CURIOSITA'

Esse di Raveo

Olivello spinoso

Slitte (Ouges)

Stavoli (Stalis)

L'Ors di Pani

Scoperte archeologiche

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Esse di Raveo

Incredibile, ma vero! È un tipo speciale di biscotto a rendere noto questo piccolo paese, altrimenti per molti sconosciuto. E si tratta certamente dell'iniziativa dolciaria più importante della Carnia.
Biscotti dorati e fragranti, dalla caratteristica forma e dall'inconfondibile sapore, sono preparati ancora secondo un'antica ricetta e costituiscono in fondo un simbolo di Raveo. Il titolare di un piccolo panificio del paese, per incrementare le entrate familiari, cominciò cuocendo pochi chilogrammi di questi biscotti a base di farina di grano tenero, zucchero, uova, vaniglia e burro. Ed il profumo che ancor oggi i forni diffondono in tutto il paese costituisce, già di per sè, un invito all'assaggio. Per saperne di più puoi visitare il sito http://www.essediraveo.it/

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Olivello Spinoso (Hippophae Rhamnoides)

"Difende con robusti aculei i minuscoli frutti giallo-arancione che sembrano tante gocce di sole impigliate fra i rami. Così, l'olivello vive al margine dei boschi o sulle sponde del fiume, quasi cercasse la solitudine"(Ada Negri)

Il nome scientifico, Hippophae Rhamnoides, deriva dal greco; significa "per schiarire il cavallo" e testimonia l'antico uso fatto con il succo dei suoi frutti per dare lucentezza al mantello dei cavalli.
Da queste parti "l'oro siberiano" (perchè reiste alle temperature rigide della Siberia dove pure è presente) viene chiamato "pomule di glerie" e viene utlizzato per le marmellate e gli sciroppi.

L’olivello spinoso è un arbusto dai rami spinosi e dalle foglie argentate diffuso in vaste aree europee quali Alpi, Carpazi, Danubio, Mar Baltico e Mare del Nord, su terreni ghiaiosi e sabbiosi lungo i greti dei fiumi o vicino al mare. Si trova sino ad elevate altitudini (fino a 2000 m), ed è molto resistente alla siccità ed al freddo, sopportando temperature anche di -50°C.
Le bacche, color arancione brillante, mature in autunno e le cui prime indicazioni mediche risalgono al XVI sec. per "i disturbi dello stomaco", vengono usate in erboristeria per il loro altissimo contenuto vitaminico (in particolare la vitamina C - 2g/100g, dieci volte tanto che negli agrumi).
L'olivello spinoso ha infatti un elevato contenuto naturale di Vitamine A, E, C e del gruppo B. Racchiude inoltre minerali come ferro, calcio, magnesio e rame.
Le bacche dell'olivello spinoso contengono dosi molto elevate di acidi grassi essenziali, costituenti della pelle. Molto ricche anche di Carotenoidi, proteggono dai raggi ultravioletti, svolgono un'azione antiossidante e coadiuvante nella microcircolazione e nella rigenerazione epiteliale.
L'olivello trova così impiego tanto in medicina, per la sua azione disinfiammatoria, quanto nella cosmesi, per la sua azione protettiva dai raggi solari ed anti-invecchiamento della pelle.
A Raveo l'Azienda Agricola Pecol ne esalta il sapore producendo lo sciroppo di Olivello e la Crema di mele e Olivello, oltre ad altri tipi di sciproppi, confetture e tisane.
Per saperne di più visita il sito:http://www.adriaeuroshop.com/pecol_home.asp

 

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Slitte (Ouges)

Ci si serviva delle slitte (ouges), dalla caratteristica forma, per trasportare a valle l'erba tagliata a mano e il fieno legati in fasci (fasc), la legna ed il fogliame (fuêt).
Ciascuna slitta recava le iniziali marcate a fuoco del capofamiglia per contraddistinguerla dalle altre, così da permetterne la rapida identificazione, quando in Quâs si trattava di distinguere la propria ouge anche tra un centinaio. Ancora oggi se ne possono ammirare alcuni esemplari, quando in occasione di Sapori di Carnia questi vecchi strumenti vengono rispolverati e messi in bella mostra nei piacevoli cortili del paese.
Per i trasporti a spalle si usavano poi la gerla (gei), che nella versione "large" veniva impiegata per il trasporto del fogliame autunnale (usato per il giaciglio del bestiame nelle stalle) o delle castagne ( raccolte con i ricci per permetterne una migliore e più duratura conservazione), ma anche la refe utilizzata invece per il trasporto della legna per accendere il fuoco.

