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Incredibile, ma vero! È un tipo speciale di biscotto
a rendere noto questo piccolo paese, altrimenti per molti sconosciuto.
E si tratta certamente dell'iniziativa dolciaria più importante
della Carnia. |
Olivello Spinoso (Hippophae Rhamnoides)
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"Difende con robusti aculei i minuscoli frutti giallo-arancione che sembrano tante gocce di sole impigliate fra i rami. Così, l'olivello vive al margine dei boschi o sulle sponde del fiume, quasi cercasse la solitudine"(Ada Negri) Il nome scientifico, Hippophae Rhamnoides, deriva
dal greco; significa "per schiarire il cavallo" e testimonia
l'antico uso fatto con il succo dei suoi frutti per dare lucentezza al
mantello dei cavalli. |
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L’olivello spinoso è un arbusto dai rami spinosi
e dalle foglie argentate diffuso in vaste aree europee quali Alpi, Carpazi,
Danubio, Mar Baltico e Mare del Nord, su terreni ghiaiosi e sabbiosi lungo
i greti dei fiumi o vicino al mare. Si trova sino ad elevate altitudini
(fino a 2000 m), ed è molto resistente alla siccità ed al
freddo, sopportando temperature anche di -50°C.
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Amante della natura e da
taluni definito “Re della montagna di Carnia”, Antonio Zanella, meglio
noto come l’Ors di Pani, era originario di Amaro e non passava inosservato. Il soprannome che gli venne attribuito, Ors, era dovuto certo al suo aspetto poco curato, con la barba incolta e la capigliatura sempre arruffata, ed al carattere piuttosto burbero e schietto. Proprietario di 300 ettari di bosco, di bestiame, di case e di stavoli, non rifiutava comunque un aiuto a chi ne avesse bisogno. La sua figura incuteva allo stesso tempo timore e simpatia. Diversi aneddoti riguardano i suoi viaggi a Venezia dove negli ambienti più rinomati non passava certo inosservato. Si narra che, sedutosi ad un tavolo del famoso albergo “Danieli”, avesse messo in subbuglio i camerieri abituati a servire persone |
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di una certa classe e preoccupati che un mendicante potesse sedere in
quel posto. Salvo poi chiarire, l’Ors di Pani, “la sua posizione”, tappezzando
l’intero tavolino con bigliettoni di mille lire e sciogliere così
ogni cattiva disposizione nei suoi confronti. Pare che lo divertissero
un sacco questi comportamenti stravaganti. Per saperne di più puoi leggere "Antonio Zanella: l'Ors di Pani tra leggenda e realtà" di Augusto Ariis sul tuo computer (file pdf per Acrobat Reader 259 Kb) |
Scoperte archeologiche
XVII sec. - Raveo
Il Grassi dà notizia di generici rinvenimenti di monete nei pressi dell'abitato:"...
già un secolo furon rinvenute medaglie non poche d'Imperatori Romani,
di rame, e d'argento", datate genericamente all'età imperiale.
XIX sec. ed Anni '80 - Cuel di Nuvolae - sella
"Una fibula in bronzo di tipo Hrusica, con bottone all'estremità
della staffa, è stata trovata alcuni anni fa da G. Pittino. E' datata
a partire dal tardo III secolo d.C.
Sul colle si troverebbero ruderi in muratura."
Anni' 70 - Cuel Tarond
Sul colle, secondo il Marinelli, si troverebbero resti di antichi muri e nella
sella tra questo e Colle Nuvolae si rinvenne " ... un pietrone con urne
cinerarie di cotto e lucerne pure di cotto, sul cui piede la parola SEXTI."
Qui il Miotti ha individuato altri muri formati da pietre sbozzate e fissate
con calce.
Anni' 70 - Cuel Budin
Sul colle si sono rinvenuti resti di una muraglia costituiti da conci calcarei
" ... tenuti assieme", secondo il Miotti, "da una malta tenacissima."
Farebbero parte di un ampio fortilizio costruito attorno al V secolo d.C..
Anni' 70 - Monte Sorantri - Ciastellát di Plan
Qui, secondo il Marinelli, "...si rinvennero parecchie anticaglie fra le
quali una macina a mano."
Ai piedi dell'altura sono stati individuati i resti di un fortilizio.
