Santuario della Madonna di Raveo
Chiesetta di Nostra Signora del Sacro cuore di Gesù
Per le vie di Raveo
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Nonostante
il sisma del 1976 abbia compromesso per sempre l’originario volto di Raveo,
rimangono ancor oggi edifici degni di nota che è possibile osservare
passeggiando lungo le tranquille stradine del paese. Via Norsinia accoglie certamente uno degli esempi più significativi. La Casa di Miàn, ai nn.11-13, conserva una facciata probabilmente seicentesca che si affaccia sul cortile interno e in origine doveva recare quattro arcate, mentre la facciata posteriore, oggi divenuta principale risale al sec. XVIII e reca un pregevole portale in pietra del 1768. |
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Proseguendo
in Via Fravìns, al n. 9, si trova la Casa di Ucèl, che presenta,
nella facciata principale, i resti di due arcate a sesto ribassato di
epoca antecedente, si ritiene, a quella del resto dell’edificio, costruito
nel XVIII sec. e sottoposto a successivi rimaneggiamenti nel corso del
sec. XIX. Al n. 13 si trova invece la Casa del Medìli, risalente
alla metà del sec. XVIII. Al pian terreno tre arcate creano un
portico su cui si affacciano le finestre e le porte di cucina, cantina
e (ex)stalla. La scala di pietra interna conduce al piano superiore e la doppia finestra del primo piano, al centro della parete, illumina il corridoio interno e le stanze. Degni di nota, inoltre, risultano il ballatoio ad angolo sospeso al secondo piano ed il sottostante portale elittico in pietra risalente al 1766. |
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Situata
in via Roma 11, la Casa di Marchèt è invece la tipica casa
ottocentesca, la quale rinuncia ai loggiati esterni ed interni, presenti
per esempio nella Casa del Medìli, optando per sale e spazi comunque
chiusi. Accanto al corpo principale dell’edificio vi è l’aggiunta di un locale esterno che funge da cucina ed è dotato del tipico fogolâr. |
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La
Chiesa parrocchiale di Raveo è di recente costruzione, risalendo
a poco più di un secolo fa e presenta un campanile, risalente al
1828 e alto circa 28 m. che è separato dal corpo centrale dell’edificio
religioso. In stile neoclassico, reca al suo interno opere risalenti al
'900 di Antonio Taddio, pittore locale (Ultima Cena, S. Floreano e S.
Vito, Gesù tra i Dottori, Via Crucis), dei fratelli Filipponi di
Udine (S. Giuseppe), un pregevole altare seicentesco realizzato in legno
con angeli e fitta decorazione da Gerolamo Comuzzo e, soprattutto, la
pala d'altare con l'Estasi di S. Agostino, proveniente dalla chiesa udinese
dei padri Agostiniani, e realizzata nel '700 da Nicola Grassi. |
Nei dintorni
| Il Santuario della Madonna di Raveo e l'Ex Romitorio francescano costituiscono l'unica testimonianza della storia religiosa del 1600 in Carnia. |
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Il Santuario della Madonna di
Raveo sorse nel 1619, grazie alla generosità di un benefattore
di Raveo, e si trova a metà strada dell'antica via ciottolata che
collega il paese a Valdie. L'edificio presenta un'aula ottagonale con presbiterio rettangolare (con ogni probabilità appartenente alla chiesetta antecedente dedicata alla Maternità di Maria sulle rovine della quale sorse il Santuario) ed una cappelletta sulla destra. Il portico aperto reca tetto a padiglione coperto con embrici e parapetto con pilastri di sostegno. Porte e finestre rettangolari fanno ritenere non originale la finestra gotica presente nella cappella laterale. |
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La torre campanaria, incorporata dietro
il presbiterio, con cuspide a piramide quadrata presenta una copertura
in embrici profilati con coppi. Particolarmente pregevoli, all'interno
del Santuario, si rivelano gli altari, due grandi cornici intagliate contenenti
pale dipinte, un paliotto e due coppie di angeli reggilampada. L’altare
maggiore, attribuibile allo scultore ligneo Girolamo Comuzzo (1623), è
particolarmente ricco di intagli e contiene tre tele: al centro Madonna
con Bambino (1706), ai lati le figure dei Ss. Giuseppe e Lucia eseguite
da Bernardino Grando (1623). L’Annunciazione e la Natività, in
pregevoli cornici intagliate, sono anch’esse di Girolamo Comuzzo (1646).