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Stavoli (Stalis)

Si trattava delle dimore stagionali, costruite in pietra e legno, delle famiglie di Raveo che vi conducevano gli armenti per il pascolo, trascorrendovi parte delle giornate primaverili ed autunnali.
In estate, periodo in cui la zona era particolarmente animata e frequentata, i ritmi erano scanditi proprio dai tempi della fienagione, mentre gli animali venivano condotti all'alpeggio nelle malghe d'alta montagna. A settembre, il bestiame scendeva nuovamente a valle, dove veniva consumato il fieno fino a quel momento raccolto. Alcuni attendevano anche le prime nevi prima di spostare il bestiame da lassù a Raveo.
Le condizioni climatiche non sempre favorevoli, la concentrazione del bestiame sul territorio, la quantità di fieno necessaria richiedevano che i compiti di
ciascuno fossero ben delineati. Perciò le donne si occupavano prevalentemente delle attività riguardanti i prati, i campi e la stalla, mentre gli uomini, se non si trovavano all'estero per lavoro, erano impegnati soprattutto con il bestiame.
Così si svolgeva la vita in queste zone fino a circa una quarantina d'anni fa quando ancora la realtà locale era improntata su un'economia prevalentemente agricola.

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L’Ors di Pani

Amante della natura e da taluni definito “Re della montagna di Carnia”, Antonio Zanella, meglio noto come l’Ors di Pani, era originario di Amaro e non passava inosservato. 
Il soprannome che gli venne attribuito, Ors, era dovuto certo al suo aspetto poco curato, con la barba incolta e la capigliatura sempre arruffata, ed al carattere piuttosto burbero e schietto.
Proprietario di 300 ettari di bosco, di bestiame, di case e di stavoli, non rifiutava comunque un aiuto a chi ne avesse bisogno.
La sua figura incuteva allo stesso tempo timore e simpatia.
Diversi aneddoti riguardano i suoi viaggi a Venezia dove negli ambienti più rinomati non passava certo inosservato.
Si narra che, sedutosi ad un tavolo del famoso albergo “Danieli”, avesse messo in subbuglio i camerieri abituati a servire persone

di una certa classe e preoccupati che un mendicante potesse sedere in quel posto. Salvo poi chiarire, l’Ors di Pani, “la sua posizione”, tappezzando l’intero tavolino con bigliettoni di mille lire e sciogliere così ogni cattiva disposizione nei suoi confronti. Pare che lo divertissero un sacco questi comportamenti stravaganti.
Si dice poi, ma questo doveva accadere lontano da Venezia, che sospettato di collaborazionismo con la Brigata Garibaldi, venne arrestato dai Cosacchi e condannato alla fucilazione. Sennonché il suo aspetto ed i suoi occhi chiari e penetranti alimentarono le funeste credenze russe e gli valsero la sospensione dell’esecuzione. Venne ucciso, tra le sue montagne silenziose e nevicanti nell'inverno del 1955, per motivi di gelosia. Così anche la sua morte fu destinata ad alimentare il mistero che da sempre aleggiava attorno a questa singolare figura.

Per saperne di più puoi leggere "Antonio Zanella: l'Ors di Pani tra leggenda e realtà" di Augusto Ariis sul tuo computer (file pdf per Acrobat Reader 259 Kb)

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Scoperte archeologiche

XVII sec. - Raveo
Il Grassi dà notizia di generici rinvenimenti di monete nei pressi dell'abitato:"... già un secolo furon rinvenute medaglie non poche d'Imperatori Romani, di rame, e d'argento", datate genericamente all'età imperiale.

XIX sec. ed Anni '80 - Cuel di Nuvolae - sella
"Una fibula in bronzo di tipo Hrusica, con bottone all'estremità della staffa, è stata trovata alcuni anni fa da G. Pittino. E' datata a partire dal tardo III secolo d.C.
Sul colle si troverebbero ruderi in muratura."

Anni' 70 - Cuel Tarond
Sul colle, secondo il Marinelli, si troverebbero resti di antichi muri e nella sella tra questo e Colle Nuvolae si rinvenne " ... un pietrone con urne cinerarie di cotto e lucerne pure di cotto, sul cui piede la parola SEXTI."
Qui il Miotti ha individuato altri muri formati da pietre sbozzate e fissate con calce.

Anni' 70 - Cuel Budin
Sul colle si sono rinvenuti resti di una muraglia costituiti da conci calcarei " ... tenuti assieme", secondo il Miotti, "da una malta tenacissima." Farebbero parte di un ampio fortilizio costruito attorno al V secolo d.C..

