Associazione Pro Ruscio

Un po' di Storia

cenni storici del territorio di Monteleone

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Un po' di storia

La civiltà protoitalica

La presenza umana nel territorio di Monteleone e' attestata da vestigia della civilta' proto-italca, caratterizzata da una economia agricolo-pastorale ed artigianale (lavorazione dei metalli). L'antropizzazione di questa area risale presumibilmente a piu' di 3.000 anni fa (eta' del bronzo); tracce di un insediamento proto-storico sono state ritrovate sul monte Pizzoro, non lontano da Monteleone. Si veda a tale proposito anche i recenti ritrovamenti archeologici a Forma Cavaliera.

Nel 1907 e' stat scoperta nei pressi di Monteleone, in localita' Colle del Capitano, una necropoli villanoviana con un interessante corredo funerario riferibile al periodo di transizione tra l'eta' del bronzo a quella del ferro. In questa necropoli e' stata rinvenuta la famosa Biga di Monteleone.

La popolazione apparteneva verosimilmente al gruppo etnico dei Naharci, citati nelle tavole iguvine, identificabili con gli aborigeni della Valle del Nera.

La fotografia aerea ha rilevato la presenza di numerosi castellieri fra il monte Femasino e la forchetta di Usigni. A questo proposito di veda anche la recente indagine sul castelliere del Trivio. Santuari protostorici d'altura (ad esempio sul Monte Aspra) sono attestati dal VI secolo a.C.

 

Arrivano i Romani

 

Nel III secolo a.C. ha inizio la conquista romana di queste terre.

Nel 71 a.C. durante le "guerre servili", un esercito romano viene sconfitto  dall'avanguardia dei gladiatori di Spartaco, condotta dal gallo Crisso nei pressi del  Trivio (l'antica Trebula).

E' in tale evenienza che i romani scoprono il farro, noto in questo territorio fin dalla  tarda eta' del bronzo (sembra sia stato rinvenuto tra le suppellettili della tomba del  Colle del Capitano).

Durante l'impero romano questo territorio viene inserito, unitamente a Norcia e a Rieti  nella IV regione augustea (Sannio). Nel VI secolo Spoleto diviene capoluogo di un  grande ducato longobardo. Il territorio di Monteleone diviene centro di un distretto  longobardo (Gastaldato Equano): tale toponimo storico e' evocato nella Pieve di S.   Maria de Equo, presso Ruscio.

 

 

La chiesa di Sant'Erasmo al Trivio, costruita sul sito di una villa romana

Il medioevo

Nell'alto medioevale terre di Monteleone diventano feudo della famiglia dei Tiberti, nobili romani.

Secondo la storiografia locale il conte Attone ha fatto erigere il castello di Brufa nell'880, nel periodo di Guido e Lamberto duchi di Spoleto, re d'Italia e imperatori del Sacro Romano impero.

Sulle rovine del castello di Brufa distrutto nel 1228 da Bertoldo di Hurslingen, figlio di Corrado duca di Spoleto, i Tiberti e gli spoletini edificano verso il 1265 il castello di Monteleone, che passa poi sotto la signoria di Spoleto. Con la fine del feudalesimo e del ducato di Spoleto, il castello di Monteleone acquisisce lo status di Comune giuridicamente autonomo nell'ambito delloStato della Chiesa e sotto la giurisdizione della citta' di Spoleto.

Nel XIV secolo questo castello viene coinvolto nelle aspre lotte fra Guelfi e Ghibellini. Nel 1391 Giovanni di Cola di Monteleone e Tommaso Petrucci di Chiavano invadono con 500 armati la Valdinarcoper correre in aiuto dei ghibellini asserragliati nella Rocca di Spoleto; vengono respinti  e lo spoletino Giovanni de Domo sottomette con le armi i ghibellini "naricoli".

Fino al XVI secolo i rapporti tra Monteleone e i maggiori centri vicini (soprattutto Cascia e Leonessa) sono stati turbati da controversie per la delimitazioni dei rispettivi confini comunali. Anche i rapportifra Monteleone e la "citta' dominante" (Spoleto) sono stati spesso conflittuali a causa delle velleita' autonomistiche dei monteleonesi.