1994 - Cuel di Nuvolae - sommità
"In cima al colle sono stati rinvenuti una punta di giavellotto ed un puntale
in ferro, mentre nei pressi è venuta alla luce una piccola falce arboraria."
1998 - Raveo - Enemonzo
Tra Raveo ed Enemonzo sono stati rinvenuti 359 vittoriani romani repubblicani
e 40 tertradrammi
Del Norico Occidentale.
1999-2002 - Monte Sorantri
Sull'altopiano sommitale del Monte Sorantri si registrano ritrovamenti di superficie
riferibili al VIII sec. a.C..
In un paesaggio fitto di faggi e di querce, i singolari e regolari avvallamenti
presenti in quest'area hanno rivelato l'esistenza di un grande insediamento
con muro di recinzione e strutture abitative, ancora ben conservate, riferibili
all'età romana.
Di fatto la zona doveva essere frequentata almeno dal III sec. a.C..
Anche nel 2002 sono proseguiti gli scavi coordinati dalla Soprintendenza per
i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, sul Monte Sorantri, dove erano
già stati scoperti i resti di un santuario celtico a carattere militare
e le rovine di un vasto abitato di età romana.
Le ricerche si sono orientate sulla parte sud-occidentale di Sorantri, dove
erano stati rinvenuti numerosi frammenti di armi celtiche, e sulla zona nord-orientale
dell'abitato.
Si riporta, al riguardo, quanto evidenziato:
"Il primo scavo è stato condotto in collaborazione con il Dipartimento
di Storia e Tutela dei Beni Culturali dell'Università di Udine. Alle
ricerche, concluse il 12 luglio e dirette sul campo da Susi Corazza, hanno partecipato
numerosi studenti del Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali .
Nella zona prescelta il sondaggio esplorativo effettuato nel 2001 aveva messo
in luce resti che erano stati attribuiti dubitativamente a una necropoli.
Delle sette trincee esplorative condotte in più punti solo le due effettuate
in una fascia pianeggiante hanno dato esito positivo. Sia nell'ampliamento della
trincea 7 del 2001 che nella trincea 14 si sono raccolti però numerosi
elementi che smentiscono la precedente ipotesi. Nella prima è stata infatti
messa parzialmente in luce un'ampia fossa, che conteneva, oltre ad un frammento
di umbone di scudo di tipo celtico, numerosissimi frammenti di brocche in ceramica
e di recipienti in vetro, alcuni dei quali policromi, gemme e perle di pasta
vitrea databili alla prima età imperiale romana. Nella seconda trincea
sono emersi abbondanti frammenti di contenitori di ceramica grezza di "tipo
Auerberg", anch'essa di età romana. La tipologia del rinvenimento
rimanda dunque piuttosto ad attività cultuali, che si sarebbero svolte
nell'area sino agli inizi del I secolo d. C., momento in cui la Carnia era pienamente
romanizzata.
Il secondo intervento, coordinato sul campo dal dott. Luca Villa, ha permesso
di individuare e interpretare preliminarmente una numerosa serie di strutture
sepolte riferibili all'abitato, che dopo la campagna di quest'anno risulta di
straordinaria ampiezza. Di particolare interesse appare la localizzazione di
ben tre cisterne e del potente muro di cinta che circonda l'intero complesso
dall'ingresso sul lato ovest al dirupo che delimita l'altura del Sorantri sul
lato meridionale."
- Cuel Budìn
In una relazione del 1999 sulle ricerche condotte sul Cuel Budin Luca Villa
sostiene che:
"Prospiciente al Monte Sorantri, ma posto ad una quota inferiore, sul Cuel
Budin sono visibili i resti di un insediamento di minore estensione. Anche in
questo caso si tratta di un sito cinto da mura di fortificazione, probabilmente
anche con torri di difesa, al cui interno sono presenti numerose cellule abitative
di dimensioni ridotte la cui lettura sul terreno appare molto chiara.
Si tratta di strutture realizzate con muri legati da malta che paiono molto
ben conservate. La tipologia delle evidenze e alcuni ritrovamenti sporadici
sembrano indicare che si tratti di un insediamento fortificato di età
altomedievale che rientra nei modelli documentati nell'arco alpino orientale.
L'eccezionalità del sito consiste però nel grado di conservazione
delle evidenze strutturali che appare davvero unico nel panorama di siti conosciuti".