, apparentemente timido o, almeno, riservato e, in anni in cui c'era lo sbrigativo incasellamento 'con Don Camillo o con Peppone', lui risultava nella casella 'con Don Camillo') mi mosse ancora più curiosità, una volta lette le note di quarta copertina e il titolo del libro di cui era autore: Altri libertini". E qui la testimonianza di Liga si fa forte: nel citare Autobahn, le sue sensazioni sia di familiarità sia di stupore diventano parecchio significative per quanto riguarda le tematiche riprese in alcune sue note canzoni.
"Parole che non ero mai riuscito a esprimere, lì a raccontare l'inquietudine, l'inseguimento di un odore, il pretesto di una meta da non raggiungere, l'entusiasmo e lo scazzo da vivere e pagare in movimento". Quel movimento che, visto sotto l'aspetto della fuga, interiormente o esteriormente intrapresa, già riecheggia in altri autori che, con Ligabue, hanno certe cose in comune: Jack Kerouac, il poeta beat "on the road", ma anche il primo Tom Waits.
Prosegue Liga: "L'emozione era resa ancor più forte dalla visualizzazione dei posti e delle facce da lui raccontate. Avevo tutto intorno: bastava saper guardare! Stavo guardandomi meglio attorno e con più attenzione. Inutile dire che la vitalità che attraversa i sei episodi mi fece un po' da ricostituente per i mesi che mancavano al congedo".
Della conoscenza in realtà mai avvenuta in modo diretto con Pier Vittorio Tondelli - nonostante, a Correggio, abitassero entrambi nello stesso edificio -, Ligabue si rammarica, ricordando un momento molto triste: "Poi una data che non dimenticherò facilmente: 15 dicembre 1991. La sera devo fare un concerto a Modena ma, improvvisamente, sto poco bene. La febbre mi va quasi subito a quaranta. Il concerto salta e il medico mi parla di una normale influenza. Intanto però sto da cani e un po' sragiono. Mi rigiro per casa tutta la notte con una coperta addosso e, insomma, io un'influenza così proprio non me la ricordo. Tre piani sopra, nell'appartamento dei suoi, Vicky, proprio quella notte, ci stava lasciando".
E il motivo di questo soffermarci su Tondelli è lo stesso Liga a chiarirlo: "Io credo di essergli debitore per tutta la curiosità, l'entusiasmo e la voglia di raccontare che mi ha trasmesso".


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