L’altare di S. Francesco (1658) fu realizzato da Francesco Comuzzo. Il
paliotto sottostante, di successiva esecuzione, reca una tela con la Madonna
del Carmine. Il Santuario fu, negli scorsi secoli, meta di pellegrinaggi
anche per alcuni fatti miracolosi che sembrano esservi avvenuti legati
alla resurrezione di bambini non battezzati. Particolarmente interessanti
risultano anche i numerosi ex-voto presenti all'interno della chiesa,
il più antico dei quali (Ex -voto di Mastro Juan Gonan De Pesarrs
che ringrazia la B.V.) risale al 1621. Riposano nel Santuario il fondatore
del vicino Ex Romitorio, Frate Odorico Bonano ed altri frati. |
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Ex Romitorio francescano di Monte
Castellano, anch'esso risalente al sec.XVII e posto alle spalle
del Santuario della Madonna di Raveo, accolse, alla fine del 1600, Odorico
Bonano di Raveo il quale decise di ritirarsi in questi luoghi. Costui
vi costruì un casa e chiese di poter divenire terziario al Padre
Generale dell'Ordine francescano. Il suo esempio venne seguito da altre persone e si venne a costituire una comunità di frati che qui vivevano nello spirito di S. Francesco, scandendo l'esistenza tra preghiera, digiuni e lavoro. Il luogo necessitò di molti interventi per essere reso ospitale. Dovettero essere rimossi i massi che erano caduti dal Monte Castellano, dovettero essere condotte opere di bonifica del terreno e costruiti muri di sostegno e piccoli terrazzamenti. Si provvide all'ampliamento dell'abitazione ed alla coltivazione di alberi forestali, di alberi da frutto e di fiori e di ortaggi. |
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Gli eremiti coltivavano numerose qualità di mele e
di pere ( in particolar modo mele da mosto e mele adatte all'essiccazione
nei forni). Una gradinata in pietra permetteva di raggiungere una piccola
stalla in cui i frati allevavano ogni anno una mucca la cui carne veniva
poi seccata al sole o sul focolare. Tutto ciò consentiva una certa
autonomia alla piccola comunità francescana che così si
adoperava per non dover dipendere troppo dagli altri. Persino le tegole
venivano fabbricate qui ed, a tal fine, venne costruito un forno per la
cottura delle tipiche tegole carniche. L'ingresso del Monastero, il cui
portone carraio è ad arco a tutto sesto, è costituito dalla
torre campanaria e da una graziosa cappella. La campana venne donata all'Eremo
nel 1750 da Leonardo De Infanti di Monaro. Fu fatta fondere a Bressanone
e doveva annunciare il sorgere ed il calare del sole. |
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| Si racconta che "il popolo di Raveo e dintorni
fosse convinto, con fede profonda, di essere liberati e protetti dalle
tempeste, quando la campana dei Romiti diffondeva nella valle i suoi rintocchi".
Oggi leggiamo sul portone d'ingresso "Il portone resta aperto perché
i fanciulli che vanno a Valdie possano suonare la campana" ad indicare
il rapporto privilegiato tra il paese e questo luogo incantevole. La costruzione
principale del monastero è a pianta rettangolare con ingresso centrale.
Il piano terra è costituito da stanze per uso collettivo e dalla
cucina, mentre una scala conduce al piano superiore dove sono situate
le celle dei monaci, dei quali permangono ancora diverse scritte ammonitrici
sul pavimento. Il 10 Novembre 1774 il Romitorio ricevette anche la visita
di un illustre visitatore, S. Benedetto Labre, monaco francese protettore
degli infermi e dei mendicanti, che nel corso del suo ultimo viaggio a
Roma si fermò qui. L'attività della comunità di eremiti
venne soppressa da una legge italica emanata da Napoleone nel 1810. Così
l'Ex Romitorio venne venduto all'asta e conobbe le travagliate vicende
delle due guerre mondiali, divenendo spesso rifugio per prigionieri di
varia nazionalità o per partigiani. E proprio nel 1944 i Tedeschi
spararono due colpi di cannone che smantellarono i muraglioni sottostanti
l'Eremo, in quanto convinti dell'esistenza di un presidio partigiano proprio
in questi luoghi. Ma l'ispezione che seguì li fece fortunatamente
desistere dal funesto proposito di abbattere l'Ex Romitorio. In realtà
le "tracce" erano state accuratamente rimosse poco prima dell'arrivo
dei Tedeschi. Anche il terremoto del 1976 non risparmiò il Convento
che venne in seguito riconosciuto come "edificio di particolare pregio
architettonico risalente al 1600, ex Monastero" e quindi ripristinato. Questo luogo incantato è stato reso ancor più suggestivo da colei che fino a pochi mesi fa, quando inaspettatamente ci ha lasciato, ne è stata attenta e preziosa custode. Angelica Bonanni così descriveva questo "antico paese dell'anima", come è stato definito da uno dei suoi tanti visitatori: "Un verde intenso di smeraldo, punteggiato di gradazioni or più chiare or più scure, abbellisce i pendii e fa da cornice misteriosa al Romitorio. Il Territorio circostante si apre veramente come un luogo di silenzio e di quiete e può rappresentare per chi arriva un'oasi inaspettata di intensa e serena pace". C'è un posto speciale che ha chiamato "Via della serenità", un boschetto che ha cosparso di versi incisi su pietra o su legno. Per questo "spicchio di cielo sgombro", come ebbe a definirlo uno dei tanti visitatori giunti sin qui, le saremo sempre grati. |
All'ospite
Il silenzio ti parli
Il cielo ti sorrida
Il verde ti rallegri
Il mormorio del bosco ti accompagni
A te ogni bene auguro
Chiesetta di Nostra Signora del Sacro cuore di Gesù
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Chiesetta sita in Valdie e risalente
forse al 1881 e successivamente restaurata nel 1990 (per i danni causati
da una bomba che la danneggiò sensibilmente nel 1944 oltre che
dai mezzi agricoli che vi passavano praticamente sotto). L’incantevole
chiesetta è dedicata a Nostra Signora del Sacro cuore di Gesù,
a San Isidoro ed a San Giuseppe Labre. Essa rappresentava soprattutto
un punto di riferimento spirituale per coloro che erano impegnati a Valdie
nelle attività di raccolta del fieno e di alpeggio e che la sera,
al termine delle fatiche quotidiane, vi si radunavano per il rosario al
suono di una campanella. Vari ex-voto sono presenti all’interno della
chiesetta. |
Cuel di Nuvolae, Cuel Taront e Cuel Budìn