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LETTERA N. 1
Eugenia,
non c’è regola senza eccezioni, o se preferisci: in dubio abstine.
Mi hai criticato, accusato, incolpato. Ritenuto infedele, peggio ancora
infido, bugiardo, codardo. Hai chiuso porte, finestre, sbarrato ogni
sorta di comunicazione. Di questa lettera farai l’uso più proprio?
Accomodati. Ho scelto una carta morbida, come vedi e come potrai sentire
al tatto. Va bene. Ma prima: leggila! Leggila, Eugenia. Chiuditi a
chiave, stacca quel benedetto telefono di cui hai cambiato il numero
(avrai cambiato anche indirizzo?!). Leggi, figlia della stoltezza.
Quattro mesi fa sono stato a Francoforte, e questo non è una novità.
Dovevo incontrare Maria. Quando si son vissuti anni con una persona,
condividendo anche l’attimo che precede il pensiero, non si azzerano i
ricordi. E di questi ero in ricerca. Perché? Perché sono il mio pane,
la forza che conosci, proprio quella di cui ti sei innamorata. E dato
che sto sciorinando proverbi, ne aggiungo un altro: a ogni uccello suo
nido è bello. Contiene una metafora? Anche, ma non solo.
I luoghi della mente, le sue nicchie, i ripostigli del pensiero, delle
infinite riflessioni che vado lasciando a caso, sono la mia vera casa.
Non so aprire il cassetto dove tutte le regole altrui sono ben
allineate. Oggi scelgo questa, domani quella, come una cravatta da
ufficio. Apro cassetti per osservarne il contenuto. Osservare equivale
ad interagire, riscrivere il senso, la logica, il valore, la priorità,
l’estetica, l’utilità. Quattro mesi fa il mio mondo interiore aveva
bisogno di una sfumatura di sorriso che era oltre le Alpi. Debolezza?
No, Eugenia: ricchezza. La ricchezza di sapersi incompleto, di essere
grato del vissuto, nella bontà di non togliere nulla, ma aggiungere.
Aggiungo equilibrio a quanto già acquisito, aggiungo valore,
consapevolezza.
Ti sarai chiesta: e io? Forse non basto più? Forse sono meno o peggio?
Forse è finita?
Sono le domande dell’ovvio, della competizione che non
c’è, del confronto che non esiste. Eugenia rappresenta un mondo
straordinario, di dolcissimi momenti, di energiche azioni, di alte
intenzioni, di esemplari realtà. Ma è anche chiusa nella strettoia
dell’esclusività. Sarei ciò che ami, senza il mio passato? Maria è
stata un sogno ed un arco di tempo lungo, presente, vissuto. Io sono il
suo lavoro. Senza di lei non ci saresti tu. Senza le circostanze, le
fortuità che la vita ci ha steso davanti, come un tappeto, noi saremmo
altri. Avremmo incontrato altri, con intrecci ed incroci diversi. Ti
avrei conosciuta? Difficile dirlo. Quasi impossibile. Ma anche se fosse
successo, ci saremmo piaciuti, provenendo da esperienze diverse, da un
altro passato? Anche questo è molto difficile poterlo prevedere. Ma si
può intuire che saremmo state altre persone. La nostra relazione
avrebbe avuto un cammino non identico.
Francoforte. Alla ricerca di nulla, a parte i ricordi. Solo il bisogno
di dirle grazie. Il bisogno di sentire le sue mani nelle mie. Una
conferma, Eugenia, una conferma.
Ti sarai chiesta mille volte se abbiamo fatto l’amore.
Camminando con quella tua amica, ti sarai confidata ed insieme avrete
considerato tutte le assurde ragioni di quel viaggio. Sono certo che
tutte le supposizioni erano fuori strada. Ti sei mai chiesta qual’è
il significato di fare l’amore? Basta intenderlo come gioco, sesso,
bramosia, potere, forza virile, segno dell’amore eterno, e subito si
finisce con lo sbagliare, con il dare a Cesare quello che è di Augusto.
E se fosse solo un momento, un attimo particolare? Mi spiego.
Domani potrebbe suonare alla tua porta quel Vincenzo dell’infanzia e
che più non hai visto. Egli è portatore di un’Eugenia che io non
conosco. Giusto? Egli conosce segreti (seppur segretucci, hanno la forza
del tempo che non c’è) che mai saranno i miei. Egli c’era quando
parlavate delle canzoni e dei professori. C’era lui, non io, quando
occorreva asciugarti una lacrima di delusione, quando parlavi di
speranza o delle certezze di una ventenne.
Sono passati altri vent’anni. Che succederebbe se quel Vincenzo
suonasse alla tua porta?
Quale tempesta di ricordi, quali nostalgie ti riempirebbero l’anima, i
pensieri, le emozioni? Un caffè insieme, seduti sul divano, a
raccontare, divagare, rimpiangere. Forse poi se ne andrebbe come è
venuto,con la promessa di un saluto, prima o poi. Ma forse resterebbe
ancora, perché è troppo forte il richiamo della propria storia. Sono
troppo forti i legami del passato. Basta sfiorare una mano, in quelle
circostanze, per spingere ad un bacio più casto di quello di una mamma.
E poi via, come prima.
Ma ancora, potrebbe non bastare, perché c’è un buco nel cuore che
non era stato colmato e che ora fa male. Un altro bacio, un altro,
diverso, intenso, che cerca,che esplora, che chiama a voce alta le cose
non dette vent’anni prima. Non si torna indietro. Quindi si va avanti.
Vola la camicia e tutto il resto.
Poi, un bacio sereno, alla fine, un bacio d’addio. Ora si può,
pacificati, completati. Ti sentiresti in colpa, Eugenia? Forse, ma
sarebbe un errore. Non c’è infedeltà, non è tradimento: sarebbe la
mia Eugenia, quella donna che ha ancora vita nelle vene, nella testa.
Sarebbe la mia donna che non ha saputo - non ha voluto - dire di no a se
stessa. E’ con il tuo passato che avresti fatto l’amore. Il corpo di
Vincenzo sarebbe solo il mezzo.Potrei biasimarti? Io no, ragazza
indottrinata. Io non avrei nulla da perdonare. Nulla. Voglia la ragione
che tu comprenda. Per come ti conosco, ho fiducia.
A te la risposta.
Sai dove abito, conosci il mio telefono.
Sai anche che sto aspettando, perché ho molto da dirti. Ho molto da
fare, insieme a te. Ho molto da costruire.
L’orgoglio si occupa della distruzione.
Scegli.
Francesco
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