Nel 1494 i condottieri tifernati Paolo e Camillo Vitelli invadono con una compagnia di ventura le terre di Monetleone, per dare aiuto a Carlo VIII, re di Francia, intento alla conquista del regno di Napoli; si accampano presso il castello di Vetranola ove vengono ristorati con gli "strascinati".

Nel 1527 le milizie colonnesi, reduci dal sacco di Roma, occupano Monteleone e fanno giurare "obbedienza all'Impero e alla famiglia Colonna"; dopo qualche mese un esercito spoletino riassoggetta Monteleone.

Nel 1555 i monteleonesi scacciano il podesta' spoletino; dopo un assedio da parte dell'esercito di Spoleto, nel 1559 il castello di Monteleone viene sottratto, per decisione di papa Pio IV, alla sudditanza di Spoleto e sottoposto alla Prefettura di Montagna con sede a Norcia. In considerazione dei danni  subiti da parte degli Spoletini, Papa Pio IV nel 1560 concede l'indipendenza da Spoleto a Monteleone. In un calice di S. Maria del Piano i Magnifici Priori potevano con orgoglio incidere "Res Publica Montis Leonis", mentre lo stemma comunale veniva dotato delle chiavi pontificie, concesse dal medesimo papa quale privilegio nel 1565.

 

Dalla seconda metà del '500 a tutto il '600 la comunita' di Monteleone vive un periodo di pace e prosperita'.

 

Lo Statuto Comunale di Monteleone del secolo XVI e' dedicato ad Alberico Cybo Malaspina, conte di Ferentillo e "governatore perpetuo delle terre di Monteleone", esaltato dalla storiografia locale come ottimo amministratore.

 

Nel 1630 il Governo pontificio fa attivare le miniere ferrifere di Monteleone, uniche nello stato ecclesiastico.

 

 

 

Il settecento, i moti rivoluzionari

Nel XVIII secolo, caratterizzato da vari passaggi di eserciti stranieri, rovinosi terremoti, inondazioni e pestilenze, inizia il declino demografico ed economico di Monteleone.

 

La Repubblica Romana del 1798-99 e' legata all'insorgenza anti-giacobina ed alla repressione da parte delle truppe franco giacobine anche nel territorio di Monteleone: un toponimo (Campo Francese) evoca tali eventi.

 

La crisi dello Stato Pontificio fu chiara per i Monteleonesi allorquando il Vicario del Vescovo Locatelli, Mons. Giuseppe Napoleoni, nel febbraio 1797 si rifugio' a Monteleone e, ancora di piu' con la vista del passaggio dei soldati pontifici, reduci dalla sfortunata battaglia di Faenza.

L'anno successivo ventimila francesi giungono a Spoleto e Roma viene occupata il 10 febbraio 1798.

In ogni comune viene istituita la nuova Municipalità, abolendo dal simbolo comunale lo stemma pontificio, e numerose gabelle e contribuzioni di grano, bestiame e denaro vengono imposte alle popolazioni. Le mura castellane sono tappezzate da una serie interminabile di editti di requisizione, mentre per ordine del Generale Bertier , vengono arruolati giovani coscritti.

Edile e presidente del comune di Monteleone era un certo Antonio Rotondi, insediato dai Francesi e, dunque, inviso alla popolazione.

 

Nell'agosto del 1798 gli amministratori repubblicani di Spoleto, capoluogo del dipartimento del Clitunno, per fronteggiare una "agitazione minacciosa di Monteleone" inviano una truppa di 500 uomini per requisire spingarde e polvere pirica conservate nel castello.Le alterne vicende che si vivono a Roma si riflettono sulla  popolazione che si divide fra "papalini" e giacobini, ma sempre sotto l'incubo dell'arrivo dei soldati francesi che fermamente dominavano Spoleto.

Infatti il 18 febbraio 1799. 120 francesi giungono da Cascia, alle Ferriere.

