Tony Egbuna Ford

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Tony Egbuna Ford è nato il 19 giugno 1973 in un ghetto di Detroit, Michigan. Per cercare di sfuggire alla nefasta influenza delle bande che controllano il territorio, si trasferisce successivamente in Texas, dove, poco prima del Natale 1991, viene arrestato con l’accusa di omicidio nei confronti di Armando Murillo, e di tentato omicidio nei confronti della madre, Myra Conception Murillo, e della sorella, Lisa Murillo. Tony si è sempre dichiarato innocente, e sostiene di avere le prove che lo dimostrano, ma come tutti coloro che si trovano nel braccio della morte, non si è mai potuto permettere un avvocato di prestigio che potesse dimostrare la sua innocenza.

“Per favore non pensate che io sia l’unica persona innocente tra tanti. Io sono innocente, e ci sono anche molti altri che lo sono. Bisogna porre fine a questa ingiustizia contro di me… contro di NOI, qui, e lo si può fare solo con l’aiuto vostro, della gente”.

Tony è arrivato nel braccio della morte il 14 ottobre 1993. Tuttavia, nei lunghi anni passati in carcere, non si è mai arreso: oltre ad istruirsi, ha iniziato a scrivere articoli di denuncia contro il sistema giudiziario americano e contro il giro di interessi delle multinazionali nell’ambito dell’amministrazione carceraria.

“E’ duro essere neri, e vivere in America… vivere in questo mondo, che vede questo mio colore come qualcosa di negativo, da disprezzare e perfino da odiare. Ma io non posso abbassare la testa, e non amare ciò che sono, non amare di essere nero. Il dono più grande che mi sia stato dato è la pelle nera, da mia madre. Lei mi ha insegnato a apprezzare e amare me stesso, nonostante ciò che gli altri pensano di me”.

Il suo nome africano, Egbuna, significa “guerriero portatore di pace”, ed è questo che Tony ha scelto di essere, portando avanti questa coraggiosa battaglia non solo per salvare la sua vita, ma in nome di una giustizia vera di cui possano beneficiare tutti coloro che sono stati condannati a morte.

Tony Ford, sul suo caso:

Il 19 dicembre 1991 sono stato arrestato e portato alla stazione di polizia, dove più tardi ho scoperto che sarei stato accusato di un omicidio capitale, contro Armando Murillo, e di due tentati omicidi capitali (che sono poi diventati tre) contro sua madre, Myra Murillo, e le sue due sorelle, Myra e Lisa Murillo; quando mi hanno arrestato, inizialmente, non fui informato del motivo per cui venivo arrestato, e ho seguito la polizia del dipartimento di El Paso in buona fede. Alla stazione di polizia sono stato fotografato, portato in giro per l’ufficio e messo da solo in una stanza che aveva uno specchio lungo, che copriva la lunghezza di una parete, e sono stato ammanettato ad una sedia.

Più tardi sono stato informato di essere stato accusato dell’omicidio capitale e di due tentati omicidi capitali che erano avvenuti la sera precedente, il 18 dicembre 1991.


I detective incaricati del caso, Tabullo e Lowe (ora Munoz, poiché nel frattempo si è sposata), dicevano che AVREI DOVUTO CONFESSARE l’assassinio e che era stata fatta una dichiarazione contro di me da Van Nash Belton. Dissero anche che ero stato identificato come colui che ha sparato, cioè la persona responsabile dell’omicidio. Io ho negato ciò, e anche di essere a conoscenza dell’assassinio, e ho INSISTITO SULLA MIA INNOCENZA. Ma i detective non volevano ascoltarmi e mi insultavano ripetutamente, richiedendomi di confessare l’assassinio che era avvenuto. I detective Tabullo e Lowe continuavano ad insultarmi e con intimidazioni cercavano di farmi confessare, minacciandomi con la pena di morte (e con ciò che mi sarebbe accaduto se fossi finito in prigione). Io ho chiesto più volte che mi fosse permesso di chiamare mia madre e parlare con un avvocato. Quando queste richieste mi sono state negate, ho rifiutato di parlare con i detective. Questo li ha fatti arrabbiare ancora di più e ha portato a nuove minacce, intimidazioni e insulti! Io NON HO CONFESSATO E NON CONFESSERÒ un crimine che non ho commesso. SONO INNOCENTE!


Le informazioni presentate qui aiutano a dimostrare alcuni fatti sul mio caso. Fatti che come ho detto non erano conosciuti durante il processo. Questi fatti io cercherò scrupolosamente di farli allegare agli atti del processo. Se essi non venissero presentati, renderebbero ancora più facile allo stato prendersi la mia vita.


Lo stato non credeva che io potessi ribellarmi. Così tante persone non lo fanno. Aspettano di morire, lasciando che vada avanti questo processo che loro conoscono, e che se non sono attivamente coinvolti in esso, rende ancora più facile per lo stato ucciderli. E vi prego di capire che molte delle persone che sono qui non hanno dei fatti come ho io, eppure alcuni di loro gridano la loro innocenza affinché tutti possano sentire, ma le loro grida cadono nel vuoto! Per favore non pensate che io sia l’unica persona innocente tra tanti. Io sono innocente, e ci sono anche molti altri che lo sono. Bisogna porre fina a questa ingiustizia contro di me… contro di NOI, qui, e lo si può fare solo con l’aiuto vostro, della gente. Per favore, leggete attentamente le informazioni che ho presentato, e per favore, dopo averle lette, unitevi a coloro che hanno già deciso di cercare di aiutarmi a riconquistare la libertà. Senza il vostro aiuto lo stato del Texas, nella sua sete di sangue e di assassinarmi, mi aggiungerà a tutti gli altri che ha già seppellito nella sua macchina di morte!

Per favore AIUTATEMI A SALVARMI LA VITA!


Vi ringrazio per avere letto queste informazioni.


Sempre,

Nella Forza e Nello Spirito!

Tony E. Ford


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