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Pensando ad un amico
(Giancarlo Orrù, pittore)

E' notte fonda, in un mercoledì di sempre, con pensieri che vanno 
e desideri che  tornano, quasi seguendo l’onda del dondolo, 
dove siedo e che sembra portarmi fuori. Fuori dagli schemi, dal quotidiano, 
dal solito. Dalle abitudini.
Tornano le vele. Le vele di Giancarlo.
Bianche, tese, ariose, importanti. Eppure inutili, assurde, insensate.

Tornano i suoi monoliti nel mare. Le sue signore in rosso, pronte ad accorrere, nel paradosso di situazioni improbabili.
Tornano i ricordi, quel bisogno di andare, di trovare, di essere, di risolvere. 
Il bisogno di credere, almeno nella speranza. 
Il bisogno di vivere.

E tornano i confronti. Donne-approdo, donne che sono albero, isola, roccia, rifugio. 
Ma anche femmine, nell’immaginario di sempre, 
tra forza e fragilità.

Tornano i silenzi, i miei, dei suoi paesaggi, 
degli urli nascosti.
E’ nel silenzio che penso anche alla necessità di raccontare, di esprimere, di tracciare il segno: 
la nostra presenza sul pianeta.
Di essere parte della polvere del mondo, 
forse mossa dal vento,  
e quindi trasportata, mescolata, rimossa 
e ricomposta mille volte. 
Dune. Panorami irreali, sogni. 
Quadri, tele della mente e nei telai.

C
olori del cielo, del mare, colori nei tubetti spremuti su una tavolozza.

Il mondo è lì, in pochi centimetri quadrati.

 

Giampietro De Angelis