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Tullio Pericoli, "Giovane nel paesaggio", tecnica mista (particolare)
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Talvolta, quando i bambini erano più piccoli, provavo a raccontare storie. Episodi vissuti,
in parte inventati, fantasticati, ma che sempre attingevano a qualcosa di reale, o realistico. Così
mi sembrava. Nella stanza da letto c’era, ed è ancora lì, un grande specchio. Tanto grande che ci
guardavamo tutti: io che raccontavo, Teresa che vi allungava l’occhio, stando seduta sulle coperte e
nel sempre vano tentativo che le venisse sonno. Nella luce soffusa, le nostre immagini riflesse sembravano
le ombre di Peter Pan, assumevano forme e dimensioni autonome. Seguivano la storia e capitava che, nel
loro mimare le situazioni, si formassero espressioni diverse, tali da delineare un’altra verità, un nuovo
percorso, come se la mia interpretazione non fosse del tutto corretta. Un’altra favola, insomma. La favola
dello specchio. Teresa le seguiva entrambe. Si alzava dal letto e interrogava l’immagine. Guardava
me, con aria di sfida, e con tono serioso mi richiamava all’ordine: - Papà non dire bugie. - Teresa,
ti sto raccontando una storia vera, vista con gli occhi di allora, quelli di un ragazzino vivace, fantasioso
e un tantino birichino. - Perché lo specchio ne racconta una diversa? - No, Teresa, non è diversa.
Vedi, accade davvero e accade sempre che se la mamma fa un dolce, e ci ha lavorato tanto, lei crede che
tutti apprezzeranno “comunque”, se non altro per lo sforzo fatto. Ora immaginiamo che un suo figliolo
piccolo, che chiamiamo Giulio, torna a casa tanto triste, perché a scuola ha bisticciato. E’ tanto arrabbiato
che non “vede” neanche il dolce e non vuole neppure assaggiarlo. La mamma si offende un po’ e se ne dispiace.
Se raccontassero ad altri quell’episodio, credi che userebbero le stesse parole? - No. La mamma
direbbe che i suoi sforzi non vengono apprezzati. - E Giulio? - Giulio direbbe che la mamma non
lo capisce più. - Proprio così. Potrebbero sembrare due storie, eppure è lo stesso episodio, visto
e raccontato da parti diverse. Sempre accade che non basta un solo racconto. Accade che si vede e ricorda
quello che più sentiamo, che più ci è vicino o che ci sorprende. E così crediamo di avere sempre ragione.
Tu sai che le mie favole e quelle dello specchio sono una cosa sola e nello stesso tempo sono anche più
di due. Vedi, se ci fossero altri specchi, forse ci sarebbero altre storie ancora. Tutte vivrebbero su
un solo fatto. Quando le dicevo queste cose, Teresa restava un po’ in silenzio, guardava lo specchio
che nel frattempo si acquietava. Le nostre immagini riflesse tornavano ad essere perfettamente fedeli
alle originali. Una sera aggiunse: - Papà, ti ricordi di Giulio e della torta della sua mamma?
- Certo, Teresa, ricordo benissimo. - Sai, pensavo che forse entrambi avevano bisogno solo di una
cosa. Avevano bisogno di comprensione. Proprio così, Teresa, proprio così. Le favole allo specchio,
forse ci dicono proprio questo.
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