EZIOLOGIA
TRATTAMENTO
La
stomatite
aftosa ricorrente (SAR) è la causa più frequente delle ulcerazioni
della mucosa.
La prevalenza delle ulcere aftose nella popolazione varia, in relazione alle
fonti di studio, dal 17 al 50%. La SAR è più diffusa tra individui di livello
socioeconomico elevato. La SAR è stata classificata in ulcere aftose
minori, ulcere aftose maggiori, e ulcere erpetiformi.
La
varietà più comune è quella delle ulcere aftose minori che vengono osservate
in circa l'80% dei pazienti.
Le ulcere minori sono singole oppure multiple e hanno un diametro inferiore al
centimetro. Queste ulcere hanno margini rotondi e ben definiti, di colore
giallastro e con un eritema periferico .Durano 7-10 giorni e possono
ripresentarsi ad intervalli di 1-6 mesi.
Le
ulcere aftose maggiori appaiono durante l'infanzia o l'adolescenza e sono
normalmente più grandi (1-3 cm.) e persistenti, durando 1-4 settimane .
Queste lesioni possono essere molto dolorose e causare grave disagio.
Nei pazienti con da HIV si osserva spesso una forma grave di SAR, con grandi
ulcere aftose che durano a lungo.
Le ulcere erpetiformi si sviluppano nel 10% circa dei pazienti affetti da SAR.
Esse compaiono raggruppate (da 2 a 100), piccole e di aspetto papulare, con una
tendenza alla coalescenza e a lasciare cicatrici.
L'eziologia della SAR è ignota, nonostante negli ultimi anni siano
avanzate molte ipotesi
sulla sua patogenesi. E' opinione comune che fattori immunitari (probabilmente
un fenomeno citotossico cellulare mediato da anticorpi) potrebbero essere in
grado, in individui geneticamente suscettibili, di innescare la SAR.
Alcuni agenti microbici sono stati chiamati in causa come potenziali
responsabili della SAR, ma i risultati pubblicati restano oggetto di
controversie. Inizialmente si è pensato che potessero essere coinvolti gli
Streptococchi ma gli studi successivi
non hanno confermato il
loro ruolo.
I virus Herpes simplex e Varicella-zoster sono stati denunciati come
responsabili della SAR ma il loro ruolo potenziale necessita di ulteriori
chiarimenti.
Numerosi studi hanno mostrato il legame fra la SAR e gli antigeni di
istocompatibilità (antigeni HLA) ma, ancora una volta, non vi è evidenza
conclusiva che gli antigeni HLA specifici, quali gli A2, Cw3, DR2, DR4, DR7 e
altri, mostrino una associazione con la malattia.
I fattori sistemici predisponenti che si associano alla SAR sono: la neutropenia
ciclica, l'infezione da HIV, la deficienza ematinica, le malattie
gastrointestinali (il morbo celiaco, la colite ulcerosa e la malattia di Crohn),
il ciclo mestruale e lo stress psicologico.
La sindrome di Behçet è una malattia complessa nella quale gli individui
affetti sviluppano lesioni del SNC, oculari e della cute, nonché ulcere
multiple, orali e genitali, simili a quelle della SAR.

Il trattamento della SAR
dipende dal numero delle lesioni, dalle loro dimensioni, dalla loro durata e, in
particolare, dalla frequenza delle recidive.
La scelta di una determinata modalità terapeutica deve essere basata sulle
necessità dei pazienti e sulla valutazione degli effetti collaterali e dei
vantaggi dei farmaci.
Nei casi di ulcere aftose che costituiscono l'espressione di una malattia
sistemica, il trattamento deve essere orientato, in primo luogo, alla malattia
di base.
Ad esempio nei pazienti con enteropatia da sensibilità al glutine, le ulcere si
risolvono con un regime alimentare privo di glutine.
Nei pazienti con deficienza documentata di vitamina B12, di folati o di ferro,
la terapia sostitutiva produce la remissione oppure una riduzione delle
ricorrenze delle ulcere orali.
Nei casi delle
SAR idiopatiche,
un'attenuazione dei sintomi può essere ottenuta attraverso l'applicazione
topica di lidocaina viscosa sulle lesioni.
Possono essere anche
piuttosto efficaci i corticosteroidi sotto forma di
unguento, gel o base viscosa . Può essere utile anche la tetraciclina topica
per accelerare il decorso della SAR.
Nei pazienti che soffrono di forme gravi e debilitanti di SAR la terapia
sistemica è indicata come palliativo.
Possono essere giovevoli farmaci quali il prednisone, la colchicina, il dapsone
e il talidomide.
Sfortunatamente questi farmaci possono dare luogo ad effetti collaterali tali da
compromettere gli effetti terapeutici. Ultimamente, numerosi studi hanno
riferito sull'efficacia di farmaci come l'azatioprina, le gammaglobuline, l'isoprinosina,
l'interferone, l'etretinato, gli inibitori delle monoamino-ossidasi, e la
pentossifillina; tuttavia, il ricorso terapeutico a questi medicamenti deve
avvenire con un certa cautela fino a quando saranno disponibili dati più
precisi.
Sono infatti necessari ulteriori esperimenti clinici per valutare l'efficacia e
la tossicità di queste diverse modalità terapeutiche