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TAUMATURGIA E ARMONIA DEL RITMO



La religione, l'arte e la scienza racchiudono un' antico potere di incantamento: il potere dell'immagine, della parola, il movimento ritmico della collettività, quali strumenti realmente capaci di favorire la vita. La scienza medica del rinascimento ricercava il rapporto con le forze positive dell'universo, la sintonia del microcosmo umano con il cosmo, l'armonia dei ritmi naturali e delle stagioni interiori. "In verità noi distribuiamo la vasta armonia delle cose superiori in sette gradi: cioè nelle immagini, come si ritiene, stabilite armonicamente; nelle medicine dosate secondo una loro corrispondenza; nei vapori e profumi con regola simile preparati; nei canti e suoni musicali, al cui ordine e alla cui efficacia vogliamo riportare i gesti del corpo e le danze e i balli sfrenati; nei concetti e moti armonici dell'immaginazione, nelle coerenti speculazioni della ragione, nelle tranquille contemplazioni della mente".
(68-M.Ficino) Il medico-filosofo del 1400, Marsilio Ficino, nella sua opera sulla malinconia "De Vita Triplici", vede nell'esercizio delle facoltà creative e nelle esperienze estetiche dello spirito che mettevano in sintonia con gli influssi positivi degli astri, una generale pssibilità curativa. "Il melanconico in altre parole doveva applicarsi spontaneamente a quella attività che è dominio specifico della sublime stella della speculazione ( Saturno ), e che il pianeta promuove con lo stesso vigore con cui ostacola e danneggia le funzioni comuni del corpo e dell' anima cioè la contemplazione creativa in quanto nemico ed oppressore di ogni vita in qualche modo soggetta al mondo presente, Saturno genera la malinconia; in quanto amico e protettore di un'esistenza superiore e puramente intellettuale, può anche curarla". (69-M.Ficino)
Qualsiasi linguaggio che veicola sentimenti ed emozioni: discorso, scrittura e rappresentazione, costituisce un modo particolare e proprio per esprimere il ritmo della vita. L'antica funzione di purificazione e rasserenamento delle passioni attribuita ai riti, alla poesia e alle tragedie del mondo culturale greco, si ripete nell'attività artistica di ogni epoca storica. Il risultato catartico e curativo ad essi attribuito, si manifesta come effetto dell'esercizio ritmico, dei tempi scanditi dal gesto, dalla parola o dalla nota musicale sui ritmi affettivi interiori dell'uomo. Questo ci viene confermato da Tellenbach nell'importanza da lui attribuita al ritmo come determinazione spirituale, ed anche da De Martino che riporta le antiche concezioni platoniche in merito a questa ipotesi. Il movimento ritmico veniva utilizzato per ristabilire ordine nei terrori e nelle angoscie dell'infanzia: "Quando le madri vogliono addormentare i neonati che hanno il sonno difficile, danno loro non già riposo, ma, al contrario, movimento, cullandoli senza sosta nelle loro braccia, e non già il silenzio, ma cantando qualche ninna nanna: e proprio come nel processo curativo che ha luogo nei tempestosi riti bacchici, questa cura mediante movimento e combinazione di danza e di musica è impiegata dalle madri per incantare i loro pargoletti".
(70-Platone ) Nel Timeo, a proposito dell'esercizio ritmico come medicina dell'anima e del corpo, Platone riprende la teoria dei movimenti esterni regolatori di quelli interni . . . . . . richiamandosi ancora una volta all'immagine dell'oscillazione ritmica che si sperimenta su una nave, e assegnando la potenza terapeutica dell'incessante moto ritmico, all'imitazione della natura, nutrice e cosmica cullatrice di corpi.(71-Platone)
Così noi intendiamo il lasciarsi prendere dal ritmo di un'attività estetica, come danza e melodia di segni, simboli e note, quasi un ritorno vivo del tempo passato, un progetto di ritorno indietro all'essere cullati passivamente dalle braccia materne e al cullarsi attivo nella produzione di un gioco.
S. Mistura e altri psichiatri sono concordi nell'affermare che l'uomo moderno, in questa era medicalizzata, ha perso la capacità di servirsi dei riti e dei miti, di utilizzare quelle strade antiche per sfuggire alle difficoltà poste dalla realtà e per tollerare la frustrazione; per agire l'ansietà e la disperazione secondo percorsi consentiti e preordinati. "Resi inutili ed inefficaci i mezzi collettivi ed individuali per trascendersi e superare così le crisi malinconiche della presenza nel mondo, qualcuno (gli psichiatri), si è occupato di dimostrare che la malinconia non era in realtà che una malattia e che il suo nome poteva essere depressione". (72-F. Asioli, S. Mistura, G. Polletta)
Malattia e depressione che, se di diritto si riappropriano del loro valore significante, testimoniano "la difficoltà e la tenace non capacità del nostro assetto sociale nel rispondere ai bisogni e ai desideri della gente, se non nella forma deviante e fuorviante di una tecnologia totalizzante". (73-F. Asioli, S. Mistura, G. Polletta)

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