Anni' 70 - Monte Sorantri - Ciastellát di Plan
Qui, secondo il Marinelli, "...si rinvennero parecchie anticaglie fra le quali una macina a mano."
Ai piedi dell'altura sono stati individuati i resti di un fortilizio.

1994 - Cuel di Nuvolae - sommità
"In cima al colle sono stati rinvenuti una punta di giavellotto ed un puntale in ferro, mentre nei pressi è venuta alla luce una piccola falce arboraria."

1998 - Raveo - Enemonzo
Tra Raveo ed Enemonzo sono stati rinvenuti 359 vittoriani romani repubblicani e 40 tertradrammi
Del Norico Occidentale.

1999-2002 - Monte Sorantri
Sull'altopiano sommitale del Monte Sorantri si registrano ritrovamenti di superficie riferibili al VIII sec. a.C..
In un paesaggio fitto di faggi e di querce, i singolari e regolari avvallamenti presenti in quest'area hanno rivelato l'esistenza di un grande insediamento con muro di recinzione e strutture abitative, ancora ben conservate, riferibili all'età romana.
Di fatto la zona doveva essere frequentata almeno dal III sec. a.C..
Anche nel 2002 sono proseguiti gli scavi coordinati dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, sul Monte Sorantri, dove erano già stati scoperti i resti di un santuario celtico a carattere militare e le rovine di un vasto abitato di età romana.
Le ricerche si sono orientate sulla parte sud-occidentale di Sorantri, dove erano stati rinvenuti numerosi frammenti di armi celtiche, e sulla zona nord-orientale dell'abitato.
Si riporta, al riguardo, quanto evidenziato:
"Il primo scavo è stato condotto in collaborazione con il Dipartimento di Storia e Tutela dei Beni Culturali dell'Università di Udine. Alle ricerche, concluse il 12 luglio e dirette sul campo da Susi Corazza, hanno partecipato numerosi studenti del Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali .
Nella zona prescelta il sondaggio esplorativo effettuato nel 2001 aveva messo in luce resti che erano stati attribuiti dubitativamente a una necropoli.
Delle sette trincee esplorative condotte in più punti solo le due effettuate in una fascia pianeggiante hanno dato esito positivo. Sia nell'ampliamento della trincea 7 del 2001 che nella trincea 14 si sono raccolti però numerosi elementi che smentiscono la precedente ipotesi. Nella prima è stata infatti messa parzialmente in luce un'ampia fossa, che conteneva, oltre ad un frammento di umbone di scudo di tipo celtico, numerosissimi frammenti di brocche in ceramica e di recipienti in vetro, alcuni dei quali policromi, gemme e perle di pasta vitrea databili alla prima età imperiale romana. Nella seconda trincea sono emersi abbondanti frammenti di contenitori di ceramica grezza di "tipo Auerberg", anch'essa di età romana. La tipologia del rinvenimento rimanda dunque piuttosto ad attività cultuali, che si sarebbero svolte nell'area sino agli inizi del I secolo d. C., momento in cui la Carnia era pienamente romanizzata.
Il secondo intervento, coordinato sul campo dal dott. Luca Villa, ha permesso di individuare e interpretare preliminarmente una numerosa serie di strutture sepolte riferibili all'abitato, che dopo la campagna di quest'anno risulta di straordinaria ampiezza. Di particolare interesse appare la localizzazione di ben tre cisterne e del potente muro di cinta che circonda l'intero complesso dall'ingresso sul lato ovest al dirupo che delimita l'altura del Sorantri sul lato meridionale."
- Cuel Budìn
In una relazione del 1999 sulle ricerche condotte sul Cuel Budin Luca Villa sostiene che:
"Prospiciente al Monte Sorantri, ma posto ad una quota inferiore, sul Cuel Budin sono visibili i resti di un insediamento di minore estensione. Anche in questo caso si tratta di un sito cinto da mura di fortificazione, probabilmente anche con torri di difesa, al cui interno sono presenti numerose cellule abitative di dimensioni ridotte la cui lettura sul terreno appare molto chiara.
Si tratta di strutture realizzate con muri legati da malta che paiono molto ben conservate. La tipologia delle evidenze e alcuni ritrovamenti sporadici sembrano indicare che si tratti di un insediamento fortificato di età altomedievale che rientra nei modelli documentati nell'arco alpino orientale. L'eccezionalità del sito consiste però nel grado di conservazione delle evidenze strutturali che appare davvero unico nel panorama di siti conosciuti".

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