Il giorno successivo tre giovani di Monteleone: Filippo Dolci del Trivio di anni 30. Luigi Belli di Ruscio di anni 24, Benedetto mercante di anni 28, accusati di aver tentato resistenza ed aver avvertito con spri l'arrivo della truppa, vengono fucilati da soldati francesi. (Registro dei Morti, pag.196)

La posizione strategica di Monteleone impressiono' il Comandante francese che non volle tentare l'assedio, ma si accampo' nei pressi di S. Lucia. Il Comandante invio' un messo garantendo che , ricevute vettovaglie avrebbero proseguito la loro marcia verso Arrone. Ma, una volta aperte le porte del castello ai Francesi, questi non mantennero i patti commettendo angherie e qualche saccheggio. Proseguirono, poi per la Valnerina, dando fuoco ad Arrone. I tre giovani uccisi furono piamente sepolti a San Nicola, solo il Belli in San Francesco.

 

 

 

Il viaggio scabroso del futuro Pio IX dalla Valnerina a Monteleone

Durante i primi giorni del febbraio 1831, iniziarono a Modena i moti rivoluzionari contro lo Stato Pontificio e rapidamente dalla Romagna si estesero nelle Marche e anche nell'Umbria. Il 17 febbraio anche la guarnigione  di Ancona cedeva  all'assedio del Generale Sercognani che, con pochi soldati  e volontari, scendeva in Umbria attraverso la gola di Colfiorito.

Il suo proclama del 27 febbraio, suscitava ovunque nelle municipalità comitati provvisori; questi, spesso nostalgici di autonomie medievali, risultavano impreparati ai nuovi compiti su profilo nazionale.

Nel 1831, dunque, l'arcivescovo Mastai Ferretti, (futuro papa Pio IX), intimorito dai primi moti risorgimentali nello Stato Pontificio, "avvertito a procurarsi la personale sicurezza, partì da Spoleto di buon mattino del sabato precedentela domenica delle Palme 26 marzo 1831, prendendo la via di Monteluco accompagnato da due servitori..." e si rifugia a Leonessa, appartenente politicamente al regno Borbonico. Giunto un dispaccio la sera della Domenica delle Palme, da parte del Cardinale Benvenuti che lo nominava Delegato straordinario delle provincie di Spoleto e Rieti, Mons. Mastai "sollecito' tosto la partenza per Monteleone, e con un seguito di circa 15 persone fra laici e sacerdoti, mosse verso il villaggio di Ruscio di Monteleone. E siccome la notizia del ripristinato Governo Pontificio erasi cola' gia' sparsa, poiche' un tale Giovanni Forconi, si era partito subito da Leonessa per annunciarla, ne avvenne che sebbene fosse notte, molti popolani di Ruscio e vari soldati della Finanza che erano in quella stazione di dogana, furono pronti a scortare con lumi Mons. Mastai a Monteleone e che il popolo di questo paese tutto si commosse all'arrivo..."

In corsivo (Memorie storiche del Santo Padre Pio IX nel 50° di Episcopato , Roma 1887)

 

 

Il passaggio di Giuseppe Garibaldi

Nel 1849, Giuseppe Garibaldi, diretto a Roma per difendere la Seconda Repubblica Romana, passa per il territorio di Monteleone e sosta nella casa parrocchiale di Ruscio. A ricordo di tale evento e' posta una lapide.

Nel 1860, dopo la fine dello Stato Pontificio, Monteleone entra a far parte del nuovo Regno d'Italia.

 

Alla fine del secolo scorso inizia la massiccia emigrazione dei monteleonesi verso gli Stati Uniti, incoraggiata dal missionario francescano P. Iachetti, loro conterraneo. Recentemente tumulato nel cimitero di Monteleone.

Tale esodo, che si dirige in tempi piu' recenti prevelentemente verso Roma assumendo dimensioni macroscopiche, provoca il progressivo spopolamento di Monteleone.

 

 
Biblioteca: per saperne di piu'  
 
AA.VV., La Biga di Monteleone di Spoleto (catalogo della mostra "Gli etruschi in Valnerina)

Cristina Papa (a cura di), Il farro (Saperi, usi e conservazione delle varieta' locali); CEDRAV, Cerreto di Spoleto, 1999

Egildo Spada, La transumanza (transumanza ed allevamento stanziale nell'Umbria sud orientale); CEDRAV, Cerreto di Spoleto, 2002